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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura martedì 17 settembre 2019

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L'inquisizione - Prologo -

di Batckas. Letto 411 volte. Dallo scaffale Fantasia

Erano in macchina. -Tra le tante cose, proprio una seduta spiritica?- si lamentò Scott con la fidanzata, Maddison, mentre lui era alla guida. -Dai, sarà divertente! Come nei film!- -Come nei film un cazzo! La strada fa schifo, non c&rsqu...

Erano in macchina.
-Tra le tante cose, proprio una seduta spiritica?- si lamentò Scott con la fidanzata, Maddison, mentre lui era alla guida.
-Dai, sarà divertente! Come nei film!-
-Come nei film un cazzo! La strada fa schifo, non c’è un segnale a pagarlo, siamo le uniche auto nel raggio di chilometri e penso che quella tipa sia solo un’imbrogliona.-
-Finito di lamentarti?-
-No, finisco quando arriviamo e quando dovrò pagare.-
Maddison lo guardò truce, Scott aveva gli occhi fissi sulla strada deserta, aveva letto le indicazioni dal sito e dicevano che, a un punto imprecisato, ci sarebbe stato un piccolo cartello che indicava l’ingresso sul suolo privato di Tabitha la Sensitiva, colei che era in grado di mettere in contatto i morti e i vivi.
-Secondo me, i morti vanno lasciati in pace.- commentò il ragazzo, non in grado di nascondere una certa paura.
-Ma smettila! Che pensi che veramente vengono i fantasmi?-
-E allora perché siamo qui?-
-Per fare qualcosa di diverso, più eccitante, grottesco, cose così.- lei fece spallucce, in fermento.
-Potevamo restare a casa… sai, io e te.- Scott ridacchiò, Maddison gli diede un buffetto sulla guancia.
-Domani e il giorno dopo, magari, stasera va così.-
-Sì, me ne sono accorto, andiamo a farci rubare i soldi.-
La ragazza accese la radio e alzò il volume facendogli una linguaccia.

La casa era completamente in legno e piena zeppa di mobili di tutti i tipi, nel salotto c’era un tavolo circolare su cui era stato disegnato, con il gesso, un simbolo che fece accapponare la pelle a Scott che, guardingo, si aggirava per la casa con Maddison sotto il braccio mentre Tabitha illustrava a loro e agli altri clienti alcune reliquie che aveva con sé, raccontandone la storia, adducendo di aver ricevuto dagli angeli in persona degli oggetti sacri da custodire.
-Questa!- Tabitha indicò una teca di vetro. –Questa è l’unghia di Gesù!-
Scott non fu in grado di trattenere una risata, la medium lo fulminò con lo sguardo e il ragazzo non potette fare a meno di tornare serio, Maddison si divertì, invece, e si finse indignata, guardandolo con teatrale disprezzo ma ridendo sotto i baffi.
-Ti odio.- mimò Scott con le labbra. La ragazza gli mandò un bacio.
Passarono venti minuti buoni ad ascoltare alcune storie di Tabitha: incontri con gli spiriti che non erano andati tanto bene, tra le cose più gravi aveva segnalato la perdita della vista da parte di un cliente e la mutilazione volontaria dei genitali da parte di un altro.
-Vogliamo iniziare?- disse poi la medium con un sorriso e invitando i clienti a prendere posto al grande tavolo rotondo.
Scott attese che tutti avessero preso posto: un padre con i figli che volevano contattare la madre morta un anno prima; una coppia di fidanzati che volevano la benedizione del padre di lei venuto a mancare qualche giorno prima; due donne che avevano intenzione di insultare il fantasma dell’ex marito che si era scoperto essere fedifrago. Maddison, emozionata, si accomodò, Scott era al suo fianco.
La medium prese la mano della persona alla sua destra e invitò gli altri a fare lo stesso, il ragazzo obbedì, ingoiando un boccone amaro: l’aria era pesante, il fumo delle candele che Tabitha aveva acceso cinque minuti prima rendeva difficile respirare, le finestre erano sbarrate, quel simbolo sul tavolo lo metteva a disagio. Tabitha aveva precedentemente istruito che avrebbe contattato gli spiriti uno alla volta, Maddison sarebbe stata l’ultima. Lei e Scott avevano concordato di evocare, se veramente fosse possibile, lo zio di lei, Ben, morto suicida cinque mesi prima, molto legato a Maddison. Ognuno avrebbe potuto vedere soltanto lo spirito del parente che si evocava, per parlare con i morti, però, avrebbero dovuto farlo ad alta voce.
La seduta spiritica iniziò.

-Lo rilevi anche tu?-
-Sì. Dobbiamo andare, avviso la squadra.-

Il padre si emozionò all’udire nuovamente la voce della moglie, i figli scoppiarono in lacrime, Scott pensò che fossero attori, sebbene le emozioni che scorgeva sui loro volti sembrassero reali. I turni di tutti si conclusero e fu la volta di Maddison che strinse forte la mano al fidanzato.
La ragazza aprì gli occhi. L’ultima cosa che ricordava era Tabitha che pronunciava il nome dello zio e lo pregava di manifestarsi. Era in una stanza simile a quella dove stavano svolgendo la seduta spiritica ma priva di mobili e molto più scura. Scorse un’ombra in un angolo, ebbe paura e indietreggiò, cercò qualcosa da usare come arma ma il posto era vuoto, l’ombra fece qualche passo in avanti, comparendo a quella luce soprannaturale che non proveniva da nessuna parte.
-Zio Ben!- chiamò Maddison, lacrime agli occhi, andando ad abbracciarlo.
Lo zio, che si era suicidato imbottendosi di pillole, sembrava stanco, come se non dormisse da secoli, aveva le occhiaie, era emaciato, appariva sull’orlo di una crisi nervosa. La ragazza si rese conto che lo zio non ricambiava l’abbraccio, le mani di lui rimanevano lungo i fianchi. Lo guardò negli occhi e scorse un guizzo rosso. Si allontanò leggermente.
-Perché, Maddy, perché? Io ero morto, dovevi lasciarmi morto… quello che ho portato con me, non deve tornare… non…- il corpo dello zio si contorse in maniera innaturale, il braccio destro si ruppe, storcendosi, Maddison urlò.
-Zio!-
Scott vedeva la fidanzata urlare, seduta al suo posto, sotto lo sguardo attento di tutti. Quel tono non gli piaceva. Delle lacrime le bagnarono le goti.
-Tirala fuori.- disse Scott a Tabitha.
-Stai tranquillo, sta bene.- lo rassicurò la medium, senza, però, convincerlo.
Ben stava combattendo con se stesso, con ciò che era dentro di lui.

-Il segnale è sempre più forte.-
-Ci siamo: è un varco.-
-Passatemi l’acqua santa.-

-Maddy… scappa… lui… era così forte. L’ho fatto per tutti voi, ve lo giuro, mi avrebbe costretto a fare cose che non volevo, io non vi avrei mai fatto del male: perdonatemi, perdonatemi.-
Il corpo di Ben si sollevò in aria e si gettò contro una delle pareti, distruggendola, da oltre lo squarcio Maddison scorse l’Inferno.
Gridò con quanto fiato aveva in gola.
Tabitha ebbe paura.
-Maddison!- chiamò Scott.
La ragazza non lo poteva sentire. Lo zio era scomparso davanti ai suoi occhi e, al suo posto, c’era una figura con due braccia, due gambe, una testa mostruosa, deformata, orripilante, il suo corpo era circondato da un’aurea scarlatta e saettante che, dopo qualche istante, scomparve.
-Tuo zio ha avuto il coraggio di esiliarmi nella sua morte… che tipo imprevedibile.- disse l’essere sorridendo, mostrando i denti aguzzi e neri. –Da ammirarne il coraggio, però, quello sì.-
-Che cosa sei?- domandò la ragazza, terrorizzata.
-Oh, mia cara, sono un demone, che domande, e tu sei all’Inferno. Adesso dobbiamo solo aspettare. Mi chiamo Calala.-
-Un… un…-
-D-E-M-O-N-E.- fece lo spelling.
Maddison cominciò a scuotere il capo come per negare ciò che aveva davanti agli occhi.
La voce di Tabitha tuonò imperiosa in quell’incubo.
-Sono qui! Sono qui!- sbraitò la ragazza.
-Siamo qui…- corresse il demone leccandosi le labbra e con un sadico ghigno sul volto.



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