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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura mercoledì 17 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

cos'è follia?

di Sofi. Letto 252 volte. Dallo scaffale Pensieri

Ed ogni mattina come una stessa monotona cantilena, obbligavo il mio corpo ad alzarsi per adempiere a voleri di altri.Ed al contrario delle colazioni ...

Ed ogni mattina come una stessa monotona cantilena, obbligavo il mio corpo ad alzarsi per adempiere a voleri di altri.
Ed al contrario delle colazioni gaie da mulino bianco mi ritrovavo a mangiare la prima cosa che mi capitava a tiro mentre contemporaneamente allacciavo le scarpe e nello stesso momento ancora pensavo ai doveri di quel dì.
Andavo poi in ufficio, un enorme stanzone grigio e bianco pieno di computer e persone caffeinomani con un telefono fuso all’orecchio, e si ricominciava, con lo sguardo fisso all’orologio sperando che il tempo passi veloce e vedendo scorrere giornate su giornate. A casa poi arrivavo e la stanchezza mi si sedeva sugli occhi e annoiata batteva ripetutamente il piedino sulla fronte facendo si che il mio corpo incazzato si lasciasse di nuovo nel letto.
È stata una mattina di quelle che sono scappata…
Era un giovedì mattina e non so per quanto rimasi a fissarmi allo specchio.
C’era una ragazza un po’ sciupata i capelli che sembrava volessero fuggire dalla testa, gli occhi un po’ lucidi e arrossati, una pelle un po’ spenta come se dovesse essere spolverata.
Mi avvicinai di piu a quegli occhi, cominciai piano piano a estraniarmi finchè non mi sembro’ di guardare qualcun altro. Risi e risi ancora come fossi pazza e forse un po lo ero diventata. Era comodo e caldo quel pigiama… perché mettersi quella stretta e fredda camicetta bianca?
Forse non ero molto in me quel giorno o forse finalmente lo ero del tutto.
Avevo sempre desiderato di mettermi quel rossetto viola, ma per il lavoro che facevo sarebbe stato inopportuno, quel giorno lo misi.
Uscii di casa con un sorriso senza senso.
Andai in un bar ordinai 3 brioche e un the. Avevo ancora fame, presi una fetta di torta di mele, perché no?
Non mi dimenticherò mai lo sguardo incredulo della cameriera.
8.00. dovevo essere gia al lavoro a quell’ora. Ma a che serve un orologio se non a mettere ansia?
Mi avvicinai salticchiando sul bordo del ponte me lo sfilai dal polso e lo lanciai il piu lontano possibile. Mi sedetti subito dopo nel bel mezzo del marciapiede mentre mi vedevo scorrere persone e macchine in perenne corsa. Chiusi gli occhi inspirai ed espirai per non so quanto tempo.
Poi piansi e risi in contemporanea come se mi stessi liberando da tutto quello che dentro di me era stato rinchiuso da troppo tempo.
La gente mi guardava perplessa ma a me non importava le ridevo in faccia ancora piu forte e subito dopo ricominciavo a piangere senza trattenermi.
Era il momento perfetto , lo sentivo, liberarmi in questo modo non mi bastava. Corsi a casa, presi una tela abbandonata dietro la scrivania, dei pennelli, colori ad’olio, tempere, caffè, acrilici.. qualsiasi cosa.
Uscii nel parco di fronte a casa mia. Era una giornata fantastica, i colori autunnali, caldi delle montagne in contrasto con la nebbiolina rilassante e quell’odore di terra funghi e freddo. Chiusi gli occhi ancora una volta e misi tutto cio sulla tavola, la sporcai con la terra, ci misi il giallo, il rosso, il violetto, il marrone, il verde piu scuro e quello piu chiaro, feci il calco delle foglie, poi lo coprii di uno strato sottilissimo di bianco con qualche sfumatura grigia. Grattai la tela quasi asciuttta e poi piansi sopra tutte le mie lacrime. La fissai e la fissai ancora ci dipinsi quindi gli stessi occhi che vidi quella mattina. La appoggiai ai piedi di un albero. Era da qualche anno che non dipingevo piu. Che grande sbaglio. Mi abbandonai sulle foglie scricchiolanti di un castagno e mi addormentai serenamente senza pensieri.



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