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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

...E i morti cammineranno

di DianaJStewheart. Letto 356 volte. Dallo scaffale Horror

Siete amanti delle telenovelas e delle soap in genere? Attenti a non sviluppare ossessioni per i vostri attori preferiti. Nuoce gravemente alla salute....

...E i morti cammineranno

La morte non può fermare la vendetta



L'autobus scivolava silenzioso lungo il nastro d'asfalto che delimitava la campagna dai centri abitati. Sembrava un mezzo fantasma ed anche i viaggiatori assomigliavano a dei profughi scampati ad una calamità naturale o alla guerra civile; i loro occhi erano vacui e fissavano il paesaggio che gli scorreva davanti senza neppure vederlo. Dietro le cavità oculari della maggior parte dei passeggeri albergava il terrore. Terrore del futuro; della vita e..del passato. La paura di un passato non proprio felice segnava l'anima di una donna poco più che quarantenne. Ella era appoggiata con la testa sul finestrino e mormorava frasi d'affetto ed incoraggiamento alla ragazza che stava mollemente abbandonata sul suo grembo. Tremavano, ma non per il freddo. Era una tiepida nottata di fine aprile e la primavera era giunta anche nel gelido Nebraska. Il nome della donna era Krista Lewis e la giovane abbarbicata al suo corpo si chiamava Jess ed era sua figlia. Avevano lasciato l'assolata ed amata Los Angeles perchè perseguitate da una donna che aveva sviluppato un'autentica ossessione per Krista o, meglio, per il più celebre personaggio interpretato da lei dato che la donna era un'attrice di soap opera e da circa un decennio faceva piangere le casalinghe disperate con il personaggio di Mallory Swan, protagonista del soap Questa è la mia vita. Quando aveva accettato di prendere parte alla saga televisiva, Krista non avrebbe mai creduto che il suo talento e la sua bellezza avrebbero attirato orde di fanatici squilibrati che la confondevano con la dolce e sventurata Mallory. All'inizio le piaceva l'attenzione del pubblico e dei media ed adorava fermarsi per la strada a firmare autografi e a farsi fotografare con i fan che erano gentili e rispettosi. Questa simbiosi con il suo pubblico era durata fino all'anno precedente, ovvero fino a quando Mallory era la protagonista assoluta della serie. Poi, Krista si rese conto che Jess stava arrivando alle soglie della maggiore età e lei stava perdendo le tappe fondamentali della sua crescita fisica ed emotiva e decise così di averne abbastanza di studi televisivi, photoshoot e svitati che la idolatravano come una dea. Senza contare che il suo personaggio a cui doveva fama, soldi e successo, era stata trasformata in una deficente che aveva i boeri al posto del cervello! Quando aveva iniziato ad interpretarla, Mallory incarnava l'archetipo della ragazza della porta accanto ed era capace di unire dolcezza ed aggressività. Con il trascorrere delle puntate-erano arrivati a 2.500- però gli autori avevano deciso di lasciarla scivolare in secondo piano per dare spazio ad un'altra attrice di appena diciotto anni ed il cui talento stava tutto nel reggiseno. Iniziarono così a scrivere storie senza senso che la dipingevano come una donna senza spina dorsale e fu così che la determinata Mallory divenne una canna al vento capace solo di abbassare il capo e fagocitare dolciumi. Quando manifestò il desiderio di abbandonare la soap, lo staff creativo accolse la notizia con malcelato sollievo: finalmente, quella si toglieva dai piedi! Via libera, quindi, a tette e culi al vento! Ormai la telenovela era diventata solo una vetrina per le aspiranti attricette che desideravano mostrare la propria mercanzia. Krista non guardava più lo show e , le poche volte che lo faceva, cambiava canale perché disgustata dalla piega che aveva preso lo showbiz. Ormai per essere considerate attrici bastava avere un po' di roba nel reggiseno, vera o finta che fosse. Meglio starsene a casa a godersi la figlia ed i frutti del suo duro lavoro. Purtroppo, non aveva fatto in conti con l'esagitazione di alcuni fan che appena saputo del suo allontanamento dalla soap iniziarono a temere di dover rinunciare alla propria eroina. Vi era un gruppo, il The Mallory Swan Brigate, che scese subito sul piede di guerra inviando missive minacciose al network che trasmetteva la soap ed agli sceneggiatori. Mallory Swan doveva tornare, altrimenti ci sarebbero state spiacevoli conseguenze per tutti. La direttrice del canale televisivo, temendo di perdere una buona fetta di telespettatori convinti che a Krista Lewis fosse stata fatta una carognata, non perse tempo ed addossò tutta la "colpa" a lei ed al suo improvviso istinto materno. La responsabile del gruppo, Paula Ehlers, non perse tempo ed inviò una lettera aperta all'attrice sulle pagine di un tabloid in cui l'accusava di essere un'ipocrita e di infischiarsene dei suoi fan che l'avevano incoronata Regina di ascolti. Krista non le rispose e questa sua indifferenza non fece che fomentare l'odio che consumava Paula la quale nutriva per Mallory un affetto fraterno, quasi fosse una persona reale e non il frutto della fantasia degli autori. L'equazione era semplice: niente Krista= niente Mallory. Mallory era la luce che rischiarava i suoi giorni bui; era l'amica che aveva sempre desiderato; era la sua droga. In una parola, la sua vita. Paula era una donna rotondetta, scialba e frustrata che odiava la propria vita scandita sempre dagli stessi orari e detestava il suo lavoro di impiegata in un call center dove veniva trattata come carta da cesso da superiori e colleghi. Il suo sogno era lavorare come segretaria presso importanti uffici ed avere una famiglia numerosa. Purtroppo, la vita aveva deciso diversamente ed, alle soglie dei quaranta anni, Paula era sempre attaccata a quel telefono e non aveva uno straccio d'uomo. Era stata fidanzata, tempo prima, con un impiegato di banca grasso e quasi calvo, ma quello dopo averla giudicata una frana a letto ed anche nella vita, l'aveva scaricata per una donna snella, ma formosa. Dato che il suo lavoro, che la impegnava la mattina dalle sette all' una del pomeriggio,si svolgeva tutto in un angusto stanzone che il suo capo si ostinava a definire "ufficio", Paula aveva molto tempo libero nelle ore pomeridiane e decise di impiegarlo per guardare la TV. Passava le ore a sgranocchiare biscottini e vivere la vita fittizia delle sue eroine preferite: con Brenda diventava un'assistente di volo; con Bella era un'infermiera competente ad amata, mentre grazie a Jenny, eccola trasformata in un'acclamata scrittrice. Per quasi quattro ore, Paula ingurgitava quelle vite, le masticava e poi le eliminava una volta terminate le puntate giornaliere. Per quanto vincenti fossero quelle giovani donne, nessuna di loro riusciva a farle dimenticare completamente la sua vita fallimentare senza affetti ed ambizioni di alcun genere. Poi il network NPW, mandò in onda una nuova soap opera intitolata Questa è la mia vita ( ed il titolo era gia promettente) che aveva per protagonista una giovane donna, Mallory Swan, perdente nata e bistrattata da tutti. Non appena assistette ai primi minuti dell'episodio pilota, Paula sentì delle campane suonare a festa in quel cervello bacato che si ritrovava e si convinse che Mallory Swan era stata creata pensando a lei. In breve tempo, sviluppò un'autentica ossessione che rasentava l'isteria per quel personaggio e la sua interprete. Poichè lo sceneggiato andava in onda a mezzogiorno, cambiò il suo orario di lavoro, diminuendo le ore complessive cosicchè potesse essere a casa in tempo per gustarselo. Organizzava le sue giornate in funzione della soap e, quando questa non veniva trasmessa per un qualsiasi motivo, riguardava le puntate precedentemente registrate, ma non per intero. No, Paula voleva vedere solo Mallory e così selezionava le scene in cui compariva la sua beniamina. Mallory oggi e per sempre. Anche al lavoro non parlava d'altro e fra le sue colleghe iniziò a serpeggiare la voce che fosse lesbica e provasse un'attrazione irresistibile per Krista Lewis. Con il trascorrere del tempo, Paula iniziò a non distinguere più il confine tra finzione e realtà e si convinse che Mallory era una donna reale, era la sua migliore amica e non l'avrebbe mai abbandonata come aveva fatto sua madre. Su Mallory si poteva sempre contare. Il tempo passava ed anche le puntate scorrevano fino al giorno in cui il network annunciò che Krista Lewis, volendo dedicare più tempo a sua figlia, aveva deciso di lasciare la soap. Ed insieme a Krista, anche Mallory se ne sarebbe andata. Quell'annuncio ebbe l'effetto di uno schiaffo su Paula che piombò rovinosamente sulla dura realtà: Mallory non esisteva o, meglio, la sua esistenza era legata a Krista. Quasi immediatamente, provò odio per quella donna che le toglieva la cosa più cara e preziosa che avesse mai avuto. Ma come si permetteva? Lei doveva dare vita a Mallory fino alla fine dei suoi giorni. Come avrebbe fatto, ora, senza la sua amica? La vita sarebbe tornata grigia e monotona. Si sentì mancare il terreno sotto i piedi e capì che toccava a lei risolvere il problema. Immaginò Mallory in lacrime perchè voleva continuare ad esistere per allietare i suoi giorni ed anche perchè adesso erano buone amiche. Sì, non aveva dubbi a riguardo: Mallory le voleva bene. Altrimenti, perchè andava a trovarla tutti i giorni alla medesima ora? Adesso, per colpa di quella troia, non si sarebbero più riviste. No! No! La mente di Paula urlava come un condannato rinchiuso nel Toro di Falaride. Lei non poteva sopportare il supplizio della separazione. Non di nuovo. Aveva sofferto come un cane quando la madre se n'era andata per sempre quindici anni prima. La sua mente era già in subbuglio e nessuno aveva fatto niente per lei. Cercava di stare a galla nel dolore e nella solitudine, mentre la mente le andava alla deriva e, per non farsi sommergere, si creava un mondo tutto suo in cui vivere. Un mondo perfetto, in cui lei era regina e padrona e non doveva subire, bensì godere. Non aveva mai avuto amici e non sapeva cosa significasse la parola amicizia nel senso profondo del termine, ma non le importava..fino a poco tempo prima. Adesso lo sapeva...si ora sapeva cosa significava avere un'amica! Avere qualcuno che ti aspetta sempre per condividere con te gioie e dolori. Ogni tanto, la sua mente, sempre più disturbata tentava di fare una distinzione tra soap opera e realtà, ma Paula non ascoltava mai. E venne il momento in cui la ragione tacque per far parlare la schizofrenia la quale teneva veri e propri discorsi dal suo pulpito, che era il cervello della donna. Paula non dormiva più e trascorreva il suo tempo ad inviare missive deliranti al network, agli sceneggiatori ed anche a Krista Lewis. Spedì almeno cento lettere chiedendo che Mallory tornasse a Oleander Hill ( la cittadina immaginaria, teatro delle vicende di Questa é la mia vita), ma ottenne solo una foto autografata che Krista Lewis, mossa a compassione per quella donna così incredibilmente sola, le inviò. Solo una foto, senza due righe di accompagnamento che le dessero un briciolo di speranza. Come al solito, veniva trattata da bambina immatura: eccoti il contentino, Paula. Ora prenditi la tua foto e facci quello che ti pare, ma non continuare a scassarci le palle. Lei odiava quando veniva trattata con sufficienza e la sua rabbia e frustrazione montarono a dismisura..fino al giorno in cui capì cosa doveva fare. Krista aveva deciso di abbandonare Mallory al suo destino per colpa di quella mocciosa di sua figlia, una sciocca e viziata adolescente che non era in grado di cavarsela da sola. I pensieri di Paula si accavallavano come onde gigantesche pronte a travolgere ogni cosa e queste sue elucubrazioni la portarono alla soluzione del problema...che era davvero alla portata di tutti. La causa della sua infelicità era Jess, quindi eliminando quella ragazzetta idiota dalla faccia della terra l'ostacolo si sarebbe dissolto come una bolla di sapone. Puff! Doveva agire in fretta: le vacanze erano alle porte e presto quelle due sarebbero partite per trascorrere il periodo estivo lontano dal clamore di Hollywood. Suo padre teneva un fucile da caccia in cantina e le cartucce erano a portata di mano. Un solo colpo, al cervello, e la cara Jess sarebbe partita per la volta celeste a suonare l'arpa insieme agli angeli. Paula era sicura che Krista, non avendo più nessuno di cui prendersi cura e dopo un periodo lontano dalle scene per riprendersi dal lutto, avrebbe ridato la vita a Mallory che sarebbe tornata ad Oleander Hill a riprendersi le sue rivincite. Nella sua mente, questo piano assomigliava ad un gigantesco mosaico le cui tessere s'incastravano alla perfezione. Grazie ai giornali scandalistici, di cui era avida lettrice, ed alle foto di quegli sciacalli dei paparazzi che seguivano Krista fin quasi dentro casa, Paula conosceva tutti gli orari della donna e perfino dove abitava. La casa dell'attrice era una piccola villetta protetta da un alto muro di cinta e da un cancello nero sormontato da grosse lance decorative. Non abitava sulle colline di Hollywood, ma a Toluca Lake; Paula ne era sicura perchè una volta, desiderosa di conoscerla, aveva individuato una delle strade che comparivano in quelle immagini rubate e vi si era recata. Aveva visto Krista, in lontananza, scendere da un grosso SUV bianco in compagnia della figlia per infilarsi proprio in quella villa col cancello nero. L'indomani era lunedì, giorno di scuola, e sicuramente le due sarebbero uscite verso le sette e trenta. Lei si sarebbe nascosta dietro una gigantesca Palma delle Canarie ed avrebbe aspettato di avere quella testa vuota a portata di tiro. Nel mondo reale, se avesse commesso una simile brutalità non sarebbe di certo rimasta impunita, ma nel SUO mondo quello in cui viveva da molti mesi a questa parte, poteva essere sicura di poter fare tutto quello che le pareva perchè lei era la legge e lei era la giustizia. Tuttavia, pur essendo in balia della paranoia più totale, era riuscita a costruire un piano criminale degno dei killer più scafati...anche se aveva dimenticato un dettaglio per nulla trascurabile: la security. Krista Lewis non muoveva un passo senza i suoi bodyguards che la proteggevano specialmente quando era in compagnia di Jess. L'indomani mattina, Paula si alzò di buon'ora ed imbracciò il fucile...senza preoccuparsi di camuffarlo. Durante la notte aveva sognato Mallory la quale la pregava di farla tornare al più presto, rassicurandola sulla correttezza del suo piano e sul fatto che avrebbe portato a termine la sua missione con successo. Forte di questa rivelazione, la donna si diresse con passo svelto a Toluca Lake incurante degli sguardi e delle grida delle persone che la incrociavano ed avevano la sventura di fissarla negli occhi, occhi spiritati ed iniettati di sangue; occhi dietro ai quali vi era il vuoto. Guardare quegli occhi era come contemplare un paio di biglie opache. Il vento le scompigliava i capelli che le ricadevano sul viso, ma lei non se ne preoccupava. Ecco: Toluca Lake, le mancavano pochi metri per raggiungere la villetta...che si stagliò alta ed imponente davanti a lei dopo alcuni minuti. Il cancello nero tendeva le sue lance alte ed appuntite lance contro un cielo livido: sembravano delle scheletriche braccia artigliate. Qualcuno nel frattempo aveva chiamato la Polizia ed una pattuglia stava arrivando a casa Lewis, ma non fecero in tempo ad impedire che la donna tentasse di attuare il suo piano criminoso. Si nascose dietro il tronco della palma ed aspettò. In meno di dieci minuti il cancello si spalancò ed il SUV bianco imboccò il vialetto. Alla guida vi era il fidato bodyguard dell'attrice che era seduta accanto, mentre Jess era accomodata sul sedile posteriore con la testa appoggiata al finestrino. Paula sorrise sinistramente e si preparò a sparare il colpo letale; la sua mente malata proiettò l'immagine del cranio spappolato della ragazza, con pezzi di materia cerebrale appiccicata dappertutto nel veicolo. Ma, misericordiosamente, la guardia del corpo si accorse della donna accovacciata dietro la pianta poco prima che questa mettesse in atto i suoi propositi omicidi. Il tutto si svolse in pochi minuti: l'uomo sterzò violentemente e si catapultò fuori dalla vettura, coadiuvato da alcuni poliziotti allertati da molte chiamate di gente terrorizzate da quella donna che sembrava essere scappata da un manicomio criminale. Insieme riuscirono a sopraffarla ed a strapparle il fucile, ma non prima che sparasse un colpo in direzione del bagagliaio, centrandolo in pieno. In quella, iniziò a gridare come un'ossessa: "Io voglio Mallory! Perchè me l'hai tolta? Che tu sia maledetta, Krista Lewis. Io ti maledico e maledico anche tua figlia...non vi libererete di me. Mi avete tolto la cosa più importante della mia vita e non vi libererete di me. Tornerò.

T-O-R-N-E-R-O'. " Riuscì a divincolarsi, sgusciando dalle braccia degli agenti, come un serpente e si diresse correndo verso il SUV. Dalla tasca dei jeans, trasse un coltello ed iniziò a fendere l'aria. Jess, che nel frattempo, si era seduta accanto alla madre, la vide dallo specchietto retrovisore ed impallidì di paura: quella non era una donna, bensì una creatura ibrida venuta fuori da qualche film dell'orrore. Barcollava, gli occhi socchiusi, la bocca spalancata e con la mano libera cercava di aggrapparsi alla maniglia della portiera. Un colpo di pistola echeggiò e la colpì alla schiena, facendola cadere in ginocchio. Nonostante fosse ferita gravemente, si rialzò e si appoggiò al finestrino con una mano insanguinata. Guardò dentro, fissò Jess negli occhi e scoppiò in una risata malefica. Si udì un altro sparo ed infine Paula si accasciò per terra senza vita; era stato il bodyguard a colpirla, alla nuca, con la precisione di un cecchino. Gli occhi della donna persero quello sguardo malvagio e si rivelarono tristi e dolci, prima di chiudersi per sempre. I giorni che seguirono furono difficili, sopratutto per la ragazza che era rimasta traumatizzata ed aveva eretto un muro impenetrabile fra lei ed il mondo. Krista maledisse i paparazzi che la seguivano ovunque e non avevano rispetto per la sua vita privata: se le foto della sua casa non fossero state pubblicate da quei tabloid creati per le bocche buone che li leggevano, tutto questo non sarebbe successo. Non odiava Paula: aveva capito che la poveretta non era consapevole delle proprie azioni. Lei destestava tutta quella gente là fuori che si nutriva della vita e delle disgrazie altrui come una gigantesca sanguisuga. Le si spezzava il cuore quando guardava Jess, così pallida e smagrita. Ormai non dormiva più ed il suo terrore era che ci fosse un'altra Paula Ehlers: se una squlibrata era stata capace di individuare il punto esatto in cui sorgeva la sua abitazione, cosa sarebbe successo se un'altra persona con le rotelle sottosopra avesse avuto il ghiribizzo di farle visita? Cosa avrebbe potuto fare lei per impedirglielo? No, Los Angeles non era più il posto sicuro che credeva. Bisognava cambiare aria, almeno per un po'...


Krista guardò con stupore il cielo azzurro che si stagliava sopra le loro teste e le si allargò il cuore quando i campi dorati di grano le fecero capire di essere arrivata in Nebraska. Baciò i capelli di Jess e si sorprese a sorridere: non lo faceva da tempo, ormai. Un cartello arrugginito e coperto dal guano dei corvi indicava The Shepherd's Field, 5 Miglia. Erano quasi arrivate. The Shepherd's Field era un minuscolo villaggio nei dintorni di Omaha. Contava pressapoco cinquecento abitanti e tutti erano di religione Mormone,quindi non avevano la TV. Il che era un bene: non le andava di incontrare altra gente esagitata e con una fissa per quella dannata Mallory Swan. Aveva deciso di abbandonare la sua carriera di attrice e sarebbero potute vivere benissimo con i guadagni ricavati da dieci anni nella soap opera. La villetta di Los Angeles era stata messa all'asta e lei intascato altri quattro milioni di dollari.. che viaggiavano comodamente nella valigetta che Krista non mollava mai.Una sensazione di indicibile benessere le formicolò tra le membra; era sicura che li sarebbe iniziato un nuovo capitolo della loro vita. Il sole stava sorgendo e Jess si svegliò.

"Siamo arrivate?" Chiese con voce impastata.

"Non ancora, ma manca poco. Vuoi mangiare qualcosa?"

"No. Ho ancora sonno.." Rispose, chiudendo gli occhi e sprofondando nel torpore. Krista si rosicchiò l'unghia dell'indice destro: lo faceva quando sentiva di non poter controllare la situazione. All'improvviso si chiese se fosse stata una buona idea lasciare la metropoli californiana per infilarsi in quel buco sperduto nel Nebraska. Cosa avrebbe fatto se Jess avesse continuato a navigare in quell'apatia? Era sempre stata una ragazzina timida ed introversa, poco incline alle amicizie. Almeno a Los Angeles, vi erano persone della sua stessa età e con cui condividere sogni ed aspirazioni. Ma qui? Dubitava che i ragazzi Mormoni avessero qualcosa a che spartire con sua figlia. La guardò addormentata. Il suo viso era così sereno, così bello che le ricordò l'aurora nascente e si sentì travolgere da un'ondata d'amore talmente violenta che dovette trattenersi dall'abbracciarla con forza. Le baciò i capelli lunghi e di un castano chiaro mormorandole dolci parole. Incrociarono un altro cartello: questo doveva essere più recente e indicava che The Shepherd's Field si trovava a due miglia. Qui l'autista fermò il mezzo e scese per sgranchirsi le gambe e farsi una sana pisciata, invitando anche i passeggeri a fare altrettanto, se ne avevano voglia. Il grano e le piante pullulavano di insetti, zanzare ed api soprattutto ma anche mosche. Una di esse entrò nel veicolo e si posò sulla mano di Krista che la guardò con ribrezzo: era un moscone dalle sfumature rossastre e con un disegno sul dorso che le ricordava un teschio. Di primo acchito pensò fosse un esemplare di Sfinge Testa di Morto, ma poi si rese conto che era davvero enorme. Non aveva mai visto mosche del genere, neanche sull' isola della Réunion e nel Borneo. Scosse la mano per scacciarla e se la pulì con una salvietta igienizzante. L'insetto iniziò ad emettere un ronzio acuto e costante, mentre volteggiava sopra la sua testa prima di posarsi su di un estintore precariamente appoggiato accanto allo spazio destinato ai disabili , poi volò via per i campi disseminati di spighe che stavano maturando. L'autista, che si chiamava Sal Rourke, si accovacciò in un punto nascosto alla vista da una siepe di agavi e si lasciò andare ad una serie di grugniti che da sempre accompagnavano le sue difficili evacuazioni, rese ancora più dolorose dalle emorroidi che lo affliggevano da quando faceva l'autista di pullman, vale a dire da trenta anni. Sputò, imprecò ed iniziò a spingere per liberarsi. Per non pensare alle sue disgrazie, si mise a cantare in napoletano: l'aveva imparato grazie alla moglie, una "napoletana verace". La sua canzone preferita era O' Sole Mio le cui note accompagnavano sempre le sue sedute sul cesso..o nei campi! Sal si passò una mano sulla capigliatura folta e riccia e si asciugò il sudore che gli colava sulla faccia grassa e paonazza. Come se non bastasse, due o tre di quei nuovi mosconi rossi e con quel teschio disegnato sul dorso, iniziarono a dargli il tormento, ronzandogli accanto alle orecchie. Sal li chiamava Mortacci e gli facevano schifo, ma proprio schifo. Erano delle bestiacce orrende, con quelle zampe pelose e quel teschio che si allargava e si restringeva seguendo i movimenti della loro respirazione. Uno di loro si posò sulle chiappe enormi e viscide di sudore dell'uomo e lo punse sulla natica destra con un il suo grosso rostro appuntito come uno stiletto. Sal balzò in piedi, ululando per il dolore e rivestendosi. Che giornata di merda! Ora oltre al peso che sentiva gravargli sull'ano, doveva pure sopportare il bruciore alla chiappa destra: per fortuna, mancavano poche miglia a destinazione. Una volta scaricati quei rompipalle che aveva sul bus, si sarebbe fiondato nel cesso del primo motel a dare libero sfogo al suo intestino, cascasse il mondo. Riguardò mentalmente le persone che aveva a bordo e fece una smorfia: ce ne fosse una decente! No, ripensarci c'era un bel pezzo di figa sulla quarantina, accompagnata da una sonnambula: forse era la figlia. Si chiese cosa cazzo ci andasse a fare una bella donna del genere in postaccio come quello: per lei andava bene Hollywood, altro che il Nebraska! Era palese che Sal non guardasse mai soap opera e non leggesse gionali di alcun genere. Altrimenti avrebbe saputo che Krista stava fuggendo da lì. Si grattò il culo e salì sul pulman emettendo dei versacci: all'improvviso non si sentiva tanto bene. Aveva delle fitte dolorose che gli stringevano la testa come se fosse infilata in una morsa d'acciaio ed i raggi del sole gli laceravano gli occhi come schegge di vetro. Fu colto da un attacco di tosse e rigettò una certa quantità di sangue scuro che imbrattò il parabrezza. L'uomo strabuzzò gli occhi nel vedere quel pasticcio e vomitò dell'altro sangue, sul volante. Nessuno si accorse di nulla e, quando si sentì meglio, pulì il vetro con uno straccio e lo stesso fece conn il volante. Ma il lezzo caldo e nauseante del sangue iniziò a permeare l'aria del veicolo. Come Dio volle, Sal riuscì a ripartire nonostante il malessere che gli torturava le membra. Non fece che pochi metri e si fermò con una brusca sterzata che fece sobbalzare tutti quanti, tranne Jess. L'uomo avvertiva un appetito che non riusciva a placare con nulla...ma quando vide una macchiolina di sangue, quando ne avvertì l'odore, capì cosa voleva. Si addentò il braccio, staccandosi un grosso pezzo di carne rossa e sanguinolenta che consumò con grande soddisfazione. All'improvviso, il mondo perse i suoi colori ed una benda sanguigna gli calò sugli occhi. Per lui tutta quella gente era cibo. Cibo succulento. Si avventò su una donna seduta vicino a lui e le squarciò la gola grufolando tra muscoli ed ossa. Tutti si alzarono in piedi urlando ed accalcandosi attorno alle portiere per cercare di uscire, ma Sal, con l'ultimo briciolo di intelligenza umana, bloccò le uscite ed iniziò a muoversi lentamente, trascinando i piedi ed emettendo dei suoni gutturali. Krista, che si era appisolata, si svegliò di soprassalto non capendo cosa diavolo stesse succedendo. Poi vide tutti i suoi compagni di viaggio accalcati sulle porte e capì che la sventura l'aveva seguita fino al Nebraska. Anche Jess si svegliò e si drizzò a sedere, fissando quella scena apocalittica con gli occhi sbarrati. Il bus si muoveva sotto il peso di tutta quella gente impazzita per l'orrore ed il disgusto. In quella, Krista suppose che dovesse essere successo qualcosa al veicolo: una gomma bucata o qualcos'altro. Forse un guasto meccanico. Si alzò in piedi e domandò a gran voce cosa fosse tutta quella bagarre. La sua domanda ebbe una risposta unanime: il Diavolo era entrato e li avrebbe divorati tutti. Poi vide, Sal, la bocca spalancata e grondante sangue, che teneva nella mano destra la testa mozzata di una donna. Tutte le certezze, tutti i sogni e le aspettative svanirono dal cervello di Krista come cancellati da una mano crudele ed invisibile. Le sembrò di essere finita in un film di George Romero: l'autista era diventato uno zombie bramoso di carne umana...e si stava dirigendo verso di lei. Anche Jess vide quel mostro claudicante ed urlò strappando la madre dalla catatonia in cui stava cadendo.

"Mammaaaa". Il cervello di Krista registrò appena la voce della figlia, impegnato com'era a raccapezzarsi. Poi fu come se avesse ricevuto una scossa elettrica di 2000 W e si sentì una furia umana. Dovevano fuggire via di lì e l'unico il modo era rompere il vetro e saltare giu, ma come avrebbe fatto a spaccarlo? Tentò di strappare l'estintore dal suo alloggiamento, ma era saldamente avvitato al pianale. Allora si tolse una delle sue scarpe stiletto 12 e picchiò sul finestrino con tutta la forza della disperazione e piano piano il vetro cedette, fino a cadere all'esterno.

"Forza, Jess. Adesso ti devi infilare in questa apertura e saltare giù..." Ma Jess non le rispose. Fissava con la bocca aperta il cadavere di una donna con la gola squarciata che ritornava alla vita. Essa si muoveva a scatti ed aveva gli occhi ricoperti da una membrana lattiginosa. Metà volto era liquefatto: una poltiglia di carne e muscoli che rilucevano sotto la luce solare. Krista allargò ancora lo squarcio nel vetro e si voltò verso sua figlia. Guardò cio che lei stava osservando e capì che il tempo dell'apatia doveva finire in quel momento.

"JESS! MUOVI QUEL CAZZO DI CULO, ORA!!"Urlò, esasperata. Come un'automa, la ragazza si avvicinò alla madre che la sollevò di peso e la gettò fuori del finestrino facendola atterrare in un cumulo di terra e letame. La botta servì a farla risvegliare e si prodigò per aiutare la madre ad uscire da quell'inferno Nel frattempo, il sangue perso da quelle creature che era distribuito su tutto il pulman, stava iniziando a coagularsi e prestò brulicò di larve. Grossi vermi, bianchi e viscidi, presero vita e fuoriuscirono dalla pozze del rosso liquido disseminate sul parabrezza ed in terra. Esse ebbero uno sviluppo rapidissimo, passando dallo stato larvale a quello di pupa, poi crisalide ed infine insetto adulto. Grassi mosconi rossi, con un teschio disegnato sul dorso, volarono in tutte le direzioni per pungere i pochi umani rimasti nel veicolo. Krista cercò di aiutare quante più persone possibile, ma ri rese presto conto che era una battaglia persa: ormai era solo lei l'unico esponente della razza umana lì sopra.

"Mamma, sbrigati! Ti stanno raggiungendooo". Krista saltò giu pochi attimi prima di essere afferrata dalle mani adunche di Sal che riuscirono comunque a strapparle un lembo della sua giacca. Durante il salto, la donna si tagliò la gamba destra con uno spuntone di vetro ed il sangue che colava, fresco e rosso vivo, costituiva un invito a nozze per quegli insetti che vi si posarono sopra, ronzando.

"Mamma, ma chi erano quelle...quelle cose?"

"Non lo so, tesoro. Quello che so è che dobbiamo correre per chiedere aiuto."

"Mamma, provo a telefonare.." Propose, Jess.

"E con cosa? Hai dimenticato che ho lasciato tutti i cellulari perchè temevo che qualcuno potesse rintracciarci?"

Dal pulman giungevano grugniti ed urla agghiaccianti: anche gli zombie avevano visto le due donne e le loro carni gelate dalla morte e bramanti sangue dal morbo che le devastava, li spinsero a saltare giu dal mezzo. Krista e Jess li fissarono scioccate per due secondi soltanto, poi si misero a correre per salvarsi la vita ed in breve tempo si ritrovarono sommerse dal grano e dai papaveri fino al ventre, prima ancora di accorgersi di essersi mosse. Le loro ombre si stavano allungando, segno che il crepuscolo non avrebbe tardato a scendere. Krista si guardò intorno e non vide altro che campi sconfinati e cio le procurò un sensazione di sconforto: erano sole in mezzo al nulla e senza mezzi di sostentamento. Jess non beveva e mangiava da oltre dodici ore e lei non poteva stare a lungo a digiuno. Ancora una volta maledisse la celebrità, i paparazzi e quei pazzi che la confondevano con Mallory. Tutto questo non sarebbe successo se quella sclerata fosse stata curata; adesso starebbero sorseggiando del karkadé freddo sul bordo piscina della loro villetta di Toluca Lake, protette dalla security, e a parlare del più e del meno. Invece, erano lì, in uno sperduto angolo del Nebraska, quasi inghiottite dalle spighe del grano ed assediate da empie ed innominabili creature. La ferita alla gamba le doleva e continuava a perdere sangue: forse aveva bisogno di punti di sutura. Quasi certamente le sarebbe rimasta la cicatrice..e chi se ne importava? Era Jess il suo bene più prezioso ed avrebbe fatto di tutto per difenderla, anche a costo di perdere la vita. Il sole stava tramontando all'orizzonte ed i suoi raggi morenti coloravano di rosso il grano che sembrava essere stato innaffiato con del sangue. La paura per l'ignoto; quell'atavico terrore che la tormentava fin da piccola, bussò alla sua porta. La donna iniziò a tremare dalla testa ai piedi, mentre Jess stava accovacciata in terra a guardare rapita quel tramonto, che sarebbe stata l'ultima cosa registrata dai suoi occhi. La sua debilitazione psicofisica, unita al terrore vissuto nelle ultime ore stavano avendo la meglio sul suo corpo fragile. Gli zombie, anche loro osservavano quel tramonto infuocato e con quegli occhi senza vita, ma animati da una luce satanica che acuiva i loro sensi addormentati, puntarono i campi di grano che si estendevano a perdita d'occhio. Il loro incredibile olfatto unito ad un udito formidabile, aveva sentito che lì dentro vi erano dei cuori che pompavano sangue irrorando due giovani corpi sodi e traboccanti di vita. Sal guidava il gruppo di morti viventi; tutti i passeggeri del pulman lo seguivano e si addentrarono emettendo grugniti e latrati, mentre il veicolo era diventato una specie di incubatrice per quegli insetti che si moltiplicavano a velocità impressionante e a frotte uscivano dal finestrino rotto, in cerca di carne fresca da corrompere. Nel mondo stava per scoccare l'era degli zombie.


Intanto, Krista e Jess, stavano abbracciate ad aspettare l'alba e ad ascoltare ogni minimo rumore. Non potevano scappare nel buio poichè avevano il terrore di perdersi in quel mare di grano. Faceva freddo e si era alzato il vento che faceva frusciare le piante. Esse strusciando fra loro producevano un rumore sinistro, come uno sfregare di mani. Le due donne stavano avvinghiate l'una all'altra a fissare la luna alta in cielo talmente scuro da dare l'impressione che la luce del giorno non sarebbe mai giunta. Come se non bastasse, un banco di nuvole oscurò la luna ed ogni cosa fu ammantata da un inesplorabile velo di tenebre che inghiottirono ogni forma di vita. Jess sentiva lo stormire delle spighe, ma non le vedeva più e questo era davvero spaventoso per lei poichè le sembrava di udire dei sussurri malvagi che le intasavano le orecchie e raggelavano il sangue nelle vene. Un tremore incessabile e violento si impadronì delle sue membra facendola sussultare; Krista la strinse ancora più forte a se e cercò di consolarla come meglio poteva e cioè cantando alcune delle sue canzoni preferite. Iniziò con I Love Rock and Roll di Joan Jett e poi proseguì con Lucy in the Sky of Diamond dei Beatles per terminare con la melodia di Bella's Lullaby dalla colonna sonora di Twilight di cui Jess era una grande fan. La cullò fra le sue braccia come quando era bambina e continuò anche dopo aver sentito rumore di passi strascicati accompagnati da versi inumani e gutturali. Gli zombie le avevano trovate ed in quel momento la donna capì di non aver più scampo; quei mostri calpestavano il grano e provenivano da ogni direzione; cercò di alzarsi, ma la gamba ferita era gonfia e dolente. Forse, Jess non fosse stata lì con lei oppure se fosse più combattiva, avrebbero anche potuto farcela. Ma l'arma naturale che possedeva per difendersi dal male era quella specie di sonno catatonico, quindi Krista avrebbe dovuto caricarsela sulle spalle cosa che non era fattibile viste le sue condizioni psicofisiche. Si stavano avvincinando: poteva avvertire il loro tanfo di morte e decomposizione. Chissà, forse anche loro sarebbero diventate dei morti viventi affamate di carne umana. Non era una donna religiosa, ma stavolta si sorprese a supplicare Dio che Jess non si accorgesse di nulla, che non sentisse quei denti forti e e crudeli mentre le strappavano la carne dalle ossa. Mute lacrime amare le scesero sulle guance arrossate per il freddo ed il terrore. Le labbra le si mossero per sussurrare i versi di una canzone che conosceva solo lei, continuò a cantare ed a cullare la figlia anche quando i morti viventi apparirono di fronte a lei, strappando e calpestando le spighe di grano. Per un attimo gli occhi verdi e addolorati di Krista si fissarono in quelli strabici e ed oscuri di Sal che biascicò un urlo gutturale, mentre le mani adunche degli zombie le strappavano i vestiti ed affondavano nella carne morbida delle cosce. Fu allora che guardò Jess, che la vide veramente , accorgendosi che era morta. Il dolore per la sua perdita fu inaudito e le rimbombò nel cervello e nelle orecchie come un tuono. Non si curò di quelle mani ossute che si infilavano nelle sue carni, nè dei denti taglienti come lance che le laceravano la pelle per scoprire i muscoli. Era Jess la sua ragione di vita e adesso che lei non c'era più, non aveva alcuna ragione per continuare a lottare...inutilmente. Raccolse le poche forze rimastele ed urlò tutta la sua rabbia ed il suo sconforto.

"Fatevi sotto, bastardi! Sì, mangiatemi le carni e succhiatemi le ossa. Non me ne frega un cazzo!" Urlò agitando il dito medio sotto la bocca di una indefinita creatura della notte, la quale glielo mozzò e masticò con evidente soddisfazione, prima di avventarsi e squarciarle la giugulare. Il sangue zampillò, rosso e copioso, e tutti gli zombie si accalcarono su di lei per succhiarle il liquido della vita. Il sole sorse ed i suoi raggi illuminarono i campi di grano insanguinati e disseminati di cadaveri squartati...che si stavano rialzando per salutare il nuovo giorno che segnava la loro rinascita. L'intero Nebraska pullulava di morti che camminavano in cerca di prede palpitanti di vita; ognuno di essi era accompagnato da quei mosconi che nascevano dal sangue corrotto e pronti a contagiare altre persone. I morti viventi si divisero in gruppi ed ognuno di essi si dirigeva verso gli Stati confinanti. Dal North Dakota, fino al Kansas e poi il Colorado ed il Missouri. Presto, molto presto gli Stati Uniti sarebbero diventati la Terra dei Morti Viventi. Poche ore dopo, anche Krista aveva subito la trasformazione. Si alzò lentamente da un lago di sangue rappreso che brulicava di larve pronte a trasformarsi in insetti adulti pronti a diffondere l'epidemia. Il viso della donna sembrava una carta geografica di macchie e tessuti scoperti; le labbra non c'erano più e la bocca, non più protetta, mostrava dei denti macchiati di nero che sporgevano come rocce da gengive grondanti una bava densa e biancastra. I vestiti erano lacerati ed a malapena coprivano le sue parti intime. Non appena si risvegliò da quel letargo prima della metamorfosi, avvertì una violenta bramosia di carne umana che la portò ad azzannare il cadavere di Jess a cui fece lo scalpo per succhiare il cervello. La dolce e combattiva Krista, la donna che avrebbe dato la vita per salvare quella della figlia, era divenuta una macchina di morte che depredava il corpo in via di decomposizione della sua stessa carne. Nel frattempo, i mosconi nati dal suo sangue, erano diventati adulti e ronzavano sopra la sua testa pronti a seguirla. Il sole era alto nel cielo ed invece di illuminare l'inizio della sua vita, ne segnò la distruzione. Anche lei si unì al gruppo degli zombie pronta a marciare con la sua nuova famiglia e divenire foriera di morte e disperazione. Entro la fine della giornata gli Stati del Sud sarebbero stati colonizzati dai non morti e la stessa sorte sarebbe toccata anche agli Stati del Nord. L'unica città ancora in vita era Los Angeles che viveva nel terrore; gli abitanti erano asserragliati in casa ed ascoltavano avidamente le notizie alla TV. Una giornalista si chiese da dove venissero quegli insetti orribili che sembravano la causa di quell'ondata di zombismo. La risposta a quella domanda si trovava in una bara sotto una lapide senza nome che era sepolta in un cimitero sconsacrato nei dintorni di L.A. Essa era piena di larve ed insetti che sciamavano per uscire da una fessura della cassa fornita dal Comune ultima dimora di una donna conosciuta per aver tentato di uccidere Krista Lewis.


Ciò che la vita le aveva negato, la morte glielo aveva donato...



Commenti

pubblicato il sabato 29 ottobre 2016
abisciott1, ha scritto:
pubblicato il sabato 29 ottobre 2016
abisciott1, ha scritto: A quando un tuo prossimo racconto? ciao

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