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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

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L'arrusuta (ovvero metafora di un sistema politico)

di Andrert. Letto 482 volte. Dallo scaffale Umoristici

Il testo che segue mira a realizzare una metafora umoristica del sistema politico italiano vigente. Nel testo sono presenti molte parole siciliane, data la mia origine. Ho preferito lasciarle per restare fedele al testo originale.

L’arrustuta

Avete presente “l’arrusta e mancia” alla catanese durante una scampagnata con amici? Una di quelle scampagnate dove comprate 100 euro di carne, 20 di alcol, 20 di carbone, 50 euro di birre e comprate 20 bottiglie di vino a 10 euro l’una (o 50 cent l’una se siete amanti di vini come i Tavernelli e altri vini ignoranti similiari)?
L’altro giorno ho notato come, a ben pensarci, questa scampagnate, o per meglio dire, questi “arrusta e mancia” sono un vero e proprio sistema politico in miniatura.
In Italia noi abbiamo un Parlamento e un Governo. Tendenzialmente si mira a far divenire Capo del Governo (il c.d Presidente del consiglio) un membro del Parlamento. Questo Capo di governo governa finché il Parlamento glielo consente e cioè, nella stragrande maggioranza dei casi, finché un altro membro del Parlamento non intende prendere il suo posto. E sì perché il Parlamento contesta spesso il Governo e lo critica da ogni punto di vista. Così finisce che il vecchio Capo del Governo si dimette, o lo costringono a dimettersi, e il nuovo prende il suo posto per governare.
Vi ho fatto questa parentesi politico-istituzionale per farvi capire come anche nell’arrusta e mancia funziona così.
Nell’arrusta e mancia abbiamo un gruppo di persone, generalmente tutti amici: questi compongono il Parlamento. Ma in un’arrusta e mancia che si rispetti occorre uno che si mette al barbecue (o braciere) e cucini per tutti. Occorre un Capo del Governo; uno cioè che “governi” la situazione. Perché non tutti si accollano di cucinare ore ed ore al fuoco per puzzare per giorni di fumo, salmoriglio e carne bruciata. Occorre “chiddu c’arrusti a canni”.
Alcuni si offrono volontari e tra questi viene scelto uno. Generalmente se è di sesso maschile, si chiama Turi o Savvo (con due “v”), è grasso, ha una canottiera con macchie di sudore/olio (ormai manco la moglie e la lavatrice si ricordano cosa sia esattamente) e cala ro plebiscitu, è preferito. Altrimenti si tende a favorire chi presenta questi requisiti.
Le indicazioni possono essere varie: “Facemu arrusturi a Turi ca a sapi fari bona a canni”; “Carusi, ci pensu iu picchì a cannì a pigghiai iu e sacciu comu s’a ffari” (perché ovviamente se la carne la prendi in una macelleria anziché un’altra, le cose cambiano); “Au carusi però stavoda mi ci abbiu iu a fari a canni picchì l’autra voda s’abbiau Peppe e sapemu tutti pari comu finiu”; “Mi ci abbiu iu ca piddiri Achille può accompagnare solo”.
Alla fine di questa consultazione viene nominato “l’arrustaturi” della giornata.
L’arrustaturi così scelto comincia a prepararsi al nobile compito per cui è stato insignito.
Ha a disposizione precisi strumenti da lavoro. Possono essere tanti o pochi, ma può usare solo quelli. E questi glieli danno quelli venuti alla scampagnata.
Generalmente questi strumenti sono: carbone, alcol (2 bottiglie o 2 bottiglie e mezzo se si porta pure la bottiglia rimasta mezza vuota dall’ultima scampagnata), puppette ri canni ri cavaddu, cipullata, fette ri canne ri cavaddu, sassiccia (o a sausizza, perché all’arrusta e mancia non c’è la salsiccia), piatti di carta pi sventuliari e fari pigghiari u carvuni, forchettone ru zio Ignazio, sammurigghiu (essenziale, altrimenti tutti a casa perché non ha senso fare un’arrusta e mancia senza sammurgghiu), panini e posate da lavoro.
L’arrustaturi si mette sul fuoco e comincia a lavorare. Ma chiunque sia stato designato come tale, deve subire (assupparsi, per restare in tema) le critiche degli altri che assistono al suo lavoro e attendono di mangiare.
Le critiche sono varie e possono essere: "Minchia, m'bare! Ma chi sta fannu?! U sammurigghiu uora c'abbii?? Dopo! Prima l'a ffari pigghiari a canni!"; "Boni su! Boni su! Levali sti puppetta anunca mangiamu carvuni!" "OOOhhh!!! Ancora cu sta canni?? MA cia voi abbiari quacchi cipullata??!!"; " Vabbe carusi, iu mi fazzu na briscola picchì si ancora taliu a chiddu a comi a sta appizzannu a canni u scassu ri coppa!"; "Ma posso cucinare io che a momenti ci stai ammazzando tutti??"; “Carusi, u facemu metteri a Turi ca iddu u sapi come si fa?”. Generalmente c’è anche la critica gentile detta con sorriso buono e dolce ma che in realtà è volta a farti cedere il posto come “Dai, riposati e mangia qualcosa che non è giusto che ci sia sempre tu a fare tutto”. E via discorrendo.
Le critiche vanno avanti finché quello che era messo a cucinare non cede il posto (o il forchettone, in questo caso) al nuovo designato (generalmente il sempre presente Turi).
Ma non appena il nuovo designato comincia a cucinare, ecco che diventa lui a essere l’oggetto di critiche. Possono essere le stesse di prima o, paradossalmente, opposte a quelle precedenti come ad esempio: “ma sta canni a cucinasti o c’abbiasti n’do paninu crura?”; “ma u sammorigghiu picchì c’abbiasti alla fine?! Ce l’abbari SUBITO!”; “Carusi, ma cu è stu sciamunitu ca rissi ca c’a stari Turi a fari a canni?” (generalmente quello che dice questo è lo stesso che aveva proposto di mettere Turi a cucinare, se non lo stesso Turi).
Chiunque si metta al fuoco sarà oggetto di critiche, comunque cucini e quantunque accettato all’inizio da coloro i quali vedranno quello che deve cucinare lavorare per loro.
Alle arrustute si crea un vero e proprio sistema politico: un Parlamento (quelli che fanno la scampagnata) ed un Governo (quello che cucina). E il Parlamento che non sarà mai soddisfatto da quanto dal Governo.
In mezzo a tutto ciò alle scampagnate ci stanno pure quelli che si fanno tutto il tempo i selfie o giocano a calcio o passano il tempo a ubriacarsi a suon di Tavernello. Ecco: nel nostro caso loro sarebbero i parlamentari assenteisti e che se ne fregano della vita politica.
Che poi a ben pensarci le arrustute sarebbero in grado di descrivere vari sistemi politici, ma per il momento ci basti questo.
L’arrustuta…

Andrea Motta.



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