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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura sabato 18 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Bautta.

di marcox. Letto 293 volte. Dallo scaffale Pensieri

Sul tuo talamo eri stesa ed io ti consolavo e rincuoravo con allocuzioni meste. Abbandonavo la stanza solo quando eri dormiente, ma talvolta ti ...

Sul tuo talamo eri stesa

ed io ti consolavo e rincuoravo

con allocuzioni meste.

Abbandonavo la stanza solo quando

eri dormiente, ma talvolta ti svegliavi,

costringendomi a nascondere le lacrime

nel buio del corridoio.

Segreto che non dovevi conoscere.

Tu mi chiedevi cosa avessi ed

io mi fingevo gaudente poiché ero

certo che la tua paura del buio

non ti avrebbe permesso di spingerti

fin dove io fossi per verificare.

Non potevo confessarti

che in ogni donna io vedessi

colei che piangeva nei cinema,

al cospetto della proiezione,

sperando che lo sconosciuto

al suo fianco si accorgesse di lei

e scoprisse che il dolore

non concernesse la pellicola,

bensì le tortuosità della sua esistenza

che ella non ebbe mai

coraggio di condividere

e che coloro che captarono snobbarono.

Ella guardava sempre il medesimo film,

all’interno del quale un fanciullo

dall’anima infinità si odiava.

Un dì un suo compagno fraterno

trovò un anelito del fanciullo trascritto

su carta e tra le cose

più belle che egli volesse compiere vi era

salvare una vita. Il suo compagno,

al fine di esaudire il desio del fanciullo

che lo avrebbe affrancato dal biasimo che

si attribuiva, assunse veleno per farsi

trarre in salvo dal fanciullo che contattò

prima che la tossina lo spegnesse.

Il fanciullo provò a salvare il compagno,

ma non giunse in tempo.

Il dolore di coloro che abitano è ciò che

non devi ricordare.

Mi rimprovero per non averti

narrato che nel buio in cui io

mi rifugiavo vi erano dei mostri,

poiché se l’avessi fatto forse

tu non avresti scoperto da sola

che il buio non era la magione dei satiri,

bensì ove si occultano i segreti.

Segreti che tu scopristi quando

accedesti nel non illuminato per

conoscermi ed io fuggì. Ma ogni stanza

in cui io mi introducessi illuminava

le lacrime che resero il mio volto

una bautta d’oro.

Mi raggiungesti, mi abbracciasti e mi sentì meno solo.



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