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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura sabato 19 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Angelo, L'Uomo e l'Alba

di JordanRiver. Letto 472 volte. Dallo scaffale Fantasia

Sulle ali di una ispirazione musicale, ecco riprendere una situazione rimasta in sospeso. Sono piccoli passi quelli che li muovono, di fatto dando più importanza all'ispirazione musicale. https://www.youtube.com/watch?v=BVomQtrtMTM

Accovacciato sulle ginocchia, l'Uomo che si faceva chiamare Solo scrutava attraverso le pieghe delle sciarpe e il cappuccio ben calcato sulla fronte. A poco meno di un chilometro dalla sua posizione si trovava l'ultimo villaggio che l'aveva ospitato prima di iniziare l'ascesa alla Grotta.

Il vento spazzava l'altipiano in lungo e in largo, creando turbini e volute di neve ghiacciata che disegnavano arabeschi imprevedibili nell'aria. Cielo e terra si fondevano a tratti, diventando un continuum bianco senza limite alcuno. White Out, un vago ricordo dell'Uomo e della sua vita passata. Il fiato si condensava appena fuori dalle pieghe delle sciarpe. Aveva i muscoli molto provati, una stanchezza che avrebbe dormito una settimana se solo avesse potuto. Il cielo era completamente coperto da uno strato di nubi talmente spesso che l'Uomo si chiedeva ancora se avrebbe mai più visto la luce.

Scosse la testa, ancora una volta, per schiarirsi le idee. La stanchezza non aiutava di certo a restare concentrati. Piegò il braccio destro dietro la schiena, dove si trovava il suo zaino. Rovistando dentro una delle aperture laterali, riuscì ad estrarre un monocolo che gli stava comodamente in una mano. Lo portò all'occhio sinistro e lo fissò nuovamente sul villaggio.
Deglutì a fondo almeno un paio di volte, scorgendo ciò che temeva: nessun movimento.
Quando lo aveva lasciato una settimana addietro non era certo pieno di vita, ma quei pochi che vi abitavano riuscivano a condurre una vita decente, considerato il luogo nel quale si erano rifugiati.

Scorrendo da un punto all'altro dell'agglomerato di casupole fatte di legno, pietra e blocchi di ghiaccio ammassati a proteggere dal vento, non scorse nemmeno più i recinti degli yak, come se non vi fossero mai stati. Una tempesta di neve più forte del normale? Non ci sarebbe stato da stupirsi. Eppure quel nodo allo stomaco che provava non era solo la fame. Era paura.

Con la fronte corrugata, il mento leggermente sospinto in avanti, socchiudendo gli occhi senza alcuna necessità, per cogliere altri elementi che potessero confermare o meno il suo timore.
Gli parve di cogliere un movimento, quando l'improvviso fermarsi del vento sul suo lato sinistro, quello della mano dove sorreggeva il monocolo e quindi il suo angolo cieco, lo distrasse. Staccò di colpo il monocolo, spaventato. Stava per perdere l'equilibrio, ma la mano destra, libera, prontamente si appoggiò a una pietra, permettendogli di non cadere. Piegò il capo a sinistra, trovandosi letteralmente faccia a faccia con delle piume.

Piume bianche, di un candore non accecante, eppure la cui purezza del colore arrivava direttamente al cervello, al cuore. Pur nell'imperfezione del suo occhio mortale, esse erano talmente definite al punto che l'Uomo poteva scorgerne ogni singolo particolare.
Passato il primo momento di stupore, inevitabile data la creatura che gli si accompagnava, alzò lentamente lo sguardo seguendo la curva disegnata da quell'ala eccelsa. Essa era piegata su di lui quel tanto che bastava a proteggerlo dalla furia del vento che imperversava, creandogli una sorta di piccola protezione che niente sembrava poter scalfire.
Sempre seguendo la linea dell'ala, ecco arrivare ad un corpo dotato della perfezione che solo una creatura immortale poteva avere. Al suo cospetto, Solo si sentiva piccolo piccolo. Non per le sue dimensioni reali, che la mettevano praticamente sul suo stesso piano, ala a parte. No, lei era intrinsecamente un essere superiore, qualcosa di inarrivabile nonostante tutto ciò che l'Uomo avrebbe potuto tentare per pareggiarsi.

Aprì la bocca una volta, la richiuse, si ranicchiò nuovamente con l'equilibrio ritrovato. Rimise mano al monocolo e lo puntò nuovamente al villaggio. La situazione stava peggiorando progressivamente, al suo occhio. I movimenti erano più numerosi e non promettevano niente di buono.
La sua voce roca uscì dalle pieghe delle sciarpe con una nube di vapore acqueo:

“ Sono qui. Non so come, ma devono aver trovato le mie tracce e mi hanno seguito.”

La risposta fu un silenzio rotto solo dall'ululato del vento.
Lui si umettò le labbra, ormai disinteressandosi dei peli della lana che si stava mangiando tra le labbra screpolate dal freddo e dalla disidratazione.

“ Mi spiace, speravo di essere riuscito a seminarli. Un vero peccato arrivare sin qui e poi lasciarci la pelle. In quel villaggio c'erano almeno una ventina di persone. Ora saranno tutti Dannati, da quel che vedo. Se ci aggiungiamo che ci sarà almeno un Demone Minore che li ha resi tali... forse di più, dato che è da tempo che sono in molti a darmi la caccia... credo che siamo spacciati.”

Nessuna risposta, nuovamente silenzio. In quel momento il vento girò, portando nella loro direzione le urla e i versi bestiali che giungevano dal villaggio.
Una cacofonia, un coro maledetto che innalzava le lodi a dei ormai decaduti e a ciò che di peggio poteva porre i suoi passi sul suolo di una Terra maledetta per sempre. Fu in quel momento che Solo vide il Demone. Si ergeva alle spalle dei Dannati, sovrastandoli del doppio della loro altezza, estendendo quattro Ali, estese e con un patagio a ricoprire quegli artigli allungati che ne formavano la struttura. Il sangue nelle vene dell'Uomo si gelò: altro che Demone Minore. Quello era un Barone. Per Solo questo equivaleva a morte certa.

“ Un Barone” sbottò, con la voce roca spezzata dalla rabbia.

Con un movimento rabbioso, tornò ad infilare il monocolo nello zaino. Poi si levò in piedi, dando una manata furiosa all'ala, per farsi spazio, grugnendo:

“ E fammi spazio, cazzo! Se devo morire, lo farò a modo mio!”

Non guardò la reazione dell'Angelo alle sue spalle. In questo momento era talmente furioso e pronto a ciò che stava per venire, che tutto il resto passava in secondo piano. Data la distanza dal villaggio, se il Demone avesse lasciato andare avanti i Dannati, com'era probabile, Solo aveva giusto una manciata di minuti.
Le sue mani guantate cercarono febbrilmente i lacci dello zaino che lo tenevano assicurato al suo petto e alle spalle, aprendoli e lasciando che cadesse nella neve alle sue spalle. Inspirò a fondo almeno tre volte, mentre si concentrava come gli era stato insegnato. Quando sei un Prodigio e per qualche tempo hai la fortuna di avere un maestro che ti dà qualche dritta, impari.
Il nodo allo stomaco si sciolse, liberando dapprima un senso di sollievo, mentre la Paura veniva spazzata via dalla sua Energia Interiore, per poi essere sostituta dalla Vampa, il Fuoco Indimenticabile che alberga in ciascuno dei mortali che vivono sulla Terra.

Con gesti sempre più rapidi e rabbiosi, si tolse le sciarpe, il cappuccio, la giacca imbottita, poi i maglioni, sino a restare con il torso nudo nel vento gelido. Un torso martoriato da cicatrici, ecchimosi, un paio di ematomi curati male e mai completamente assorbiti. Sotto il cappuccio non c'erano capelli: un cranio completamente glabro, che solo una barba incolta copriva su guance e mento. Un volto scolpito di dolore e rabbia. Occhi neri come la notte, infossati tra zigomi e sopracciglia pronunciate. La sua pelle risplendeva di un argento opaco, un alone luminoso molto tenue, eppur visibile.

Alzò davanti a sé le mani, guardando i propri palmi, spalancando le dita. Tra di esse, poteva vedere in lontananza i Dannati che si affannavano a correre verso di lui. Verso di loro. Focalizzando la sua attenzione sulle proprie mani, nuovamente, vide i glifi tatuati su di esse illuminarsi di una luce argentea come la luna di plenilunio.
La voce di Angelastariele alle sue spalle lo raggiunse come un dolce ruscello tra le rocce:

“ Sei stato Benedetto.”

“ Sì, uno dei Doni di Uriele, prima della sua prematura dipartita” rispose lui con furia sempre crescente “ Lo stesso che mi ha detto di venire a cercarti, Angelo SenzAla. Una cerca dagli esiti piuttosto rapidi e brevi. Speravo di fare di meglio. Ovunque sia Uriele, non me lo perdonerà mai.”

Una mano calda gli si appoggiò sulla spalla e il suo volto scattò ferocemente a cogliere lo sguardo di Angela. In quel breve istante, la sua furia si placò. Fu come essere accarezzati da qualcosa di serafico, di così straordinario che qualsiasi altra reazione oltre a una calma serena sarebbe stata impossibile.
La mano sinistra di Angela era sulla sua spalla, il braccio destro si levò al cielo. La mano una armoniosa foglia con le dita chiuse a conca, con il palmo rivolto verso l'alto, quasi un invito.

Tra le nubi si spalancò un varco, grande abbastanza perchè una lancia di luce solare andasse diritta a colpire la figura dell'angelo e dell'uomo a lei prossimo. Entrambi vennero circonfusi di un alone dorato, tiepido. Gli occhi di Angelastariele si accesero di venature violacee e dorate, giochi di linee che si intersecavano le une nelle altre in quelle iridi perfette.

“ L'Alba Arriva Sempre, Solo. Il Fatto Che Vi Siano Le Nubi Non Ne Riduce la Bellezza.”

L'Uomo, con gli occhi spalancati dallo stupore, non riusciva a distogliere lo sguardo da quel raggio di sole che li illuminava e li riscaldava. La voce dell'angelo si abbassò di tono, diventando un lieve sussurro, che alle orecchie di Solo risuonò come una tenera ninna nanna:

“ Per quanto Benedetto, non sei ancora pronto a guardare l'Aeugoeides. Chiudi gli occhi.”

L'Uomo colse il movimento dell'unica ala dell'Angelo, che lo avvolgeva, stringendolo a sé in un abbraccio morbido e sicuro. Incurante che Ella ancora non avesse provveduto ad alcun indumento, allungò a sua volta le braccia, circondandole il busto e stringendola a sé.
Persino protetto dall'ala, con gli occhi chiusi e il volto appoggiato al petto di lei, riuscì a cogliere la potente eco della Forma Luminosa di Angelastariele. Fu come essere scosso da un terremoto, investito da un ghibli rovente, spazzato via da uno tsunami d'acqua, consumato dal Fuoco Indimenticabile. Non fosse stato per lei, ora sarebbe stato ridotto in cenere.

Quando sentì l'ala scostarsi e l'abbraccio di lei sciogliersi, a sua volta aprì le braccia e fece un passo indietro, aprendo gli occhi.
Nel raggio di una decina di chilometri attorno a loro, la neve era sublimata. Il varco nelle nubi si era spalancato creando una colonna di luce corrispondente all'area colpita dalla Forma Luminosa di Angelastariere. Del villaggio, dei Dannati e del Barone non restava che il ricordo nella mente di Solo.
Lei riprese a camminare, verso valle, come se tutto ciò non la toccasse minimamente. Il varco nelle nubi, rapidamente come si era creato al suo richiamo, altrettanto velocemente si richiuse, il vento tornò a soffiare rabbioso, quasi si fosse sentite defraudato di quegli istanti nei quali era stato a sua volta domato e direzionato altrimenti.

Il gelo aggredì Solo come una morsa spietata e lui si ritrovò a rivestirsi quanto più in fretta possibile. Guardava Angela che ormai lo sopravanzava di una decina di passi e borbottò:

“ Poteva dirlo subito, dannazione! Mi sarei risparmiato tutta la scena!”

Dalla sua posizione avanzata, la voce di Angelastariele gli rispose:

“ Dovevo capire sino a che punto saresti arrivato, Uomo. Ora lo so!”

Lui riprese a camminare, afferrando lo zaino vicino e le sciarpe per avvolgerle attorno al collo, grugnendo:

“ Beh, bastava chiedere!”

Gli rispose solo il rinnovato ululato del vento e il vorace bacio della neve ghiacciata che tornava a turbinare nei suoi arabeschi.



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