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lavoro pubblicato domenica 23 ottobre 2016
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'amore è abbastanza grande

di Ian. Letto 1243 volte. Dallo scaffale Eros

Serata di pioggia e di pensieri, da starsene rintanati nel tepore della solitudine, vestita come mi pare, con la mia tazza di camomilla, con il sonno arretrato, con il buio che avvolge, con il sorriso di chi mi ha amato. Invece, eccomi qui, per strad...

Serata di pioggia e di pensieri, da starsene rintanati nel tepore della solitudine, vestita come mi pare, con la mia tazza di camomilla, con il sonno arretrato, con il buio che avvolge, con il sorriso di chi mi ha amato. Invece, eccomi qui, per strada, sotto il temporale, a riflettere nelle pozzanghere i miei cinquant’anni. Portati bene bisbiglia il creato maschile, architettati male pensa l’universo femminile. Vissuti come potevo, rimugino io nei giorni uggiosi.
Seguo il ritmo del tacchettio: l’arte di camminare sui trampoli, da autentica equilibrista. Un gocciolone antipatico sfiora una ciocca di capelli e plana sul candido impermeabile. Per fortuna, mancano pochi passi alla meta. Un’auto rallenta. Sento sul corpo fari e occhi morbosi. Sono abituata. Ecco il portone intarsiato. Ho sempre amato quest’ingresso: imponente, vissuto, elegante. Non è la prima volta per Paolo, o come si chiama. Nel mio mestiere la discrezione è regola.
Busso al citofono. La serratura concede un inafferrabile rumore metallico. Spingo il pesante ingresso di legno. Entro. Ondeggio su per i cinque gradini. Premo il pulsante dell’ascensore. Dinanzi a quel piccolo punto rosso, sbottono l’impermeabile, tiro su la gonna, accarezzo le calze, le plasmo sulle cosce. Una sistemata anche ai capelli, li ravvivo con le dita. Devo fidarmi del mio sesto senso. La cabina non ha specchi.
Un respiro denso e schiaccio il 4.
Lui è già sulla porta. Mi accoglie con un sorriso. È timido. Con me lo è sempre stato. Penso sia un coetaneo, capelli brizzolati, fisico asciutto. In un’altra vita lo avrei considerato un bell’uomo. Chiude l’uscio, mi sfila il soprabito. Elargisco anche io un sorriso. Fa cenno di accomodarmi. Conosco la strada: seconda porta lungo il corridoio. Mi segue. Sento il suo sguardo che scolpisce i miei fianchi, il culo, le cosce. Mi concedo un marcato ancheggiare. E so, sento, che il suo membro ha un guizzo. Entro nella stanza. Ci accoglie un ampio salone, un po’ pesante nell’arredamento. Questa sera i divani sono sistemati l’uno dinanzi all’altro, divisi da un tavolino di legno massiccio. Paolo ha fantasie che coinvolgono anche la disposizione dei mobili. Donne e arredamento: le vie dell’eccitazione sono infinite.
Mi accomodo al centro della seduta. Lui, affonda sul sofà di fronte. Le mie labbra rosse partoriscono un nuovo sorriso. I miei occhi volteggiano per la stanza. Ricordo quel quadro. Una pessima imitazione de “L’origine del mondo” di Gustave Courbert. Odio le riproduzioni. Se non puoi avere l’originale, lascia perdere. Guarda altrove e vola basso, magari su qualche nuovo artista.

Sul tavolo, noto una copia rilegata del “Il delta di Venere” di Anaïs Nin. La visione mi riporta alla mente le parole della sensuale scrittrice: «L'amore è abbastanza grande da includere una frase letta in un libro, la linea di un collo visto e desiderato tra la folla, un viso amato e desiderato visto al finestrino di un metrò che sfreccia via. È grande abbastanza da includere un amore passato, un amore futuro, un film, un viaggio, la scena di un sogno, un'allucinazione, una visione». Tengo per me il ricordo. Non siamo qui per discutere su letteratura ed erotismo. L’uomo che ho dinanzi la prenderebbe male. Anche se non riesco a immaginarlo incollerito.
Il silenzio viene sbriciolato da una tuono. Entrambi guardiamo il balcone. I nostri occhi cozzano su rugose tende barocche.
Accavallo piano le gambe, facendo salire la gonna nera lungo la coscia. Gesto che non sfugge all’uomo. Così, come il leggero mormorio del nylon. Penso che sia il momento di andare in scena, come da richiesta. Con la mano destra accarezzo piano il velluto del divano, risalgo lungo i miei fianchi, avvolgo i seni, indugio sui capezzoli. Lui mi guarda. Sbottono piano la camicetta bianca. Lascio intravedere il reggiseno blu notte. Chiudo gli occhi. Nella mente irrompe un lampo della memoria. Davide, il figlio maggiore dei dirimpettai, succhiava i miei seni acerbi. Ricordo il tocco morbido della lingua. Avevo 22 anni e lui 27. Furono solo carezze e baci. Null’altro.
Non posso distrarmi. .
Le dita sfiorano le ginocchia. Risalgono piano lungo la coscia. La scalata fa arricciare la gonna, fino al ventre. Mi apro. La mano sfiora il pube addormentato. Guardo i suoi occhi. Sono vasi ricolmi di eccitazione. Ma non osa toccarsi. Indugio. Traccio cerchi immaginari sul cotone dell’intimo. Sento il turgore. Senza volerlo, la bocca pronuncia un docile fonema. Ho voglia di godere. Lui continua a guardarmi. Le sue mani arpionano il sofà. Il tracotante gonfiore nei pantaloni annuncia il godimento. Arriverà senza toccarsi, solo con la mia visione. Mi rendo conto di aver spalancato le gambe. Le dita si nutrono della resina che pervade il mio slip. L’odore del piacere diventa intenso, antica fragranza. Giunge al suo naso. Scivola nelle nostre menti. Continuo a pattinare leggera sul mio sesso. Svetta il clitoride, imperioso come mai. Il movimento diventa comando. Non riesco a fermare la mano, non riesco a tacitare i miei fianchi. L’onda furiosa nasce dal petto e irradia il ventre in fiamme. Serro le cosce e lancio un urlo.
Non ho pensieri. Non ho parole.
Un gemito prolungato mi riporta alla realtà. È lui. Mi guarda, sorride. Il sesso pulsa ancora nei pantaloni. Porto le dita alla labbra. Le sfioro con la lingua. Sorrido anch’io.
Restiamo qualche istante a cullarci con gli sguardi. Poi, mi chiede se ho bisogno di sistemarmi. Il verbo usato mi fa sorridere. Dico di no con il capo. Ora, nel corridoio è lui a precedermi. Ricambio l’approfondito esame anatomico: ha un bel culo.
Mi aiuta ad infilare l’impermeabile.
Prima di aprire la porta, chiede: «Quanto ti devo?».
Ravvivo i capelli con una mano e rispondo: «Nulla, per questa volta. È stato un piacere».



Commenti

pubblicato il domenica 23 ottobre 2016
Pippy, ha scritto: Bello! Complimenti, eros sottile e delicato. Mi è piaciuto molto.
pubblicato il domenica 23 ottobre 2016
Ian, ha scritto: Grazie Pippy, le tue parole sono il miglior buongiorno. Ti leggerò con passione.
pubblicato il domenica 23 ottobre 2016
Liberalibellula, ha scritto: Eros,passione,delicatezza,forza... desiderio.. molto interessante.
pubblicato il domenica 23 ottobre 2016
Ian, ha scritto: Grazie per le tue parole.

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