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lavoro pubblicato sabato 15 ottobre 2016
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

WBB - 1 - L’ascesa delle Bestie [cap 5]

di GhostWriterTNCS. Letto 360 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Leona e Alphard si sono diretti su Shytia, un pianeta controllato da criminali senza scrupoli. Lì hanno fondato una gilda, ma hanno bisogno di una grande impresa per dimostrare il loro valore: eliminare il fuorilegge che controlla la vicina città...........

5. Sentiero condiviso

Dopo aver lasciato la sede della Brigata, Leona e i suoi compagni raggiunsero la locale stazione ferroviaria e si sedettero su una panca di metallo per aspettare il treno. Di per sé il mezzo era molto veloce, tuttavia ce n’era solo uno e perdeva parecchio tempo ad ogni fermata per via dei mercati temporanei che andavano a formarsi.

Alphard, forte della sua lingua lunga, non aveva smesso un secondo di parlare. Dopo aver spiegato ai due nuovi alleati alcune curiosità su Traumburg, stilò un sommario elenco delle persone con cui era meglio non attaccare briga.

«A proposito, avete notato che tutti pagano il biglietto?» disse ad un tratto accennando ad alcuni ragazzi dall’aria poco raccomandabile. Uno dopo l’altro stavano diligentemente passando dai tornelli senza nemmeno provare a scavalcarli o ad eluderli con qualche stratagemma. «Ma non illudetevi: lo fanno solo perché il treno è di O’Neill, e chi non paga di solito ci rimette un arto.»

Gardo’gan e Kael annuirono distrattamente. Dunque era per questo se la felidiana e l’ibrido si erano premurati di comprare dei biglietti anche per loro.

Lo spadaccino, poco soddisfatto della stentata reazione dei due, cercò qualche altro argomento per coinvolgerli in una discussione. «È un bel tatuaggio» affermò dopo qualche secondo indicando il braccio sinistro di Gardo’gan. Il disegno copriva quasi tutto l’arto e raffigurava una donna rettile dai tratti angelici che tendeva una mano verso il basso mentre sullo sfondo c’erano delle nuvole che parevano in tempesta. Era stato realizzato con notevole maestria e sicuramente doveva essere molto importante per lui.

«Sì, ti ringrazio» gli rispose il sauriano, ma non aggiunse altro.

Alphard tentò altre volte di iniziare un discorso che non riguardasse l’imminente furto dell’Uovo, purtroppo però non riuscì a strappare più di qualche frase al rettile e tantomeno a Kael, che praticamente si limitò ai monosillabi.

Leona, che inizialmente si era illusa di averli convinti a fare squadra, capì che i due non si fidavano ancora di loro. Doveva fare qualcosa: anche mettendo da parte la sua speranza di convincerli ad entrare nella Brigata, era comunque importante che fra loro ci fosse una certa fiducia, a maggior ragione se pensava che tra non molto avrebbero dovuto mettere in gioco le loro vite in una battaglia senza esclusione di colpi.

«Ragazzi, se non vi dispiace, vorrei raccontarvi qualcosa di me, così vediamo di conoscerci un po’ meglio» affermò una volta preso posto sul treno.

La prima espressione di Gardo’gan le fece temere che avrebbero rifiutato – la maschera chitinosa di Kael, poi, era ancora un mistero per lei –, invece i due si limitarono ad un vago assenso.

Felice e sollevata, la felidiana pensò rapidamente a qualcosa da raccontare. «Ecco, ci sono. Vi abbiamo detto che abbiamo frequentato un’accademia dell’Atena & Neith, e per la precisione ci siamo conosciuti nella squadra di basket. In pratica tutti gli alunni devono praticare uno sport, ma purtroppo in quel periodo la squadra non era proprio al massimo della forma.»

«Ci chiamavano la “Truppa senza Testa” perché il vecchio capitano aveva finito il triennio e quello che aveva preso il suo posto era bravo, senza dubbio, però non era esattamente un leader» intervenne Alphard.

«Ehi, sto raccontando io!» lo sgridò Leona. «Tu e la tua lingua lunga! Comunque, stavo dicendo: individualmente eravamo bravi, ma non riuscivamo a fare gioco di squadra e a rendere come avremmo potuto. Mi ricordo ancora che dopo che avevamo perso contro la penultima in classifica mi sono messa a litigare col capitano, e alla fine lui mi ha tirato la fascia in faccia e mi ha detto “Se sei tanto brava, fallo tu!”. È stato straimbarazzante e sono rimasta lì imbambolata per non so quanto, però ormai non potevo più tirarmi indietro, quindi ho preso la fascia e, beh, c’ho provato. Devo dire che l’inizio è stato abbastanza traumatico, ero terrorizzata dall’idea che gli altri dipendessero da me, poi però pian piano abbiamo cominciato ad ingranare e siamo riusciti ad arrivare terzi. E, onore al merito, quello che era stato capitano è andato vicino a venire nominato miglior giocatore del campionato grazie alle prestazioni dopo aver ceduto la fascia.» Finita la frase, Leona abbassò le orecchie e fece una smorfia di colpevolezza. «Ok, detta così sembra che mi voglio vantare, ma il fatto è che non mi ero mai sentita così felice e realizzata: mi sentivo fiera dei miei successi e ancora di più di quelli della squadra. Non mi importava più di fare canestro: volevo far divertire i miei compagni e far vincere la mia squadra. Per me è questo essere un buon capo.»

«Tra l’altro grazie a lei abbiamo vinto il campionato successivo e siamo arrivati secondi il terzo anno» commentò Alphard scostando allegramente i suoi ciuffi ribelli. «È stata pure capitano di un All-Star Team!»

«Grazie, sapevo di poter contare sulla tua discrezione» ribatté ironica la felidiana. «Beh, dovrei aver finito. Grazie per avermi dato retta.»

«Ok, allora adesso è il mio turno» affermò lo spadaccino. «Allora, come vi ha accennato Leona, ci siamo conosciuti al primo anno di accademia nella squadra di basket, però bisogna dire che a quel tempo… beh, non andavamo molto d’accordo. Ti ricordi?»

«Eri proprio uno stronzo» annuì la ragazza, che nel frattempo aveva tirato fuori la sua bottiglia.

«Oh, avevo litigato con mia sorella, quindi era un brutto periodo!» Abbassò lo sguardo sull’anello argentato che portava al medio della mano sinistra. Aveva delle leggere incisioni, eleganti e affilate, forse delle rune in qualche antica lingua. «Comunque in realtà quando mi sono iscritto non ero molto motivato, non mi impegnavo negli studi e tantomeno negli allenamenti, però… beh, inutile girarci intorno: Leona mi ha cambiato. Mi ha convinto ad impegnarmi e pian piano ho ritrovato l’entusiasmo di raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato. Insomma, il mio fascino è rifiorito!» aggiunse sfoggiando uno dei suoi sorrisi saccenti. «Ragazzi, fidatevi: a volte sembra una cogliona, ma voi seguitela e arriverete molto più lontano di quanto immaginate.»

«Grazie Alphard, ora chiudiamo la parentesi pubblicitaria e passiamo oltre» dichiarò Leona, le orecchie basse e gli zigomi un po’ arrossati a dimostrare il suo imbarazzo per gli elogi ricevuti. «Volete raccontarci qualcosa anche voi? Sarei felice di conoscervi un po’ meglio.»

Gardo’gan prese un tiro dalla sua sigaretta e poi soffiò una nuvoletta di fumo. «Boh, non è che c’è molto da dire su di me. Sono cresciuto in un quartiere di merda e ho dovuto imparare a difendermi, quindi mi sono abituato in fretta a sfruttare l’abilità di gigantista che ho ereditato da mio padre. Credevo di essere forte, ma poi ho incontrato una poliziotta che mi ha sconfitto. Gigantista del cazzo, facile vincere con un’intera squadra di supporto! Comunque, se la ritrovo, gli faccio ingoiare il distintivo!»

«Ehi, non accusare l’agente che ti ha arrestato!» ribatté Leona. «Non vorrei sembrare sgarbata, ma se fai cose illegali e poi ti arrestano, la colpa è solo tua.»

«Sappiamo che la nostra è una gilda illegale, però sai, abbiamo alcuni amici in polizia, quindi…» Alphard lasciò in sospeso la frase, ma era chiaro che a loro non facesse piacere che si parlasse male delle forze dell’ordine in generale.

Il sauriano emise un mezzo grugnito e si concentrò sulla sua sigaretta. «Comunque non so se conoscete Pryzonn, ma se vi beccano, pregate di non finire lì dentro: è un vero schifo, non c’è da stupirsi se il tasso di recidiva è superiore al novanta percento!»

La felidiana annuì. «Lo terremo a mente. E grazie per averci raccontato qualcosa di te.»

Gardo’gan si limitò ad un mugugno d’assenso. «E comunque cosa siamo, una comunità per tossici? Un tabagista, un’alcolizzata, un avaro… e tu cosa sei?»

L’ibrido sfoggiò un sorriso compiaciuto. «Ah, io sono privo di difetti!»

Leona però non fu d’accordo: «Lo so io: lui è…» E cominciò a fare scatti con la testa per imitare il suo compagno.

Senza nemmeno accorgersene, il diretto interessato fece lo stesso movimento per spostare i ciuffi dagli occhi. «Ehi, non è vero!»

«Mi permetto di sottolineare che l’essere parsimoniosi è un pregio, non una dipendenza» intervenne Kael, fino a quel momento in silenzio e concentrato ancora una volta sullo schermo del suo olo-vice.

«Giusto, vuoi raccontare anche tu qualcosa?» gli chiese la felidiana.

Lui distolse lo sguardo. O per lo meno ruotò il capo verso il finestrino: Leona e Alphard non erano nemmeno riusciti a capire se davvero le fessure verticali sul suo viso servissero a proteggere gli occhi – magari composti – o se sfruttasse qualche altro organo di senso. «No. Non ho niente da dire.»

«Come niente?!» esclamò la felidiana. «Dai, qualcosina…»

«Ho avuto una vita noiosa.»

«Mmh… D’accordo, magari un’altra volta.»

Dopo aver sentito il racconto della ragazza, il coleotteriano si era preso la briga di visitare il sito dell’A&N per verificare con precisione l’andamento delle prestazioni della loro squadra. I campionati tra le accademie, per quanto amatoriali, erano piuttosto sentiti dagli studenti, quindi sul sito ufficiale erano salvati i dati di tutte le partite giocate. E in effetti le parole dei due membri della Brigata trovavano piena conferma: le prestazioni della loro squadra erano migliorate sensibilmente da quando Leona aveva assunto il ruolo di capitano. Certo, questo non voleva dire che la felidiana sarebbe stata in grado di guidarli senza errori in un’impresa ardua come quella che avevano in mente, ma era comunque un punto a suo favore.

«Se proprio vi interessa, ho una laurea in economia.»

Leona drizzò le orecchie a quell’inaspettata rivelazione. «Davvero?! Cavolo, grande!»

Il coleotteriano annuì, ma non aggiunse altro.

«Anche in prigione non era particolarmente loquace» rivelò Gardo’gan, abituato ai silenzi dell’insetto.

Una volta arrivati alla stazione prestabilita, i quattro scesero dal treno magnetico e a piedi raggiunsero l’astroporto. Che poi definirlo “astroporto” sarebbe stato alquanto eccessivo: in realtà era uno spiazzo grande come tre campi da calcio dove varie astronavi mercantili facevano scalo per caricare e scaricare le loro merci. Alcuni equipaggi accettavano – dietro compenso – di dare un passaggio a chi voleva lasciare il pianeta, evitandogli l’onore di raggiungere l’astroporto di Wunderburg.

I quattro trattarono un po’ con i vari mercanti e alla fine ne convinsero una a dare loro un passaggio fino ad una stazione spaziale. Una volta raggiunta quest’ultima, bastò interrogare una delle intelligenze artificiali dell’astroporto per farsi spiegare il modo più rapido per raggiungere la loro meta finale.

Arrivati a Tradefield, Leona e Alphard sbarrarono gli occhi di fronte alla quantità esorbitante di negozi e di gente di ogni specie impegnata negli acquisti. Ne avevano sentito parlare – chi non aveva mai sento parlare di Tradefield? –, ma vederlo di persona era tutta un’altra cosa. Era come trovarsi all’interno di un immenso centro commerciale strutturato su diversi piano e interamente dedicato ad articoli militari o affini. C’erano davvero armi di tutti i tipi: da quelle bianche a quelle da fuoco, dai modelli in scala ridotta a quelli per giganti, ma anche artefatti magici, pozioni, armature, veicoli e mecha di ogni forma e dimensione. Trattandosi di una stazione spaziale indipendente, non era vincolata da molte leggi e quindi era possibile trovare praticamente ogni tipo di armamento. Girando un po’ e facendo le domande giuste, era anche possibile incontrare trafficanti d’armi di un certo livello: gente che, dietro un adeguato compenso, avrebbe potuto fornire qualsiasi prodotto.

«Comincio a dare un’occhiata» annunciò Kael. «Se trovo qualcosa, vi chiamo.»

«Anche io comincio a cercare una spada» disse Alphard. «Spero di non metterci una vita…»

«Io darò un’occhiata alle dotazioni per gigantisti» affermò Gardo’gan.

Leona ci pensò su un attimo. «Io…» Prese dalla tasca la bottiglia ormai quasi vuota. «Io cercherò qualcosa da bere.»

***

La Folgore Fiammante avanzava in silenzio lungo il muro sporco e pieno di scalfitture, guardingo, subito seguito dai suoi uomini. Era pieno giorno, ma in quella zona non c’era nessuno. Non che la cosa fosse strana: oltre quella parete si trovava uno dei depositi di Adolf O’Neill e a nessuno era permesso avvicinarsi. Per poter arrivare fin lì aveva dovuto sborsare tremila arcos agli uomini incaricati della sorveglianza, ma sapeva che ne sarebbe valsa la pena.

Aggirarono una catasta di elettrodomestici sventrati risalenti ad almeno cinque anni prima e dopo pochi metri si trovarono davanti un massiccio portone blindato. L’umano digitò una complessa combinazione sul tastierino numerico e la serratura scattò. Il battente cominciò a scorrere di lato e le luci si accesero in rapida sequenza emettendo dei leggeri scatti.

Gli occhi della Folgore si fecero lucidi per l’emozione: non aveva mai visto un simile assortimento di armi ed equipaggiamenti, e finalmente riuscì a dimenticare la notte insonne passata a tormentarsi alla ricerca di un modo per vendicarsi.

«Svelti, prendete quello che ci serve, ma non esagerate!» ordinò ai suoi subordinati. «Se O’Neill ci scopre, siamo tutti morti.»

La banda, che si componeva di dieci uomini e tre donne, varcò la soglia e si sparpagliò alla ricerca delle risorse adatte per sconfiggere le Bestie Selvagge.

I Folgoratori di Traumburg non si sarebbero piegati davanti alle minacce di una bionda e dei suoi compagni.


Note dell’autore

Ben ritrovati! Spero che il capitolo vi sia piaciuto ^.^

Per una volta ho limitato l’azione per dare più spazio alla psicologia dei personaggi. E dato che ho introdotto in maniera un po’ più ampia l’Atena & Neith, ne approfitto per dirvi che Leona e Alphard non sono gli unici personaggi ad averla frequentata, ma in altre saghe potrete incontrare diversi altri allievi ;D

Come per lo scorso capitolo, ecco un nuovo disegno chibi. Questa volta tocca ad Alphard:

Alphard Dragondozzer (WBB-1)

Come sempre, vi ricordo che il prossimo capitolo uscirà tra un paio di settimane, verso metà ottobre.

Ciao! ^.^

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