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lavoro pubblicato giovedì 13 ottobre 2016
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VIAGGIO INTORNO AL SOGNO D'UN GIULLARE

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 381 volte. Dallo scaffale Viaggi

VIAGGIO INTORNO AL SOGNO D’UN  GIULLARE  FAVOLA  GIULLARESCA IN MEMORIA DI  DARIO FO Son partito  a piedi nudi cantando la mia   storia ,  verso una montagna di ricordi  irta da salire ,una montagna incantata .....

VIAGGIO INTORNO AL SOGNO D’UN GIULLARE

FAVOLA GIULLARESCA

IN MEMORIA DI DARIO FO

Son partito a piedi nudi cantando la mia storia , verso una montagna di ricordi irta da salire ,una montagna incantata dove danzano tanti bulli al ritmo di dance my dance . Danza questa vita con la schiuma tra i denti, rincorrendo le mille farfalle elettriche tra i prati deserti , nel ricordo che si schiude a nuovi intendimenti, che narra la sua odissea , il suo lungo viaggio verso altri intendimenti .

Rimango perplesso a guardare me stesso ,forse a riflettere tra una rima allegra ed una triste che ingrata sale verso l'alto, mi fa le boccacce, mi dice vieni, tra i fitti boschi , tra lussureggianti vallate , eremita , con l'ali ai piedi ,volare poi perdersi , tra canti e balli nell'abbaiare del cane del fattore , cane rognoso dalla coda mozza , che si rosica l'uosso . Chi ò sape come finirà quest’ altra storia , quanti guaglioni cantano chesta rumba degli scugnizzi , piglia , spoglia, rosica , chine, chine, chesta luna, quanta a gente dentro a chesta festa, ci sta pure ò parrucchiano, ci sta pure ò re, ci sta pure l'orchestra a completo, lo primo trombone sona tutto abbottonato , lo secondo si mette vicino alla botte e tracanna non sò quanto vino.


Festa del paese portano la statua in giro sulle spalla , miezze briachi , con lo naso russo , russo . State accorto figlio non andare incontro al lupo, non andare in terra santa, non andare incontro a questo odio e lo popolo è sempre chiù selvaggio , mentre si canta chesta canzona tutti insieme con la banda in testa . Il parrucchiano si tira sopra la tonaca e mena tre, quattro salti sopra il mondo dei peccati, sopra la misericordia dei popoli che riluce negli occhi della divina fanciulla.

Gli anni son passati ,nessun ricorda come s'era ,come la vita faceva uscire matto il povero gatto, l'orco ha deciso sposerà la sua amata tra mille fiori e mille baci, tra un soffio di vento che sconvolto porta via questo amore tremante che parla tanta lingue ,parla del suo cuore di come era egli bambino di come tra due dune di sabbia, vide il mare, l'onda dei ricordi che bruciano ancora dentro come una lieve carezza , baci, passioni, ed io volo nel cielo aggrappato ad una colomba con l'ali spiegate con l'amore di sempre tra un dire che non comprendo tra questa morte io sono il vate di questa nazione , io splendo, vivo in ogni cosa come una fiamma che cova sotto la cenere , cova il suo calore le sue parole legate agli anni trascorsi.

Tutto falso , la fine, il dare così si prostra, così traluce come il giorno insegue la notte i sentimenti si legano alla ragione che scioglie uomini e dubbi , ogni timore di non poter mai più ritornare indietro, vado , vado , salgo verso l'alto poi scendo verso il basso , non conosco il tuo cuore, il tuo vivere, erro, tra una conoscenza virtuale tra te , che siedi su un trono di spade, tra questa mattina è la sera che verrà.


Tutto finirà , tutto ritornerà ad essere com'è ieri, come una fragile carezza, un ebbrezza, intorno ad un fucarazzo, scoppia, s'appiccia , scanne lo piecoro tra rose mosce, tra spine conficcate alle tempie d'un saggio eremita , poi spiegare le veli , trainarsi appresso questo vile racconto, questo attimo che mi fa dannare , poi danzare, sulle nuvole, ed io rido ,rido e danzo non dimentico da dove vengo , dove il sole riscalda il cuore, dove l'ammore ti regala giorni senza tempo, dove la gente canta, beve, ama, uccide, poi ti chiede scusa, seduti fuori l'uscio di casa, ben vestiti attillati, noi siamo , voi venite alla festa stasera? , voi correte contro un vivere che non ha più nome, che non ride che porta questo amore dove tutti sono in attesa, dove il grande mago trasforma il ragno in un leone, dove il nano appare tra le gonna della vecchia signora, che ride , ride mantenendosi i grassi fianchi, tenendo la mano nella mano ad un dio troppo vecchio per poter continuare a capire questo mondo
II


Voi capite qui ci sta da perdere la cape, voi ridete , fate finta di non capire, questo è un fatto serio, pensate se non avrebbe detto ciò che ha detto , avrebbe fatto un macello.

Che dire , non ho nulla da giustificare. Mia figlia ve lo metto pure per iscritto e una brava figliola . Va bene qualche volta si fa qualche spinello ogni tanto lo acchiappata con le cartine in tasca. Gli piace giocare alle corse clandestine. Ama un ragazzo che è un mezzo drogato . Lo porta sempre a casa, cosa volete che faccia la deve portare in questura? denunciarla fargli passare un guaio. Che padre sarei se farei una cosa del genere. Credete che io non ci abbia mai pensato. Giorno e notte mi scervello ,penso, ripenso a quando ella era bambina. Oh atroce ricordo , gentile ricordo d'una infanzia volata così in fretta via. Che ci ha lasciati entrambi io troppo vecchio lei così giovane. Oh morte , vorrei morire si lo confesso morire , lontano da questo ossesso da questa negletta vita.

Ma su mio caro era per darvi un consiglio. Tenga si pulisca il naso s'asciughi queste lacrime , questo dolore di padre che errante come un vento, raccoglie dentro di sè il mondo e le sue rovine, il suo vivere il suo divenire che non rallegra non ti stringe a se.

Oh mio caro amico , lei è veramente una brava persona, mi conduca a casa ho voglia d'abbracciare di nuovo mia figlia di sentire il suo calore, il suo duro corpo , un tempo piccolo pargolo, un tempo bocciolo di rose ,delicati petali che si schiudevano a notte , belli, leggiadre come note d'una canzone. Ed io la tenevo vicino al mio cuore . Io oggi, incontro a questo muro che non riesco a scavalcare.

Venga l'accompagno a casa, e non pianga, non faccia così sono giovani, bisogna capirli, immedesimarsi nella loro condizione giovanile. Non si faccia del male. Tutto passa.


Lo spero , perché se non sarà così non so cosa dovrò inventarmi per sentirmi un padre accorto ed amorevole. Non voglio essere ricordato come un padre strafottente, un folle, uno stronzo di padre che non ha mai capito i propri figli. Certo e difficile stargli indietro.

Un vecchio suonatore di chitarra ha ascoltato ogni cosa e per aiutare quel povero padre tira fuori dalla sua custodia una ampolla dove vi è nascosto dentro un beffardo spiritello.

Sono lo spiritello ,voi direte ma va mori ammazzato. È qui vi sbagliate perché io posso, posso tramutarvi tutti in pecora , o in cane, o in ricconi con macchinoni turbo diesel.


Vieni , vieni spiritello porcello con tutte le tue storie , leggende figlie di questo tempo, vieni , vieni spiritello giocherellone, che cangia l'animo, che corri per vicoli oscuri, vieni, vieni spirito della libertà, che danza sopra i tetti , dentro la nostra mente. Vieni , vieni con il tuo sorriso, ignudo, a piedi , di corsa, incontro alla vita in questo gioco del dare e dell'avere. Vieni, nel vento dopo tante domande, in tanti dubbi, in mille perché.
Spiritello vestito d'arlecchino, da pulcinella con il buffo cupolone in testa , che si magna i spaghetti, votte abbascio il gargarozzo, spiritello gioca, corre, appare dietro i muri, balla quanto me te l'aspetti, tra un tiro di spinello, ed un bicchiere di birra scura. Spiritello burlone , ubriacone, figlio del popolo che non sa parlare italiano, che s'ostina a parlare volgare , spiritello della poesia nascosto dietro il sipario di questa vita.
III


Non s'ostini a seguirmi in questo inferno di suoni e parole, di vecchi ricordi che si mescolano al sacro poi al profano che vanno giù in fondo a questo bicchiere vino, ah come vorrei scordarmi di tutto il male passato.


Continuate a farvi male, v'ostinate a non capire che non è lei ,ad essere in errore e suo figlia che non la comprende e lei di risvolto si piega ai suoi voleri.

Forse sarà vero, forse falso, forse domani o chi sa quando ogni cosa cambierà.


Spirito porcello : quante lagne, che mica te han mangiato la lingua il gatto. E non fare quella faccia, non far quel muso , mi sembri un vecchio decrepito pronto a cader nel fosso. Su via mi faccia un sorrisone mi spieghi dove quella citrulla della sua figliola ha sbagliato, che poi debbo convenir che sia cosa lecita . Tutti possiamo sbagliare nessun è immune al male , alla cattiveria, all'ignoranza che ti rode dentro non te fa veder aldilà del naso cosa hai davanti.

Hai ragione come darti torto, si vede che appartiene ad un altra razza, ad altri tempi , che ai tempi miei non te potevi permettere nulla e si camminava con le scarpe rotte ai piedi. Ora tutto è dovuto, i soldi ,la bella vita ,ma chi fatica son sempre io.

La dama dei sogni era una gentile signora dai capelli turchini ed occhi verdi. Aveva lavorato a lungo nei bar notturno come spogliarellista aveva un seno che era una bomba , la dama dei sogni poteva cambierà la vita a chi desiderava cambiarla. Aveva avuto questo potere da Giove in persona che si trovava una sera ad assistere un suo spettacolo a luci rosse ove lei si attorcigliava intorno ad un palo poi da palo, in palo finì a letto con Giove che gli fece dono di poter esaudire i desideri dei poveri disperati.

Quella mattina ovvero la mattina dopo l'incontro con Giove la dama dei sogni aveva sognata di diventare una dea.
Quando lo disse alla sua migliore amica una certa Wanda che faceva la vita dalle parti di San Donato del Piave rimase stupefatta . La confidenza incominciò a diffondersi via cavo poi tramite internet, raggiunse ogni angolo del mondo. Così tutti i disperati, seppero che esisteva una dea che poteva aiutarli e questa dea si trovava in Italia.

In molti partirono da loro paese natio alla ricerca della dama dei sogni , fatti conti sé male fosse andata con cinque euro prezzo modico li avrebbe accontentati con una pugnetta veloce e questo è già tanto, quando si è soli e disperati senza un amico o una buona amica.


La fortuna del padre disperato emerse per caso sulla fermata dell'autobus. Il padre disperato ovvero Giorgio era seduto pensava come sempre , pensava, che il mondo gli sarebbe caduto in testa da un momento all'altro. Che sua figlia non l'avrebbe mai capito né perdonato. È lui si disperava perché non era riuscito a divenire ricco o famoso. Piangeva il povero Giuliano, piangeva sotto un cielo gonfio di pioggia , contro il suo destino crudele, contro la volontà degli dei, contro le leggi di uno stato fascista. Piangeva mentre la dama dei sogni si sedette vicino lui, infreddolito lo guardò e gli chiese una sigaretta. Lo guardò , lo rimirò , cerco di capire se la sua disperazione era cangevole .


La vita è una fandonia fatta di tanta gente stupida che vola di qua ,vola di là , non sà mai cosa fare ,certo il povero padre avrebbe potuto essere un uomo migliore , fatto di carne ed ossa di meno complessi esistenziali di tanti problemi psichici che ti tormentano l'animo che non sa come risolverli , allora chiami un amico a telefono : ciao come stai ? è quello neppure ti risponde, anzi alza la voce e di ti rispondi ma chi sei mona? e la vita dura di chi non ha nulla da fare dalla mattina alla sera , che sogna grandi imprese la sul Carso con il mitra il mano e spara ,spara cazzate a non finire, qualche volta si rende conto che il suo mondo non c'è più e si dispera sotto un cielo che dolce come zucchero filato ti coccola ti dice: figlio mio non aver paura. Ah bon ti sei ricordato di chi sono, di quando ero piccin e facevo il bagnetto laggiù a Castel Reggio ,bello , un tuffo nell'acqua fredda ,finire dove tutto è incominciato ,dove ogni confine termine , dove c'è un immagine d'un infanzia che non ha più amore da darti.
IV

È dura essere un buon padre, che non si dispera per nulla che lavora zappa, tappa, prova a congiungere il messaggio cristiano alla logica d'una società che và allo sbando, difficile, perdere il senno, poi ritrovarlo dal tabaccaio o incollato in un album di foto. Guardarsi allo specchio e cercare una plausibile spiegazione a tutti gli anni trascorsi. Rincorrere le farfalle la tra i prati verdi della nostra infanzia, giulivi, bellici, cretini, cadere in un fosso, cadere, pensare di rialzarsi e non trovare nessuno che t'aiuti. Pure il tabaccaio era della stessa opinione per lui quel buon padre di famiglia avrebbe fatto bene a continuare a zappare la terra, avrebbe potuto così vivere ancora tanto tempo.

La figlia del buon padre di famiglia era una tipo dai tacchi alti , forse perché era bassa ed anche un po' grassa con strane ide in testa di come si debba concepire un figlio, certo non tutte le ciambelle riescono con il buco, esiste una logica insita in ogni cosa noi facciamo, ogni cosa procede secondo il nostro volare, secondo quel senso, quello spirito, nazionale popolare, che viene redatto ogni dì attraverso i mezzi radio televisivi, ed io non ricordo di quando ho pagato l'ultima bolletta del canone, così penso che la figlia fosse una squattrinata, forse una farfalla e che la bellezza è relativa, al viaggio che uno intraprende , uno corre , s'alza in volo, cinguetta, poi appare la dama dei sogni là in mezzo alla valle ed unisce in un abbraccio padre e figlia e si fa una gran festa che ci viene pure ciccilo ò baccalaiuolo che vende pesce fresco , ed ha i prezzi buoni. Mi madre diceva che ciccilo ò baccalaiuolo era uno pedofilo, il professore della scuola elementare che aveva pochi denti in bocca e che conosceva ben ciccilo ò baccalaiuolo diceva che lui era psicopatico e che non avrebbe mai fatto male a nessuno , tanto meno ad una donna. Io mi consolavo di questo fatto è così mi preparavo ad andare alla festa insieme al mio pappagallo .


Alla festa c'era tutti i matti, i drogati, gli ubriaconi, quelli che non gli va bene mai nulla, quelli con la puzza sotto il naso, gli inviti erano stati spediti tramite wathsapp via email, tramite un piccione viaggiatore che era stato innamorato di una canarina per lungo tempo e ci aveva fatto tre , quattro uccellini insieme di cui uno di nome Bigio, insignito con il premio d'ornitologia , per le piume , per il canto, per sapere parlare cardilanesco , e pappacalesco, cosa che fece meravigliare la giuria, che un giurato offeso da tanta intelligenza chiamò i vigili per far sgombrare l'aula : non c'è che dire , si faccia toccare, non si nasconda la prego, venga insieme a noi dove si può capire cosa significa essere , dove non si ha è poco giunge al suo bisogno al suo rinnegato cuore contro questa politica, avanziamo, putrefatti, infine sopra l'aula ove erano accorsi i maggiori giornalisti del mondo , quelli del corriere della sera, quelli del El paise, della repubblica , un giornalista curto e chiatte che sapeva tutti i cazzi degli altri, che fece arrestare il povero uccellin.



Il buon padre di famiglia aveva avuto una vita difficile non aveva mai imparato ad annodarsi la cravatta al collo e gli piaceva tanto la musica pop, non gli piaceva che gli altri s'impicciassero degli affari suoi ed aveva una madre vecchia di cent’anni che lui andava a trovare ogni giorno puntualmente sempre alle nove in punto gli portava il cornetto caldo, gli portavo un fiore che raccoglieva di qua e di là dai sotto muti o rubava in qualche giardino. Il buon parere di famiglia si chiamava Giullari Giuliano ed era un tipo alto due metri e mezzo e poteva annusare tutti gli odori che aleggiavano nell'aria , sapeva udire tutti i rumori, udire le cose brutte e le cose belle aveva studiato al l'accademia d'arte drammatica di Bologna.

La mamma era una gentile vecchietta aveva cent'anni ma di domenica andava a ballare con il suo moroso, sempre allo stesso posto insieme al suo vecchio amore d'infanzia l'Alberto che aveva centodieci anni ed era stato sposato tre volte ed aveva avuto dieci figli emigrati , chi in Brasile, chi in Argentina , chi a Pompei , chi a casale di principe.
Il loro era un amore puro , un amore platonico fatto di pop e birre peroni, di Spinelli, di baci in bocca dati di nascosto al deejay . Certo pensava il buon padre di famiglia è bello avere una madre che ti capisce che ti è vicina nei momenti difficili e il buon padre voleva bene alla sua mamma .


Lo spirito porcello di questo racconto fu ucciso da un orco che gli piaceva fumare il sigaro, era un orco che veniva dalla Tailandia , sapeva parlare bene italiano, napolitano,
Era un orco tutto verde con due orecchie minuscole ed un alito ripugnante era bravo ad uccidere per questo era stato ingaggiato dalla società mutuo soccorso una filiale delle assicurazioni generali , dove un tempo si fecero imbrogli sulle assicurazione automobilistiche. Certo l'orco quando lo stava per strangolarlo, quel povero spirito porcello ebbe un attimo di esitazione. Que tu assomigli tale e quale a Peppino ò parularo però questa somiglianza era relativa, perché la società con cui lavorava pagava bene e lui non poteva sbagliare così gli diede un colpo secco sul collo poi lo taglio a pezzetti infine lo maciullò , lo shakerò per bene in un contenitore di plastica gli mise una bella etichetta sopra e lo portò al direttore generale , gran dannato dei dannati che aveva trecento anni e più e sapeva a colpo d'occhio quando le azioni scendevano o salivano , sbagliare è un dono, soprattutto quando una donna ti vuole bene, quando ti vuole male. Il prezzo pattuito andava oltre il mezzo milione di euro , certo all'orco dalle orecchie minuscole dall'alto fetido come un cadavere putrefatto , che amava un orca di color rosa, bella come una rosa, come un fiore pazzo più pazzo di cavallo pazzo che diede quella botta in testa una volta al preside della facoltà di lettere e filosofia dell'Università d'Urbino. La paga , ecco il problema principale , ecco il punto nevralgico in cui noi siamo costretti a vivere , legati ad un tornaconto personale a volte inaccettabile per chi di posteri vive e per coloro che lo debbono subire.

Lo spirito porcello morì dopo tre giorni d'agonia , con i soldi ricavati dal trucido assassino , l'orco si sposò e coronò il suo sogno, ammazzando anche il direttore generale della società mutuo soccorso . Cosa che fece saltare di Gioia mezzo mondo e perfino su Marte e su i vari asteroidi orbitanti nella cintura di Giove ci furono feste per tre , quattro anni di continuo che la cosa ebbe tanta risonanza che un vecchio barbone di Bologna divenne ricco , anzi ricchissimo, perché un suo amico durante una notte di bisboccia all'osteria del gallo matto gli aveva regalato un azione dico un azione di quel pacchetto azionario messo in vendita da un amico del direttore. Che bello , disse : quanta bella gente , quasi ,quasi, l'invito tutti a casa mia per sempre, visto che ho un forno crematorio nuovo di zecca. Che bella che è la vita, come è bella la mia sposa tutta rosa , tutta nuda, tutta panna, tutti tranne il direttore che pace.


La dama dei sogni fu licenziata di botto finì per strada a chiedere l'elemosina, poverina , lei così sincera, capace d'amare e soddisfare interi reggimenti di carabinieri a cavallo, di bersaglieri infuriati, di elettricisti disoccupati, certo la poverina aveva chiaro davanti a se, cosa sarebbe successo dopo quell’increscioso incidente e dormire sotto i ponti, sotto una lampada, sotto un cartone chiedere la carità dalle parti di via dei serpenti, con un solo scialle addosso comportava una non facile predisposizione ed un acume diretto alla comprensione d'una società sempre più bastarda, governata da pachistani incavolati e cubani finiti dentro un burrone con tutta la loro merce, ma la vita ha due occhi , ha una bocca, ed un sogno che sempre ti porti appresso nel male nel bene ti rende il tuo vivere leggero come un soffio di vento che impazza per città e nazioni che s'alza dalle meschine miserie , con tette bene in mostra in gita con la parrocchia e si canta tutti insieme nel dolce desio nel rimare per rive brulle. E la dama gli lo diceva sempre al mio datore di lavoro : il giorno in cui finirò per strada non venirmi più a cercare perché quello che stato è stato scurdamece ò passato dato quello che noi vogliamo è quello che noi sogniamo. E tu mi hai ucciso i miei sogni con quella faccia di cafone , con quei occhi di cane.



La dama dei sogni fu trovata un giorno morta dalle parti di piazza maggiore , avvolta dentro uno scialle con una lettera scritta di suo pugno indirizzata a tutti datori di lavoro a tutti i commendatori, al sindaco di Rovigo, di Ferrara, di Siracusa che non vi stà poi tanto male poiché la dama gli piaceva viaggiare tanto che aveva anche uno slittino per scendere dalla cima dei monti innevati ed era una gran donna colta, anche se un po' impicciona cosa che gli aveva fatto perdere il posto. E tutti i suoi amici vennero al funerale chi cantando, chi io giocando a carte, chi tubando, chi sputando in faccia alla morte, ma questo non lo diremo per intero , poiché il funerale fu fatto a spese del comune di Ferrara.


Il buon padre di famiglia fù premiato per il suo coraggio sua figlia gli regalò una macchina nuova fiammante gli regalò una speranza, gli regalò una villa a Portocervo come fu capace di procurarsi il denaro non è dato sapere, come non è dato sapere lei cosa divenne alla fine di questa stramba storia, dove non c'è rimasto più nessuno con cui scambiare quattro chiacchiere , che perfino quelli dell'osteria del gallo matto , ebbero da ridire. Anzi fu proprio l'oste che dopo aver riso così tanto mentre puliva la sua stamberga, mentre faceva l'amore con la moglie di Renato che per poco non scoppiò uno scandalo quella volta, non si capì, un tubo che forse è meglio , berci sopra, un altro bicchiere di vino ancora , visto che siamo quasi arrivati a Bologna ed io debbo scendere. L'oste era nù rattuso , nato, cresciuto e pasciuto abbascia a sanità . Gli piaceva la pasta asciutta e si teneva a carmelina a figlia e Margherita. L'oste aveva un buon carattere , qualche volte non ti faceva pagare il vino ed invitava nella sua piccola osteria tutti gli artisti della città , lì c’ andava anche Giggetto che sapeva suonare bene il contrabbasso, ed era ebreo poiché sua madre era nata a Caltanissetta , ed era emigrata a Bologna nel lontano novantacinque, tutti lo prendevano in giro al povero Giggetto che a guardarlo bene non era poi tanto normale, era alto ed aveva due enorme orecchie a sventola , chi diceva perché lui sentiva meglio , chi diceva che poteva volare , quando le sbatteva velocemente , Giggetto appisolato sopra il campanile, con il suo contrabbasso che recita la divina commedia. Mentre tutti da basso a gridare a Giggetto scendi che se non scendi chiamiamo i pompieri , il primo ministro .Ed il sindaco è tutta la giunta comunale saputo del fatto, fecero una seduta speciale e misero ogni cosa a tacere , Giggetto lo puoi ancora trova lì sopra al campanile, poiché le sue orecchie sono diventati piccole tutto d'un botto , forse causa d'un incantesimo pagato dall'assessore ai lavori pubblici.


La nostra storia ancora oggi continua a correre sul filo del ricordo ,dorme su morbidi cuscini colorati su note erranti, tra le voci di popoli e persone che scendono e salgono dal treno. E ogni qualvolta si giunge in una stazione trovi qualcuno che t'aspetta , c'è tua madre, c'è il buon padre di famiglia , c'è la dama dei sogni ,c'è giggetto, c'è l'oste e tutta la sua compagnia. Ogni fermata è un tuffo nel cuore un ricordo che indora l'aria, che canta un antica canzone che s'eleva piano , piano tra il suono delle rotaie tra le grida dei passanti Gli eroi son tutti giovani e belli . E la locomotiva sembrava , fosse un strano mostro che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano: ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, sembravano avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite. Ed un altra forza immensa spiegava allora le sue ali, gridava ai quatto venti : "gli uomini in fine , son tutti uguali "





































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