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lavoro pubblicato mercoledì 12 ottobre 2016
ultima lettura martedì 20 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia fantastica 6

di Legend. Letto 456 volte. Dallo scaffale Amore

Storia fantastica 6Sara sollevò il capo con il sorriso sulle labbra – Tante cose meravigliose; ho questa casa, la nostra terra, i miei amici animali, i tramonti, i sentimenti, le mie lacrime… e poi ho te Fred… Se vorrò...

Storia fantastica 6


Sara sollevò il capo con il sorriso sulle labbra
– Tante cose meravigliose; ho questa casa, la nostra terra, i miei amici animali, i tramonti, i sentimenti, le mie lacrime… e poi ho te Fred… Se vorrò batterlo dovrò tornare ad essere quella che tu hai appena sfiorato. Sarà terribile, ma spero che tu non debba vedermi, perché vedresti qualcosa che non ti piacerebbe

Lui cercò nei suoi occhi una verità
– Dio ti aiuterà – Sussurrò
– Dio? Oh si, lui saprà capire, ma tu?
– Sarai sempre il mio pulcino
– Ho paura di perdere il tuo rispetto e credo che questo non potrei sopportarlo, sei così importante
– Non ricordo d’aver mai fatto nulla di eccezionale
– Che magnifico bugiardo sei. Secondo te è nulla avermi consentito di vivere la tua vita? Respirare la tua aria? È nulla avermi alimentato del tuo amore e donato un’anima? Debbo a te ogni mia gioia e dovrò essere grata al tuo Dio per avermi concesso di vivere al tuo fianco
– Ora stai proprio esagerando, sono soltanto un poveruomo che ti ha dedicato un poco del suo tempo
– Perché l’hai fatto? Tu hai sempre saputo chi sono e cosa avrei dovuto fare, vero?

Fred le sorrise senza rispondere.
– Però sapere che avrei potuto distruggere i sogni di un intero popolo non ti ha impedito di volermi bene
– Sapevo che saresti potuta cambiare e poi lo sai, avevo bisogno di un aiutante… ormai sono vecchio
– Non l’hai fatto per amore?
– Oh beh, io amo tutti
– Anche per tua figlia riserveresti lo stesso amore?
– No, per lei ho in serbo un amore diverso
– Più grande?
– Semplicemente diverso e tu sbagli a quantificare l’amore. Sarebbe riduttivo
– È vero, mi è difficile pensare che ciò che provo per te possa essere più o meno grande di quello che nutro per il mio gatto o la nostra terra. Sai cosa penso?
– Dovrei saperlo?
– Non mi meraviglierei se scoprissi che nutri sentimenti d’amore anche per Ameth
– Lo sai, sono un gran testone
– No che non lo sei e da quando ti conosco non faccio che domandarmi perché Dio non ti abbia concesso il contatto
– Probabilmente perché il mio amore non è grande come il tuo
– Ora sei ingiusto. Vuoi sapere cosa ha saputo fare questo tuo amore? Ha fatto di me una donna che crede di credere in Dio senza alcuna esitazione. Tu mi hai insegnato a riconoscerlo dentro di me e in ogni cosa che mi circonda, in ogni mio pensiero, nel sale delle mie lacrime, nella mia gioia di vivere…
– In questo non c’entro proprio nulla
– Tu dici nulla? Ma se è per te che ho abbandonato quella mia cultura priva di ogni sentimento
– Era inevitabile. Quella cultura è soltanto dotta ignoranza
– Non lo credo, altrimenti non ci avrebbe permesso tanto
– Dio permette soltanto la partecipazione alla sua opera, ma guai a coloro che barano
– E noi barammo pretendendo di somigliargli. In suo nome conquistammo gli spazi e spogliammo gli astri della loro bellezza. La nostra presunzione ci spinse ad utilizzare la verità a nostro piacimento, senza comprendere che invece avremmo dovuto creare un universo spirituale dove depositare l’immensa conoscenza
– Quale fu la ragione della vostra condotta
– Non lo so. Nessuno è più in grado di ricordarsene
– Mi sta frullando nella mente un’idea assurda
– Tu non hai mai idee assurde
– Immagina per un momento d’essere il dogma che guida l’infinito e supponi che tu abbia concesso alla stirpe che ti è più cara il potere di conferire la vita e la morte. Cosa faresti se quei doni venissero male utilizzati?
– Glieli toglierei
– E ciò risolverebbe il problema?
– No se prima non si riparano i torti
– E a coloro che ne avessero abusato li puniresti?
– Oh Dio non lo so!
– Li cancelleresti dall’universo?
– No, sarebbe una punizione troppo pesante, ne soffrirei
– Dunque si deve saper distinguere l’amore dalla giustizia?

– Quand’ero piccino e costringevo mia madre a punirmi per qualche birbonata, soffrivo più nel vederla piangere che per la punizione
– Tua madre era nel giusto, sapeva leggere nel tuo cuore. Io sono certa che nel cuore del mio popolo vi sia ancora amore, deve essere soltanto risvegliato come tu hai fatto con me… Forse avremmo bisogno di un’altra possibilità
– E se quella possibilità fossi tu?
– Non scherzare ti prego, mi fai venire i brividi
– Cosa accadde quando Ameth si liberò dal controllo? – Domandò Fred intuendo che in lei si stava creando una pericolosa tensione
– Ci perseguitò esattamente come lo avevamo addestrato a fare
– Quali armi avevate da opporgli?
– Nessuna, tranne la possibilità di trasformandoci in esseri di puro plasma energetico, ma questo peggiorò le cose
– Vi raggiunse anche in quella condizione?
– No, non avrebbe potuto, ma scegliendo di vivere in quella condizione perdemmo la capacità di riprodurci secondo natura e pur di salvarci rinunciammo a quanto di bello esisteva in noi
– Cos’era la vostra immortalità?
– I cloni. – Sussurrò lei evitando di guardarlo. – Loro ci consentirono la sopravvivenza, ma dovemmo rinunciare ad ogni informazione genetica e molte altre cose importanti
– Quali?
– La prima a soffrirne fu la famiglia, non nacquero più bambini e noi iniziammo a vivere di utopie
– Avreste potuto ricominciare daccapo
– Fu tentato, molto tempo più tardi, ma ormai non eravamo più in grado di mantenere a lungo l'aspetto fisico. Analizzammo per millenni ogni nostra azione passata con la speranza di scoprire dove avevamo commesso l'errore. Furono tentati milioni di esperimenti alla ricerca di un antidoto, ma non riuscimmo a recuperare il nostro paradiso. Tra l’altro furono fecondate artificialmente alcune donne, ma non funzionò
– Perché artificialmente?
– Perché nel frattempo erano state promulgate leggi che vietavano ogni rapporto fisico
– Ora capisco di dove nascono i tuoi problemi con il sesso
– Li ho superati, ora non ne ho più
– Ne sei certa?
– Beh, a volte, quando ne parlo, mi sento un po’ a disagio
– Cosa accadde a quelle donne?
– Trascorsi i primi 150 giorni l'embrione iniziava a regredire spontaneamente. Era come se l'essere che stava formandosi nei loro corpi si rifiutasse di vivere
– Assurdo
– Molte di quelle donne trovarono il coraggio di proseguire nel tentativo, ma l'unico risultato fu di vederle morire l'una dopo l'altra. E così, verificato quante morti erano costate, quelle pratiche furono proibite e per evitare possibili trasgressioni furono emanate leggi severissime che prevedevano pene esageratamente dure
– E tutto finì li?
– Esatto, da quel momento il mio popolo tornò a vivere una triste immortalità che comunque prima o poi ci avrebbe condotto all'estinzione
– Non avreste dovuto rinunciare
– Per la verità furono in molti a non arrendersi… Anche mia madre provò il desiderio di avere un figlio e quando trovò il coraggio per farlo chiese a mio padre di aiutarla
– Ora non farne un romanzo… non andò esattamente così
– E tu cosa ne sai?
– Nulla, non ne so proprio nulla – Farfugliò lui cercando di non mostrare l’imbarazzo del volto
– Sei uno spudorato imbroglione – Disse lei

– Vado a scaldarti un po' di latte – Sussurrò lui quando sentì la voce di Cristi spezzarsi per la commozione
– Non andartene! – Lo fermò lei – Ora tu puoi vedermi piangere
– Non è così importante, possiamo parlarne un'altra volta

Sara s'interruppe e soffocando un gemito si asciugò gli occhi con le mani. – Scusami – Sussurrò singhiozzando

Fred le passò il suo fazzoletto a fiori e lei si soffiò rumorosamente il naso.

– Mi vergogno profondamente – Mormorò Fred
– Non devi. Credevo di doverti delle spiegazioni
– Come hanno potuto pensare di poter disporre liberamente della vita di altri esseri
– Lo abbiamo sempre fatto
– È triste
– Si, ma prima di giudicarli prova a domandarti cosa resta ad un uomo che non può procreare
– Sarebbe stato meglio finire nel nulla. Esiste un codice che dovrebbe essere rspettato
– Di quale codice parli? Dell'onore? Beh, è da troppo tempo che quel codice non fa più parte del bagaglio del mio popolo
– Stai tentando di dirmi che furono tentati altri esperimenti del genere?
– Sull'altare della nostra stupidità furono sacrificati non so più quante umanità
– Dio mio, ma nessuno ha quel diritto – Mormorò lui
– A noi era stato concesso, ma commettemmo l’errore di abusarne cancellando le nostre coscienze
– No, voi non le cancellaste, le utilizzaste per mascherare le vostre debolezze
– E tu sai dirmi a cosa serve una coscienza quando si ha il nulla come traguardo?
– Gli uomini di questo pianeta vivono tutta la loro esistenza sapendo di invecchiare e morire, eppure convivono serenamente con le loro coscienze
– Per ridare vita alla nostra razza avremo bisogno di migliaia di uomini come tuo padre e donne come tua madre

Lui la sollevò sulle sue ginocchia e lei, facendosi piccola piccola parve scomparire tra le sue braccia.
– Ho paura Fred – Mormorò
– Non sarà facile, ma ti è stata concessa una forza che non teme confronti
– Dovrò prima battermi con Ameth
– Si, ma non dovrai tornare ad essere quella di prima. La forza che ora vive in te è capace di purificare e popolare le solitudini e se saprai utilizzarla l'universo udrà echeggiare grida di vittoria che faranno tremare i mondi

Sara scese dalle sue ginocchia rimanendo in piedi con il capo inclinato e lo sguardo lucente nella posa in cui molti pittori hanno dipinto gli angeli
– Farò ciò che deve essere, – Bisbigliò sollevando su di lui lo sguardo in cui l'immensità che la permeava era evidentissima – purché tu mi sia accanto
– Non sarò io il tuo compagno – Sussurrò lui
– Mi lascerai sola?
– No, sarò sempre nel tuo cuore
– Fred! – Sussurrò lei – Perché ora che ci sentiamo più vicini la timidezza si è dissolta? Perché ho il coraggio di entrare nei tuoi occhi mentre prima osavo guardarli di sfuggita?
– Forse perché sei tornata in possesso della tua unicità
– Unica io? Bugiardo che sei! Tu sei unico. Se non fosse stato per te Ameth avrebbe avuto la sua vittoria. Sono tue le armi che userò per batterlo
– Stai dicendo un carro di sciocchezze, sai bene che non posseggo armi
– Oh Fred, ho cessato da un pezzo di contraddirti, ma lascia che questa volta possa farlo. Sai bene che senza di te sarebbe stato tutto diverso
– Vuoi farmi arrossire?
– Lo meriteresti per le volte che hai fatto arrossire me
– Non è vero! Non ho mai fatto una cosa simile
– Soltanto un'ora fa, pur di non mostrarti il rossore del mio volto mi sono arrostita davanti alle fiamme, ma di cosa sei fatto?
– Non lo so, ma credo d'essere di carne, ossa e in possesso di uno stomaco che reclama. Cosa prepariamo per il pranzo?
– Dio, ma lo senti? Potrò mai vivere senza di lui?... Nella ghiacciaia abbiamo ancora una bistecca
– Se è come l’ultima ci mangiamo in due
– Lo abbiamo sempre fatto
– Allora cosa aspettiamo? Guarda che magnifica brace
– Okay, vado! – Disse lei avviandosi seguita dal suo gatto
– Un momento, toglimi una curiosità. Quel tuo modulo, cosa ha fatto credere a quei signori?

Lei si strinse nelle spalle senza rispondere.
– Avranno pur dovuto domandarsi cosa eravamo l'uno per l'altra, non ti pare – Insisté lui
– Ha fatto credere loro che fossimo padre e figlia. Non ti dispiace vero?
– Neanche un po'

Lui stava ancora grattandosi la barba compiaciuto quando lei lo chiamò dalla cucina
– Fred! Posso chiederti una cosa?
– Ahi ahi! Quando gridi a questo modo sento sempre un prurito sulla schiena
– Dai sii serio, posso?
– Cosa vuoi sapere?
– Quello che hai detto prima è la verità?
– A proposito di cosa?
– Che con la gonna sembro più bella
– Ma no figuriamoci, stavo scherzando
– Dovevo immaginarlo – Replicò lei dopo un attimo di silenzio

Intuendo di averla delusa Fred tentò di rimediare
– Cosa ti succede? Non riesci più a capire quando scherzo?
– Cosa vuoi farci, forse sto invecchiando – Ribatté lei
– Beh, vuoi sapere come stanno veramente le cose? È vero, con la gonna sei una gran bella figliola
– Fred! Ma sono cosa da dire?
– Non lo so, è un'espressione che ho sentito in città
– Allora è vero, ti piaccio di più con la gonna
– Non è che me ne intenda molto, ma con la gonna sembri... beh insomma...
– Insomma cosa? – Lo incalzò lei intuendo che avrebbe lasciato cadere l'argomento
– Intendevo dire che con la gonna sei niente male
– Ora non essere scostumato
– Intendevo dire che il tuo aspetto è più gradevole
– Sarebbe a dire che con i jeans non lo sono?
– Non ho detto questo, è che con la gonna cominci a somigliare a una donna
– Fred, ma io sono una donna
– No tesoro, non lo sei ancora
– Fammi capire bene; se indosso la gonna somiglio a una donna e se invece indosso i jeans somiglio a un uomo?
– Ho soltanto detto che con la gonna sei più bella… Ehi, non è che ora ti monterai la testa, vero?
– Con la gonna sono più bella, eh? Porca vacca dovrò indossarla più spesso
– E come la mettiamo con il tuo gatto?
– Con lui me la vedrò in privato, ora però non provare a imbrogliarmi perché me ne accorgerei; davvero ho le gambe magre?
Lui non rispose limitandosi a scuotere il capo.
– Fred! – Chiamò nuovamente lei affacciandosi all'uscio della cucina
– Si?
– Te l'ho mai detto che ti voglio bene?


Fine


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