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lavoro pubblicato martedì 11 ottobre 2016
ultima lettura venerdì 16 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'altro modo di soffrire

di Anitram. Letto 566 volte. Dallo scaffale Pensieri

Ho creato nella mia testa una dimensione lontana da qui. Sono rimasta alla settimana con lui, ed è come se tutto quello a cui pensassi non pote...

Ho creato nella mia testa una dimensione lontana da qui. Sono rimasta alla settimana con lui, ed è come se tutto quello a cui pensassi non potesse tornare più indietro di quei giorni. È il mio modo di evitare il dolore. Dolore per la morte di una persona che ha sempre fatto parte della mia vita. Non metto la testa in nessuna attività io faccia, è come se non pensassi, come se facessi tutto meccanicamente. Evito di rendermi conto di questa realtà. Mi basta chiudere gli occhi per sentire le sue parole, per ricevere le sue carezze sul viso, per sentire le sue labbra sulle mie. Non oso pensare ad altro. Non a prima. Non a dopo. Non a tutto questo. Nessuno riesce ad accorgersi che io non ci sono mai in realtà. Fingo di preoccuparmi, fingo di avere paura, ogni giorno io fingo. Penso a lui perché è l'unica persona che ha saputo farmi accantonare la tristezza. Ho lasciato i miei pensieri ai nostri momenti perché so che nessuno ora come ora sarebbe capace di distrarmi. 850 chilometri una seconda volta per allontanarmi da questa città, dal cambiamento di vita che non avrei saputo affrontare. Sono partita due volte dal mio paese, prima e dopo il funerale perché andarsene via , , in quei momenti è la cosa giusta. Dovevamo allontanarci dalla consapevolezza di continuare una vita da soli e siamo tornati per trovare pace e conforto da quei mesi disastrosi. Io mi sono rifugiata da lui, e lui è stato il mio riparo fino alla partenza. Mi ha cercato ogni giorno, mi ha raccontato di sapere come ci si sente a perdere una nonna, mi ha visto andare via. Mi ha rassicurato, mi ha fatto sentire come se non avessi bisogno di vivere per altro. In effetti, non avevo più nient'altro per cui vivere. Ricordo di essermi ripromessa di fargli perdere la testa per me. Non volevo isolarmi come sto facendo ora. La tristezza ai mesi invernali, mi sono ripromessa. Infatti, ho un immenso vuoto dentro, una voragine. Quando piango mi rendo conto di quanto io stia male. Evito di sfogarmi, di voltare pagina, di cercare di essere felice. Mi sentirei in colpa ogni singolo giorno se continuassi la mia vita in modo normale, perché credo che mia nonna meriti che la nostra quotidianità cambi per lei. Così io penso solo a lui, so che sarebbe contenta di questo, quindi penso solo a ciò che mi rende felice e allo stesso tempo triste. Perché in ogni ricordo di lui, si riflette il pensiero di lei.


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