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lavoro pubblicato domenica 9 ottobre 2016
ultima lettura domenica 1 ottobre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Italia vista da "Amanda Knox" di Netflix

di ArrivederciComa. Letto 121 volte. Dallo scaffale Storia

C’è qualcosa che piacevolmente mi fastidia, qualcosa che … meno male mi disturba nel documentario che circola su Netflix da una decina di giorni.Non mi riferisco al circo mediatico di contorno alla vicenda ... bisogna .......

C’è qualcosa che piacevolmente mi fastidia, qualcosa che … meno male mi disturba nel documentario che circola su Netflix da una decina di giorni.

Non mi riferisco al circo mediatico di contorno alla vicenda ... bisogna riferire ciò che ti dicono prima di controllare se è vero perché il tempo per controllare se è vero non c’è più sennò ... ¿ chi è che ti legge o clicca se qualcuno lo ha scritto prima di te? Sarà pure che si “deve” far così, ma resta sempre una merda.

Non mi urta l’ancestrale spirito becero e gretto del popolo bue, quello che bisogna per forza credere qualcuno colpevole o innocente, che bisogna avere per forza una opinione su tutto, che si prende come vero tutto quello che “passa” (pensare è una attività più impegnativa) dentro la zucca. Per evitarlo basta non aggregarsi alla piazza che chiede la testa di qualcuno e soprattutto leggere, leggere e leggere ancora.

E non mi dispiace nemmeno l'immagine che passa del nostro Paese davvero devastato dal dramma di dover fare "bella figura" sulle spalle dei ben o malcapitati di turno, a torto o a ragione. Siamo un paese attaccato a scotch pieno di zelanti con i deboli e zerbini coi potenti dove conta di più prendersi seriamente ed essere presi seriamente che fare le cose seriamente. Francamente, poco me ne fotte se nel Mondo siamo in buona compagnia. Solo un idiota potrebbe essere contento di non esser solo in questo caso ...

No. Mi riferisco alla sensazione che per gli organi investigativi - a tutti i livelli, dal magistrato che conduce le indagini in giù - troppo spesso quando la magnitudo mediatica di un evento delittuoso sia particolarmente alta, le cose diventino troppo semplici.

E così, laddove ti aspetti che l'analisi della più completa-possibile (quantità) e diligente-possibile (qualità) raccolta di dati/informazioni possa basare binari di indagine ... ti ritrovi a vederli viaggiare su treni partiti da un mix di presunte intuizioni e sommarie ricostruzioni immaginarie che conducono perlomeno a sprechi di tempo e risorse.


Ci sono la Knox e il Sollecito condannati una volta sì e l’altra no in questo documentario, l’avvocato del Guede che racconta del perché scelse il rito abbreviato e ancora il magistrato appassionato dei film di Mr. Holmes (chissà quanto ne sarebbe contento Sir Doyle, visto che i libri sono meglio …) che ritiene la Knox abbia avuto un atteggiamento anarcoide e chiedendosi se a Seattle abbiano tutti quell’atteggiamento ci avverte che ... lui si limita ai fatti ...

Ci sono sono pure porte di vetro sfondate malamente a calci rischiando talloni d'Achille in questo documentario, una pessima tv americana che ironizza sulla giustizia italiana come se loro fossero messi meglio e, a proposito di peggio, c'è persino Donald Trump e molto altro ancora ...

Ma soprattutto c’è una scena del crimine contaminata da un disordinato andare e venire da parte di chi avrebbe dovuto assolutamente evitare di farlo (“nei video della Polizia Scientifica c’era molto caos … confusione su cui la stessa Polizia Scientifica si è espressa …”) con conseguente movimento di DNA vari chissà dove (basta solo la storia dei gancetti del reggiseno della Kercher, individuato a soli 46 giorni dal delitto, con il DNA di Sollecito e di altre due persone mai individuate) e problemi di contaminazione avvenuta persino in laboratorio … tutte cose messe in evidenza dagli esperti forensi indipendenti.

E quello che non c'è poi ... quello che non c'è: nella stanza in cui Meredith è stata uccisa non vi è traccia alcuna riferibile alla Knox e nessuna traccia affidabile (reliable, dice la Knox) del Sollecito.

Quello che non c’è ... il dramma del dolore dei Kercher, la scelta di sottrarsi a qualsiasi circo mediatico, di vivere nella riservatezza il dubbio che giustizia non sia stata fatta.

"Ci son quelli che mi credono innocente e quelli che mi credono colpevole.

Non c'è una via di mezzo.

Se sono colpevole, significa che sono un essere da temere come nessun altro
perché [sono come una specie di Keyser Söze travestito da Roger 'Verbal' Kint]*

Ma se sono innocente, vuol dire che chiunque è vulnerabile.
È questo l’incubo di chiunque.
Quindi delle due l’una, o sono una psicopatica travestita da pecora oppure io sono ognuno di Voi."

[Amanda Knox]



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