ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 3 ottobre 2016
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The Clanck

di DianaJStewheart. Letto 533 volte. Dallo scaffale Horror

Pensate al rumore più spaventoso e disturbante che abbiate mai sentito nella vostra vita. Pensateci intensamente...non vi sembra di udire Clanck, Clanck...

THE CLANCK
Arriva all'improvviso come una folata di vento che mi scompiglia i capelli. E' sotto il letto. E' nelle foglie che stormiscono senza tregua. E' nell'aria che inalo. Esso è dappertutto e non mi lascerà mai finchè non mi trascinerà nell'abisso. Sento i suoi sussurri che mi assordano, avverto le sue mani gelide che mi tastano dappertutto. Ho paura. Paura di essere pazza, paura di non esserlo. Auspico di avere qualche disordine mentale così da poter essere ricoverata in qualche ospedale psichiatrico e trascorrere i giorni che mi restano dondolando sulla barca del dolce oblio provocato dagli psicofarmaci. Ma, ahimé, so di non essere così fortunata; ciò che vedo e sento non è frutto di una mente alienata, bensì di una realtà che mi perseguita. Sì, esso è reale come la tastiera del computer che traballa sotto le sferzate inflittegli dalle mie dita che si agitano convulse, mentre cerco di scrivere queste poche righe per cercare di mettere ordine nella ridda di pensieri e sensazioni che mi affollano la mente. Guardo l'orologio: le 7,30 del mattino. Fra poco sarà qui, riesco a sentire l'orrido rumore provocato da quell'abbozzo di addome che ha. Fuori c'è il sole che preannuncia un'altra giornata di canicola soffocante; sembra incredibile che certi orrori vengano fuori perfino in mattinate luminose. Siamo portati a credere che i mostri si affaccino nel nostro mondo solo durante le ore che vanno dal crepuscolo all'alba, perchè le tenebre li accolgono fra le loro braccia e permettono loro di vagare nella nostra dimensione per ghermirci l'anima ed il corpo. Purtroppo non è così: essi non temono nulla, perchè sono il nulla. Un niente che si nutre delle nostre paure e delle nostre ambizioni. Eccolo è arrivato. Si avvicina piano a me, cercando di cogliermi di sorpresa, ma il mio orecchio è troppo allenato ormai e non mi sfugge il clanck, clanck, che ne annuncia la presenza. E' accanto a me adesso. Con la coda dell'occhio, vedo il suo busto ricoperto di escrescenze pelose che somigliano a teste deformi, ma non lo sono. Ne possiede una sola, piccola e calva, quasi lattescente. Cerca di afferrarmi alla caviglia con una delle appendici che dovrebbero essere braccia e mi provoca un brivido di disgusto in tutte le cellule del corpo. Se ne accorge ed emette un ghigno raggelante. E' venuto per esigere il suo tributo di sangue, il suo nutrimento; tutte le volte mi si arrampica su per la gamba e mi affonda i denti, piccoli ma straordinariamente acuminati, vicino alla giugulare. Succhia per circa cinque minuti, poi mi lascia e saltella per andare a nascondersi non so dove. Una volta ho provato ad ucciderlo o perlomeno a ferirlo con una scure che gli ho scagliato addosso, colpendolo alla testa ma è stato inutile e doloroso. Doloroso, si, dato che ho provato una fitta lancinante al cranio come se fossi stata io a ricevere il colpo. Da allora ho lasciato perdere perchè ho capito che io e quella cosa siamo legati in qualche modo. Mi perseguita da oltre cinque mesi, ormai. Ricordo benissimo la giornata in cui si è manifestato per la prima volta. Era il 25 dicembre, Natale. Ho udito un rumore furtivo provenire dalla camera da letto e mi sono introdotta cautamente nella stanza nella quale regnava la penombra dato che gli scuri erano abbassati. I miei occhi non videro nulla perchè egli sa come camuffarsi fra le ombre, ma alle mie orecchie non sfuggì un respiro concitato; un alito di vento caldo che mi fece accapponare la pelle della nuca. E dopo il respiro venne quel rumore disgustoso, quel clanck, clanck provocato dalla parte terminale del suo addome che strisciava in terra. Sembrava il suono prodotto dalla lancetta di un orologio. Quell'essere non ha gambe, ma una specie di coda cortissima con la quale fa leva per muoversi; essa ha a un colore che ricorda il cuoio e deve essere di cheratina o altro materiale del genere perchè produce un rumore sordo a contatto delle superfici. Non so cosa sia questa cosa: ho cercato sul web e su vari libri che trattavano di creature infernali ed animali fantastici, ma non ho trovato nulla che la rìguardasse. Dapprima ho creduto fosse una larva, uno di quei parassiti siderali che infestano la nostra dimensione, ma non corrispondeva alla descrizione. Un anno fa ero la donna più felice del mondo; avevo un compagno che mi amava e portavo la nostra creatura in grembo...ma la mia gioia durò solo un minuto, il tempo per ascoltare il primo vagito del mio bambino prima che la Morte lo ghermisse facendomi sprofondare nella disperazione. Ora sono sola...se si esclude la presenza di quel mostro che non mi lascia un momento. Alcune giornate sono talmente lunghe e pesanti che aspetto la sua visita e lo supplico di finirmi e non lasciarmi annegare in questo mare di lacrime e dolore. Ma leggo nei suoi occhi che il mio momento non è ancora giunto; mi vuole viva per succhiarmi, per spolparmi come una succulenta bistecca sanguinolenta. Anche se vivere mi è insopportabile, non voglio finire nell'abisso dopo che quella cosa mi avrà prosciugata. Io voglio morire con la benedizione di un prete. Oh, Dio...eccolo. Sta arrivando. Il suo clanck, clanck copre perfino la musica dei Beatles. Sbuca da sotto il letto come un orrido pupazzo a molla e subito affonda quegli occhiacci maledetti nei miei. In pochi minuti mi è addosso: sento il suo addome sul mio, mentre quella specie di coda si insinua fra le mie cosce. Tenta di parlare, di dirmi qualcosa ed articola dei suoni: " Grumpf, goo, goo" incomprensibili perchè quella bocca non è stata creata per parlare, ma solo per mordere. . Strabuzza gli occhi per lo sforzo di buttare fuori parole e non versacci: " Gaaa, gaaaou, maaaa". Le sue appendici tentano di sfiorarmi il viso e mi strappano un lembo di pelle, io reagisco conficcandogli le unghie negli occhi. Esso urla e pronuncia una parola: Mamma..." che ripete all'infinito.



Commenti

pubblicato il martedì 25 ottobre 2016
abisciott1, ha scritto: Forte! La creatura che cerca vendetta... C'è sempre di mezzo quella specie di follia.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: