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lavoro pubblicato lunedì 3 ottobre 2016
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Painful life - Vita dolorosa: Atto 1-6 Lei

di JhoshuaEnterman. Letto 492 volte. Dallo scaffale Horror

Francesco non poteva più credere a chi si fosse ritrovato davanti, era come un sogno travestito da incubo..

PAINFUL
LIFE
Ognuno custodisce piccoli e dolorosi segreti.

Atto 1: Amicizia
Capitolo 6: Lei, semplicemente lei.

Lei, era semplicemente lei.

Magari no, magari si. Stava aspettando e molti secondi erano passati, avevo sempre ammirato la sua pazienza ma in quel momento mi stava davvero uccidendo, volevo che facesse lei qualcosa, che spezzasse quel terrificante momento.

-“Guarda che non mi importa se non sei presentabile”
Parlò, dopo lunghi secondi.

Il suo solito modo orribile di spezzare il ghiaccio, beh almeno era bello sapere che alcune cose non cambiavano mai, che almeno lei non era cambiata. Nella mia testa cominciarono a farfugliare pensieri sul fatto che magari colui che gli si sarebbe presentato davanti l’avrebbe delusa, ma non andarono molto che lei si fece un pelo più avanti e poi tirò il fondo della mia felpa.

Non potevo più scappare.

Girai prima il corpo e poi la testa e finalmente la vidi, dopo così tanto tempo.. e lei non era cambiata di una virgola, fu un ritrovo molto nostalgico e davvero accogliente, non fui più in grado di trattenere le mie emozioni e così mi lasciai andare, avvolsi le braccia intorno a lei;

L'abbraccio: http://orig07.deviantart.net/6247/f/2016/276/a/1/lei_by_francis097-dajt07j.png

I secondi passarono, lunghi ed interminabili secondi.

Non volevo finissero, ma lo sapevo perfettamente che non sarebbe stato così..

La lasciai e feci qualche passo indietro, guardandola negli occhi ed iniziando a lasciar andare la mia mente verso la confusione.. lei lo notò, heh, cosa non notava mai.

-“Ok, ok.. va tutto bene”
Iniziò a dire, tentando di avvolgere di nuovo le braccia intorno a me.

Ma io la fermai e distolsi lo sguardo. Sentii che non la prese a bene, però doveva anche capire che quella situazione era giusto un momento abbastanza folle.

-“So che avrai delle domande..”
Disse ciò e appena lo disse, non ci vidi più.
-“O-Ok.. tu! Come fai.. e quei mostri, i-il corridoio e tutto quanto..!”
Esclamai, farneticando come un folle.

Ma poi lei mi interruppe.

-“Calmo.. calmo”
Disse, con un tono rassicurante.
-“Una domanda alla volta”
Poi aggiunse ed io mi tappai la bocca.

Riordinai un po’ le idee, guardandomi intorno e grattandomi il capo.

-“Sono morto?!”
Andai con la prima domanda che mi saltò in mente ed la più importante.

Lei per un istante si perse a singhiozzare, trattenendo le risate e poi tornò seria:

-“Ma no, scemo.. non lo sei”
Lei mi rispose, prendendo alla leggera la mia domanda.
-“Ah, eh, no certo.. come ho fatto a non arrivarci”
Risposi in modo sarcastico, preso dallo stress.

Lei non seppe come reagire e al suo solito iniziò ad evitare il mio sguardo; io portai le mani sul volto e girai per un attimo intorno a me stesso, scaricando la tensione. Poi, quando voltai nuovamente lo sguardo verso di lei, con la coda dell’occhio intravidi un movimento verso la destra e quando guardai meglio.. era tornato a perseguitarmi, ma questa volta non c’era solo la mia vita in gioco, ma anche la sua ed era molto più importante: subito mi posi di fronte a lei per proteggerla e per tanto tirai fuori il coltellino dalla mia tasca.

-“Cazzo.. è di nuovo quella cosa!”
Borbottai, tentando di spingerla indietro
-“N-“
Lei aprì bocca, ma io gli parlai su.
-“Vai via di qui!”
Esclamai, cercando ancora di spingerla indietro.

Non sapevo cosa stessi dicendo, dove neanche mandarla via. Era tutto vuoto, tutto bianco e tutto troppo aperto.. scappare non era più un opzione, non avevo mai voluto credere in nessuna divinità, ma se quella lì era proprio una prova personale per me, magari era il momento che io facessi la cosa giusta per una volta nella mia vita, magari lei era lì per quell’esatto motivo.

Ma magari, mi sbagliavo.

-“No!! Fermo!”
Poi lei esclamò, scostandomi via violentemente.

Si affrettò, ma non per scappare via ma per correre esattamente tra le braccia della morte:

-“No!”
Urlai, cercando di acchiapparla..

Ma mi sentii debole in quell’esatto momento e mi ritrovai con le ginocchia per terra. La guardai avvicinarsi, lì mi chiesi se non fosse la mia redenzione finale, ma magari il mio inferno personale, non poter fare nulla per aiutarla ancora una volta e sapevo che non sarei riuscito a sopportarlo. Ero pronto a usare tutte le mie forze per alzarmi che mi fossero costate tutte le ossa ma rimasi allibito quando vidi che quel mostro non gli fece del male, al contrario, si accorse della sua presenza e si avvicinò, quasi come se si conoscessero.

Non avrei mai pensato che quel mostro potesse avere una mente lucida, ma a quanto pare mi sbagliavo, almeno avrebbe compreso ogni istante delle ossa che gli avrei fratturato.

-“Non fargli del male!”
Poi lei esclamò, dicendo qualcosa che mi lasciò senza parole.

Non sapevo se fossi più geloso o più infuriato del fatto che lei stesse prendendo le parti di un.. mostro, invece che di me, quasi non mi interessava più neanche capire.

-“Ti prego.. non fargli del male”
Aggiunse, perdendo energia nelle sue parole, evitando il mio sguardo.
-“Fare del male.. a lui? Ma lo hai visto?!”
Dissi, nel pieno della confusione.

Non vedevo come io, specialmente in quello stato, potevo lontanamente anche solo scalfirlo, mi avrebbe fatto a fettine se solo mi fossi avvicinato.

-“Si, tu.. non cercherà di farti più del male, lo prometto.”
Si ribadì.
-“Cosa, osa stai dicendo.. guardalo! E’ un mostro!”
Poi esclamai, cogliendo l’attenzione di entrambi.

Poi lei ritrovò il coraggio di guardarmi negli occhi e con uno sguardo triste e deluso disse:

-“Oh no, hai dimenticato di nuovo tutto, vero?”
Fu’ ciò che disse, facendomi porre più domande di quante me ne abbia risposto.

E prima che potessi dire altro o anche muovere un muscolo, avvenne qualcosa che potetti descrivere solo come se la mia mente si fosse disconnessa, un forte sfruscio metallico mi invase le orecchie e la mia vista si spezzò, per un secondo sentii quasi come se il mio viso si stesse sciogliendo, vedendo quel mondo bianco e puro distruggersi e spaccarsi in meno di un secondo.. e poi il secondo dopo, tutto tornò normale ma questa volta fu’ tutto nero.

Il mio viso era pesante, credetti veramente che mi si fosse sciolto e quando gli portai le mani su, sentii che qualcosa di esterno si ci era posizionato: lo tirai via con tutte le forze e il bagliore di quello strano luogo mi accecò ancora una volta, non avrebbe dovuto sorprendermi al scoprire che sul volto si ci pose quella maschera.. ma la mia mente si perse su altro, quando vidi lei sana e salva nel fondo.

Il mostro a differenza, era sparito nel nulla.

-“Dov’è?!”
Chiesi tutto allarmato, ma lei non rispose.

E poi tutto intorno a me iniziò a tremare..

-“Non c’è più tempo.. ti aspetterò alla discoteca!”
Lei disse, una frase completamente avvolta da un alone di mistero.
-“Cosa? Che vuoi dire?!”
Chiesi, per chiarire almeno una cosa.

Ma i tremori iniziarono a farsi più intensi e il terreno intorno a me a spaccarsi ed a tratti crollare in un vuoto infinito ed oscuro. Tra di me e di lei si creò un grande divario, e nel mentre io non riuscivo neanche a rialzarmi pur provandoci con tutte le forze .. e poi mi fermai accettando la situazione ed alzai lo sguardo verso di lei, era immobile sull’altro capo che tentava di dirmi qualcosa, muoveva le labbra, ma non sentivo più la sua voce.. era come se ci fossimo separati di centinaia di kilometri. Cercava di dirmi qualcosa che non potevo sentire, stava persino urlando.. e poi alla fine anche il terreno sotto le mie ginocchia decise di cedere ed io, non potetti fare altro che cadere finché l’oscurità totale non mi avvolse.

Stavo ormai precipitando da molto tempo, tanto che non sentivo neanche più di star cadendo, ma lo sapevo e il mio orientamento era in conflitto con la mia mente, d’altronde ciò mi lasciò molto tempo per pensare a cosa fosse appena caduto. Una porta che si dissanguava, un forte bagliore e poi un luogo completamente bianco, senza confini.. per quante ne sapevo, potevo star sprofondando all’inferno o indietro nella realtà, non sapevo davvero quale fosse peggio.

Fu quasi come addormentarsi, nel momento che lasciai i miei pensieri andare e poi, vuoto.

Vuoto, soltanto questo, non saprei come descriverlo meglio.



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