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lavoro pubblicato giovedì 29 settembre 2016
ultima lettura venerdì 1 dicembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

stanotte ho dormito come un bimbo scemo

di FilippoDiLella. Letto 142 volte. Dallo scaffale Sogni

Trovai un manifesto appeso vicino casa, c'era su il mio nome.Ok, lo ammetto, era mattina e la sera prima avevo forse esagerato un pochino. Con le mani...

Trovai un manifesto appeso vicino casa, c'era su il mio nome.
Ok, lo ammetto, era mattina e la sera prima avevo forse esagerato un pochino. Con le mani in tasca avevo freddo e il secondo caffè del giorno non voleva saperne di fare effetto.
Giuro però che il manifesto c'era.
Un grosso, grasso e stupido grigio manifesto funebre.
Mi dissi " non può essere, sono morto, cazzo!"
Sai che scocciatura...
E la Signora non mi aveva neanche avvisato dopo tutte quelle ore spese ad ascoltare le sue lamentele!
Accesi una sigaretta e rimasi un po a fissarlo: i miei parenti piangevano la mia scomparsa e i funerali si sarebbero tenuti in chiesa il giorno dopo; ma dico proprio in chiesa?!
Andai al lavoro e cercai di non pensarci.
Qualcuno mi fece le condoglianze, uno disse addirittura di avermi sempre voluto bene.
Io annuivo.
A metà pomeriggio il capo mi chiese se ci fossero novità, gli risposi "sono morto, domani mi serve libero per il mio funerale..."
Rise.
Così il giorno dopo mi misi una giacca e andai in chiesa, c'era meno gente di quanto avessi sperato; erano perlopiù sconosciuti e disperati di vario tipo che non vedevo da tempo, qualcuno indossava persino una camicia.
Un tizio ubriaco cantava "sweet Jane" barcollando nel porticato del sagrato e un barbone col codino cercava di dormire su una panchina.
L'ubriaco smise di cantare e si avvicinò alla panchina, lo vidi pisciare sul barbone.
Ne uscì una rissa comica alla fine della quale l'ubriaco vomito' e se ne andò portandosi i suoi lividi dentro al bar.
Io entrai in chiesa.
Il prete non disse nulla di particolare durante la cerimonia ma ricordò a tutti i presenti che non è bello andare in chiesa solo in queste circostanze. La platea si annoiava, mia madre piangeva e mi abbracciava forte.
Portarono fuori la bara lievemente inclinata verso sinistra, uno dei portatori era zoppo.
All'uscita della chiesa molti presenti se ne andarono e qualcuno venne a stringermi la mano con quel minimo di commozione garantita dall'occasione.
La mia ragazza se ne andò senza salutare con tizio alto e peloso con una pancia da birra e la faccia simpatica. Doveva essere molto triste, mi dispiacque assai.
Me ne andai verso il cimitero pensando al costo esoso che il becchino mi aveva propinato, diceva che per andarsene bisogna andarsene ma almeno con un po di decenza.
Per me bastava un imballaggio dell'Ikea ma forse aveva ragione il becchino, non so...fatto sta che pagai senza rispondere.
I fiori che misero sul mio loculo non erano nemmeno tanto freschi ma quando muori ad ottobre non c'è da fare troppo i pretenziosi per queste cose.
Bisogna saper capire.
La sera trascorse con tranquillità e un paio di chiamate ricevute da amici e parenti e dal solito sconosciuto che invece delle solite minacce diceva "finalmente la smetterai di dire quel che dici, non vedevo l'ora"; lo ringraziai del pensiero, riattaccai e misi su il solito blues.
Ancora mattina, ancora sveglia presto e ancora bus. Il tizio che mi chiedeva sempre le sigarette mi guardava più strano del solito, questo non gli impedì di fumare a mie spese anche quel giorno. Non l'avevo mai visto prendere il bus.
Al lavoro il capo mi chiese come andava, "ho bisogno di un anticipo, sono stirato"
Non rise.
Al ritorno mi fermai al solito bar, Francesco mi servì il solito leggermente infastidito per il conto che stavo allungando da qualche giorno.
Decisi di saldarlo e finalmente sorrise un po, poi tornò incazzato.
A casa c'era un pasto freddo sul fornello della cucina, un paio di piatti sporchi nel lavandino un cartone con i miei cappelli posato vicino alla porta.
Mangiai con indolenza e salvai una berretta, una coppola di lana grigia e un cappello nero con banda rossa leggermente sformato.
Mi feci una valigia e presi il treno verso Mantova, ho sempre amato quella città.
Arrivai intorno a mezzanotte, il solito b&b era chiuso.
Comprai un paio di birre al market e me ne andai sul lungo Mincio, dalle parti del castello.
Da li, con quel silenzio, la notte si rifletteva nell'acqua amplificando il buio e finalmente mi addormentai.
La mattina mi svegliò un vigile, presi un'altra multa per accattonaggio.
Pazienza.



Commenti

pubblicato il giovedì 29 settembre 2016
corsaro, ha scritto: Suggestivo e interessante
pubblicato il mercoledì 5 ottobre 2016
FilippoDiLella, ha scritto: Corsaro grazie mille! Però ammetto di aver barato un po: i sogni sono sempre suggestivi.

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