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lavoro pubblicato lunedì 26 settembre 2016
ultima lettura domenica 17 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Libro delle Risposte - Atto 1/a

di JordanRiver. Letto 416 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Trattasi di un esperimento riguardante l'elemento della "distopia". L'argomento è già stato sviscerato in molti modi. Il mio è un esercizio di stimolo ed inventiva originale. Auguro a tutti buona lettura.

Lama di luce.

E' il mio primo pensiero quando apro gli occhi. Mi sono svegliato come sempre a cinque minuti dal suono della sveglia, che mi premuro comunque con gesto meccanico di spegnere, allungando il braccio destro su di essa.

La mia attenzione, man mano che i miei occhi si abituano, è tutta per quella lama di luce che sembra acquisire fisicità all'interno della mia stanza. Il raggio di sole filtra da una lamella rotta della veneziana nera che dovrebbe coprire integralmente l'unica finestra del mio appartamento. Dovrò farla sistemare, prima o poi, o tutte le mattine perderò tempo prezioso fissandola.

I miei occhi scendono dalla veneziana lungo la superficie luminosa sino al leggero lenzuolo che ancora mi copre le gambe, cogliendo il suo lento spostamento, segno della rotazione terrestre, costante avvertimento del tempo che scivola via, silenzioso ed inarrestabile.

Poi noto il pulviscolo in sospensione all'interno della lama di luce e per un istante vacillo.

Sono solo, eppure una goccia di sudore mi imperla subito la fronte, incurante dell'aria condizionata che rende il mio appartamento perfettamente climatizzato. Il cuore mi batte in gola e le tempie martellano. Il trigemino si indurisce e gli addominali per un istante si contraggono. Probabilmente la mia faccia è una deformata da uno sforzo di autocontrollo che a fatica ottengo, con un profondo respiro e una forza di volontà che mi accorgo di perdere progressivamente, mio malgrado.

Stavo per pormi una domanda. Una Domanda.

La mano sinistra vola veloce a cogliere il lembo del lenzuolo, scostandolo quasi con violenza, mentre i miei muscoli guizzano per farmi prendere posizione seduta dapprima, eretta dopo. Un breve capogiro, qualcosa che mi fa vacillare. Appoggio la mano destra al muro dinanzi a me e la solidità della struttura in duracemento mi rinfranca con la sua concretezza. Non c'è niente di meglio di un po' di rozza Realtà per farti tornare nei ranghi. Deglutisco, la bocca è una pasta intrattabile di saliva densa e sonno confuso ed interrotto da sogni che a tratti bisognerebbe definire incubi. Provo a ricordarli, ma ormai sono svaniti. Come svanisce la causa di tale brusco risveglio: la mano destra scende all'interruttore e attiva il motore elettrico che, ronzante, fa salire le lamelle della veneziana, lasciando che la luce solare inondi il mio appartamento. Quando la veneziana è a metà, stacco la mano e mi volgo a guardare il mio spazio vitale: un cubo diviso in tre ambienti, uno adibito a camera da letto, un bagno, una piccola sala. Suppellettili ridotte al minimo, come pure il mobilio. Del resto, tutto ciò che mi serve realmente è fuori di qui. Riporto ora lo sguardo verso la finestra mezza scoperta, lasciando che il mio sguardo ora vaghi sulla Città. Su Uskebasi.

Non so perchè si chiami così. Non so nemmeno dove si trovi, sulla Terra. So solo che dopo i Giorni dell'Odio, dopo essere stato vittima dei disordini che sconvolsero definitivamente la vita dell'Uomo mandando all'aria qualsiasi tipo di equilibrio sociale, economico, politico e geografico, fu qui che mi risvegliai. Mi fu detto di essere grato di essermi salvato dal caos e che avrei contribuito alla ricostruzione. Quando posi la mia prima Domanda, l'unica Riposta che ricevetti fu il Libro delle Risposte. Quando posi la seconda Domanda, l'unica Risposta che ottenni fu che mi venne detto di leggere il Libro delle Risposte. Quando posi la terza Domanda, l'unica Risposta che ricevetti fu un colpo alla nuca che mi fece svenire.

Quando mi risvegliai, mi ritrovai in questa medesima stanza, con il Libro delle Risposte sul comodino, un guardaroba completo ed anonimo nell'armadio, il necessario per lavarmi e tenere alla mia persona. Nient'altro. Il punto in cui mi colpirono ancora mi duole, di tanto in tanto, quando cambia il tempo.

Abbasso lo sguardo sul comodino e guardo il Libro delle Risposte: è stampato in carta velina, per rendere le oltre diecimila pagine e il loro contenuto scritto in caratteri minuscoli disponibili in un formato portabile senza eccessivi problemi. Assomiglia a un vecchio vocabolario. L'ho letto tutto, più volte. In esso ho trovato tutto quello che cercavo e non ho più dovuto porre una Domanda a chicchessia. Mi dirigo in bagno e mi guardo allo specchio.

Vedo un volto che ha passato la quarantina ma ha ancora un po' di tempo prima di raggiungere la cinquantina. Il cranio è completamente glabro, non ricordo di averlo mai avuto diversamente. Un pizzo piuttosto folto mi incornicia le labbra. Il labbro superiore è scoperto, dato che i baffi sono tenuti ben regolati, mentre il labbro inferiore quasi scompare nella barba a punta che ora si allunga incolta di almeno una decina di centimetri, rossiccia e striata di grigio. La mascella è piuttosto decisa, il naso irregolare come se fosse stato rotto in un paio di punti, una cicatrice taglia il mio sopracciglio sinistro, arrivando sin quasi all'angolo sinistro della bocca. Naturalmente non ricordo come mi sono provocato quella cicatrice, ma ormai ho fatto l'abitudine a questa brutta faccia.

Lo sguardo scende sul mio petto, le spalle larghe, le clavicola pronunciate, un leggero accenno di pancetta che il lavoro non riesce a contenere, data l'età che reclama il suo prezzo. Apro l'acqua corrente e un display luminoso mi indica quanti secondi di acqua corrente mi restano per la mia pulizia. Rapido come ho imparato con il tempo, in 23 secondi riesco non solo a lavarmi, ma persino a risciacquarmi accuratamente. Mi applico il deodorante e mi spruzzo sulla pelle il repellente anti-insetti. Questo ci metto un po' di più a stenderlo su ogni superficie esposta e non del mio corpo.

Ho visto cosa accade quando qualche insetto che supera le Barriere punge uno di noi. Se va bene, sopraggiunge la Morte. Se va male, la Follia. Meglio la Morte.

Apro l'armadio degli abiti, a tiro di braccio ed estraggo la mia divisa di ordinanza: un paio di pantaloni in pelle nera, che indosso senza intimo. Poi una maglia maniche lunghe e collo alto, che chiudo con una cerniera all'altezza della spalla. Infilo un paio di calze spugnose e pesanti, poi indosso un paio di anfibi neri che ci metto un poco a chiudere, date le numerose fibie e chiusure di sicurezza. Poi la giacca in pelle nera, la bandana nera al collo con il laccio sul davanti.

Torno a guardarmi allo specchio e sogghigno: con quella botta di colori, sono abbastanza funereo.
Ma dato il lavoro che svolgo, non devo certo essere né bello né fare presenza.

Perchè ad Uskebasi io sono un Trovatore e lavoro dove nessuno vorrebbe lavorare.

Inspiro a fondo un'ultima volta e mi dirigo all'uscita.

Sto per uscire, quando rabbrividisco. Mi volto, torno sui miei passi e sguscio in camera. Allungo una mano, afferro il Libro delle Risposte e me lo spingo nella tasca dorsale, proprio in mezzo alle scapole: la chiusura magnetica si sigilla sopra di esso. Pesa, ma ormai è diventato un carico più che sopportabile.

Per un attimo, ancora, indugio davanti allo specchio. Stavo per dimenticare il Libro delle Risposte.
Anche oggi.
Le labbra mi si tirano sulle gengive, scoprendo una dentatura quasi perfetta, evento raro al giorno d'oggi. Scuoto il capo, come a scacciare un cattivo pensiero e infilo la porta di uscita, chiudendola dietro di me. Non ci sono serrature, ad Uskebasi. In nessun appartamento c'è nulla che valga la pena di essere rubato. Ad Uskebasi nessuno ruba nulla.

E' l'alba e non c'è nessuno nel corridoio: la maggior parte dei Cittadini si alzerà almeno tra tre ore. I miei passi risuonano sordi sul pavimento, indugio dinanzi all'ascensore, poi apro la porta della scala di emergenza e la oltrepasso. Non prendo più ascensori: il Giorno dell'Odio che mi abbattè, ero in un ascensore che precipitava. E' il mio ultimo ricordo cosciente, prima di risvegliarmi ad Uskebasi.

Ci metto sette minuti e ventritre secondi ad arrivare al piano terra. Non ho più nemmeno il fiatone, tante sono le volte che già fatto quel percorso. Arrivo all'atrio e mi fermo davanti alle porte pneumatiche. Le vetrate corazzate già vibrano, mentre un osprey si libra a pochi metri, atterrando ed estendendo il corridoio mobile che, una volta nei pressi della porta pneumatica vi aderisce, creando il vuoto. L'aria da essa viene dapprima aspirata per eliminare ogni tipo di elemento patogeno, poi tocca a me. Mi avvicino a una sorta di intercom e mormoro al suo interno:

“ Angelo Ferrari, Trovatore.”

Un ronzio, il sistema controlla l'impronta vocale, mentre una spia rossa si accende poco lontano. Una telecamera mi controlla e io la guardo direttamente: il Libro delle Risposte mi ha insegnato la procedura e ha reso tutto più facile. Una voce meccanica gracchia:

“ Identità confermata. Trovatore Ferrari, procedi.”

Le porte pneumatiche si aprono e un sibilo indica il fluire dell'aria al suo interno, riempiendo il vuoto di poco prima. Con passo deciso lascio il palazzo, dietro di me le porte si chiudono e io mi arrampico lungo il condotto estensibile, sbucando nel vano di carico dell'osprey, dove mi attende il resto della mia squadra. Faccio un vago cenno di saluto, poi mi assicuro a una poltroncina.

L'osprey stacca il condotto e riprende il volo, un corvo nero ronzante nell'alba luminosa.

Alzo il braccio destro sopra la spalla e lo piego dietro la testa: l'apertura magnetica si apre al mio avvicinarsi e afferro il Libro delle Risposte. Lo estraggo, lo appoggio alle ginocchia. Ho almeno una mezzora di volo. Apro il Libro e inizio a leggerlo, senza guardare i miei compagni.

Stamane, meno parlo con loro, meglio è.

Non voglio rischiare.

Se mi sfuggisse una Domanda, sarei morto.



Commenti

pubblicato il venerdì 30 settembre 2016
Alastor, ha scritto: Finalmente ho trovato il tempo di leggere per intero questo pezzo. Premesso che, di tutti gli stili di scrittura, quello in prima persona è quello che digerisco meno, devo dire che questa volta non ne ho sentito il peso. Non mi soffermo ulteriormente sulla tecnica poichè nella mia limitata esperienza non riesco a trovare falle e quindi non posso consigliarti miglioramenti. Passando alla storia... Trovo molto intrigante la stesura di questo primo capitolo. Ci si pongono mille domande. Cosa è successo prima del risveglio nel monolocale e prima della stesura del libro delle risposte? In cosa consiste il lavoro del trovatore e cosa lo rende così pericoloso? Qual'è il motivo di queste brutali restrizioni nella comunicazione tra esseri umani? Tutte domande a cui spero di trovare una risposta nei tuoi prossimi capitoli. Non abbandonare questo progetto, mi raccomando. Continua su questa strada. Non sei da solo. Hai un sostenitore che ti leggerà fino al termine della storia.

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