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lavoro pubblicato domenica 11 settembre 2016
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Felicità.

di ohputain. Letto 351 volte. Dallo scaffale Amore

Vi hanno mai chiesto di spiegare cos’è per voi la felicità? Io non ci ho mai pensato, sinceramente, ma adesso se dovessi descriver...

Vi hanno mai chiesto di spiegare cos’è per voi la felicità? Io non ci ho mai pensato, sinceramente, ma adesso se dovessi descriverla in qualche modo, sicuramente sceglierei di paragonare la felicità a quella sensazione di leggerezza, di asserimento, a quel turbinio di emozioni forti e contrastanti che provai quando per la prima volta le sue labbra sfiorarono le mie sotto un manto di stelle luminose offuscate dai lampioni di una città dimentica e frettolosa. La felicità era una panchina in un’aiuola e le sue braccia a circondarmi. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe bastato un solo appuntamento a convincermi che forse ne valesse la pensa buttarsi a capo fitto?
Quella sera tutto era perfetto, tutto era al suo posto e nulla aveva più senso se non io, lui e quel momento che era nostro e di nessun altro. Aveva provato a baciarmi tante volte senza mai essere rude, si sporgeva e valutava, poi si limitava a rubare un bacio a fior di pelle, veloce come quando i bambini hanno paura di essere scoperti e scappano, non aveva mai insistito nemmeno quando, trovata quella panchina, ci eravamo seduti uno accanto all’altro. Rideva, scherzava e cercava di celare il desiderio che aveva di lambire quel deserto. Una strana luce dominava nei suoi occhi, erano scintillanti e scrutavano ogni angolo del mio corpo quasi come se volesse memorizzare tutto, imprigionarlo nella mente. Io, invece, aspettavo, desideravo e reprimevo quella voglia matta di prenderlo e non lasciarlo più. Non ero mai stata così a mio agio con una persona come con lui, non sapevo come relazionarmi a quella situazione del tutto nuova. Lo stomaco era chiuso come se un macigno vi si fosse posizionato sopra e, nonostante gli sforzi, non volesse spostarsi per nulla al mondo, le mani sudavano e davo la colpa al caldo afoso della pianura padana, la gola era secca e deglutire divenne quasi una fatica. Eravamo due fiammelle flebili che se si fossero toccate avrebbero dato luogo ad un incendio devastante. Era solo questione di momenti: quell’incendio sarebbe divampato, era destinato a divampare.
“E, dai, un po’ più di prepotenza!”, pronunciai mostrando quella sicurezza che non ho mai avuto, che non credo che avrò mai più.
Sorrise sghembo e poi avvicinò leggermente, lentamente, debolmente la testa alla mia. I nasi si sfiorarono appena, la barba mi solleticò il viso così come le sue ciglia me lo accarezzarono e finalmente, come quando compare l’arcobaleno dopo un acquazzone, le labbra si toccarono e una scossa invase la mia schiena: sembrava che un fulmine mi avesse colpito. Si toccavano, si torcevano, si sfregavano, si mordevano, s’infiammavano e si cercavano subito dopo essersi allontanate. Erano diventate l’ossigeno di cui avevamo entrambi bisogno. Le mani timide cercavano di memorizzare al tatto della sua camicia di lino, le sue grandi ed esperte oscillavano, stringevano, amavano quasi mentre i corpi erano schiacciati l’uno contro l’altro come se volessero fondersi. Era una danza mistica, era leggiadria, spontaneità, allegria e tutto aveva un colore più nitido quando riaprivo gli occhi e vedevo lui che stava a un centimetro da me e sorrideva.
In quel momento, il silenzio regnava tra noi, ma non era pesante o orgoglioso. Era una farfalla che si libra in aria, un fiore che sboccia al mattino, la rugiada che si appoggia sui fili d’erba, l’onda che s’infrange sulla battigia…
Se solo gli sguardi, quegli occhi così prepotentemente concatenati agli altri, avessero parlato, ne sarebbe venuto fuori una sola frase che forse racchiudeva quell’insaziabile frenesia che ci colpì: “Ti voglio. Ti voglio più di ogni altra cosa al mondo.”



Commenti

pubblicato il domenica 11 settembre 2016
ely81, ha scritto: bello bello bello!

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