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lavoro pubblicato domenica 11 settembre 2016
ultima lettura martedì 17 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Angela Giordano - Agropoli- Pensieri poetici dal Cilento

di sigismondoesp. Letto 805 volte. Dallo scaffale Pensieri

...alle persone che mi leggono e... magicamente scompaiono dico...non vi scomodate posso tranquillamente fare finta che non ci siete...per chi prova piacere a leggermi dico...continuate sul sito "Angela Giordano scrivere"... ..


LETTURE: La scelta... L'urlo dell'amore... Il libro delle emozioni... L'arcobaleno... Le primavere.. Luna crescente... La stanchezza... Il sorriso... Accordi... Il braciere.. .Gli Animali... Ricordi... Il volo...La torre...Guai ai vinti...Il mio Natale...Il Natale...La solitudine...Spirito Natalizio...Buon Anno... Il bacio... La bicicletta... La lambretta...L'incontro.. La sconfitta... Il desiderio...Confronto...Costruire la vita...Il buio...Sistemarsi...Gli occhi...La pasqua...Lo farò...C'era una volta...Lo sguardo...La pizza...Belle di notte...Il compleanno...Il primo amore..Io,figlia...A pezzi...La lampara...Questa donna...Il segnale...I sentimenti...La solitudine...I fiori...Srnsazioni..i...Quei giorni...Il ciele...La minestra...L'attesa...Mai abbastanza...Il portafoglio...Morfeo...

La scelta

Presi la strada del piccolo porticciolo turistico...era l'imbrunire. La campana della chiesetta accompagnava il sole che lasciava il giorno da teatrante, la rupe a strapiombo sul mare rifletteva i colori sgargianti di un tramonto mozzafiato. Mi strinsi nelle spalle minute chiudendo bene il cappotto...rabbrividii, era marzo e il vento di tramontana lucidava il cielo. Una barca adagiata su un fianco feriva la rena proprio lì dove il mare incontrava un gruppo di scogli ripetutamente violati dalla rabbia delle onde. Un mucchietto di vecchie reti resisteva alle correnti tornando continuamente, ostinatamente allo stesso posto su una battigia ormai confusa col mare. Il mio sguardo corse in un punto della roccia dove miracolosamente resisteva un gruppo di ginestre...una pennellata di vivido giallo dove tutto ancora era grigio...calava intanto la sera e quel vento...oh, quel vento cantava e contava insieme a me le stelle... Quel foglio tra le mie mani, svolazzando, disegnava il futuro. "Positivo", recitava...bisognava dirlo al mio uomo e...a mia madre... Mi accarezzai un ventre piatto che non sarebbe rimasto tale ancora per molto...sorrisi...io avevo già scelto.

L'Urlo Dell'Amore

...ho scelto stracci di nuvole...

impreziosito di stelle

...e poi...e poi...

ho scelto un angolo di cielo

... per stendere brandelli di una vita ...

ho ricamato con l'ago delle parole

... l'arazzo del cuore...

ho piantato semi di sogni

... e spezzato il silenzio...

con l'urlo dell'amore

Il libro delle emozioni

..e poi... il libro delle nostre emozioni non giace molto lontano dalle nostre menti...le pagine più belle brillano nei nostri occhi ...non entrate a rovistare nelle "stanze" di un cuore se non avete intenzione di "completare" ... la valigia dei vostri sentimenti...

L'arcobaleno

...e poi piove...non dolce e morbido ,come s'addice alla stagione autunnale...ma è rabbioso, lo scroscio ,ed improvviso...non c'è l'urlo del vento ma solo un brontolio lontano di nubi in lotta...piove...sul tappeto di rossastre foglie di platani...sui pingui acini di uva matura...sui panni stesi e dimenticati...piove...sui tetti arsi e spioventi, sul mare calmo di un giorno di settembre... piove... più in là , di là dalla collina,una miriade di gocce sospese improvvisamente attraversate da un raggio di sole... l'arcobaleno..

Le primavere

...e quando l'ultimo dei tuoi dolori si sarà staccato dall'albero dei ricordi ... quando come foglia stanca sarà caduto sul viale che conduce nell'angolo più intimamente protetto delle tue emozioni...solo allora...forse...le radici , che affondano nel tuo cuore , potranno spingere in alto novelli rami in attesa di prepotenti primavere...

Luna crescente

...che la luna cresce ed io mi sono fatta tre giorni di mal di testa ,ma mica di quelli che la"vecchietta"ti fa l'occhio e ti illudi che passa...mica di quelli che prendi un normale analgesico e gridi'al miracolo"forse fa meno male...no di quelli che la testa la devi direttamente staccare dal collo e mandarla in orbita in dono...ovviamente alla luna..."uffa"

La stanchezza

...che sono stanca...non fisicamente, la stanchezza delle membra è rimediabile...sono stanca di sorridere...a cosa poi? Alla vita? Questa antica signora pomposa... infingarda e menzognera... specchio di effimere felicità promesse e mai mantenute e che nessuno mai mi ha presentato...che non ho l'onore ma solo l'onere di conoscere...stasera smetterò il mio sorriso...lo riporro' sul comodino, accanto al libro che sto leggendo... ai fogli sporchi dei miei pensieri...alla mia penna nera...ad una foto...agli strani intrecci di sospiri coi battiti del mio cuore...a silenzi urlati...domani sarà lì...un ghigno che trasformerò in risata...cristallina e contagiosa...stanotte è così...

Il sorriso

Sarà capitato anche a voi...di avere una musica in testa...ops... scherzavo, sarà capitato a tutti, dicevo, di avere una di quelle giornate che cominciano col piede sbagliato...magari farcite di stupidi intoppi e contrattempi che mettono a dura prova la pazienza, contestualizzate in un periodo decisamente"no",giornate in cui ,alla fine, una stupidaggine...un episodio a cui in altre occasioni non avresti nemmeno fatto caso, ti fa venire il magone... sicuramente si... ed è così che attorcigli i pensieri negativi attorno alla vita colpevolizzando lei per le scelte poco felici che hai fatto...non potrei mai fare a meno del mio sorriso...chi conosce me e il mio vissuto sa che non sono una che si arrende...la vita... mostra sempre una via di uscita, solo che noi siamo così convinti che la scelta che stiamo facendo in quel momento, sia quella giusta, da non riuscire a vedere altre strade, salvo accorgerci ,quando è tardi, che accanto al viale principale vi erano un'infinità di altri percorsi...

Accordi

...e poi ti siedi nell'angolo...nel tuo silenzio ad ascoltare il tuo cuore... è stonato il suo battito...e così ricominci...ricominci a correggere le "note"sbagliate sul suo spartito...speri, così, che il "canto"possa scorrere fluido...che cancellandone alcune, il suono possa ritrovare il suo ritmo...e già...il cuore... questo strano strumento che richiede gli "accordi"delicati dell'anima...

Il braciere

"hai acceso la candela davanti alle fotografie? E hai lasciato la farina e l'acqua sul tavolo in cucina? Lo sai che questa notte i nostri cari morti verranno a farci visita e vogliono trovare luce e cibo...". Gli occhi di mia nonna divenivano simili a due fessure e la sua voce...oh, la sua voce si arrochiva, sinistra e greve. La osservavo timorosa, lo scialle incrociato su un seno tondo che non conosceva certo la costrizione dei più moderni reggiseni , mentre con un cucchiaio schiacciato a mestiere, smuoveva la carbonella nel braciere ,ben sistemato sotto i suoi piedi, per ravvivarne il calore. Io facevo si con la testa per poi fuggire a casa...poi la notte, lunghissima...che puntualmente trascorrevo nel lettone tra mamma e papà...la fronte imperlata di sudore mentre lugubri immagini si materia lizzavanono ovunque...l'alba sembrava così lontana...ma la vita è così strana e ciò che temevi diviene desiderabile... la notte scorsa ho acceso la candela e ho lasciato del cibo e dell'acqua sul tavolo in cucina...ed ho atteso...tutta la notte...invano... nessuno era con me...solo un immenso desiderio di poter per un attimo, solo un attimo , riabbracciare chi più mi ha amato...

Gli Animali


..gli occhi degli animali, di tutti gli animali, sono come quelli dei bimbi non ancora corrotti dai preconcetti degli adulti... trasparenti e senza barriere così da poterli "attraversare"sino a scorgerne l'anima...un'anima talmente pura, leggera, pulita, rarefatta, da risultare impercettibile e quasi trasparente a chi non sa cercarla con gli occhi del cuore...eppure essi riescono a percepire, nei nostri sguardi, quello scampolo d'amore istintivo e primordiale che ben sappiamo nascondere nei meandri del nostro essere ...ed è ciò che a loro basta...come si fa ad affermare che gli animali non hanno anima?

Ricordi

Guardavo mia sorella quasi abbarbicata su uno sgabbello.... e in bilico asciugare e riporre ordinatamente le stoviglie che aveva lavato...aveva poco più di quattro anni ed era alta come un soldo di cacio...guardavo di continuo il grosso orologio che campeggiava sul muro della cucina...quando finalmente ogni cosa era al sua posto ,presi la piccola mano di mia sorella nella mia e giù...verso l'albergo dove lavorava nostra madre.Una porta a vetri che. ai miei ochhi di bambina, sembrava enorme mi divideva da lei... Sentivo la sua risata ancor prima di entrare, argentea e cristallina, così similare al "canto"che produce il rio quando, fra sassi e ciottoli, si avventura a valle...aprivo la porta con forza...una "zaffata"di vapore misto a strani odori di cibo investiva il mio olfatto...mi fermavo ad osservarla per un pò da lontano, conservava ancora la a le altre...aveva i capelli raccolti in uno chignon disordinato, per metà coperti da una fascia da cui, ribelle, spuntava un ricciolo...unico vezzo che ricordava il su o carattere da"leonessa". Muoveva velocemente le mani, bellezza giovanile di certe foto, un po'ingiallite , che spesso guardavo per ore, la sua figura, altera, spiccava trquelle mani che cominciavano a risentire della fatica a cui erano sottoposte, così che la lavastoviglie fosse sempre pronta per il carico successivo...si girava di scatto e vedendoci le si illuminavano gli occhi...-forza bambine, asciughiamo queste posate- ... prendevamo lo strofinaccio che ci porgeva, orgogliose...questo le avrebbe permesso di tornare a casa prima del previsto

Il volo

...ora si che riesco a vederle, non più un bozzolo nascosto...implumi...delicate...ma maestose ali pronte per sorreggere il tuo volo...non sono preparata e forse non lo sarò mai ma ...eccomi...ti aiuterò a dipingere di rosso i tramonti, disegnerò sorrisi alle tue lune storte, cuciro'ad una ad una stelle ed universi nel tuo cielo, innaffiero'i semi di pensieri che vorrai piantare e ti seguirò...con lo sguardo...da lontano...non allontanandomi mai così tanto dal tuo cuoreda non permetterti a correre a rifugiarti nel mio ogni volta che vorrai... auguri amore mio...


La torre

.e poi accorgersi che vivi bene solo in quella torre di fragile cristallo che ti sei costruita intorno, dalla quale puoi guardare scorrere false vite...nella quale ogni rumore si trasforma in ovattato suono... attraverso la quale puoi scorgere stracci di cielo e miriadi di stelle verso le quali allunghi la mano senza mai poterle raggiungere se non nella pace di un sogno bello...

Guai ai vinti

...guai ai vinti!"Tuonò Brenno...e io mi sono scocciata di fare la "corretta" con chi è stato scorretto con me...se metto in moto la "macchina da guerra"faccio tabula rasa...non ne posso più...e per chi crede laddove non arriva la mano dell'uomo ci pensa Dio...

IL mio Natale

...e le luci sono state accese...che si distribuisca lo spirito natalizio così che, come per incanto, tutti diventino più buoni...il mio Natale non ha bisogno di luci...il mio Natale e' pregno di profumi...quell'odore di fritto e di umido che le mani di mia madre lasciavano sul mio volto in lacrime: avrebbe dovuto lavorare...anche quella sera ...quella carezza e la dolcezza dei suoi occhi erano il più bel regalo che io desiderassi...il mio Natale era satollo di quello strano miscuglio di olezzi che produceva la benzina mista al grasso che solitamente impregnavano gli abiti di mio padre, i suoi vestiti , il suo profumare di tabacco...l'odore del suo ritorno a casa...nulla sarebbe, per me, più simile al mio Natale,che il poter sentire quegli odori,rivedere quegli occhi,attendere quel ritorno...



Il Natale.
..penso che il Natale sia prerogativa dei bambini, di quelli che hanno i sogni che traspaiono dagli occhi, quelli che piangono per un piccione che zoppica mentre attraversa la strada, quelli che ti trascinano, fuori dalla chiesa, e ti costrigono a mettere gli spiccioli nel cappello del tizio costretto a subire parole come :" perché non vai a lavorare?"- o peggio:"tornatene al tuo paese!", quelli piccini piccini che a malapena riescono ad articolare parole...quelli , insomma, per cui vale ancora la pena raccontare di un vecchio canuto che in una notte stellata di dicembre, cavalcando una slitta trainata da renne, se ne va in giro a distribuire doni a chi è stato buono..
La solitudine
Facendo questi insulsi e spesso per niente sentiti auguri di Natale dò l, addio a questo mondo virtuale che ogni giorno di più sento non appartenermi... Immagino nessuno si strapperà i capelli...Torno al mio mondo pregno di sensazioni a pelle, ricco di pensieri buttati su fogli sparsi qua e là , alle mie serate seduta davanti al camino con la mia fumante tazza di tè e il mio libro, alla buona musica,il notturno di Chopin , magari,agli assordanti rumori dei miei pensieri che non smettono mai di sussurrarmi cose all'orecchio, alle mie giornate"no" da vedova in gramaglie (così mi defini un tipo che non riuscì a districarsi tra la sottana di ferro), certa che tutte le bellezze che pur il mio mondo custodisce resteranno inesplorate...Non esistono più pirati ne avventurieri e un nuovo Cristoforo Colombo non è ancora nato, d',altronde a chi interesserebbe scoprire mondi sepolti in spazi così inaccessibili da risultare ostici al punto tale da non riuscire a coglierne la preziosità?..Al mio Morfeo dico :-tu sai come contattarmi'.
Spirito Natalizio
Difficile ,in questi giorni,sfuggire allo spirito natalio ,sicche sei costretto ad affacciarti
alla finestra dei ricordi...ti guardi "dentro" e scopri dei vuoti che urlano...delle mancanze che sussurrano, incessantemente, pazientemente... così senti un dolore proprio lì, al centro del petto, lì dove alberga il cuore... perché si, è così...certe assenze fanno male, non in senso metaforico...fanno male davvero, un dolore sordo, continuo, insistente... perché è proprio quando tutto invita alla gioia che ti mancano di più... è allora che li vorresti accanto... così metti il capo f uori dalla finestra sporgendo il viso...in attesa di quell'inspiegabile etereo soffio così tanto...tanto simile ad una carezza...mi manchi papà...mi manchi mamma...
Buon Anno

La volta celeste trapunta di stelle e "l'orsa maggiore"a farla da padrona...Un falò e una tribale, ritmica musica etnica... L'odore del mare che il vento portava con sé insieme agli ultimi sussulti di un anno non certo facile... buon cibo vegano e la mia splendida figlia con me ...Il mio benvenuto ai buoni propositi che sempre,in questa notte, si fanno...Non avrei potuto avere di meglio, non avrei desiderato essere altrove... Buon anno a

tutti!

Il bacio

La ragazza camminava velocemente e il suo passo riecheggiava in un insolito silenzio.Era l'imbrunire di un giorno ancora tiepido di un autunno ormai inoltrato.Si voltava spesso indietro ,come a controllare che nessuno la seguisse.La stradina si inerpicava su un promontorio che permetteva ,una volta raggiunta la cima,di dominare con lo sguardo tutto ilgolfo di Salerno,nei giorni in cui il maestrale schiaffeggiava il mare nettava il cielo e si poteva scorgere la sagoma dell'isola di Capri. Aveva lungli capelli neri ricci che,ricadendo sulle spalle minute ma ben diritte,accopagnavano,dondolando,il ritmo della sua andatura.Era orai il tramonto.Lei si girò,quasi di scatto,per dare un ultimo sguardo a quel luogo che con ogni probabilità avrebbe ricordato per sempre e ciò che vide le spezzò il respiro.Il sole stava calando e si adagiava.morbido,sul mare,sorretto da una linea all'orizzonte che aveva assunto la nettezza di un tratto di matita ben tracciato,nel farlo donava alla spuma che,laboriosamente, le onde ricamavano sul mare,pennellate di fuoco mentre il cielo arrossiva e pian piano assumeva tutte le più brillanti sfumature di rosso ed arancio.Una vela spezzava la rotondità del disco solare,stagliandosi,scura,quasi in primo piano con la sua plastica figura,di li a poco il sole sarebbe scoparso nel mare,il firmamento avrebbe steso l'arazzobuio della notte per far posto alle stelle.La giovane donna si accarezzò, con la lingua,le tumide labbre...Sentiva ancora il suo sapore.lui sapeva di cannella e tabacco,così le era sembrato...era stato il suo prio bacio...

L a Bicicletta I

Anche quello sarebbe stato un Natale uguale a tanti altri. La bambina stava minuziosamente addobbando l'albero; chiamarlo albero era un eufemismo visto che si trattava di un grosso ramo di pino piantato, per l'occasione, in un grosso secchio riempito di sabbia e qualche mucchietto di alghe: ne capitava sempre qualcuna nel mezzo, nonostante l'attenzione usata nell'eseguire quell'operazione. Era ossuta e spigolosa, con grandi occhi neri ,curiosi e profondi: trasparivano qualcosa di magico. Aveva tra le mani un piccolo uccello di vetro dal becco arancione. Era una delle sue decorazioni preferite, con quella coda...Oh, la coda, lunga e così morbida al tatto! Delicatamente lo fissò ad un ramo e completo' l'addobbo appendendo quel "babbo Natale"di cioccolato che, come ogni anno, non avrebbe visto nascere il "Bambinello". Accese le luci e resto',affascinata, a guardare l'effetto finale:era molto soddisfatta di se. Sua madre faceva l'inserviente in un hotel e suo padre, quando non faceva il meccanico, era un operatore cinematografico, dunque...Niente festeggiamenti la notte "Santa"! Sarebbe rimasta col naso appiccicato al vetro ad immaginare ciò che succedeva nelle case illuminate e avvolte nei"vapori"dei preparativi. La bambina si era recata da suo padre, sul far della sera, per portargli la cena:le piaceva vedere da vicino quella grossa"ruota"che girando proiettava sogni. Il luogo era angusto e vi si accedeva attraverso una scala dai gradini così stretti e "accavallati" da risultare pericolosa...Un percorso verso il cielo dei desideri! Era così che la piccola definiva quel luogo. Come sempre aveva ascoltato pazientemente le raccomandazioni di suo padre sul "filare"dritta a casa e, come al solito, lei non avrebbe obbedito: c'era una sola cosa che le avrebbe fatto contravvenire ad un ordine di suo padre:una bellissima, stupenda, irraggiungibile bicicletta rosa che campeggiava nel negozio di giocattoli di fronte casa sua e che ,per l'occasione,aveva sul manubrio un enorme fiocco rosso. Forse se la Befana avesse saputo...Era lei a distribuire i doni. Penso' fosse inutile, viste le difficoltà economiche... in fondo,quello,non sarebbe stato un Natale diverso dagli altri...

La bicicletta II

Fuori ed attraverso le finestre, specialmente di sera, le case ed il paese tutto erano vestite con l'abito della domenica. La bambina continuava con la solita vita, aiutava sua madre per quel che poteva. Come ogni sera, pressoché alla solita ora, portava la cena a suo padre che, come sempre, era alle prese con la proiezione di qualche film. Quella sera la programmazione aveva in scaletta un cartone animato: ne avrebbe visto un bel pezzo sulle ginocchia del suo eroe! Salì frettolosamente le scale, sua madre aveva cucinato della scarola e fagioli e un odorino niente male si diffondeva in cucina. Tutto era stato sistemato per bene, in un canovaccio di cotone caldo ben legato per cercare di mantenerne integra la fragranza e il calore;, a parte ,le posate e dei tozzetti di pane biscottato, completavano la parca cena. La piccola non vedeva l'ora! S'incammino' saltellando nonostante le raccomandazioni di sua madre: aveva fretta di arrivare, ma non riuscì a non fermarsi giusto un"soffio d'alito"per ammirare la bellissima bici:era ancora lì. Tirò un grosso sospiro giusto per un attimo, poi fece spallucce e si allontanò veloce: fra poco sarebbe stata tra le braccia del suo "gigante buono"a sognare. Si avvicinava il giorno dell'Epifania e come da copione avrebbe scritto la sua bella, corretta, umile letterina: era una bimba diligente che si distingueva a scuola per la sua bravura e fantasia nell'esporre i propri elaborati. Anche quell'anno avrebbe chiesto ciò che presumibilmente le poteva essere concesso: qualche dolciume, una bambola dalle poche pretese, qualche pentolina in plastica..Quanto le sarebbe piaciuto chiedere la bici! Ma un sogno resta racchiuso nel buio della notte e ti trascina con sé fra le stelle, ed era lì, fra le stelle, che lei ogni notte "cavalcava"la sua bici! Ripose la letterina sotto l'albero, che nel frattempo, avendo perso gran parte degli aghi, appariva brullo e un tantino triste, insieme a quelle dei fratelli e della sua sorellina più piccola, chissà. I pochi giorni che mancavano dall'ultima festa natalizia si snocciolavano monotoni, la bambina continuava di tanto in tanto a rimanere col naso appiccicato alla vetrina del negozio quasi imbambolata, ad immaginarsi cavalcioni su quel bellissimo pezzo di ferro rosa munito di ruote e ammantato di tutte le fantasie che la mente pura di una bimba è capace di contenere. Finché un giorno, pochissimi prima dell'Epifania, di fianco al grosso fiocco rosso, un cartello:"venduta". La delusione della piccola fu cocente, grosse lacrime presero a scendere giù dai suoi profondi occhi d'ebano....Fu un attimo, lei era ben consapevole che un sogno, per cert'uni, resta un sogno! E finalmente giunse la notte che tutti i bimbi buoni aspettano. Andò a dormire tranquilla, non si aspettava granché e sogno'di attraversare prati, stradine, persino arcobaleni, a cavalcioni di una bici rosa! Fu svegliata dagli "schiamazzi"della sorella più piccola che blaterava di una bici sotto l'albero. La ragazzina si alzò di scatto e...Sorpresa: sotto un albero che aveva ormai perso le sembianze del Natale, brillava, col suo splendido fiocco rosso, una fantasmagorica bici rosa. In fondo non era stato il solito Natale!

La lambretta

C'era riuscito, finalmente ce l'aveva fatta. Era innamorato di lei da sempre, da quando, poco piu'che bambini, lo costringeva ad assistere al teatrino che lei metteva su con le sue bambole di pezza, da quando gli faceva tirare su dal pozzo almeno cinque secchi d'acqua, da quando, sotto un sole rovente, lo convnceva a liberare"quei poveri animaletti"intrappolati nelle reti, da quando...aveva dimenticato da quando. Amava tutto di lei, la figura esile eppur altera, i lunghi e ricci capelli d'un nero corvino che luccicavano al sole, quel nasino cosi'perfetto da sembrare finto e quella fossetta sul mento, oh, lui l'adorava. Aveva un caratterino niente male essendo cresciuta con un'orda di zii superprotettivi e iper-litigiosi: sua madre era morta quando lei era piccola e suo padre aveva pensato bene di defilarsi, cosi'era rimasta in "eredita' "ai nonni. L'aveva lasciata seuella sera, ed era fuggito via sulla sua lambretta. Il vento quasi lo schiaffeggiava, mentre a tutta velocita' si dirigeva verso una spiaggetta che rimaneva un po'nascosta ai piu'. Il sole stava tramontando e allungava la sua ombra cosi'da ingigantirne la figura. Fisso'la lambretta, si tolse i sandali e affondo'i piedi in una sabbia ancora calda: la notte stava calando e nessuno lo avrebbe cercato ,vista la sua abitudine ad assentarsi spesso, di notte, per dedicarsi alla pesca. Il mare era cosi'calmo da confondersi con un cielo traboccante di stelle. Una lampara scivolava lenta, trascinandosi dietro uno stuolo di argentei pesci danzanti;si domando'come fosse possible andare a morire ballando. Rivide lo sguardo stupito di lei, le parole rimaste a mezz'aria. Era fuggito via senza darle Il tempo di una risposta. Si era steso tra due scogli. La notte era cosi'dolce e musicale. Quando si sveglio' albeggiava, fendenti di raggi solari squarciavano il velo della notte, illuminando tratti di spiaggia ancora dormienti, le ombre lasciavano Il posto alla luce. Si alzo'di scatto,con un gesto veloce si scrollo'di dosso la sabbia e forse anche un po'di paura, sali'sulla lambretta e mise in moto: giusto Il tempo di sistemare il suo ciuffo un po'ribelle e... via ,incontro ad una risposta che lo avrebbe reso l'uomo piu' felice del mondo o lo avrebbe condannato alla dannazione eterna.

L'icontro

Il salvadanaio di coccio, cadendo, andò in mille pezzi. La giovane donna si abbassò per raccoglierne il contenuto; cominciò a contare i soldi facendone vari mucchietti, sì, sarebbero bastati per comprare un biglietto per il treno. Li lego'per benino in un fazzoletto di batista che profumava di fresco e di lavanda e aprì, furtivamente, la cassapanca dove veniva custodito il pane. Si usava farne più forme, una volta acceso il forno,e lo si conservava in un luogo relativamente asciutto ma soprattutto fuori dalla portata dei topi che avrebbero voluto fargli la festa volentieri. La ragazza ne alzò un grosso pezzo e vi nascose il suo piccolo tesoro:il giorno successivo avrebbe comprato un biglietto per recarsi in città , lì avrebbe rivisto il suo amore dopo un lungo mese di lontananza. Lui studiava presso l'università più prestigiosa del luogo e lei ne andava fiera. Fu una notte lunga , farcita di sogni e di timori:come sarebbe stato incontrarlo in un ambiente a lei poco consono? Sarebbe riuscita a superare l'imbarazzo di sentirsi così tanto...provinciale? L'alba si annunciò non tanto coi classici , pastellati colori tipici di una mattina di maggio, quanto con gli schiamazzi dei suoi zii che , di ritorno dalla pesca, come sempre, stavano litigando sulla spartizione del pescato. La giovane tirò un sospiro ed intervenne per placare gli animi, subito dopo aver servito loro la colazione, aprì la cassapanca e, preso il fazzoletto, si recò in stazione. Aveva tra le mani, tremanti, il biglietto:non poteva più tornare indietro. Prese un grosso pentolone, lo riempì d'acqua e vi aggiunse della cenere e qualche fiore di lavanda per rendere il tutto più profumato: avrebbe lavato i suoi lunghi capelli, sarebbero stati splendidi.Il treno arrivò in stazione con un po'di ritardo e la trovò seduta su di una panca di legno, bellissima nel suo vestito giallo paglierino,con grossi orecchini pendenti, un azzardo per l'epoca, degli stupendi sandali"alla schiava"e...le sue paure:si tormentava le dita torcendole, ma era tardi per tornare indietro. Salì sul suo vagone e si sedette accanto al finestrino, il treno si mosse e lei cominciò a guardare fuori:tutto aveva fretta di sparire, correvano e sparivano gli alberi di pesco, sbiadendo come macchie di colore su fogli stropicciati,correvano e sparivano sbuffi di nuvole e vapore. Guardava affascinata le case sfilare davanti ai suoi occhi e immaginava la vita in esse. Sembrò essere passata un'eternità quando il treno entrò in stazione, il cuore prese a batterle così forte da farle temere che tutti potessero ascoltarlo. Scese e si guardò intorno spaesata: Dio che luogo enorme! E dove mai correva tutta quella gente? Fu presa dallo sgomento:e se lui non si fosse presentato? Se lui si fosse vergognato di una "sempliciotta" come lei? Cominciò a guardarsi intorno terrorizzata finché non intravide da lontano una figura che avrebbe riconosciuto tra mille, era lui, una maglietta blu e due spalle larghe in cui andare a rifugiarsi. Anche lui la riconobbe e le corse incontro facendosi largo tra la folla. Lei si fece avvolgere da un abbraccio che sapeva di nostalgia e d'amore, di attesa e finalmente d'incontro... Ora non aveva più paura.

La sconfitta

Uscì dall'auto sbattendo la portiera. Non si voltò,non voleva che lui la vedesse. Grosse,calde lacrime nascevano dai suoi occhi per morire sulle sue labbra:erano salate,amare,avevano il gusto della sconfitta.Non si girò nemmeno quando lui la chiamò a gran voce,quasi urlando il suo nome,Udì ripartire l'auto con un rombo rabbioso.Ora le lacrime si erano trasformate in un pianto sommesso che scuoteva le sue spalle.Si soffiò il naso con l'unico fazzolettino di carta che aveva trovato in borsa e s'incamminò.Un fremito le attraversò il corpo,eppure non era freddo.Si guardò intorno.Allungando lo sguardo poteva scorgere la collina su cui sorgeva un elegante agglomerato di case.C'era umidità e una sorta di nebbia ammorbidiva i contorni delle cose,le fasciava, vestendole di mistero e fascino.Si rese conto di essere lontana da casa per cui si avviò con passo svelto.Il silenzio era ovunque sicché si poteva quasi udire il mormorio insistente dei suoi pensieri.Vide le luci del paese,non poteva rientrare in quello stato,troppe domande a cui non aveva alcuna voglia di dare risposte.Si diresse verso il porticciolo,si,il suo amato mare l'avrebbe ascoltata muto e senza giudizio..L'inconfondibile,salmastro suo profumo ,l'assalì e la pervase, come l'essenza di certi costosissimi profumi che spesso le capitava di sentire addosso e intorno a certe donne.Non c'era nessuno se non il buio di una notte senza luna.Si era sbagliata,si,si era innamorata dell'amore,dell'idea di esso e non di lui.Ed era stata lei ad ammantare di sogni e romanticismo e sentimento un rapporto che,siffatto,esisteva solo nel suo cuore. Quella sera se n'era accorta e si,lo sapeva,avrebbe sofferto come un cane..

Il desiderio
Si asciugò le mani grondandi acqua freddissima.Le guardò cominciavano a risentire del lavoro a cui erano sottoposte avevano assunto un colore violaceo e si mostravano avvizzite e disidradate.Tirò un grosso sospiro.Si era legati i capelli alla buonae un riccio ribelle le cadeva sulla fronte cercò di sistemarlo.Si tolse il grembiule e lo appoggiò sulla vasca colma di panni ancora da lavare:avrebbe completato il lavoro al suo ritorno.Si avviò a passi svelti mentre i suoi pensieri volavano alto e coloravano di rosa le sue aspettative.L'avevano fatta chiamare perchè il curato la stava aspettando a casa per parlarle:cosa mai poteva volere da lei il "pastore di anime "se non chiedere la sua mano per conto di qualcuno?Era così che si usava fare:il prete andava a casa della donna, su richiesta dell'interessato, per chiederla in moglie ,innanzitutto,alla sua famiglia,una sorta di "lasciapassare"che garantiva la serietà delle sue intenzioni.Il passo svelto della giovane donna riecheggiava nel silenzio delle ultime ore di luce,si fermò un attimo ad osservare il mare che si faceva "letto"per accogliere il sole e ne assorbiva calore e colore.Le ombre si allungavano e disegnavano strane sagome sui muri e lungo le strade.Recandosi a casa mille pensieri le si affollavano nella mente e, il desiderio che fosse ,finalmente,il suo amore a chiederla in sposa,cominciò a prendere corpo.Il curato era seduto accanto al tavolo sul quale faceva bella mostra di sè l'immancabile bottiglia di rosolio e un bicchierino già colmo di quella profumata mistura era in una delle sue mani,con l'altra agitava ,a mò di ventaglio,un foglio di carta.Il viso pingue e rubicondo era imperlato di sudore,eppure non faceva caldo.La donna sedette dopo aver baciato l'anello che l'uomo le aveva mostrato. Man mano che le parole,ben studiate,uscivano dalla bocca del curato,i suoi sogni cadevano,come quelle farfalle a cui sono state accarezzate le ali e che ,prive ormai di quella sorta di polvere quasi magica che le ricopre ,non sono più in grado di volare...e muoiono.Non era lui a chiederla in moglie e a quel punto non le interessava più di ascoltare, ma rimase lì, ferma,quasi ipnotizzata a sentire parole che si snocciolavano una dietro l'altra e che per lei non avevano senso alcuno:la sera accendeva le stelle in cielo ad una ad una e lei aveva un lavoro da finire..
Ahah
Wow
Sigh
Grr
buito tu affinché potessero essere splendide e forti e sicure in volo ma....non sei pronta e forse non lo sarai mai...spiccherà il volo e quelle ali la sorreggeranno quando il vento della vita soffiera'minaccioso o la culleranno quando di contro esso sarà un dolce fiato...tu non potrai far altro che seguire da lontano le morbide volute del
suo viaggio,le sue virate, le sue soste.....intanto terrai al caldo il nido dove, spererai,ella vorrà f erConfronto
Il confronto
Oggi mi sento piuttosto leopardiana, purtroppo è cosi...E' con la rabbia del vento dell'esistenza, che schiaffeggia iracondo il mare e trascina balzanzoso le nuvole, che io mi confronto,ogni giorno da sempre .E' come nuvola che mi sento, colma di infinite sensazioni sempre in guerra tra loro, pregna di sentimenti ed emozioni che inevitabilmente rendono greve il mio 'cielo'costringendomi a frequenti e catastrofiche precipitazioni verso un suolo che ormai ha smesso di attendere primavere...
Srivere
L'alta sensibilità, non mi permette di indossare l'abito dell'indifferenza ed ho serie difficoltà a riconoscere la cattiveria, questo,spesso, mi rende triste... ho un unico modo di rapportarmi con un mondo che mi sta sempre più stretto: la scrittura... Lo scrivere mi trasporta in universi fantastici dove tutto diviene possibile, il disincanto che, ormai,fa parte di me, stende un sottile velo sulle mie parole... Sono così ,e non potrei usare terminologia diversa da quella che uso senza tradire me stessa...

Le ali

A quelle ali hai contribuito tu affinché potessero essere splendide e forti e sicure in volo ma....non sei pronta e forse non lo ...spiccherà il volo e quelle ali la sorreggeranno quando il vento della vita soffiera'minaccioso o la culleranno quando di contro esso sarà un dolce fiato...tu non potrai far altro che seguire da lontano le morbide volute del suo viaggio,le sue virate, le sue soste.....intanto terrai al caldo il nido dove, spererai,ella vorrà fermarsi di tanto in tanto..

Costruire la vita

Un buon anno si costruisce giorno dopo giorno cercando un terreno che possa fornire basi solide alla costruzione del palazzo della tua vita...bisognerebbe usare i mattoni della tolleranza e dell'amore, del perdono e del dialogo,della comprensione e della pazienza,il tutto tenuto insieme da quel collante che è il rispetto reciproco.....ma soprattutto non bisogna mai sentirsi la piccola finestra ad angolo che ti permette solo d'intravedere la maestosità di un paesaggio impedendoti di goderne a pieno.... Impara, anzi pretendi di affacciarti dal balcone con la vista più bella sulla vita....

San Lorenzo

Guardava quel fazzoletto di mare che s'intravedeva dalla sua finestra. Il cielo montava come la panna e grossi nuvoloni,dapprima candidi e spumosi,divenivano velocemente gonfi e scuri .Saettevano, tuffandosi tra le onde in corsa ,lucenti lampi ,mentre il vento rincorreva una piccola imbarcazione sorpresa dall'improvvisa tempesta. Ne capitavano tante in quel periodo dell'anno,i pescatori della zona le chiamavano"buriane",comparivano così,veloci ed improvvise ed altrettanto improvvisamente sparivano lasciando le spiagge deserte e il cielo pulito ,di un azzurro intenso,così simile al colore dei lapislazzuli,Osservava le grosse gocce di pioggia scivolare sul vetro,i gabbiani stridere e volare alto,lo facevano sempre quando c'era aria di tempesta,i panni stesi svolazzare e contorcersi come anime tormentate e pazientemente attendeva che tornasse la calma.Era il dieci di agosto,e lei si sarebbe recata sulla spiaggia, sul far della sera ,ad osservare le perseidi nel loro immolarsi sulla terra. Per nulla al mondo sarebbe mancata a quell'appuntamento. Il vento tacque fulmineo, come zittito da una voce suprema e per un istante un silenzio irreale circondò il creato che incredulo aveva assistito inerme alla furia della natura.Tutto ,ora era tranquillo e la sera ,a grandi passi, si accingeva a fare la sua comparsa. Indossò una scamiciata a fiori ,leggera e vezzosamente ornata da volants:il caldo tornava a farla da padrone,un paio di infradito ornavano i suoi piedi,le sarebbero stati comodi sulla umida rena. Raccolse i lunghi capelli in uno chignon disordinato ,tenuto su da qualche forcina e dal quale,come al solito,fuoriusciva il solito ricciolo ribelle e si avviò, scendendo velocemente le scale, per recarsi nell'angolo più nascosto della spiaggetta che l'aveva vista bambina felice e spensierata:Era un angolo dove gli scogli abbracciavano il mare e sembravano fondersi e confondersi con le rocce su cui sorgeva la parte più atavica del paese.Non c'era luna ,quella sera,e nessuna luce avrebbe disturbato lo spettacolo, La notte di San Lorenzo,la notte in cui il cielo sacrifica le stelle più belle ,la notte in cui era nata sua madre e lei l'avrebbe cercata tra le più splendide ,lucenti lacrime di quella notte.......

Il buio

E poi una sera succede,è buio,nulla di familiare, le cose,nell'oscurità mutano, cambiano forma, si allungano sinistre come viscidi tentacoli... e le ombre... le ombre ti sovrastano, ti inglobano come parole per troppo tempo nascoste e improvvisamente liberate,e tu porgi l'orecchio per ascoltate il mormorio sommesso di mille pensieri che si accavallano e si confondono, un turbinio di sensazioni ti trascina in una danza sfrenata dal ritmo incalzante...porgi l'orecchio... Sei sola...e non è il buio che temi..

Sitemarsi

.La trovò seduta in fondo alla chiesetta, quasi accartocciata su se stessa. Fissava un punto di fronte a sè come in trance. Il curato le mise una mano sulla spalla con delicatezza,quasi temendo di spezzarla tanto essa appariva fragile.Lei si voltò lentamente ,i suoi occhi lasciavano trasparire tutto il tormento di una notte insonne,fatta di silenzi rotti da sospiri e da singhiozzi:vedendola lì in quello stato,il prete comprese...si era arresa,avrebbe accettato di sposare quello sconosciuto che aveva chiesto insistentemente la sua mano.A quel punto,comunque, non sapeva se essere soddisfatto di una tale decisione,il partito era buono,come si soleva dire,l'uomo era ricco ed apparteneva ad una buona famiglia del nord,di certo si sarebbe "sistemata",ma lui ben conosceva quali fossero i sogni di quella giovane donna che ora,sconfitta,asseriva con un cenno del capo e senza che nessun fiato uscisse dalla sua bocca.Il curato abbassò la testa e lentamente fece scivolare due dita della sua grossa e grassa mano su quel volto divenuto cereo ed impassibile,ormai ,a ciò che le accadeva intorno,poi si recò davanti alla statua della Madonna di Costantinopoli, fece il segno della croce ,una sorta d'inchino e sparì nella sacrestia:avrebbe dato, l'indomani, la bella notizia all'interessato. Solo allora la giovane donna si alzò per recarsi ad accendere una candela.Il tremolio delle fiammelle donava ai suoi occhi, umidi guizzi danzanti privi di alcuna speranza .Uscì mentre la campana annunciava i vespri.Presto la chiesa si sarebbe riempita di sguardi curiosi e indagatori.Prese a scendere velocemente giù per le scale che l'avrebbero riportata verso casa mentre pensava che, non potendo sposare il suo amore, un uomo sarebbe valso l'altro.Lui le afferrò un braccio all'improvviso e la trascinò in uno dei tanti vicoletti che costituivano la particolarità di quel piccolo paese di mare.La strinse a sè con prepotenza e la baciò così forte da farle quasi male.Lei ,dapprima, cercò di divincolarsi,poi,dolcemente si arrese.Le sue labbra si schiusero e si abbandonarono totalmente.Il suo profumo...oh quell'inconfondibile profumo di tabacco e di sudore,d'amore e di disperazione.Già la notte origliava alle finestre accese e lei aveva deciso:l'indomani mattina avrebbe parlato col parroco.

Gli occhi

Capita così, d'improvviso, ti giri distratta e loro sono lì, in uno specchio proprio di fronte a te...ti scrutano con rinnovata curiosità, ti ammoniscono con bagliori di severo disappunto... Gli occhi, i tuoi occhi. È da tempo che non ti guardi se non fugacemente... dove è andato quel luccichio di stelle che li rendeva il cielo del tuo viso? Dove è celato quel sentiero di emozioni che conduceva diritto al tuo cuore? E quei guizzi improvvisi di fiamme che ne illuminavano il desiderio del futuro? Eppure essi ridevano ,un tempo, illuminando uno sguardo che osservava curioso l'alba della vita...ciò che vedi non ti piace, non sei tu, non sono i tuoi occhi, no, non possono, i,tuoi occhi, aver dimenticato l'amore....La Pasqua era alle porte e la primavera aveva fatto il suo ingresso in modo canonico:gli alberi di mandorlo erano in fiore,sembrava avessero staccato pezzi di nuvole per coprire la nudità dei rami , e i profumi,oh, i profumi invadevano strade e vicoli e anfratti ,solleticando l' olfatto in letargo ,ormai,da troppi mesi.Il deciso aroma del gelsomino si fondeva con quello più delicato ,ma sorprendentemente penetrante dei glicini che, abbarbicati a cancelli o pergolati,spennellavano di violetto il grigiore invernale. Aveva cercato di evitare di incontrarlo,specialmente dopo quel giorno,si, proprio quello in cui le aveva confessato di essere innamorato di lei,ma era il suo migliore amico e ora aveva bisogno di lui.Si preparò con cura e ripetè più volte il discorso che avrebbe fatto cambiando spesso le parole::per nulla al mondo avrebbe voluto ferirlo.S'incamminò con passo spedito,sapeva dove trovarlo.Le prime ore del pomeriggio donavano alle cose una luce soffusa,ovattata,un pò magica.Spinse la sgangerata porta di legno e lo vide:era intento ad armeggiare col motore di una vecchia vespa cinquanta.Lo osservò per un pò:era di bell'aspetto,alto e snello,con folti capelli neri e un ciuffo alla Elvis che,in quel momento,non sostenuto dalla brillantina,gli ricadeva sulla fronte alta e spaziosa.La camicia fuoriusciva da un paio di pantaloni tenuti su da bretelle rigorosamente in tinta con le scarpe,le mani sporche di grasso e un fiero cipiglio.Alzò il capo quando si accorse della sua presenza e lei potè scorgere nei suoi occhi d'ebano tuttol lo stupore di vederla lì, in controluce, tra quella porta che ,in quel momento, a lui era sembrata di certo quella del Paradiso.Non era più certa di volergli chiedere consigli,non dopo aver letto tutto quell'amore nei suoi occhi,non dopo aver visto in essi bagliori di speranze mai sopite In fondo avrebbe potuto attendere ancora un pò. Un refolo di vento s'insinuò tra i suoi capelli per finire la sua corsa sul volto di lui,non sarebbe stato quello il giorno in cui lo avrebbe perso per sempre...

Il silenzio

Si muove il silenzio intorno a me, ogni cosa ha la sua voce, mormora il tempo che scorre e canta tenendo il ritmo del ticchettio di un vecchio orologio che, nonostante gli anni, scandisce le ore che scivolano via... l'ascolto, poi penso... tornerà la primavera... vedo la luna in trasparenza, un peplo di nuvole sottili la veste e un brivido serpeggia, insinuandosi tra la maglia e la schiena... rabbrividisco. Apro la finestra, niente voci né rumori... solo un inquieto e improvviso senso d'impotenza... sogno il mio piccolo, personale Eden, tra dormienti gemme smeraldo che anelano il sole, in volo, sulle note del notturno di Chopin, in un turbinio di sensazioni contrastanti... sono io...

Lo farò

...lo farò, giuro che lo farò... Tornerò ad assaporare il frizzante brivido che percorre il corpo quando l,acqua lambisce le tue gambe... i tuoi fianchi...tornerò a passeggiare a piedi nudi nella rena, umida dei baci delle onde,tornerò a catturare l,acre profumo di salsedine per intrappolarne l,essenza.... Ma di notte...con la luna a specchiarsi negli occhi del mare...

C'era una volta
C'era una volta Agropoli, quella delle chiavi lasciate davanti alla porta cosicché la vicina potesse entrare liberamente, quella del riunirsi per fare le pastiere dopo essere state, il giovedì Santo, ai "sepolcri"con il vaso di grano messo a germogliare settimane prima, quella del profumo delle torte che invadeva il quartiere perché bisognava, a turno, cuocerle tutte nell'unico forno del paese, quella del "baciamano"ai parenti per ottenere un gruzzoletto che, immancabilmente, sarebbe stato speso in dolciumi, quella della Pasquetta che si trascorreva al mare, comunque fosse il tempo, perché i coraggiosi facevano il primo bagno... si, c'era una volta... come nelle favole... come nel ricordo...
Lo sguardo
nascondere il più ingestibile dei tormenti celandolo e costringendolo nelle profondità di un animo dove ha come unico guardiano lo sguardo appunto,attento e severo ,fintamente distratto di due occhi altrettanto fintamente allegri...
La pizza
"Facciamo la pizza? "-tra le manine il pacco di farina, per metà aperto e nei neri riccioli ribelli, scarabocchi di bianco, la vocina sottile, accattivante, ruffiana e gli occhi... dolci e furbetti allo stesso tempo, profondi e puliti così come possono esserlo solo quelli dei bambini... Mi ci tuffo e mi ci perdo mentre la farina mi... imbianca... Si, amore mio, facciamo la pizza...
La libertà

Incipit:non sono né una storica, men che meno una politica... Oggi festa della liberazione, ma da che? Voi vi sentite liberi? Ci chiedono di andare alle urne compatti per cambiare la costituzione, lo facciamo mandando molto chiaro il segnale di malessere verso coloro che ci governano:vorremmo mandarli a casa, andare alle urne per decidere in autonomia chi eleggere così da poter fare il mea culpa se le cose non andassero bene... cosa fanno? Un pastrocchio sempre deciso da loro... la stessa minestra rivoltata e neanche ben camuffata. Ci liberano dai Borboni con la scusa dell'Unione ma in realtà mirano alle ricche (allora) casse del Mezzogiorno per bonificare e industrializzare il Nord e lasciandoci nell'abbandono totale oltretutto disprezzati e considerati alla stregua dell'ultimo bottone della patta (come si dice dalle nostre parti)... dovemmo attendere l'avvento del fascismo, con tutto ciò che ne conseguì in termini di libertà e di vite umane sacrificate, per vedere bonificate le nostre paludi... Vogliamo ricordare Giolitti e le sue palesemente leggi anti-sud? Oggi, nel nostro piccolo, ci troviamo vicini alle elezioni comunali, ennesimo teatrino di pupazzi siciliani guidati tutti dalla stessa mano... non più ideologia, non più la politica meramene intesa come tale, quella nata nelle piazze delle "polis", ormai sviscerata dal quel principio di tutela per i cittadini tutti, indistamente, per cui era nata, ma solo favoritismi legati a un "personaggio"piuttosto che a un altro solamente ed unicamente in base ai futuri "piaceri "che si potranno chiedere. Credete davvero che possiamo dichiararci liberi? Io mi sento oppressa e più che mai, specie in questo giorno, mi vergogno per tutte quelle vite, quelle giovani, sprecate per dichiarare una libertà che di fatto io personalmente non sento di poter esercitare... e non aggiungo altro...

Belle di notte
Sono uscita per guardare il cielo lo faccio spesso e...meraviglia delle meraviglie miriadi di soffuse luci brillavano qua e là tra il silenzio e l'oscurità... Le lucciole, uscite a cercare le "belle di notte" piccoli fiori che schiudono le loro corolle solo all'avvento del buio e che mostrano la loro ritrosia al sole, svelandosi, di contro, in tutta loro semplice bellezza alla luna...che spettacolo incantevole.
Il compleanno
festeggiare gli anni che ...vanno in questo periodo della vita è...strano e ricco di emozioni contrastanti...non più i vividi colori dell'alba con le sue promesse e le mille aspettative, i tuoi sgangherati progetti e "il tuo sogno nel cassetto "da tirare fuori,lo spirito battagliero di chi crede fermamente nelle proprie idee e le difende a spada tratta, ma le tinte tenui di dolci tramonti ,con i sogni divenuti il tuo rifugio e il tuo occhio sul mondo che è,inevitabilmente,cresciuto, Esserci per godere di un viaggio meno frenetico è un dono...è un dono poter guardare alle cose con la consapevolezza di un'esperienza acquisita ,a volte,anche con dolore,un'esperienza che ti aiuta a "guidare"la vela della tua vita attraverso mari in tempesta o di adagiarti su acque più tranquille alla ricerca di orizzonti meno netti ,certo,ma che puoi sicuramente individuare...ringrazio con affetto chi oggi ha voluto avere un pensiero per me...
Il primo amore

Ci sono giorni,mesi ed anni che segnano il percorso di vita delle persone...il tuo primo bacio,la laurea,la prima volta che hai fatto l'amore,il matrimonio e quando è nato tuo figlio,quando hai creduto di morire di dolore perchè la persona che amavi più della tua stessa vita,che pensavi ti avrebbe protetta e difesa ti ha lasciato per sempre...ti sei sentita tradita,dapprima,e arrabbiata,poi col tempo ti sei accorta che lui non è andato via,lo hai sentito fare parte di te...essere te.Lui è nel tuo modo così particolare di sorridere stringendo gli occhi,è nella piega del tuo labbro quando ti senti delusa,è nella stessa curiosità che hai quando osservi le stelle o in quel modo un pò strano di inclinare il capo e porre l'orecchio alle note di un brano classico.Lui è nella elegante lunghezza delle tue dita ,nella forma del tuo naso che avresti desiderato somigliasse a quello piccino di tua madre, è nella stessa ostinata caparbietà e nella mielata dolcezza di uno sguardo malinconico,Io non so,papà,ove tu sia ...non so dove va l'essenza di un uomo quando muore...io so solo che tu non ti sei allontanato troppo da me e dal mio cuore che ti percepisce proprio lì,in quell'angolo così recondito e nascosto dove io vengo a cercarti ogni qual volta desidero tornare bambina

Io,figlia

...e non attenderò domenica per celebrare te,mamma.Tu,una madre che non ha potuto essere figlia,io ,invece ,madre e ancora figlia...la tua.IO che risento con chiarezza,trasportata dal vento,la tua cristallina risata ,così fresca e ricca delle note allegre della mia fanciullezza, io che rivedo la tua fiera ed altera bellezza, pur nella stanchezza di ore di lavoro,io che ho odiato quelle cucine e quell'albergo che ti portavano via da me,io che ti materializzo tra i vapori e i profumi del mio cibo,Io che ti rivedo affranta di fronte alla morte di mio padre,io che riuscivo a cogliere quel guizzo di orgoglio nei tuoi occhi che mai ti avrebbe permesso di arrenderti ad un avverso fato,io che accarezzo la mia fossetta sul mento pensando di accarezzare la tua e che cerco di domare i miei ricci ribelli come facevi tu.Io che t'invoco come la Madonna tra i singhiozzi e le lacrime delle mie giornate "no",io che, quando apro il tuo cassetto dei ricordi,quello in cui custodivi le cose a te più care,mi riempio del tuo profumo ,io che quando cala la notte e sono sola , mi addormento guardando la tua foto e ti dò appuntamento nei miei sogni ,là dove tutto è possibile... là dove potrò ancora una volta rifugiarmi tra le tue braccia e farmi piccina ...

A pezzi

...e poi ci sono giorni come questo ,in cui tutto il grigio della sconfitta colora il tuo risveglio,nonostante il sole...,e non basta aprire la finestra e riempirti i polmoni dell'odore salmastro che sale su dal mare,non basta alzare gli occhi e seguire le volute di un gabbiano che si staglia nitido contro il cielo.E non basta ricordare di aver avuto la forza di combattere ,da sola,una malattia che ti ha cambiato profondamente...dentro e fuori...non accetti e mai accetterai quell'immagine che lo specchio ti rimanda ogni volta che hai il coraggio di guardare...non accetterai i tuoi occhi tristi e melanconici in cui si riflettono le tue nostalgie,i tuoi rimpianti,in cui si nasconde quella parte di te che vorrebbe aprire maestose e coraggiose ali d'aquila per spiccare voli verso vette illibate ...ma tu lo sai,non possiedi ali d'aquila e non hai più la tenacia che ti permetterebbe ,almeno,di provarci...possiedi le piccole e timide ali della gallina che si affanna nel volere a tutti i costi alzarsi in volo ,che aspira al cielo ma che si accontenta di guardarlo,magari di sognarlo e, come il brutto anatroccolo,spera ogni mattina di risvegliarsi trasformata in un candido cigno...

L'uomo

L'uomo non smetterà mai di stupirmi in senso negativo,la cattiveria di alcune persone va aldilà dello scibile umano...mi chiedo come ci si possa professare seguaci del Signore e idolatrare il dio denaro al punto tale da approfittare della buona fede di una donna sola che,tutt'altro che stupida,pecca di eccesso di fiducia e di correttezza?

La vegana

Vado al bar e chiedo la colazione vegana,mi conoscono,è il bar dove spesso mi fermo e per fortuna un cornetto veg lo trovo.Un ragazzo mi osserva incuriosito e mi fa:-Signora ,le posso chiedere una cosa?-Sapendo già dove vuole andare a parare mi armo di pazienza "preventiva"e, gentilmente rispondo:-Prego,giovanotto,dimmi.- -Mi toglie una curiosità,perchè voi vegani non mangiate il miele ,ad esempio,il latte...capisco gli animali,,,- Ho cercato di chiarirgli qualche concetto e gli ho proposto di guardare qualche video di Gary Yourofsky per schiarirsi le idee. Fin qui tutto lecito,all'improvviso mi fa:-Ma le proteine dove le prendete?-E lì,giuro,ho dovuto contare fino a 355,60 per non dare in escandescenze...pausa, lo guardo serafica e gli rispondo sorridendo: -Le ho conservate in un barattolo nella dispensa insieme alla b 12-...

La lampara

Andò a sedersi su uno scoglio che fuoriusciva dalla sabbia e prese ad asciugarsi i piedi con cura.Le piaceva molto passeggiare, alle prime luci dell'alba,in acqua.Quando il resto del mondo stava in silenzio ,lei poteva meglio udire le voci che il vento abbracciava e trasportava con sé per poi affidarle al mare.Si alzò di scatto e tirò giù i lembi della gonna di lino fiorato che aveva sapientemente bloccato lateralmente, sotto l'elastico delle mutandine:le sue lunghe gambe erano candide come la porcellana e bellissime.Aveva un non so che di aristocratico,nella figura e nel portamento,anche se le sue origini erano umili.Il sole stava compiendo il miracolo mattutino e le ombre si diradavano impallidendo,il mondo tornava alla vita.Le barche dei pescatori facevano rientro lentamente.Apparivano all'orizzonte come d'incanto,quasi dal nulla e a lei piaceva immaginare che avessero spezzato la linea dell'orizzonte oltre il quale spingeva i suoi sogni:un giorno lo avrebbe attraversato e li avrebbe trovati tutti lì,i suoi sogni,e li avrebbe raccolti come si fa con le ciliegie.Si sistemò per bene e quando le fu lanciata la corda ,l'afferrò con una certa maestria,quella che si acquista con l'abitudine . Aiutò suo zio a tirare la vecchia "lampara"per metà sulla spiaggia.Dalle reti bagnate saliva sù un acre odore di sale e pesci guizzanti, che tentavano invano la fuga,brillavano argentei sotto i raggi impietosi di un sole che ormai troneggiava in un cielo terso e privo di nuvole,l'urlo stridulo dei gabbiani fendeva il silenzio,quasi sacrale,che accompagnava una gestualità tramandata, insieme a nomi e cognomi che si ripetevano da anni.Cercò di sbrigare il suo compito velocemente:era il giorno della festa della Madonna di Costantinopoli e lei voleva essere stupenda ,quella sera.La festa era molto sentita dal paese intero poichè intorno all'icona della Madonna e al suo ritrovamento in mare, da parte di alcuni pescatori ,erano nate diverse leggende,pare che fosse stata trafugata dai saraceni durante una razzia ma persa allo scatenarsi di una furiosa tempesta che aveva decimato i barbari .Era usanza "vestire a festa"le barche per poi seguire quella più grande, che portava in processione,ovviamente,per mare la statua.Era anche il giorno in cui tutte le donne da marito cercavano di presentarsi al meglio,come in una sorta di vetrina,nell'intento di trovare l'amore.Lei,però ,il suo amore lo aveva trovato già:aveva due occhi azzurri come il profondo degli abissi e quella sera,nel loro piccolo angolo di mondo,lo avrebbe incontrato.La sabbia era umida e lei attendeva seduta .Non le importava che il suo vestito di piquet nuovo di zecca potesse sporcarsi...il cielo si riempiva dei mille colori dei fuochi di artificio e lei,all'improvviso,capì:lui non l'avrebbe raggiunta...

Questa donna

...ebbene si,sono una persona difficile,"dolcemente complicata",recita una canzone.Una dalle poche certezze ,forse come tante,che porta cicatrici profonde ,che ha perso l'incanto con cui i bambini guardano al futuro pur desiderando costantemente di ritrovare il"fanciulletto"di pascoliana memoria che è in noi.Una donna che ha alzato intorno a sé muri di cristallo da cui osservare un mondo che sempre meno le appartiene,un mondo farcito di intolleranza e di indifferenza.Una donna che non riesce ad indossare l'impermeabile del menefreghismo,che piange di fronte alle immagini di sofferenza che ogni giorno è costretta a guardare e che non fa differenza se quella sofferenza la vive un essere umano o non umano.Una donna che comunque sale sul ring della vita senza guantoni cercando di ripararsi dai colpi,anche da quelli bassi,a mani nude ma guardando sempre ,senza esitazione,l'avversario negli occhi...

Il segnale

Aveva finito di stendere tutto il bucato,era lì,così candido e lucente da dar fastidio agli occhi. La terrazza era assolata e il vento, che veniva su dal mare,dava il tormento ad un lenzuolo che si dimenava come un'anima in pena.Il sottile abito di batista le si era incollato addosso mettendo in evidenza la sua esile figura e un seno dalle forme adolescenziali.Da sempre invidiava quelle dal decolletè importante, quelle che facevano girare la testa agli uomini.Tirò un grosso sospiro,prese la bacinella in cui aveva riposto il bucato e, prima di scendere nella lavanderia dell'albergo,gettò un ultimo sguardo alla spiaggia: da lassù,con tutti gli ombrelloni aperti, sembrava un quadro astratto e coloratissimo di quel pittore ,Klee,di cui aveva visto le opere su un libro e se ne era innamorata. Con una mano continuava a sistemare quel ricciolo ribelle che,indomito,continuava a cadergli sul viso mentre con l'altra aveva preso a stirare.Il caldo le imperlava la fronte di sudore.Il giorno aveva ,ormai,le ore contate e si avviava a terminare il suo tempo.Chiuse le porte dietro di sè con una doppia mandata e tornò per ben due volte sui suoi passi per controllare che tutto fosse a posto;finalmente poteva tornare a casa. IL passo veloce e saltellante era cadenzato dal suo canticchiare.Aprì la porta e crollò sulla sedia,cominciò a massaggiarsi i piedi doloranti e si raddrizzò la schiena appoggiandosi allo schienale e portando le braccia all'indietro: sentì lo scricchiolare delle ossa. D'improvviso lo udì.Quel fischiettare era inconfondibile ed era il loro segnale.Il cuore prese a battere all'impazzata,lo sentiva pulsarle in gola e nelle orecchie.Lei si affacciò appena e lui la scorse,le fece un cenno col capo e sempre fischiettando sparì fra i vicoli e il vociare dei bimbi che tornavano dal mare.Non poteva rischiare che lo vedessero,lei le avrebbe prese di brutto.Entrò nella piccola camera da letto dove sua zia stava cucendole un abito che avrebbe indossato al matrimonio della sua migliore amica e si cambiò velocemente,Si guardò allo specchio e si pizzicò le guance per far sì che assumessero un colorito roseo,lo aveva letto su una rivista giù in albergo ,poi ,silenziosamente,sgusciò fuori.Il tragitto le sembrò non finire mai anche se aveva quasi corso.Ora era lì,quasi c'era,e da lontano riconobbe la figura di lui.Il luogo era deserto e, sul finire del giorno,poco trafficato perchè un pò fuori mano.Il caldo allentava la sua morsa e quel refolo di vento che sempre accompagna quella particolare ora del giorno in cui tutto sembrava rallentare ,s'insinuò tra il vestito e la sua pelle,accarezzandone,languido il corpo e alzandole la gonna.Non appena la vide lui le corse incontro e prese a baciarla ovunque,sugli occhi,sui capelli,sulla bocca,come fosse il loro ultimo giorno sulla terra.Si sedettero ,poi,vicini su una vecchia panchina.L'orologio della chiesa scandiva le ore e la campana chiamava i fedeli a raccolta.Lei si alzò di scatto e si rese conto di aver fatto tardi.Sapeva cosa l'aspettava al suo ritorno,ma non le importava.Si staccò da lui,dal suo abbraccio,dal suo profumo che le sarebbe rimasto addosso per tutta la notte e scappò via.Entrò in casa con lo sguardo fiero,di sfida e lo schiaffo la colpì in pieno viso,il vestito era stato strappato e lei non sarebbe mai andata a quel matrimonio.

I sentimenti

Quando la vita ti mette in ginocchio e non sazia continua a colpire tu,inevitabilmente,ti difendi. Allora cerchi di imbrigliare ,come in una rete,i sentimenti,quelli che ti fanno mostrare il fianco,quelli che ti rendono di "burro". Ma un sentimento non puoi costringerlo in una rete. Sfugge,come il pesce che ,anche dimenandosi,trova sempre un varco e...prende il largo. Ed è allora che sopraggiunge la paura,è allora che ti racconti che il mare aperto è pericoloso dimenticando che è solo attraversandolo che puoi approdare su nuovi lidi...

La solitudine

La cosa più difficile e' abituarsi alla solitudine,ad una solitudine che alla fine hai voluto tu.Quei silenzi che tanto ami urlano e feriscono come i mille aghi dei pini in autunno quando li calpesti...ma sorridi,sorridi lo stesso e il tuo sorridere e'simile ad un ghigno malefico,ad una smorfia dolorosa . Alzi la testa e ti metti a contare le stelle ..."accidenti dov'ero rimasta?" E cominci daccapo...

I fiori

Ritengo che mandare dei fiori ad una donna rimanga uno degli atti più elegantemente intriganti esistenti...un po' retro' ? Ma si...lasciamoci corteggiare come si faceva una volta...facciamo le "donne",in fondo è il nostro ruolo, o no?


Sensazioni
Lamia nostalgia è dolce e ambrata come le albicocche a giugno...la mia malinconia è tenera e morbida come il vello di un agnello a lungo accarezzato...il mio dolore è freddo e tagliente come i fiordi norvegesi...le mie lacrime sono tiepide e salate come l'acqua del mare intrappolata tra lo scoglio e la sabbia...e il mio cuore,il mio cuore ,è rosso e caldo come le fiamme dell'inferno,
Quei giorni

...e poi,e poi ci sono quei giorni in cui il tuo profumo mi giunge dal mare sulle ali della brezza che,fulminea,entra nella stanza e nei miei pensieri mettendo in disordine un apparente ordine,tirando fuori prepotentemente quel vuoto di te che non riesco a colmare se non chiudendo gli occhi e immaginandoti accanto a me...

Il cielo

...poi improvvisamente precipita pure quel pezzo di cielo che tenevi gelosamente nascosto,si,quell'angolino piccolo piccolo tra il mare e l'orizzonte ,nascosto dal promontorio che dolcemente plana fra le acque. Credevi di tenerlo al sicuro,di difenderlo e di rifugiartici ogni qualvolta sentivi che il dolore era troppo forte. Era lì che ti abbandonavi senza remore ,che liberavi il tuo cuore da congetture e pregiudizi ,certa che non sarebbe mai stato tradito ,era lì che ti liberavi della tua "gramaglie"e ti ponevi indifesa come falena fuori dal suo bozzolo. Ma la falena ,si sa,è attratta dalla luce infingarda e pur di avvicinare lo splendore , solo per un attimo...si brucia le ali e senza le ali non si può più volare e si resta inevitabilmente legate al freddo suolo e ...si muore ...

Le minestre

Penso che le minestre riscaldate non vanno mai bene,non risolvono il problema e...fanno venire il mal di pancia.Esperienza docet


L'attesa

Lui l'aspettava al solito posto. Si era sistemato i capelli cercando di dare un certo sostegno al solito ciuffo ribelle che ora,esageratamente pieno di brillantina,assomigliava di più ad una cresta di gallo che alla famosa banana di Elvis.Si avviò velocemente,erano già le cinque del pomeriggio e lei di lì a poco avrebbe dovuto incontrarlo.La strada era una sorta di mulattiera ,polverosa e impervia ,ma lui la percorse con passo svelto ed agile.Il luogo dove sorgeva il vecchio convento francescano sovrastava il paese,faceva quasi da spartiacque tra la macchia mediterranea e il mare.Alle spalle del vecchio convento ,infatti, si distribuivano piccole aree in cui la facevano da padrone cespugli di more selvatiche,querce e qua e là ,a spezzare la monocromicità del verde,sprazzi di giallo-, ginestra,anche se di ginestre ormai ne erano rimaste poche;era giugno e in quel mese cadeva la ricorrenza del Corpus Domini,giorno in cui si soleva adornare le strade ,appunto,con fiori di ginestre e petali di rose.Quando lo sguardo ,di contro ,incrociava il mare di sotto ,il fiato si spezzava:lo spettacolo era a dir poco celestiale. Si sedette sul muricciolo o per meglio dire,su quello che ne era rimasto e abbassò lo sguardo.La spiaggetta del "salecaro" si vedeva tutta ,il maestrale,u viento r' terra",come lo chiamavano i pescatori,nettava l'orizzonte e addirittura si potevano distinguere le barche tirate su ,tra gli scogli e la sabbia che caratterizzavano quel luogo, e trattenute a riva da grosse cime di corda legate agli scogli più grossi.Lui prese a contarle:una,due,tre...c'era anche quella dello zio Pasquale.Si chiese come mai fosse già tornato dalla pesca. Più in là,invece, come pennellate scure su una tela campita d'azzurro,altre piccole imbarcazioni,le reti ancora in acqua ,attendevano.L'attesa e la pazienza erano le prime virtù che un uomo di mare doveva imparare.Si girò di scatto ,quasi avesse percepito il suo arrivo, sentendone l'odore, fiutandolo come fanno gli animali.Lei aveva un foulard a fiori rosa che le copriva metà del viso,quel viso così bello.Gli bastò un attimo per capire che le aveva prese di brutto, un'altra volta e non riusciva a spiegarsi il perchè di così tanto odio tra quelle due famiglie.Come al solito lei non parlò,si limitò a fargli vedere un grosso livido che le deturpava metà della guancia sinistra e lui ,con delicatezza,l'accarezzò.Sempre in silenzio presero a scendere attraverso la scalinatella che portava alla spiaggetta sottostante.Una volta giunti si sedettero vicini,su uno scoglio,lei si tolse il foulard liberando il viso e quel groppo che le pesava sul cuore,appoggiò la testa sulle larghe spalle del suo amico e si sciolse in un pianto liberatorio.Lui le accarezzò i capelli.Il sole stava tramontando e gli colorò di rosso una lacrima che subito ,furtivamente, asciugò.

La pesantezza
...e poi ti accorgi che non vai bene così come sei , con le tue fragilità , il tuo passato tormentato , il tuo presente così difficile da gestire. Ti accorgi che lo sfogo che credevi legittimato da anni di amicizia è considerato "pesantezza". Il fatto è che nessuno a questo mondo è immune da problemi ,c'è chi è abituato a gestirli e anche se si lamenta va avanti e chi non essendoci abituato pensa di "alleggerirli"ferendo persone che non lo meritavano e facendole allontanare...perché è così ,le persone pesanti se vanno via non tornano più ...
Un angolo

un angolo, un minuscolo angolo tra il cielo e il mare...il buio e il silenzio tra spazi infiniti, pur anche all'inferno nel gelido anfratto ove giacciono i sogni..e le mille voci del mare...il fruscio di vele sfiorate dal vento ...e i battiti sordi del cuore,gli "schiocchi" di baci rubati...la musica dolce di inganni e parole d'amore... il profumo d'inchiostro su un foglio già vecchio...

La pagaia

...e poi guardo certe immagini che vengono postate...il mare ,la sua magnificenza,la sua profondità ,il ricamare che le onde, laboriose, gli regalano e...e il suo profumo che giunge a me ,a me a cui il godere di esso fu negato...e mi giunge il frusciare del vento che gonfia le vele e l'unicità dell'immagine di un uomo che ,in solitudine e con la mia anima ,pagaia verso il tramonto...

Mai abbastanza

...e poi ti rendi conto di non essere mai abbastanza per qualcuno...abbastanza bella ,abbastanza magra,abbastanza colta ,abbastanza ricca,abbastanza ...abbastanza...e ti assale la paura ,maledetta megera nemmeno tanto mascherata,che ti attanaglia il cervello e tiene in ostaggio un cuore che vorrebbe volare ,anche solo un unico indimenticabile giorno così in alto ,ma così in alto da sfiorare il sole senza scottarsi...

Il portafoglio

penso che quando ti rubano un effetto personale come il portafogli è come se mettessero le mani nel tuo cuore per rovistarci dentro e portare via un pezzo di te...si perchè il mio conteneva ,più che soldi ,sogni...la foto di mia madre da giovane ,quella del mio papà,i documenti e...tanti tanti fogli su cui scrivevo di tutto...ogni tanto ,quando volevo fare dei tuffi nel mio personalissimo mare dei ricordi ,lo aprivo e in esso pescavo sempre qualcosa che mi strappava un sorriso...continuo ad adorare gli animali...ogni giorno di più...


Il vento arrogante

...e poi finalmente il vento, non quello dolce ,quel fiato quasi dell'animo...carezzevole ,delicato ,ma quello sferzante ,arrogante,che attorciglia i pensieri e li confonde ,che li trascina con se' sfiorando il mare, lasciandoli cadere per poi raccoglierli e disperderli in un cielo terso ,così limpido da sembra re quasi puro...io amo il vento...

Il vento

...e poi incontri il vento,quello tenero ,che mitiga l'urlo dei tuoi pensieri e da' parola ai tuoi silenzi, mentre il mare ed il cielo s'intersecano confondendosi...

L'iceberg

Io sono come un iceberg ...sono molto poco di ciò che appare in superficie,la parte migliore di me la custodisce e la difende il mare...

L'ago

...e poi prendi l'ago delle delusioni ,quasi ci sei abituata,e ti appresti a ricucire quell'unico angolo nascosto del cuore nel quale avevi racchiuso tutto ciò che che era rimasto del tuo mondo ...ora le cicatrici lo renderanno duro...per sempre...

Lo schiaffo

in questa sera così calda ,dal sapore d'Africa ,avrei bisogno di uno schiaffo del vento ...i pensieri si attorcigliano e urlano e si contorcono ...mi sussurrano all'orecchio e poi schiamazzano...ci vorrebbe il vento ...

L'amarsi

Per non apparire sempre come una ...prefica,sto ancora ridendo. Stavo davanti al negozio in cui lavoro e chiacchieravo con amici, mi accorgo che dall'altra parte del marciapiede si è fermata un'amica,lei insegnante di sostegno,con la quale circa due anni fa ho collaborato. La guardo osservarmi attentamente e poi dire a sua figlia :" no , non mi sembra lei , forse è la sorella più piccola, magari la saluto e ci faccio una figuraccia". L'ascolto , la chiamo e insieme ridiamo dell'accaduto...caffè pagato amica mia...forse ho solo deciso di amarmi di più ...

I masters

Penso che una sfilza di masters accanto ad un profilo non rendano più uomo o donna chi li consegue,che non sia la quantità di pagine di un tomo o la qualità dell'argomento scelto per una tesi a laurearti...la vita è l'unica grande educatrice e solo lei t'insegna come vivere ...esperienza docet

La rupe

il è cielo è orfano della luna ,in queste sere,e non riesco a vedere le stelle.Ho preso la strada che conduce alla mia spiaggetta,quella della mia infanzia ,la osservo...nulla ha più di ciò che ricordavo ,né odori,né sapori.Mi tolgo le scarpe e affondo i piedi nella rena umida ,conserva il calore di un giorno torrido,ma non c'è silenzio...il vociare, a volte sguaiato di molteplici gruppi di ragazzi che fanno capannella qua e là ,interrompe i miei pensieri. Mi sposto in un angolo più solitario e mi siedo...non lo facevo da tanto.L'atavica rupe è illuminata a festa ,ma sembra non importarle nulla della sua nuova veste ,continua a specchiarsi,vanitosa,nelle notturne acque sottostanti .Chiudo gli occhi nel tentativo di isolarmi un pò, alla ricerca di un refolo di ricordi che accompagni un alito di vento che sempre si concede al mare.Ma il vento ,stasera, non c'è...c'è il mormorare sommesso ,continuo,esasperante dei pensieri che avevo affidato alla profondità delle acque ma che ora riaffiorano e tornano,ritornano come fanno le onde che ,innamorate, esasperatamente, eternamente,cercano la loro spiaggia per poter ,finalmente esauste,accontentarsi di un fugace ,intenso abbraccio per il quale sono pronte a ripartire ancora ,e ancora ,e ancora...

Ricordi

"mi raccomando non fare il bagno ,lo sai che oggi è il giorno dedicato alla Madonnina ,altrimenti le prendi",la voce di mia madre risuona ancora nelle orecchie ,limpida,con quel tono tra il serio e il faceto.Io prendevo per mano mia sorella e correvo nella piazzetta dove solitamente ci riunivamo noi bambini..ci aspettavano.E poi le bandierine di carta velina da appendere ad una lunghissima corda,gli anelli di carta bianca e blu da intrecciare e il vocione severo di Filomena "a' cavota" che ci spronava a terminare il lavoro,tutti noi avevamo paura di quel donnone che nulla temeva del mare...,e poi il desiderio quasi spasmodico di salire ,finalmente,sul velocissimo motoscafo di mio padre per seguire la processione che si snocciolava sulle acque,la sua grossa mano che tutta racchiudeva la mia,il mio inorgoglirmi quando ,seduta accanto a lui,lasciavo che il vento mi togliesse il fiato e poi il profumo di zucchero cotto e di quello filato,i mille colori delle bancarelle ,le voci festanti...profumo d'infanzia e di attese...

Il vento

Anche oggi il vento. Pare leggermi dentro. Ha il suo profumo ,il vento, il profumo amaro delle lacrime che asciuga, quello dolce di un bacio rubato e poi quello frizzante di allegre risate,quello ambrato di dolci malinconie...ha il suo profumo ,il vento, che sussurra ricordi ,che sfiora momenti ,che accarezza pensieri più neri di un cielo senza astri. Ha il suo profumo ,il vento,quando li raccoglie in seno al suo essere ,quei pensieri,per renderli eterei e leggeri affinché anche un cuore provato possa reggerne il peso. Ha il suo profumo...il vento...

Adorare

Adoro l'autunno, ancor più l'inverno,stagioni più simili al mio carattere un po' "crepuscolare". Adoro il sole che muta e addolcisce i suoi tramonti su un mare che gonfia le onde spingendole verso spiagge ,ormai,quasi deserte. Adoro i cancelli e i giardini dipinti dai toni del verde acido su cui spiccano spruzzi di rosso rubino. ..Ed i giallo ocra misti alle terre di Siena...E lo scrocchiare di mille e poi mille foglie calpestate ...e il volteggiare di quelle ,che si abbandonano ad un ultimo,struggente ballo con il vento. Poi spero,spero che le mille crepe dei muri e del cuore possano aver conservato,gelose,semi di speranze e sogni sopiti da tanto,troppo tempo...

Il cassetto

Lo sai, lo sai che prima o poi tutte le finestre che affacciano sui tuoi ricordi sono destinate a chiudersi,ma ogni volta che succede,ogni volta che un pezzo della tua vita di bambina ,poi donna ,se ne va insieme ad una persona che amavi ti ferisce,in egual modo... sempre.Allora corri ad aprire proprio quel cassetto,quello del mobile antico ,quello che sembra parlarti nel buio e nel silenzio di certe notti, per prendere il vecchio album di foto .Lo trovi accanto alla boccetta di profumo che usava tua madre ,accanto all'ultimo pacchetto di sigarette che apparteneva a tuo padre ,e mentre il profumo di tabacco si mescola a quello di tuberosa ,la vedi,la vecchia foto in bianco e nero dove tua madre sta lavando tuo fratello nella bacinella di ferro e lei lo tiene per le braccia...le lacrime scorrono e hanno il sapore salato di tanti ricordi ...di sicuro stasera è lì,con tua madre ,in qualche angolo di cielo a pulire le reti, come,insieme, facevano da sempre ma a ripulirle dalle alghe del dolore per riempirle di sogni e di stelle...buon viaggio zia Michelina...
Metamorfosi
...a mille cose e a niente, alla fatica e il tempo impiegato per far entrare i miei sogni e imiei bisogni tra le piume di possenti ali da aquila, conducendo una vita da "pulcino" pur sapendo di essere altro...

In questa società dell'apparire ,si tende a giudicare qualsiasi cosa o persona fermandosi all'immagine esteriore,senza soffermarsi ,nemmeno per un attimo,a guardare oltre. E' come scegliere un libro unicamente attratti dalla copertina,senza leggerene ne' la trama ne' le recensioni. Le più belle storie, gli argomenti più interessanti , me li hanno regalati libri le cui copertine non avevano nulla di accattivante.

"Me lo compri il gelato ,papà ? Poi mi porti con te a fare un giro sulla vespa ,dai ,oggi è il tuo onomastico !" Col cono ,quasi sempre al cioccolato,salivo orgogliosa sulla vespa bianca ,davanti a lui , in piedi ,con le sue grosse mani sulle mie piccole piccole. Me le stringeva forte e mi lasciava inserire le marce con il suo aiuto. Chiudevo gli occhi e il vento e la velocità m'inebriavano. Sentivo la forza delle sue gambe che serravano le mie...ed il suo cuore battere sulla mia schiena...lo sento ancora...

Dove va a finire la famigerata solidarietà femminile quando il nostro uomo ci tradisce ? Ce la prendiamo con la "lei " di turno quando dovremmo avercela con l'unica persona che avrebbe dovuto portarci rispetto:il nostro partner.


e ho alzato gli occhi al cielo, stasera ,a cercare le stelle.Ma non ci sono stelle ,stasera...troppa luna ,troppi sogni,troppi desideri.Ti ho cercata nell'angolo più buio di un cielo illuminato a giorno ,sperando ti fossi nascosta in attesa di me.Ti sento dentro,mamma,ogni notte di San Lorenzo,ogni anno sempre più dentro,così profondamente persa e confusa coi battiti del mio cuore da riuscire quasi a risentire i tuoi quando,delusa o felice, ti abbracciavo forte.Non so se adesso tu puoi sentirmi,se riesci ad ascoltare il rumore che fa la mia nostalgia di te,se puoi colmare quei vuoti che certe assenze costruiscono,se puoi ,solo per stanotte,carezzarmi il mento ,proprio lì, dove hai disegnato quella fossetta che apparteneva anche a te...io chiuderò gli occhi ,stanotte,e farò finta di dormire quando quell'alito fresco e improvviso mi sfiorerà tenero il viso...sarai tu ,ne sono certa.Buon compleanno,mamma...

In questa società dell'apparire ,si tende a giudicare qualsiasi cosa o persona fermandosi all'immagine esteriore,senza soffermarsi ,nemmeno per un attimo,a guardare oltre. E' come scegliere un libro unicamente attratti dalla copertina,senza leggerene ne' la trama ne' le recensioni. Le più belle storie, gli argomenti più interessanti , me li hanno regalati libri le cui copertine non avevano nulla di accattivante.

E cala il vento ,d'improvviso,e con esso cala la melanconia . Scivola giù per il cuore dopo aver dato il tormento ai pensieri . Ad esso li avevo affidati ...l'ho visto trascinarli con forza ,in volo sul mare schiumoso e ribelle,tra fronde di alberi caparbi e coraggiosi,su tetti spioventi o su terrazzi in fiore,l'ho visto lanciarli alla luna burrosa e distratta ,alle stelle pallide e nascoste...e li ho visti tornare a me e fare nido tra una tenerezza del cuore e cento lacrime sospese in due occhi stanchi...

e poi li scorgi da lontano ,sulle spiagge stanche del giorno,tra castelli dimenticati che le onde hanno lambito e graziato e gli ombrelloni ormai chiusi .Mille faville sfuggite al sole che ora brillano nella notte:i falò.E il profumo di fiori freschi tra i capelli ,di piedi scalzi nella sabbia ,del bagno a mezzanotte. E poi i canti, tutti seduti intorno al fuoco e ad una chitarra ,le prime timide carezze ...i primi baci rubati: Il sapore di una notte magica che ha l'odore del passato e della spensieratezza...

Odio le cosiddette feste comandate,Natale ,Pasqua,Capodanno,Ferragosto,feste in cui sei obbligato a far finta di essere allegro ,a cercare il divertimento ad ogni costo,quando,magari , ti andrebbe di godere di attimi di sana solitudine e ascoltare i silenzi ,quei silenzi che ti piacerebbe riempire coi suoni e coi respiri di chi è assente e che ,in questi giorni,ti manca ancora di più ...una voce fuori dal coro?...Va bene così ...

Quando quello che credevi l'uomo della tua vita se ne va ,devi avere la dignità di tacere,sono inutili le recriminazioni , le accuse, le maldicenze. Ancora peggio è esternarle su FB ,magari postando link ad hoc. I panni sporchi si lavano in famiglia , lo diceva mia nonna , lo ripeteva mia madre...esperienza docet. Dimostrate di essere intelligenti.

La felicità , in fondo cos'è ? Concetto troppo astratto per essere definito,sentimento effimero ed illusorio a cui tendiamo spasmodicamente ,che ,sempre,rincorriamo, a volte ,per un'intera vita ,portando dentro di noi vuoti che potremmo ,invece ,riempire con le piccole "cose"di tutti i giorni. E così moriamo senza aver vissuto nell'attesa di ciò che non avverrà mai...

Spesso si rincorre e si vuole a tutti i costi una persona unicamente per orgoglio , dimostrando un'immaturità adolescenziale ed un comportamento simile ,se non peggiore,a quello del bimbo che non riesce ad avere ciò che desidera.L'amore non ha nulla a che vedere con esternazioni accusatorie e continue provocazioni. L'amore vero tace ,attende,matura ,a volte deve percorrere strade "arzigogolate"e se deve giungere a te ,stanne certa che lo farà ...dignità ...

E poi torni a casa, chiudi la porta alle tue spalle, ti accoglie il solito silenzio,denso come melassa ,ti si appiccica addosso e inizia a raccontare...apri il cassetto in cui hai riposto i sogni, devi far posto ,ne hai un altro da nascondere . Lo hai sistemato in alto , quel cassetto, così che tu non sia costretta a trovartelo davanti ogni volta,sei tu che decidi quando aprirlo. Era un po' che non lo facevi, cigola , ed eccoli li ,disposti alla rinfusa,i tuoi sogni,brillano fievolmente, come lucciole in un campo di papaveri a maggio. Qualcuno si è quasi spento,qualcun altro si ostina ad imitare il luccichio di una stella. Apri la finestra e respiri l'aria che viene su dal mare ,lo ascolti,anche se lontano riesci a sentirlo...è dentro di te. Sospiri e smetti il sorriso, raccogli ,invece,i pensieri e sussurri al soffio improvviso del vento del nord di prenderli con se' . Di sicuro li riporterà a te domani,rabbrividisci e alzi gli occhi al cielo a cercare la luna...non c'è luna stanotte...

Se nasci vicino al mare non ne potrai più fare a meno. Lui prende la sabbia , l' impasta col sale ,ti forgia il cuore l'immerge in se stesso e poi te lo pianta nel petto. Ha mille voci il mare, ti chiama , sussurra al tuo sonno racconti di gente già andata,insieme col vento accarezza o schiaffeggia il tuo viso ed infine ti bacia...

Siamo allo sfacelo totale . L'uomo ,nel suo delirio di onnipotenza, convinto della sua onniscienza ,presumendo la sua supremazia su tutto e su tutti, continua a commettere le nefandezze peggiori, e lo fa in nome di un Dio o in nome di una tradizione o ,ancora ,in nome di una fede politica...solo lacrime per le vittime di Barcellona .

Sto pensando che essere magra non significa essere una modella e nemmeno una bella donna, che portare occhiali simil- topo da biblioteca non significa essere celeberrimi intellettuali e che elencare tutti i traguardi scolastici raggiunti(a partire dall'asilo)non rende migliori di altri. L'educazione non si compra a scuola ma fa la differenza.


Morfeo
...e non ti dirò addio,piuttosto arrivederci...so che un giorno t'incontrerò,là, dove i sogni si fondono col reale,dove Urano dal manto stellato abbraccia la sua Gea,dove il cielo apre le braccia al mare e si protende verso l'infinito...non ti dirò addio...mai,piuttosto arrivederci,mio dolcissimo Morfeo...
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pubblicato il lunedì 14 novembre 2016
sigismondoesp, ha scritto: Recensione de "La scelta" E' una descrizione del naturale con tante sfumature di colori e di particolari che solo su una tela potrebbero emergere in modo altrettanto perfetto.Un naturale assimilato all'essere umano:si passa da un tempo in cui il mare con le proprie onde viola gli scogli in un cielo plumbeo,ad un mare terso in un cielo lucido di tramontana .Tutto è visto con gli occhi di una ragazza che, negli stessi posti che l'hanno vista bambina, si appresta ad assumere la consapevolezza di essere diventata donna,finalmente contenta, dopo essere stata tormentantata da sentimenti interiori che l'hanno vista prima soccombere per poi riprendersi.La riflessione è un inno alla speranza: così come quando le forze della natura si combattono e sembra tutto distruggersi rimane, comunque, un gruppo di ginestre a testimoniare che la vita continua,anche la ragazza toccandosi il ventre piatto sa che in esso c'è qualcosa per cui continuerà a cantare alle stelle e a contarle per capire i giorni in cui un nuovo germoglio di vita umana vedrà la luce.

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