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lavoro pubblicato sabato 10 settembre 2016
ultima lettura sabato 19 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Prototype: Human trials (4)

di SpencerJHarvey. Letto 342 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Fino a che punto siamo disposti a sacrificare qualcun altro, per salvaguardare il bene dell'umanità e il futuro dell'economia che ne verrà? Tra cyborg, ibridi e droni, il futuro non è poi così tanto certo. Una pedina nelle mani del Centro Protezione, r..

CAPITOLO 4
ALISEA
La ferita al labbro ancora pulsava. Il sangue aveva smesso di scorrere, ma il dolore non dava segno d'arresa.
Alisea maledì se stessa per aver accettato l'invito.
"Possa farcela" si convinse. Ginny, la dottoressa, le aveva prescritto degli antidolorifici per aiutarla a dormire.
Ogni volta che si faceva male, c'era sempre la donna a medicarla. Crabb l'aveva colpita diverse volte, sempre più forte e in maniera più aggressiva.
-Se non puoi batterli con la forza, battili con l'intelligenza- diceva sempre il suo maestro. Così aveva fatto e così era riuscita ad ottenere la vittoria contro il gigante.
I tredici punti, però, non stuzzicavano l'interesse di Alisea, anzi, la ragazza aveva ben altri progetti in mente. La presenza della direttrice, Krystal Rose, aveva fatto crollare il suo castello di sicurezze e convinzioni. La donna aveva assistito solo a due prove durante il suo periodo da direttrice, o così ricordava Alisea. Doveva pur significare qualcosa. La stavano tenendo d'occhio. Adesso aveva trovato la ragione per cui continuare a lottare, presto o tardi, sarebbe evasa da quel posto così ambiguo, monotono e sospetto.
Se Castor e Tory si fossero tirati indietro, avrebbe fatto a meno di loro. Così aveva deciso, nessuno doveva più ostacolarla. Aveva passato sedici anni a farsi domande alle quali nessuno si era preoccupato di rispondere e, Krystal, si era dimostrata essere un bottino succulento per la curiosità di Alisea.Il successo del suo piano, però, dipendeva solo ed esclusivamente da lei. La direttrice era un'opportunità, toccava alla giovane coglierla al balzo.
Doveva giocare bene le sue carte.
Da ben cinque minuti, Alisea, stava ferma davanti alla porta del dormitorio di Krystal Rose.
L'appartamento della giovane direttrice si trovava all'ottavo piano, l'ultimo del centro protezione.
"Una regina deve stare in cima, al di sopra di tutti e di tutto" sputò sarcastica la cadetta. Amaro era ancora il sapore del sangue nella sua bocca, così come il dolore che, ad ogni battito, si insidiava tra le ossa. Si era cambiata velocemente, indossando la divisa da cadetta militare ufficiale. Non era elegante, ma rappresentava ciò che volevano farla diventare. Sperava di apparire, agli occhi della commissione e della direttrice, come una ragazza devota alla C.P, riconoscente e benevola, quando invece, avrebbe volentieri sputato nei loro caffè.
Sul petto, proprio vicino al cuore, c'era una piccola etichetta elettronica che indicava il suo codice.
"021"
"0, pari alla voglia che ho di andare a questa cena e, 21, le volte che vorrei prendere a schiaffi la faccia di Krystal. Combinazione perfetta" pensò.
-Alisea-
Sentì un brivido scorrerle lungo la schiena che, lentamente, finì per arrivarle fino alla punta delle dita. Forse era la voce tagliente e sensuale della direttrice, o forse il suo ghigno malefico, ma c'era qualcosa in lei, un qualcosa che faceva accapponare la pelle di Alisea. Finse di sorridere alla commissione che era già tutta presente, in fila, eleganti e composti. Scagnozzi perfetti.
-È un grande onore, per me, essere qui stasera- percepì le parole bloccarsi nella gola.
Juls Robb squadrò la cadetta con quei suoi occhietti da falco, in cerca di qualche indizio che tradisse il patetico teatrino messo su dalla giovane. Forse aveva già scoperto i piani di Alisea, ma a lei poco importava.
-È da tanto che aspetti? Non voglio farti affaticare troppo, entriamo pure- disse Krystal.
La porta dell'appartamento si spalancò non appena la direttrice si avvicinò di qualche centimetro, quasi come se, anche quell'oggetto, avesse paura di farla aspettare. La donna sapeva essere spietata a volte. Due anni prima di ricevere l'incarico, girava la voce che avesse avvelenato il direttore Wallas. La cadetta non diede tanta importanza ai pettegolezzi che si aggiravano al centro protezione, ma non si era mai fidata della giovane direttrice.
Aveva un viso che nascondeva chissà quali segreti, chissà quali verità. Racchiudeva un mondo che, Alisea, non era tanto vogliosa di scoprire. Quelle sue labbra carnose bramavano parole oscure, pericolose se dosate nella maniera giusta. Forse era quella la maggiore qualità di Krystal. La dimestichezza con la quale ammaliava tutti i presenti, o li ingannava, era disarmante quasi come un colpo al petto che, inizialmente, ti destabilizza e dopo che l'hai incassato per bene, dopo che un po' di tempo è passato, resta il livido e non va più via. Così era Krystal, non potevi dimenticarla tanto facilmente.
-Accomodatevi pure, vado ad avvisare lo chef- esordì la direttrice.
Sfoderò un altro dei suoi finti sorrisi e sparì dietro un porta che portava chissà dove.
La sala era grande e Alisea fu sorprendentemente delusa dall'aspetto. Era elegante, lussuosa, ma molto meno piena di quanto si aspettasse. La dimora dell'ape regina doveva essere stracolma d'oro, di sudditi che l'avrebbero servita, ma l'unico arredo presente nella stanza era un lungo tavolo bianco. Forse era marmo, Alisea non ne era sicura. Sembrava che l'appartamento fosse stato svuotato per fare spazio a quel mobile così bizzarro. Sei sedie cingevano il tavolo. I giudici presero posto frettolosi, quasi inciampando sui loro stessi piedi. La cadetta si guardò intorno e rimase ammaliata dalla vista che offrivano le cinque finestre della sala. Tutti i presenti parvero ignorare quello spettacolo che appariva così disarmante agli occhi della giovane. Restò a bocca aperta, mentre si avvicinò al vetro che si fece opaco al calor del suo respiro. La vista era la stessa che ammirava ogni giorno, ma quella era tutta un’altra prospettiva. La città era colorata da luci di ogni tonalità che danzavano con la notte, l’armonia di quelle stelle si proiettò negli occhi di Alisea. Lasciò che la mano sfiorasse il vetro un’ultima volta, poi si diresse al tavolo. Si sedette capotavola e così avrebbe fatto anche Krystal.
Vicino a lei erano seduti Juls Robb e Will Storm. La donna non aveva smesso un secondo di fissarla e quei suoi occhietti malefici apparivano ancora più inquietanti sotto le lenti degli occhiali. Alisea le lanciò un'occhiataccia cercando di guardare altrove.Will Storm, invece, era un tipo okay.
Indossava un completo porpora, con una cravatta color ciano. L'abbinamento faceva bruciare gli occhi, tanto eccentrico quanto lo era lui. Essendo il
più giovane della commissione, era quello che ad Alisea piaceva di più.
Ogni tanto le sorrideva, dandole un po' di conforto e rasserenando la durante le prove annuali. Vicino a Will c'era Polly Roger, la più anziana della commissione e, forse, anche la più severa.
Rigida come uno stecco di legno, ma altrettanto fragile. I suoi punti deboli ormai Alisea li sapeva a memoria. Dopo interi pomeriggi a studiarla, dopo innumerevoli prove aveva capito.
Polly Roger odiava il sangue e amava i pasticcini alla crema. Una volta la cadetta si era presentata davanti alla porta del suo dormitorio,
zoppicando, ricoperta di lividi e con una scatola extra di pasticcini. Da quel giorno Polly aveva iniziato ad adularla, ogni volta che si incrociavano nel corridoio, scambiavano qualche pettegolezzo e la donna le illustrava varie ricette che, Alisea, non avrebbe mai avuto la fortuna di assaggiare. Tutti gli altri la chiamavano pollo arrosto, forse per i suoi capelli biondi sbiaditi o per la sua andatura veloce e scoordinata, forse per la sua voce stridula e irritante, ma in fondo, ad Alisea, Polly piaceva.
Juls Robb chiacchierava con Gregor Tapman.
"Dio li fa e poi li accoppia" pensò Alisea.
L'uomo indossava una camicia nera con il colletto rigido. L'odore della sua colonia era forte, pungente.
La mente di Tapman era impenetrabile per Alisea. Di solito riusciva a capire le persone, le loro paure, i loro desideri, ma quel Gregor era apatico, frivolo, privo di empatia, ogni sua emozione la teneva ben nascosta.
Durante le prove annuali o gli addestramenti speciali, se ne stava seduto al tavolo della commissione con il suo piccolo Schermo, un semplice aggeggio elettronico per prendere appunti, senza lasciar trasparire alcun sentimento.
Alisea lo odiava almeno tanto quanto odiava Juls Robb.
Sarebbe stata una lunga e intensa serata.
Quando Krystal sbucò di nuovo, tutti smisero di chiacchierare.
Si sedette di fronte ad Alisea, che, a fatica, riuscì a deglutire. La cadetta si sistemò comoda sulla sedia, distogliendo lo sguardo dalla direttrice.
-Se siete tutti d'accordo, direi di iniziare-
La cena proseguiva bene, lo chef era venuto diverse volte a illustrare i suoi deliziosi piatti. Alcuni erano così colorati e invitanti, che, il desiderio di assaporarli, era quasi un tormento dolce.
Servirono una zuppa piccante, forse Indiana o messicana, Alisea non ne capiva molto di cucina.
Aveva rischiato di sputare tutto addosso a uno dei giudici, ma strinse i denti e butto giù quella poltiglia piccante.
L'acqua non alleviava le sue sofferenze e così, la ragazza, fu costretta a restare con la bocca spalancata, annaspando in cerca d'aria. Aveva toccato a malapena il cibo, tanto quanto basta per non offendere l'onore dello chef e l'ego di Krystal.
-Allora Alisea, sei felice per la tua vittoria?- disse la direttrice.
Le puntò la forchetta contro e sentì gli sguardi della commissione perforarle la pelle. Si sentivia solo lo stridio delle posate che grattavano il piatto.
Krystal smise di mangiare, tenendo gli occhi puntati su Alisea.
La cadetta ebbe l'impressione che volesse sbranarla, ma poi scacciò l'idea in un angolo della sua mente, dove non avrebbe più dato fastidio. L'atmosfera parve farsi pesante, come se, tutto d'un tratto, la gravità avesse iniziato a schiacciarla sempre più giù, fino a farle entrare le ginocchia in petto.
-Molto felice, pensavo mi avrebbe fatta fuori in cinque minuti-
-Te le ha suonate per bene- sbottò Juls.
-Non quanto lei abbia fatto con lui- entrò in sua difesa Krystal.
Alisea trattenne un sorriso.
-Hai fatto un'ottima prova- continuò Will, posandole una mano sulla spalla.
La giovane ragazza si limitò a sussurrargli un "grazie", lui le sorrise e tornò a mangiare il suo petto d'anatra.
Sentì la tensione sciogliersi come un innamorato tra le braccia di chi ama, era stata una stupida ad aver avuto paura per la cena.
Il piano stava andando come aveva previsto, doveva entrare nelle grazie di Krystal.
-Vorrei che mi togliessi una curiosità, come mai sei riuscita a vincere oggi? Non voglio insinuare che tu abbia barato, che non te lo sia meritata o altre dicerie simili, ma il tuo rendimento era nettamente calato, dimostravi poco interesse, disciplina e poi 'tac', ti porti la vittoria a casa-
La sicurezza che si era impadronita di Alisea andò via con un respiro, lasciandola sola con le sue insicurezze.
Doveva rifletterci bene, pensare ad una risposta, anche non vera, ma che facesse comodo a Krystal.
Una riposta che non le avrebbe più fatto dubitare della sua lealtà.
-Ero una delle migliori e adesso voglio ritornare ad esserlo. Quando l'ho vista arrivare, ho capito che avrei potuto ricominciare dall'inizio. Ho vinto perché ho scelto di vincere, grazie a lei-
Krystal scoppiò in una risata, alzò il bicchiere e brindò ad Alisea che si sentì le gambe cedere.
Se non fosse stata seduta, probabilmente, sarebbe stesa sul pavimento, tremante e completamente incapace di parlare.Il cuore le batteva forte, più forte di quanto avesse immaginato potesse battere. Si portò una mano al petto e ne sentì il suono, un tamburellare che, in fondo,
un po' di armonia la possedeva. I presenti avevano iniziato una conversazione su cose che Alisea non riusciva a comprendere. Parlavano della sala macchine e di matematica, calcoli che non quadravano e cose così, insomma, noiose. Quando tutti ebbero finito di mangiare, Krystal chiese alla commessione di lassciarla sola con la cadetta.
Come avrebbe potuto rifiutare?
Si convinse che tutto ciò poteva giovare alla risuscita del suo piano, perciò si fece coraggio, pronta ad affrontare faccia a faccia la direttrice.
Krystal accompagnò la commissione fuori dal dormitorio.
Quando Alisea sentì il rumore delle due porte che si congiungevano, chiudendosi, ebbe un tuffo al cuore. Adesso era sola.
-Allora, ti porto qualcosa da bere? Cosa preferisci?- esordì Krystal.
La cadetta fu spiazzata da quella proposta, ma a che diavolo di gioco stava giocando la direttrice? Non sarebbe caduta nella sua trappola, l'ape regina non avrebbe avuto la meglio.
-Io non, ehm, io non ho mai-
-Bevuto alcolici, certo! Ma che sbadata, faccio io, non ti preoccupare. Seguimi-
Alisea aspetto che la direttrice sparisse, dietro un’altra porta elettronica, per raggiungerla. Camminò lenta, come se si aspettasse un agguato da un momento all'altro.
-Accomodati- disse Krystal indicando una poltrona in pelle nera.
Si sedette vicino a Krystal mentre squadrò la stanza, attenta, precisa.
Delle cornici in vetro ornavano la sala, conferivano luce, eleganza. L'aria era profumata, quasi leggera, così piacevole che Alisea avrebbe potuto restare lì per ore. Quella stanza era anche più grande del suo dormitorio, ed era solo il piccolo bar che, la direttrice, aveva avuto lo sfizio di avere. C’era solo un divano rosso ad angolo, e i colori staccavano dalle sfumature dell’altra sala. Le pareti erano decorate da striscioline rosse che ne incorniciavano le estremità.
-Tieni- disse Krystal porgendole il bicchiere.
Era lungo, affilato, di cristallo forse.
Due olive accompagnavano il liquido trasparente. Del ghiaccio galleggiava, portato da quel mare che pareva denso da lontano, ma che avrebbe fatto sciogliere la cadetta in pochi minuti.
-È un Martini, il mio preferito- disse Krystal notando lo sguardo perso di Alisea.
La cadetta maneggiava il bicchiere come fosse una bomba pronta ad esplodere.
-Bevi, è forte all'inizio ma poi passa, come un pugno nello stomaco. Guarda che non voglio avvelenarti-
-Pensi davvero che potrei farlo?- continuò lei.
Alisea non rispose, aveva davvero paura che nel cocktail ci fosse qualcosa. Krystal rise a crepapelle, liberò una risata diversa da quelle che aveva già sentito. Alisea inarcò le sopracciglia e guardò la direttrice in cerca di risposte.
-Non sono una donna che ama veleno, è l'arma dei codardi, mi reputi forse codarda?-
-Tutt'altro- rispose velocemente Alisea.
Stava sbagliando tutto.
Guardandola da vicino, Alisea, notò la bellezza disarmante che cingeva il viso di Krystal.
Era giovane. Forse era colpa del trucco che appesantiva i suoi lineamenti dolci , o forse era lo stress di quel ruolo ad averla fatta diventare così.
Si muoveva come una donna, ma non lo era. Avrà avuto al massimo quattro anni più di lei. Come aveva fatto a non notarlo prima? Aveva gli occhi verdi, tendenti al grigio, una tonalità spenta, ma che racchiude quel calore che solo in pochi riescono a raggiungere.
La cadetta assaggiò il cocktail e dovette trattenersi dal non vomitare sulle scarpe della direttrice.
Aveva un sapore secco, non dolce, non sapeva come descriverlo, ma di certo non l'avrebbe mai più assaggiato. Una volta una domestica le aveva detto che gli uomini non bevono per il gusto o il sapore, ma per dimenticare qualcosa.
-E tu dimmi Alisea, cosa useresti per uccidere qualcuno che ti ha fatto un torto veramente brutto, impagabile, atroce?- le sussurrò Krystal.
Alisea ci pensò bene, voleva che la risposta arrivasse, che colpisse la direttrice nel profondo.
-Con le mie stesse mani- disse lanciandole un'occhiata carica di sfida.
Krystal si limitò a sorseggiare il suo Martini e Alisea finì per irritarsi ancora di più.
Doveva provarci e quello era il momento perfetto, non sarebbe capitato mai più. Iniziò ad avere caldo e tutto intorno a lei parve girare. Serrò la mascella e stinse i pugni, prese coraggio e sputò le parole come se fossero veleno, sporche.
-Direttrice Rose-
-Chiamami Krystal, ti prego-
-Io le devo chiedere una cosa. Se mi risponderà, prometto che non proverò mai più a scappare, righerò dritta, sarò la migliore fino ai diciotto anni, ma io devo sapere. Voglio solo questo, dare un senso a tutto ciò, dare un senso a me stessa-
Alisea trattenne le lacrime, doveva essere forte.
Krystal rimase in silenzio, un sospiro che parve durare un'eternità.
Poi riprese ad ammirare la cadetta, si passò un dito sulle labbra e poi parlò:-Sono curiosa, chiedimi pure, ma risponderò solo ad una domanda-
Alisea sentì il cuore esplodere, come se dentro il petto ci fosse un cavallo imbizzarrito, che cercava di uscire. Avrebbe voluto mettersi a saltare su quella poltrona, correre e raccontare tutto a Tory.
-Siamo un Centro di Protezione, il C.P, giusto? Ecco, io vorrei sapere, se possibile, da cosa ci proteggete?-
Alisea divorò con gli occhi Krystal, provando, in qualche modo, a strapparle delle informazioni. La direttrice sorrise, posò la mano sul viso di Alisea e le spostò una ciocca di capelli. Parvero secondi interminabili, respiri infiniti persi in un vuoto di pochi battiti. Forse era una sua impressione, ma il tempo parve rallentare.
-Vedi Alisea? È sempre stato questo il tuo problema, noi non vi stiamo proteggendo e mai lo faremo. La vera domanda che devi iniziare a porti è la seguente- si interruppe sorseggiando il cocktail.
-Se non siamo noi ad essere protetti, Cosa stiamo proteggendo?-



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