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lavoro pubblicato venerdì 9 settembre 2016
ultima lettura mercoledì 28 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Prototype: Human trials (3)

di SpencerJHarvey. Letto 429 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Fino a che punto siamo disposti a sacrificare qualcun altro, per salvaguardare il bene dell'umanità e il futuro dell'economia che ne verrà? Tra cyborg, ibridi e droni, il futuro non è poi così tanto certo. Una pedina nelle mani del Centro Protezione, r..

CAPITOLO 3

CASTOR

"Krystal Rose ha proprio la faccia da stronza" Pensò tra se e se Castor. Ogni cadetto teneva gli occhi puntati su di lei, come se fosse l'unica presente in sala. L'eleganza che accompagnava i suoi movimenti la rendeva ancora più attraente. Ogni passo sembrava una danza.

-Certo che è proprio figa- sussurrò Castor.

-Me la farei volentieri- rispose il ragazzo vicino, colpendolo amichevolmente. Il cadetto si limitò a sorridere. Si guardò intorno cercando Tory, ma dell'amica non c'era traccia. Ormai le porte erano chiuse e nessuno poteva entrare fino alla fine della prova.

-Quale onore- esordì il coordinatore baffuto. Il solo suono della sua voce lo irritò. Krystal si limitò a fingersi compiaciuta e prese posto vicino al banco dei coordinatori. Solo poche volte, la donna, si era presentata alle prove generali.

Poteva essere una buona cosa o una terribile cosa, Castor era indeciso, ma cercò di essere ottimista. Doveva esserlo. Notò come lo sguardo di Alisea cambiò nel vedere Krystal, la scintilla nei suoi occhi lo preoccupò parecchio. L'amica stava sfiorando il limite e scherzare con il centro protezione non era mai un'ottima soluzione. A Castor non interessava più di tanto la vita fuori del C.P., insomma aveva già tutto quello di cui aveva bisogno: un pasto caldo, un tetto per la notte e le ragazze. Non riusciva a capire Alisea, ma forse le donne sono fatte per non essere capite. Cercò di cacciare via i pensieri che lo tormentavano, concentrandosi su Crabb tutto sudato. La sua pelle brillava, contrastando la luce dei riflettori puntati al centro del tappeto. Alisea, invece, sembrava ancora più bassa in lontananza e Castor non poté che trattenere un sorriso. Tutti aspettavano Krystal, tutti erano in attesa, tutti bramavano una sua parola "Chissà come sarebbe avere tutto quel potere tra le mani" pensò guardando ancor una volta la direttrice.

Castor si sistemò il ciuffo di capelli che sporgeva di lato e, con un colpo secco, lo capovolse facendolo ricadere sull'altro fianco. Iniziò ad avvertire uno strano senso di soffocamento, odiava sentirsi in trappola e, in quel momento, era circondato da duecento cadetti appiccicosi che spingevano per poter vedere meglio. Aveva trovato posto in ultima fila, perciò tutti quelli che si ritrovava dietro, facevano pressione per passare.

-Scusate l'interruzione, potete continuare- esordì Krystal. Aveva una voce sensuale, lenta. Scandì le parole come se avesse il timore che qualcuno potesse fraintenderle.

Castor si sentì cingere le spalle, si irrigidì e decise di voltarsi.

-Hei, folletto- lo chiamò Yogs.

-Ciao Yo-

-Sei qui per Alisea?- chiese Castor stizzito.

-Sono così prevedibile?- ridacchiò di rimando. Yogs era più grande del giovane. Aveva la testa rasata da un lato, mentre l'orecchio sinistro era colmo di orecchini e piercing. Il viso era coperto d'acne e una cicatrice lo squarciava a metà. Il naso storto contribuiva a conferirgli un'aria minacciosa.

-Tanto non te la darà mai- rise il cadetto, cercando di trattenere un po' di gelosia. Quando lo vide allontanarsi tra la folla, si rilassò. Era molto legato a Yogs, ma odiava quando stava intorno alla sua migliore amica. Come una mosca che ronza intorno allo stallone, Alisea non ci avrebbe messo molto a respingerlo. Castor non aspettava altro.

Riportò l'attenzione al centro della sala dove, i due sfidanti, aspettavano il suono che avrebbe aperto la prova. Il coordinatore fece cenno a Crabb e ad Alisea che si misero in posizione. Vide l'amica irrigidirsi, come se fosse stata colpita da un qualcosa che Castor non riusciva a percepire. Il cadetto più grosso faceva tremare l'aria ogni volta che alzava i pugni e, un senso di angoscia, riempì lo stomaco del giovane. Non voleva vedere l'amica sanguinare, non voleva riaccompagnarla in infermeria o essere divorato dall'ansia durante la notte, mentre si domandava se fosse ancora viva.

Nelle ultime settimane, l'avevano massacrata cadetti che si trovavano in fondo alla classifica, cosa del tutto folle, visto che Alisea si trovava sempre tra i primi dieci. Era una delle migliori in ogni categoria, avrebbe potuto battere anche gli allenatori se avesse voluto, eppure la faccia piena di lividi era la sua. Castor non percepì il segnale, ma quando vide Crabb caricare tutto il suo peso verso Alisea, trattenne il fiato fino a quando i polmoni non iniziarono a bruciare.

L'incontro era iniziato.

L'amica schivò bene l'attacco e sferrò un pugno dritto in pancia all'avversario. Castor era preoccupato e la verità si fece l'argo tra le sue convinzioni: l'amica non sarebbe mai riuscita a battere Crabb. Era troppo grosso, troppo muscoloso e troppo ricoperto grasso. Sembrava un uomo fatto di pietra, pronto a schiacciare l'avversaria con un dito. I pugni di Alisea facevano male, Castor ne era testimone, ma se non scalfivano minimamente quell'energumeno, il match era già bello che concluso. Il pugno di Crabb andò a vuoto, Alisea era riuscita a schivare anche quello. Era agile, doveva ammetterlo e forse poteva giocarsi bene quella carta, Gli attacchi del gigante erano mirati e potenti, ma la sua ripresa era scarsa. I cori dei cadetti in sala accompagnavano il combattimento. Alcuni facevano il tifo per la sua amica, altri per Crabb

-Spaccale il Culo Crabb-

-Fallo fuori!-

Il rumore parve rimbalzare nella mente di Castor, quasi come se si fosse azzerato, sparito. Era focalizzato sulla lotta, su ogni singolo movimento di Alisea. L'amica provò a contrattaccare, ma Crabb le fermò il pugno in aria, per poi ruotarle il braccio verso il basso. Vide la giovane trattenere un gemito di dolore che si sprigionò poco dopo, quando il gigante le sferrò una ginocchiata sullo stomaco. Alisea si accovacciò, ricevendo un calcio dritto in faccia. Castor pensò che avesse perso tutti i denti, ma quando la vide rialzarsi, barcollando, l'unica cosa che colava dalla sua bocca, era sangue.

-Vai Alisea, distruggilo- urlò Castor, consapevole del fatto che l'amica non riuscisse sentirlo.

Alisea si mantenne a distanza, schivando i vari attacchi di Crabb. Per quanto fosse forte, il gigante, non era agile e veloce come lo era la giovane amica. Castor spostò lo sguardo, dal centro del tappeto, a Krystal che parve mangiarsi con gli occhi Alisea.

Il giovane avrebbe rinunciato a tutto pur di riuscire ad entrarle nella mente. Quando sentì un lieve grido, riportò l'attenzione al combattimento. Fu Crabb a indietreggiare, Alisea l'aveva colpito. L'amica aveva tutto il viso ricoperto di sangue. Le colava lungo il mento, fino a bagnarle la gola. Il cadetto sentì una strana eccitazione montare in petto, urlò il nome della giovane sperando di incitarla a vincere.

Crabb non aveva gradito quel pugno e corse vero Alisea. Con il viso contratto in una smorfia di dolore,

la giovane schivò il primo pugno, ma la gomitata che la colpì successivamente, la fece cadere all'indietro. Castor avrebbe voluto urlare, andare al centro del tappeto e interrompere tutto.

Alisea si rialzò subito, passando sotto le gambe del gigante. In due secondi, o forse anche in meno, vide tutti i muscoli della giovane contrarsi e, con un colpo di taglio della mano, colpì Crabb proprio sotto la mascella.

Il gigante cadde inerme sul pavimento. Il silenzio avvolse la sala e Krystal ,con occhi sgranati, si gustò la scena. Castor trattenne le lacrime dall'eccitazione. Sentiva come se un fuoco divampasse dentro di lui.

-Dio santo Alisea, sei un cazzo di mito- urlò Castor.

La folla si unì a lui, applausi e fischi invasero le orecchie del cadetto dai capelli verdi. I paramedici raggiunsero Crabb che iniziava già a riprendersi. Alisea aveva usato una tecnica antica delle arti marziali: l'utilizzo dei punti di pressione del corpo. Avrebbe potuto uccidere il gigante, ma la giovane sapeva bene cosa stava facendo. Aveva passato tre interi mesi a imparare tutti i punti vulnerabili e quello, era stato il risultato di un duro lavoro.

Chiunque lì dentro avrebbe desiderato avere quella tecnica, compreso lui. Provò un po' di invidia, Alisea sarebbe di nuovo diventata il centro di tutte le attenzioni, ma quando la vide sorridere, tutto svanì. Ricevette spallate, spintoni e sputi dagli altri cadetti. Urlavano come se ne dipendesse la vita. Krystal Rose si avvicinò all'amica, mentre la folla ancora era in delirio. La direttrice strappò il microfono dalla mano del coordinatore Frank.

-Abbiamo la nostra vincitrice e con piacere posso affermare che, i tredici punti prestabiliti, saranno assegnati al soldato 021. Aspetteremo il voto complessivo della commissione e poi aggiungeremo i punti determinati dalla prova. I voti saranno disponibili domani mattina- disse Krystal.

Gesticolava freneticamente, ogni singola sillaba veniva scandita dalle sue lunghe dita. Era come se comunicasse con semplici gesti, elegante come un cigno che danza sul lago. Posava la mano sulla spalla di Alisea che era tesa, Castor lo percepiva. La vide scrutare la folla, forse cercava lui, o forse Tory. Alzò la mano cercando di attirare la sua attenzione, ma non funzionò.

-Per concludere, sarei molto onorata se questa giovane ragazza, accettasse di cenare con me e la commissione-

Un brusio generale si sollevò in aria, come un grosso uragano pronto a spazzare via tutto.

-Sarebbe un grande piacere per me- rispose Alisea. Le parole annegarono nel suo sangue.

Castor quasi si strozzò con la sua stessa saliva e un ghigno compiaciuto si impadronì di lui.

Il ragazzo ebbe l'impressione che l'amica avesse raggiunto il suo scopo e un sorriso si stampò sul suo viso. La vincitrice venne scortata fuori e i cadetti iniziarono a uscire dalla sala. Castor raggiunse l'infermeria, dove era sicuro avrebbe trovato Alisea.

La vecchia signora alla reception ci aveva messo un'eternità a capire chi stesse cercando così, alla fine, il giovane aveva fatto di testa sua. L'amica restava seduta sul lettino all'angolo della prima stanza. Aveva la faccia pulita, anche se sulla divisa erano ancora presenti macchie di sangue.

Castor si avvicinò.

-Hey bellezza- la salutò.

Alisea si girò di scatto e se ne pentì subito dopo, quando il dolore si fece strada tra le sue ossa. C'erano altre persone nella stanza, ma i diversi lettini erano separati da piccole tende blu.

-Hei schianto- ribatté la ragazza.

-Sei stata eccezionale- continuò Castor abbracciandola.

-È stato il tuo verde ciuffo ribelle a portarmi fortuna- disse Alisea scompigliando i capelli dell'amico.

Era solita farlo. Sin da quando erano piccoli, l'amica aveva lo strano rituale, quasi il vizio, di toccargli i capelli ogni volta che avrebbe voluto eccellere in qualcosa. Funzionava sempre e Castor era diventato quasi un porta fortuna.

Alisea adorava i suoi capelli.

Tutti lo notavano subito e questo gli piaceva da morire. Amava stare al centro dell'attenzione, quasi fosse una calamita che lo chiamava vogliosa.

-Sei tutta intera e per di più Krystal ti ha invitato a cena- rise Castor, facendole l'occhiolino.

Alisea arrossì e questo non fece che aumentare la voglia dell'amico di stuzzicarla. Erano poche le cose che la infastidivano e Castor se le segnava tutte.

-Hai fatto colpo-

-Ah, ma smettila. Avrà dieci anni in più di me- ribatté furiosa la giovane.

-Quindi se fosse giovane, ci saresti? Al, non ti facevo di gusti così raffinati-

Castor scoppiò in una grossa risata. Sentì il respiro bloccarsi nei polmoni e iniziò a tossire. Si asciugò le lacrime e cercò di calmarsi. Alisea provò a nascondere il rossore fingendo di grattarsi il naso. Entrambi avevano la necessità di scambiarsi battute squallide, altrimenti che divertimento c'era?

-Non intendevo questo, insomma io non, volevo dire che, lascia perdere- balbettò.

Il rossore sul viso di Alisea si fece più intenso. L'amica si stese sul lettino e chiuse gli occhi. Vide il suo petto alzarsi e abbassarsi. Respirava calma, riempiendo il cuore dell'amico di tranquillità. Le strinse la mano, accarezzandole la pelle calda. Aveva le labbra più scarlatte del solito, come se tutto il sangue si fosse concentrato lì. Castor sentì la gola secca.

-Però sai una cosa? Posso giocarmela bene questa carta- sussurrò Alisea.

Il giovane dai capelli verdi ebbe un brutto presentimento.



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