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lavoro pubblicato mercoledì 7 settembre 2016
ultima lettura mercoledì 17 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Myrmidon

di Alligator7. Letto 362 volte. Dallo scaffale Fantasia

Firhig, un nano mercenario che uccide pericolosi mostri per guadagnarsi da vivere, è alle prese con un Myrmidon.

Dodici, pensò Firhig mentre estraeva la lunga ascia bipenne dall'ennesimo corpo senza vita di un Myrmidon. Aveva promesso al barone di sbarazzarsi di almeno venti creature, quindi ormai era a buon punto. Si guardò intorno in cerca dei classici segni del passaggio di un'altra di quelle bestie: alberi abbattuti, uccelli in fuga, e ovviamente la tipica striscia di bava giallognola che ogni Myrmidon si lasciava alle spalle. Non ne trovò, ma sapeva che non erano animali solitari, quindi ce ne dovevano essere per forza altri nelle vicinanze. Si trattava solo di stanarli, come sempre del resto, e lui sapeva come fare. Armeggiò col borsello di cuoio che portava alla cintura e ne estrasse una piccola ampolla trasparente. Dall'interno proveniva una debole luce azzurra, Firhig avvicinò gli occhi al contenitore e vide la piccola fata dimenarsi disperatamente mentre cercava di svitare il tappo con le sue piccole braccia, senza successo.

"Tranquilla, tra poco sarai libera." disse il nano mettendo mano al tappo e svitandolo.
I Myrmidon erano ghiotti di fate e ne potevano percepire la polvere nell'aria da leghe di distanza; sarebbero venuti, ne era certo. Non appena la fata fu libera si librò nell'aria, ansiosa di tornare a volare. Tuttavia l'ambiente era ben diverso da quanto questa si aspettasse e l'odore intenso di natura in decomposizione della palude la stordì per qualche momento, smorzandone l'entusiasmo così come il volo. Firhig l'aveva catturata al limitare della foresta, a sud, dove il colore dei fiori appena sbocciati non aveva ancora lasciato spazio agli acquitrini paludosi, pertanto per la piccola fata quell'ambiente era completamente nuovo. Dopo qualche istante di stordimento si abituò all'odore e ai colori della palude e si mise a volare da un albero all'altro, dando libero sfogo alla curiosità che caratterizzava quelle esili creature.
Soddisfatto, Firhig si nascose dietro un grande albero lì vicino e si preparò ad una lunga attesa. Sarebbero
venuti, si trattava solo di avere pazienza.

Il tramonto era quasi prossimo alla sua conclusione quando il nano sentì un rumore di rami spezzati provenire dal fitto della vegetazione. A giudicare dal rumore non poteva che essere un Myrmidon, non esistevano altre creature capaci di fare tanto baccano muovendosi. Non nelle paludi, almeno.
Mise mano alla sua ascia alzandosi lentamente, se avesse tradito la sua presenza la creatura sarebbe scappata. Per quanto grandi, erano bestie prudenti e timorose, combattevano solo se messe con le spalle al muro, e combatterle era l'unico modo per sopraffarle. Era quasi impossibile inseguire un Myrmidon in fuga, nemmeno un cavallo al galoppo avrebbe potuto eguagliarne la velocità. Quindi il nano doveva muoversi senza emettere il minimo suono fino a quando la bestia non si fosse fatta abbastanza vicina, a quel punto l'avrebbe attaccata a sorpresa prendendola alle spalle. Solitamente un paio di fendenti della grande ascia chiudevano la questione in tempi brevi, tuttavia la cicatrice lunga due spanne sul petto ricordò a Firhig che non sempre le cose andavano per il verso giusto.

La fata si era addormentata sul ramo di un albero semi decomposto, ignara del predatore che si faceva sempre più vicino. Si poteva sentire il russare sommesso della piccola creatura, mentre la sua polvere azzurrina si spandeva nell'aria circostante ad ogni suo respiro. Ad un tratto Firhig vide il Myrmidon uscire dalla vegetazione e dirigersi verso l'albero che ospitava la fata addormentata. Simile ad una grande lumaca senza guscio, si distingueva da quest'ultima non solo per le dimensioni, simili a quelle di un orso adulto, ma anche per le tre fila di denti ricurvi che ne riempivano la bocca e facevano dei Myrmidon dei predatori temibili. Non c'era da stupirsi che il barone ne volesse tenere sotto controllo il numero, se si fossero fatti troppo numerosi le paludi sarebbero diventate un luogo troppo pericoloso in cui viaggiare. E poiché la maggior parte delle rotte commerciali dell'impero passavano di lì, agli occhi del barone le duemila corone promesse al nano per quel lavoro erano poca cosa rispetto al valore del suo lavoro.

Non appena la bestia giunse abbastanza vicina alla fata da poterne catturare la polvere con la grande bocca, Firhig uscì dal suo nascondiglio. Corse verso il Myrmidon facendo mulinare nell'aria la sua ascia. Nonostante la bassa statura anni di addestramento l'avevano reso molto più veloce di quanto ci si potesse aspettare, e nel giro di un paio di respiri fu addosso alla creatura. Senza esitare calò un fendente sulla testa del Myrmidon, tagliando di netto le antenne che spuntavano dalla fronte. Erano gli unici organi sensoriali di cui disponeva la creatura, quindi era sempre buona norma sbarazzarsene prima di iniziare lo scontro.
Ferita e dolorante la creatura emise un ruggito e si voltò nella direzione da cui era provenuto il colpo, ma Firhig si era già spostato di lato. Conoscendo bene i Myrmidon attese che quest'ultimo tentasse qualche attacco alla cieca, il cui unico risultato fu quello di ferire l'aria. Non appena la bestia esitò, cercando di capire dove si trovasse il suo avversario, Firhig calò il suo secondo ed ultimo colpo e tranciò di netto la testa al Myrmidon.

Col respiro corto ripulì l'ascia dal sangue infetto della creatura su un mucchio d'erba umida lì vicino e la ripose nei legacci che portava sulla schiena. Attento a non tradirsi prese poi l'ampolla di vetro dal borsello alla cintura e ne svitò il tappo. Delicatamente prese tra le mani la fatina addormentata e la rimise nel contenitore, richiudendolo.
Terminate quelle operazioni si sedette sopra una grossa radice che sbucava dal terreno e ammirò il tramonto che ormai era giunto al termine, lasciando intravedere nel cielo le prime stelle nel cielo e le due lune, quella notte entrambe in fase crescente. Ripensò alla sua infanzia, alla sua famiglia, a come tutto gli era stato strappato via all'improvviso e lo aveva costretto a quella vita di violenza mercificata. Ripensò alla sua casa, scavata nelle profondità dei Monti Olk dai suoi antenati, che non avrebbe mai più potuto rivedere.

Con un sospirò posò gli occhi sul corpo senza vita del Myrmidon.

Tredici, pensò.



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