ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.015 ewriters e abbiamo pubblicato 71.245 lavori, che sono stati letti 44.627.704 volte e commentati 54.288 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 25 agosto 2016
ultima lettura martedì 22 agosto 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mean Streets: il simbolismo in Scorsese [SPOILER]

di VinceRobertson. Letto 232 volte. Dallo scaffale Cinema

Terzo film del regista Martin Scorsese, Mean Streets (anno 1973) è spesso considerato da critica e pubblico come il primo “autentico” lungometraggio dell’autore. Esso infatti presenta al suo interno molti dei temi ricorrenti n...

Terzo film del regista Martin Scorsese, Mean Streets (anno 1973) è spesso considerato da critica e pubblico come il primo “autentico” lungometraggio dell’autore.
Esso infatti presenta al suo interno molti dei temi ricorrenti nei film successivi: la violenza, il rapporto con la religione, gli italoamericani e il sottobosco criminale di New York.
Il film è uno dei più memorabili di Scorsese e, nello specifico, il finale è una delle scene più simboliche della pellicola, sia per la regia che per il messaggio che vuole trasmettere.
Johnny Boy, coprotagonista interpretato da Robert De Niro, si è rifiutato di pagare un debito, mettendo così nei guai anche il suo amico Charlie, protagonista interpretato da Harvey Keitel.
In questa sequenza i due ragazzi e la cugina di Johnny sono in auto. Charlie li sta portando fuori da Manhattan, ma solo all’ultimo si accorgono di essere seguiti da Michael, l’uomo a cui Johnny deve dei soldi. Egli ordina al suo sicario sul sedile posteriore (lo stesso Scorsese) di spararli: vengono colpiti e l’auto, perdendo il controllo, si schianta su un idrante.
I feriti escono dalla vettura e, alla fine, vengono raggiunti da un’ambulanza. Nella trama non viene specificata l’effettiva sorte dei personaggi.
La scena fonde al suo interno la cultura americana dei primi anni settanta e la cultura italiana; in auto i personaggi ascoltano inizialmente un pezzo rock ma, dopo essere stati raggiunti dai sicari, la loro vicenda si alterna ad un concerto di musica italiana le cui note diventano poi la colonna sonora di tutti i restanti minuti del film.
Con questo espediente, Scorsese racconta la contraddizione culturale degli abitanti di Little Italy: americani ma pesantemente ancorati all’Italia, nel bene e nel male. La sparatoria è ciò che riporta i personaggi nel loro mondo, poiché non basta scappare dal quartiere per allontanarsene.
A questo si somma il conflitto interiore di Charlie, che vorrebbe essere a tutti i costi un buon cattolico ma che, alla fine, cede a tentazioni come la violenza e il crimine.
L’incidente per Charlie rappresenta una sorta di punizione divina, un modo per purificarsi da tutti i suoi peccati.
Johnny invece, alieno alla realtà del quartiere per tutta la durata del film, trova nell’incidente la risposta del mondo alla sue azioni, capendo che ribellarsi ad una realtà ingiusta e insensata è, purtroppo, inutile: sparare contro l’Empire State building o non pagare i debiti non cambia nulla.
Registicamente, Scorsese dimostra la sua immensa conoscenza del cinema. L’utilizzo della macchina da presa ricorda molto la Nouvelle vague (Godard in particolare): le inquadrature seguono schemi liberi e originali e non sono sempre stabilizzate da un cavalletto.
Il film ha infatti molti lati in comune con opere come Fino all’ultimo respiro, dato che è stato girato per le strade di New York; gli attori hanno improvvisato moltissimi dialoghi e la trama non segue il classico procedimento in tre atti.
Al crudo realismo e allo stile ribelle del regista si sommano però anche le lezioni (e le citazioni) dei grandi maestri del passato.
Negli ultimi minuti vediamo l’alternarsi di sequenze scollegate dalla vicenda principale: Tony che si asciuga le mani, un concerto di musica italiana e lo zio di Charlie che guarda Il grande caldo (film di Lang molto amato dal regista) in tv.
La tecnica utilizzata da Scorsese è quella del montaggio analogico, ideato dal regista sovietico Ejzenštejn. Alternando vicende diverse, l’autore riesce ad enfatizzare ancora di più l’azione: la scena di Tony rende l’atmosfera fredda e sporca, il concerto rappresenta il legame con l’Italia, il film in tv, utilizzando la scena dell’auto in fiamme, amplifica l’effetto drammatico dell’incidente dei protagonisti.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: