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lavoro pubblicato giovedì 25 agosto 2016
ultima lettura sabato 22 settembre 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

COME SONO DIVENTATO LA SUA FEMMINUCCIA 3 parte

di trillyna. Letto 1099 volte. Dallo scaffale Eros

Il giorno dopo, al lavoro, ogni volta che sentivo lo squillo deltelefonino, il cuore mi batteva a mille. Rispondevo ansioso “Sì...pronto”, e quando sentivo un’altra voce, dissimulavo a fatica la miadelusione. Purtroppo non chia....

Il giorno dopo, al lavoro, ogni volta che sentivo lo squillo del
telefonino, il cuore mi batteva a mille. Rispondevo ansiosa: “Sì...
pronto”, e quando sentivo un’altra voce, dissimulavo a fatica la mia
delusione. Purtroppo non chiamò, nè di giorno e nè di sera. E non
chiamò nemmeno il giorno seguente, lasciandomi dentro un vago senso di
inquietudine e di inappagamento fisico.
Poi un mattino, al lavoro, rispondendo al telefono quasi di
malavoglia, sentii una voce inconfondibile:
“Ciao femminuccia”
“Sei tu ?” risposi ingoiando la saliva per l’emozione.
“Ti ho appena scritto un’email… controlla.” Tutto qui, una sola frase,
però sufficiente a farmi sobbalzare come una quindicenne.
Nella mia casella di posta c’erano quattro nuove email, una era la
sua. La aprii, erano solo poche parole, quasi un telegramma:“Questa
notte ti voglio vestita da coniglietta, seduta ad aspettarmi sulla tua
sedia-femminuccia. Ubbidisci! Arriverò verso mezzanotte.”
Un brivido mi corse lungo la schiena. Troppo sconvolta per rimanere
ancora in ufficio, chiesi il permesso di uscire con due ore in
anticipo.
Avevo bisogno di riordinare i pensieri e invece di prendere la solita
metro decisi di rientrare a casa a piedi. Mentre camminavo pensavo a
lui e mi chiedevo come ero arrivato a sottomettermi alle perversioni
di un uomo che conoscevo appena?
Il tragitto per casa passava proprio davanti al sexy-shop dove, due
giorni prima, avevo comprato il costumino da cameriera. Quando arrivai
davanti alla porta-vetrina mi fermai: il dubbio era, entrare o non
entrare? Rimasi qualche minuto incerto sul da farsi, poi con il ventre
contratto per la tensione. spinsi la porta ed entrai.
Dentro c’era il solito venditore seduto dietro il bancone a cazzeggiare.
“Vorrei un costumino da coniglietta” dissi avvicinandomi. Lui, mi
passò lo stesso catalogo dell’altra volta. Lo sfogliai velocemente in
cerca di quello che volevo comprare. Il costume da coniglietta doveva
essere uno dei più ricercati perché ce n’erano diversi modelli. Scelsi
uno di color rosa accessoriato con la coda e le orecchiette.
“Sempre per l’amica, eh?” disse il venditore con aria ammiccante
mentre lo imbustava.
Non raccolsi l’allusione, ma pagai e mi affrettai a uscire giurando a
me stesso che in quel posto non ci avrei mai più messo piede.
Una volta a casa mi spogliai e mi misi sotto la doccia per rilassarmi.
Ero curioso di provarmi il costumino da coniglietta. Temevo mi stesse
stretto ma invece mi calzava perfettamente. Mi guardai allo specchio:
sembravo un giocattolo sessuale pronto all’uso.
Intanto il tempo era passato e si erano fatte le undici di sera.
Cercai tra i miei cosmetici, un tubetto di gel per le man e lo usai
quasi per intero sul dildo fissato alla sedia. Era di silicone,
spalmandolo meticolosamente ne costatai la
morbidezza e soprattutto la dimensione. Provai a stringerlo con il
pollice e l’indice per verificarne la circonferenza, ma non ci
riuscii:
era enorme!
Mi tornarono in mente le sue parole quando, due sere prima, tentava di
sodomizzarmi: “dovrò allargarti!”
Mi vennero i brividi al pensiero di quello che mi apprestavo a fare.
Mi spalmai dell’abbondante crena anche sul mio piccolo ano e, per la
prima volta, mi apprestai ad usare la mia sedia-femminuccia. Con
cautela e trattendo il respiro appoggiai il mio sedere sulla punta del
dildo, poi mi lasciai scivolare per un paio di centimetri. Temevo che
i miei tessuti si lacerassero, ma grazie all’abbondantissima
lubrificazione potei lasciarmi scivolare su
quel grosso dildo fino a che i glutei si appoggiarono
completamente alla sedia.
Era entrato tutto! Adesso non dovrà più allargarmi, pensai. Ero
vestita da coniglietta ed ero impalata sulla sedia-femminuccia,
avevo obbedito ai suoi ordini. Dovevo solo aspettare il suo arrivo.

A mezzanotte sentii il rumore della portiera di un auto che sbatteva e
subito dopo il suono del citofono.
Mi alzai di colpo facendo uscire il dildo dal mio culo con un “plop” e
mi precipitai a schiacciare il bottone del citofono.
Prima di aprire la porta mi guardai un’ultima volta allo specchio
aggiustandomi le orecchiette e la codina appena sopra le natiche.
Sembravo proprio una coniglietta di Playboy.
Lui entrò senza salutare.
“Sei sexy” disse, schiaffeggiandomi le natiche con il palmo della
mano. Poi fece un cenno verso la mia sedia-femminuccia.
“Ti sei seduta come ti avevo ordinato?”
“Sì, dalle undici” risposi.
“Vediamo il risultato” disse lui spingendomi sul divano.
“Abbassati le mutandine e allarga le natiche. Voglio vederti il buco del culo.”
Obbedii inarcando la schiena.
“Sì, adesso sembra molto più largo. Rimani ferma così.”
Lo sentii armeggiare con il cellulare: di nuovo mi stava fotografando.
Appena ebbe finito si piazzo davanti a me e senza togliersi i
pantaloni
tirò fuori il suo cazzo. Devo ammetterlo, ero attratta da quel mostro
grosso e pesante che pulsava. Avevo voglia di toccarlo ma non osavo.
Lui me lo sventolò davanti agli occhi, poi mi afferrò per i capelli e
me lo spinse in bocca.
“Succhia femminuccia”.
Anche con la bocca spalancata al massimo lo contenevo a fatica, ma mi
impegnai a soddisfarlo muovendo la lingua sui punti più sensibili .
Poi, un attimo prima che potessi farlo venire, si scansò lasciandomi
la bocca spalancata.
“Mettiti a quattro zampe!”
Obbedii e immediatamente qualcosa di molto grosso e duro cominciò a
forzare il mio ano che, dopo la lunga seduta sul dildo, non resistette
a lungo.
Non appena il mio culo fu riempito lui mi sferrò delle spinte sempre
più violente finchè il suo fluido esplose donandomi una sensazione
inebriante.
“Sei tutta eccitata. Ti piace, ammettilo…” incalzò lui
notando l’erezione del mio piccolo pene. Anch’io volevo un orgasmo e
feci per toccarmi ma lui mi bloccò la mano.
“No, no... Decido io quando puoi godere.”
“… ti prego” lo implorai mentre il mio corpo era scosso da brividi.
Per risposta lui levò di colpo il membro dal mio culo lasciandomi una
spaventosa sensazione di vuoto.
“Puliscilo!” mi ordinò brutalmente mettendomelo davanti alla bocca.
Fra l’umiliazione ed il desiderio insoddisfatto che mi stava
travolgendo, aprii le labbra e cominciai a
succhiarlo. Allora lui, impazzito di foia dette un affondo con i
fianchi cacciandomelo tutto in gola ed eruttando una serie di grugniti
animaleschi venne una seconda volta con dei getti di sperma che quasi
mi soffocarono. Feci per sputare ma lui mi obbligò a inghiottire tutto
fino all’ultima goccia.
Poi, mentre lo guardavo implorante con l’ano che palpitava, lui si
staccò rinfoderando quel meraviglioso mostro nei pantaloni.
Mi aveva posseduto una sola volta eppure già mi sentivo ossessionato
dal suo cazzo dentro di me.
“Dov’è il tuo computer?” mi chiese guardandosi attorno. Esitante gli
indicai la mensola dove si trovava il mio portatile.
“Accendilo e vai sulla tua pagina Facebook”
Temevo il peggio, ma non osavo disobbedirgli. Appena la pagina si aprì
mi scostò e dopo aver inserito una chiavetta usb fece un copia-incolla
di tutti i miei contatti. Spaventato cercai di fermarlo ma lui, con
uno schiaffo mi gettò a terra.
“Stronzo!” urlai mentre seduta a terra mi massaggiavo la guancia colpita.
“Hai bisogno di una lezione!” disse. Quindi mi sollevò, si
sedette sul divano e mi sistemò sulle sue
ginocchia. Mi sculacciò fino a farmi il sedere rosso, mentre io
sopraffatto dall’umiliazione singhiozzavo come una bambina.
“Scusa…scusa… non lo faccio più.” Gridai per tutto il tempo disperato.
“Lo so che non lo farai più” disse lui “Ormai sei mia, il tuo culo mi
appartiene!”
Dopo avermi sculacciata mi spostò via come se non pesassi nulla.
“Voglio la copia delle tue chiavi di casa, non voglio più citofonare” .
Mentre piangevo gli indicai il cassetto dove ne tenevo una copia. Lui
le prese e se ne andò lasciandomi solo, con il sedere gonfio e la
voglia
insoddisfatta di sentirlo ancora dentro.
continua....


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