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lavoro pubblicato mercoledì 24 agosto 2016
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tween, capitolo VIII

di Airaam. Letto 366 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo VIII«Pronta a fare shopping sfrenato?» domandò Alissa travolgendomi con il suo entusiasmo. Le lezioni erano appena termina...


Capitolo VIII

«Pronta a fare shopping sfrenato?» domandò Alissa travolgendomi con il suo entusiasmo. Le lezioni erano appena terminate e una baraonda di studenti si addensava all'uscita, spingendo in ogni direzione. Avevo saggiamente scelto di appostarmi accanto alla scala antincendio, evitando di essere spiaccicata come una sardina e stavo aspettando che Alissa uscisse. Era briosa e vivace, la sua allegria era contagiosa e riusciva sempre a metterti il buonumore. Non mi sorprendeva affatto che avesse così tanti amici. «Certo» sorrisi. Mi prese sottobraccio e ci incamminammo verso la fermata del tram. Il sottile freddo settembrino stava gradualmente sostituendo il caldo estivo, anche se non sfociava mai nell'afoso clima del sud. Il sole faceva di tanto in tanto capolino dalle nuvole, per picchiettare sui nostri volti e facendo stringerci gli occhi per vedere, ma durava poco. Adoravo passeggiare, soprattutto nel centro di Vienna, che era un'esplosione di colori. Sembrava che Giovanni Muciaccia avesse cambiato studio, il verde che contraddistingueva i grandi viali alberati, che sostavano in mezzo alla strada, baciati dai timidi raggi solari di inizio autunno, si alternavano alle vetrine colorate dei negozietti che costeggiavano i marciapiedi, dove potevi trovare qualsivoglia oggetto tu volessi, dalle più banali come le penne alle più golose come le cioccolate, per giungere ai coloratissimi esterni dei negozi di abbigliamento. Alissa mi aveva trascinato dentro ogni negozio che incontravamo, costringendomi a provare una quantità industriale di abiti, che sceglieva e scartare a suo arbitrio, senza neanche ascoltare la mia opinione. Quando aveva detto che avremmo fatto shopping sfrenato, non scherzava affatto. In molti dicono che lo shopping rilassa, a me creava un esaurimento nervoso in piena regola. Avevo provato a chiederle perché lei non provava nessun abito, ma aveva liquidato la mia domanda dicendo che era più importante trovare un vestito adatto per me. Fosse stato per me avrei indossato un semplice jeans con una maglia, non conoscevo nessuno, non che facesse molta differenza come ero vestita. A dire il vero non sapevo se volevo andarci ma Alissa aveva insistito così tanto e anche gli altri si erano messi d'impegno, così alla fine avevo ceduto. Avevo perso il conto di quanti negozi avessimo visitato, fin quando non entrammo in un piccolo negozio che si nascondeva all'ombra di un grande muro, realizzato con pietre sbozzate l'una sull'altra. Era diverso dagli altri outfit visitati fino a quel momento. Era l'unico a non avere una vetrina, quindi per scoprire quello che aveva da offrire dovevi addentrarti dentro, non esibiva manichini con abiti vistosi che nel complesso non aveva e che erano piuttosto adatti a serate di gala. Il negozio non era piccolo come sembrava all'esterno, si espandeva per un ampio spazio all'interno di quella rientranza naturale. Le pareti erano di un soffice arancione che avvicinandoti sembrava luccicare, con un'unica parete in pietra, portando anche all'interno il fascino del materiale naturale. Proprio contro quella parete si stagliava un abito, che ad occhio e croce arrivava appena sopra il ginocchio, dalle calde tonalità della terra, il rosso e l'arancio si rincorrevano creando un vortice di sfumature in cui era difficile distinguerli. «È magnifico» assentì Alissa, così chiesi alla commessa di provarlo. Nel prenderlo urtai il suo braccio e giurai quasi di aver visto lo stesso simbolo che io avevo sul polso. Lei ritrasse d'istinto la mano e si affrettò ad abbassare la manica della maglia indicandomi dove provare l'abito. «Hai visto come ha reagito quando le ho urtato il braccio?» domandai a Alissa nella speranza che non soffrissi anche di allucinazioni. In risposta lei si limitò a scrollare le spalle. Non aveva notato nulla. Grandioso, stavo impazzendo davvero. Forse era uno dei poteri dei Salomon. «Sei pazzesca» commentò Alissa quando uscii dal camerino. Mi diressi al grande specchio che abbracciava il locale degli spogliatoi. Non ero una grande adulatrice di me stessa, ma devo ammettere che quel vestito mi calzava a pennello. Scendeva morbido, mettendo in risalto le curve al punto giusto, la scollatura al cuore mi fasciava il petto senza aderire eccessivamente e le tonalità calde risaltavano sulla mia carnagione pallida in volto e olivastra sul resto del corpo. «Sento odore di conquiste nell'aria», Alissa battè le mani elettrizzata. «Magari tuo fratello diventerà più gentile» ribattei, prima di coprirmi le mani con la bocca. Ero proprio un'imbranata. «Non intendevo...non sono così...non» farfugliavo confusamente per giustificarmi. «Lo che mio fratello non si è comportato piuttosto bene. Tende ad essere scontroso con le persone che non conosce e il suo comportamento può offendere» spiegò. Riuscivo solo ad annuire, ancora troppo imbarazzata. «Non preoccuparti non mi sono fatta nessuna idea strana. Sei qui solo da quanto? Tre settimane? E i professori ti hanno già spostato in tutti i corsi avanzati. È uno dei motivi per cui siamo amiche, mi spiegherai tutta la matematica, per me è arabo» continuò. «E poi sei troppo intelligente per Daniel» ammiccò. Non potei trattenere un sorriso. Pagai e uscimmo dal negozio mentre una lieve brezza ci accarezzava i capelli facendoli ondeggiare. «Adesso libreria» la trascinai per il gomito, sbuffò ma mi seguì. «Quale libro devi compr...» si zittì, quando mi vide ritirare un grosso pacco di libri. «Cosa te ne fai? Li vendi?» chiese stupita. «No, li leggo. Di solito è quello che si fa con i libri» scherzai. Ci accomodammo nel salottino e Alissa mi prese la busta dalle mani per controllare quali libri avessi scelto. «Quando hai intenzione di leggerli?» domandò, rovistando nella busta. «Di solito dopo i compiti mi concedo mezz'ora di lettura» le risposi.
«Devo ancora scrivere il saggio di letteratura. Tu l'hai scritto?»
Stavo per rispondere ma mi battè sul tempo. «Che domande, ovvio. No?» mi diede una pacca sul braccio. Arrossii, ero a disagio quando le persone scherzavano sul mio rendimento scolastico, anche se in buona fede. «Iary» rifletté tra sé, «Questo nome l'ho già sentito» mi disse.
«Non saprei» buttai lì. Speravo non indagasse oltre.
«Allora shopping lo abbiamo fatto, shopping libresco anche. Adesso Starbucks?» propose alzandosi in piedi. «Si» accettai. Avevo proprio bisogno di un frappuccino e un cookie di quelli che solo Starbucks era in grado di fare. Si scioglieva in bocca, tanto era fragile l'impasto e con le gocce di cioccolato era pura estasi per le papille gustative. La caffetteria era sempre strapiena di ragazzi, c'era chi leggeva, chi studiava, chi stava al computer, chi chiacchierava in gruppi. Scegliemmo un tavolo appartato ma in modo da avere un visuale complessiva su tutto il locale.
«Al falò andiamo insieme?» domandò
«Non vai con Christian?»
«Ci vediamo direttamente lì, ho pensato che potremmo prepararci insieme. Anche con le altre. Un pomeriggio tra ragazze» esclamò entusiasta.
«Certo» sorrisi. «Allora Derek ti ha già chiesto di andare con lui?» indagò. Quasi non sputai il frappuccino che avevo in bocca. Tossii, era come quando bevevi accidentalmente l'acqua del mare. «Cosa farnetichi?» dissi tossendo. «Ti sei emozionata?» battè le mani. Le rivolsi un'occhiataccia. «Okay, scherzavo. Solo ti sta sempre intorno» alzò le mani.
«Siamo solo amici» risposi sulla difensiva. «Non ho nessuna intenzione di trovarmi un ragazzo. Voglio solo concentrarmi sulla scuola. Non voglio distrazioni» la avvisai, nel caso avesse in mente un folle piano. «Come vuoi», sembrava un po' delusa dalla mia risposta. Il mio unico obiettivo era lo studio, mantenere la mia media eccellente, continuare a prendere il massimo come sempre. Nessuna distrazione, di nessun genere. Presto anche le mie uscite si sarebbero dimezzate. «Hey ragazzi!» ci salutò Meredith, una ragazza dagli occhi chiari e dal caschetto rosso che Alissa mi aveva presentato il primo giorno, venne verso il nostro tavolo, seguita a ruota dagli altri. Erano un gruppo eterogeneo e molto compatto. Non c'erano tutti, mancavano Daniel, Christian, Avery, non che la sua assenza mi dispiacesse, Jamie, un ragazzo irlandese che si era trasferito un paio di anni fa che riusciva a farti ridere anche quando diceva qualcosa di serio. Ti metteva allegria. Erano tutti molto simpatici. Non notai neppure Derek e dopo la conversazione con Alissa ne fui sollevata. «Non li lasci proprio mai i libri» ironizzò Glen, notando la busta della libreria. Aveva la r moscia moscia e spesso gli altri si divertivano a farle pronunciare scioglilingua che non avrebbe mai pronunciato bene. Una rara rana nera nella rena errò una sera, una rara rana bianca sulla rena errò stanca. «Avete fatto shopping?» domandò Audrey, indicando la busta di Amuleto. Annuimmo. «Sarei venuta anche io se non esistesse economia» commentò esasperata Meredith. Anche lei era all'università e studiava economia e commercio, si era lamentata spesso di un saggio che doveva scrivere per il corso. «I saggi del professor Mitchell non sono poi così entusiasmanti» le ricordò Glen e Audrey annuì. Seguivamo letteratura insieme, quindi anche loro avevamo dovuto scrivere il famoso saggio. Dal canto mio, io adoravo leggere e scrivere, quindi non lo trovavo una seccatura. «Per il falò ci prepariamo insieme?» proposi, guardando Alissa che mi sorrise. «Grandioso!» strepitarono. «Tutte a casa mia dopo scuola» pianificò Glen. «Sono invitato anche io?» si intromise Shaun, si era avvicinato di soppiatto sorseggiando uno Smoothie al cioccolato. «No Shaun, è solo per ragazze» lo rimbeccò Audrey.
«Bhe io potrei darvi un consiglio su cosa indossare. Me ne intendo di gusti maschili» avanzò ammiccando.
«Ti consiglio di finire il frullato se non vuoi farti uno shampoo al cioccolato» lo avvertì Meredith
«Calma tigre, era solo una proposta» si giustificò. In risposta alzammo tutte gli occhi al cielo. Shaun si divertiva a prenderci un giro. Con i capelli più lunghi su un lato, ciuffo importante che cadeva sulla fronte e raggiungeva gli zigomi, il tutto unito al suo solito sorriso obliquo, era il playboy della scuola. Dopo Starbucks ci salutammo e tornammo a casa, anche se Alissa mi aveva invitato a cenare da lei, ma avevo rifiutato spiegandole che preferivo tornare a casa dato che mancavo dalla mattina.
«Sono a casa» urlai quando entrai. «Sei di ritorno» mi sorrise mamma. «Divertita» si informò. Annuii e andai al piano di sopra a sistemare le mie cose. «Che hai fatto oggi?» disse mamma raggiungendomi in camera. «Altri libri?» chiese, nascondendo una nota di frustrazione nella voce. Sorrisi e le feci vedere il vestito. «Non solo» ribattei entusiasta. «Abbiamo fatto shopping per il falò».
«È bellissimo» giudicò e io assentii soddisfatta. Non sentendo il solito rumore assordante provenire dalla camera di Rachel, bussai sul muro ma nessuna risposta. Era uno dei nostri giochi la sera, prima di andare a dormire, e la mattina quando dovevamo svegliarci. «Allora siete voi che fate questi rumori la sera!» si illuminò mamma.
«Quali rumori?» chiesi ostentando indifferenza per essere stata colta sul fatto. Mi scoccò un'occhiata ammonitrice e mi avvisò che stasera mia sorella stava a casa di un'amica e che saremmo stati solo noi due con papà.



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