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lavoro pubblicato venerdì 19 agosto 2016
ultima lettura giovedì 6 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Cane Ulula

di FrancescoGiordano. Letto 322 volte. Dallo scaffale Fantascienza

In un centro di ricerca sotterraneo, un piccolo gruppo di scienziati cerca un modo per neutralizzare i devastanti effetti delle Tempeste Elettromentali.

Una porta di enormi dimensioni si aprì davanti agli occhi di Uber, il rumore era assordante, tanto che fu costretto a coprire le orecchie. Tutta colpa degli anni, era da tempo che nessuno ci dava un'occhiata.

Una volta dentro, venne subito accolto da una donna in camice bianco ‹‹Hai portato tutto?›› gli chiese.

‹‹Certamente, ecco.›› rispose l'uomo, mostrando all'interlocutrice una busta di plastica.

L'interno era pieno di cibo, acqua ed oggetti di vario tipo, tutti necessari per la sopravvivenza in quel luogo.

‹‹Non capisco perché hanno costruito il Centro Alimentare lontano da quello di Ricerca, è possibile che ogni volta dobbiamo fare un viaggio per prendere ciò di cui abbiamo bisogno?›› si lamentò Uber.

‹‹Lo sai che non possiamo portare tutta quella roba qui dentro, prima di tutto non c'è spazio.›› si fermò per un istante la donna, che stava controllando la busta, poi aggiunse ‹‹E poi ci vorrebbe troppo tempo, e lo sai bene che non ne abbiamo molto a disposizione, se vogliamo portare a termine il nostro compito.››.

‹‹Hai ragione Cristina, ma...›› l'uomo non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che venne interrotto da un altro uomo con il camice bianco.

‹‹Ragazzi muovetevi, Mike sta abbaiando! E' in arrivo un'altra tempesta!›› urlò, per poi fermarsi a riprendere fiato.

‹‹Meno male che sono arrivato in tempo...›› disse Uber, iniziando a camminare verso la sua stanza.

‹‹Ci vediamo dopo allora, per ora lascio la busta qui, almeno è più al sicuro.›› disse la donna, seguendo le orme dell'uomo.

Anche l'altro individuo si mosse, la Tempesta Elettromentale era vicina, visto che il cane stava abbaiando, quindi non potevano perdere tempo.

Le stanze erano quattro, una di queste era però chiusa.
‹‹Ehi Derrick, sai se Lilly è lì dentro?›› chiese Uber all'altro uomo del gruppo.

‹‹Sì, le ho detto di andare per prima mentre io avrei pensato ad avvisarvi.›› confermò l'interlocutore, chiudendosi anche lui nella sua stanza.

Cosa che fecero anche Uber e Cristina, chiudendosi tutti a chiave.

La Tempesta Elettromentale era molto diversa in quel luogo. I quattro non vivevano in una normale casa, ma in un Centro di Ricerca situato molti metri sotto terra. Per questo motivo gli effetti delle allucinazioni erano meno efficaci, ma erano sempre presenti.

Uber, Cristina, Lilly e Derrick sentivano nella loro testa delle voci e, raramente, avevano qualche visione. Erano più fortunati di tutti gli altri umani che vivevano in superfice, ma questo bunker aveva anche i suoi contro.

Il problema principale era l'acqua ed il cibo, che per adesso non mancava grazie al Centro di Alimentazione. Ma una volta finite le scorte, la strada per tornare in superficie era lunga, rischiando di cadere preda di una Tempesta Elettronica e perdere la vita.

Ma non era tutto, entrambi i centri erano lontani da qualsiasi centro abitato, quindi reperire viveri si rivelava un viaggio e non una semplice commissione.

Uber, come gli altri, non udiva solo voci, ma la sua visione si era anche offuscata, stendersi sul letto era inutile. Il sudore, il mal di testa e l'incessante formicolio non sparivano. Le voci che sentiva erano sempre le stesse, durante ogni tempesta poteva udire delle risate che gli rimbombavano in testa.

Erano risate di scherno e derisione, ogni volta che tornavano nella sua mente durante l'evento climatico, non poteva fare a meno di arrabbiarsi.

‹‹Non prendetevi gioco di me!›› urlò, come spesso faceva durante la tempesta, stringendosi la testa tra le mani.

L'infero continuò solo per pochi minuti, al termine dei quali Uber si ritrovò in un bagno di sudore ed ansimante.

Uscì dalla sua stanza per controllare gli altri, che stavano uscendo proprio nello stesso momento. A quanto pare stavano tutti bene, solo una porta non si era ancora aperta, era quella di Lilly.

‹‹Credete che sia ancora in preda alle visioni?›› chiese Cristina, anche lei era visibilmente affannata.

Ma non appena finì di parlare, anche la porta della stanza della seconda donna si aprì, fuoriuscendo da essa una donna pallida che a stento si manteneva in piedi. Camminava lentamente, anche troppo, per questo motivo Uber si avvicinò per darle una mano.

‹‹Tranquilla, ci siamo noi adesso, andrà tutto bene, vedrai.›› disse l'uomo per aiutarla a sentirsi meglio.

‹‹G-Graz-ie...›› nonostante la palese debolezza in cui versava, Lilly riuscì comunque a dire qualcosa, anche se con voce molto bassa.

La donna era da sempre stata abbastanza fragile, era quella che più si ammalava tra i quattro. Per lo stesso motivo le Tempeste Elettromentali erano sempre molto dure per lei.

‹‹Adesso ti porto in infermeria a riposarti, vedrai che ti sentirai meglio in un baleno.›› aggiunse Uber, portando Lilly nel luogo indicato con l'aiuto di Derrick.

Una volta raggiunta l'infermeria, i due appoggiarono delicatamente la donna sopra ad un lettino particolare. Questo era in grado, tramite ad alcuni micro siringhe presenti e ben nascosti, di velocizzare qualsiasi processo curativo, dal semplice riposo fino alla cicatrizzazione delle ferite.

Questi aghi inserivano nel corpo del paziente dei micro droni atti a migliorare la naturale rigenerazione umana. Una volta terminato il loro compito, tornavano nelle micro siringhe.
Ma quella era solo una delle meraviglie presenti nel Centro di Ricerca, ed era il motivo per il quale i quattro avevano deciso di fermarsi lì.

Prima dell'avvento delle Tempeste Elettromentali erano degli scienziati, quindi avevano una certa dimestichezza con quegli attrezzi. Ma alcuni strumenti non li avevano mai visti, arrivarono alla conclusione che quel posto fosse un centro di ricerca segreto o qualcosa del genere.

‹‹Bene, per ora lasciamola qui, si rimetterà presto.›› disse Derrick, lasciando la stanza.

Cosa che fece anche Uber qualche minuto più tardi, restò per qualche tempo a sorvegliare Lilly tenendole la mano. Era consapevole che il tempo era prezioso per loro, ma gli altri due gli avrebbero perdonato questa piccola eccezione.

Una volta tornato con i piedi per terra, l'uomo si ricongiunse con i suoi colleghi che si trovavano nella Sala Ricerche. Era lì che il gruppo passava la maggior parte del tempo, lavoravano giorno e notte riposandosi quel poco che bastava per andare avanti e non crollare.

La stanza era piena di computer, di fogli sparsi e di macchinari di vario tipo. Diversamente dagli altri posti, tutto era in perfetto ordine, non potevano di certo rischiare di perdere qualcosa sulla loro ricerca.

Una volta seduto alla sua postazione, anche Uber poté dare una mano. Erano anni ormai che stavano lavorando su quel progetto, studio che aveva uno scopo preciso, quello di trovare un modo per fermare le Tempeste Elettromentali.

Avevano già provato diversi metodi, ma fino ad ora si erano sempre rivelati inefficaci. Gli insuccessi erano stati molti, spesso qualcuno del gruppo mollava per qualche giorno, preda della depressione.

Mentre i tre erano a lavoro ormai da un'ora intera, Uber decise di analizzare le condizioni di Lilly. Non l'aveva mai fatto prima, ma quella Tempesta Elettromentale aveva indebolito la donna più di quelle precedenti, era quindi abbastanza preoccupato sulla sorte della sua fidanzata.

Proprio mentre si assicurava della sua condizione psicofisica, notò qualcosa di strano.

‹‹Ehi ragazzi... Lo so che vi sembrerà strano ma... Guardate un po' i dati di Lilly.›› disse l'uomo, incitando gli altri ad eseguire l'azione.

Cristina e Derrick rimasero perplessi a quella richiesta, si guardarono anche in volto, prima di eseguire l'ordine. Ma non avendo nulla da perdere, fecero quello che gli era stato detto.

‹‹Non vi sembra che ci si qualcosa di... Strano nel suo corpo?›› chiese Uber, aggiungendo ‹‹Vedete, sembra che ci siano delle linee sottili...››.

‹‹Saranno i micro droni, no?›› rispose, anche se con poca sicurezza, la donna.

‹‹No, impossibile, lo sai bene che non potrebbero formare queste linee che vediamo...›› rispose velocemente Derrick.
‹‹Allora cosa diavolo sono?›› domandò Uber, osservando gli altri due.

Nessuno aveva una risposta a quella domanda, rimasero in silenzio per diverso tempo, ma nessuno aprì bocca. Proprio mentre i tre erano intenti a meditare, qualcosa li riportò con la testa nel presente.

‹‹Il cane sta ululando!›› disse Cristina, correndo verso di lui. Era la prima volta che si comportava in quel modo, cosa che preoccupò tutti.

‹‹Ehi Mike, che ti prende?›› gli chiese Derrick accarezzandolo. Ma ciò non bastò a fermarlo.

Mentre il cane continuava ad ululare, un altro rumore prese alla sprovvista i tre. Era l'imponente porta di ingresso che si stava aprendo.

‹‹Ma che diavolo... La porta si sta aprendo da sola!›› esclamò, con non poca agitazione, Uber.

Solo coloro che si trovavano all'interno della struttura potevano aprire la porta, quella situazione era quindi assurda.

‹‹Forse si tratta di una Tempesta Elettromentale? Saranno solo allucinazioni?›› ipotizzò Cristina, che venne però subito contraddetta.

‹‹Impossibile, non sentiamo nessun formicolio, quindi questo... E' tutto vero...›› rispose Derrick.

I tre non provarono nemmeno a scappare, se questi invasori erano riusciti ad aprire la porta di ingresso, potevano accedere facilmente anche al resto del centro.

Ma non appena la porta fu completamente aperta, non videro entrare nessuno.

La prima cosa ad apparire fu una nebbiolina chiara che inondò in poco tempo tutta la struttura.

‹‹Ehi ma cosa... Cos...›› Uber non riuscì nemmeno a finire la frase che cadde a terra, addormentandosi, era gas soporifero.
Solo qualche minuto dopo apparvero altre figure umane, ovviamente interamente protette per non cadere vittima del gas.

I loro volti erano coperti da una maschera, rendendoli difficili da identificare. Erano anche loro in quattro e, a quanto pare, erano venuti proprio per il gruppo di scienziati.

Prima appoggiarono fuori dalla struttura i corpi addormentati di Uber, Lilly, Derrick e Cristina, poi si occuparono di distruggere tutte le ricerche effettuate dai quattro. Nel frattempo Mike, l'unico ad essere sopravvissuto al gas, seguiva i nuovi arrivati.

Anche quando raggiunsero la superficie, il cane continuò a camminare al loro fianco, quasi come se fossero loro i suoi padroni.



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