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lavoro pubblicato giovedì 18 agosto 2016
ultima lettura venerdì 14 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Cane Abbaia

di FrancescoGiordano. Letto 437 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un nuovo evento climatico mette in ginocchio l'intera umanità, tanto da sconvolgere la vita di una semplice famiglia, costretta a puntare anche sull'aiuto di un cane.

‹‹Il cane abbaia.›› a dare questa notizia, udibile da tutti, ci pensò una donna dai lunghi capelli rossi.
‹‹Oh no, un'altra Tempesta Elettromentale?›› quesito retorico che fuoriuscì dalla bocca di un ragazzino di sedici anni.
‹‹Sai bene che non possiamo farci niente, Paul. Meglio andare nelle nostre stanze.›› rispose un uomo, mentre poggiò sul tavolo un libro.
Il cane, dal pelo bianco, continuava incessantemente ad abbaiare, stando però fermo.
‹‹Ancora non riesco a capire questo cane, Eric, per me si comporta in modo strano...›› ripeté per l'ennesima volta la donna.
‹‹Gabriella, te l'ho già detto che non ti devi preoccupare. Grazie a lui sappiamo quando è in arrivo la tempesta, no? Anche se è strano, almeno ci permette di sopravvivere.›› rispose l'uomo.
I tre, nel frattempo, si recarono nelle loro stanze, ognuna isolata dalle altre, e si chiusero a chiave. Una volta all'interno, aspettarono pazientemente l'arrivo della tempesta.
Questa era ormai vicina, lo potevano intuire dai loro corpi, i peli si erano rizzati e tutti e tre potevano sentire un leggero solletico che attraversava i loro corpi. E fu così che ebbe inizio una nuova Tempesta Elettromentale.

Eric

‹‹Quanto fa 2 + 2?››

‹‹5!›› esclamai senza pensarci due volte.


‹‹Bravo, piccolo Eric!›› rispose quella che sembrava una maestra ‹‹Visto che sei stato il primo a rispondere, puoi uscire prima!›› aggiunse.


‹‹Evviva!! Addio e grazie per tutto il pesce!›› dissi, avvicinandomi all'uscita dell'aula.


I miei compagni di classe mi osservarono, ma i loro volti erano vuoti, niente occhi, niente labbra, niente di niente. Ma sentivo il loro sguardo rivolto verso di me e sentivo anche un'altra cosa, la loro invidia nei miei confronti ed il loro disgusto.


Iniziai ad aumentare il passo per lasciare quel luogo, ormai sentivo quasi fisicamente il peso della tensione che si era venuto a creare. Tanto che il mio respiro divenne affannoso.


D'un tratto davanti la porta di uscita si piazzò uno dei miei compagni, parlargli era inutile, perché non rispondeva. Anche gli altri si alzarono e si avvicinarono al bambino che impediva la mia fuga. In tutto questo, la maestra continuava a blaterare come nulla stesse succedendo.


La scena seguente mi gettò nel panico, i bambini si unirono fisicamente creando una poltiglia rosea piena di un numero imprecisato di gambe e braccia. L'essere si avvicinava lentamente verso di me, la maestra era ancora intenta a parlare, anche con i banchi vuoti.


L'unica cosa che mi restava da fare era lanciarmi dalla finestra e lo feci senza pensarci. Ad accogliermi non ci fu l'asfalto, ma un qualcosa di colore bianco, una volta aperto gli occhi, capii che si trattava di una pagina di quaderno.


Era il mio quaderno, mi sciolsi e mi unii ad esso ed iniziai a voltare le pagine, piene di pensieri più o meno sensati. In alcune pagine erano presenti solo una sequela insensata di frasi e parole.


Mi sentivo a casa mia, potevo scrivere semplicemente pensando, ma ciò non mi allontanò dal mio inseguitore. La poltiglia era tornata all'inseguimento, questa volta più veloce.
Anche se quella grottesca creatura non aveva una bocca, la udii indistintamente urlare, un suono simile a quello dei lupi che ululano. Iniziò ad assorbire le pagine del mio quaderno una ad una, più ne assorbiva e più diventava grande, il suo corpo iniziò anche a tingersi delle parole e frasi che avevo scritto.


Ormai era finita, urlai, o meglio, pensai di urlare, creando un nuovo foglio pieno di A. Una volta assorbita tale pagina, la poltiglia, raggiunta la massima espansione, esplose, lanciando in aria tutti gli arti che aveva assorbito.


Ero libero... Ma adesso il mondo era senza colori.

Gabriella

Le note musicali erano reali, tangibili e fisiche davanti a me. Do, Re, Mi, Fa, Sol, La e Si danzavano attorno a me creando una melodia mai udita prima, ed io ballavo insieme a loro, nuda, senza vestiti, per esprimere la mia vera natura. Non c'erano persone nel mio mondo, anche se non c'erano colori, strade e nemmeno il sole, ero felice.


Ogni cosa bella ha però una fine, mentre ero felice nel mio mondo, uno squarcio portò con sé non solo la luce, ma anche alcune strane creature. Avevano una forma sferica, delle gambe sottilissime, delle ali piccole e delle braccia minute. Il volto era simile a quello umano, composto da occhi, orecchie e tutto il resto. Non sembravano minacciose, almeno era quello che pensavo basandomi solo sulla loro apparenza.


‹‹Vogliamo la musica!! La musica tutta per noi!!›› anche la loro voce stridula era buffa, nonostante le loro parole. Sia io che le note ignorammo i visitatori, che non sembravano minacciosi.


Ma in pochi secondi le cose cambiarono. Una delle creature si gettò velocemente sul Do, tagliandola a metà e creando un laghetto di sangue sul terreno.


‹‹Vi uccideremo tutti!!›› disse la creatura, inseguendoci.


Una dopo l'altra le note perirono una ad una, inizialmente volevano la musica tutta per loro, mentre adesso volevano le note morte, come mai questo cambiamento? Le creature si erano offese per non averle viste come pericolose?


Non avevo una risposta a questa domanda e probabilmente non l'avrei mai ottenuta, quindi continuai a correre. Ma dopo aver sterminato le note, le creature mi accerchiarono con facilità.
‹‹Adesso sarai tu la musica!! Ahahahahaha!›› disse una delle creature, aggiungendo una risata poco rassicurante.


I visitatori mi portarono nel loro mondo che, sorprendentemente, era quello degli umani. Ma non vedevo traccia di altri esseri come me, dov'erano finiti tutti? La risposta divenne subito palese.


Schiavi, gli umani erano stati sconfitti da queste creature e schiavizzati, principalmente erano usati per l'intrattenimento. Forse con la frase precedente volevano dirmi che sarei diventata la loro schiava.


Adesso erano tornati i colori, ma la mia libertà se n'era andata.

Paul

Finalmente avevo colto l'attimo fuggente, ero riuscito lì dove nessuno aveva avuto successo. Avevo catturato il tempo, era nelle mie mani e potevo manipolarlo come potevo. Avanti, indietro, ero capace di esplorare ogni epoca e tempo liberamente, e modificare il corso degli eventi.


La scoperta dell'America, la seconda rivoluzione industriale, anche l'alba dei tempi, era tutto in mio possesso. Scelsi di osservare gli eventi della guerra fredda, periodo di cui avevo solo sentito parlare ma che mi affascinava. Due super potenze pronte a scatenare una nuova guerra che avrebbe potuto creare un numero di morti forse superiori alla somma delle prime due guerre mondiali.


Scenario apocalittico che fortunatamente non ebbe luogo... Nel mio tempo, almeno. Modificai gli eventi per saziare la mia curiosità, vedere l'esito di una guerra tra America e Russia.


Morti ovunque, intere città distrutte, ma c'era qualcosa che mi aveva colpito, non erano state utilizzate bombe atomiche. Forse, tramite i vari test, entrambe le potenze si erano rese conto dei rischi dell'arma, prendendo la strada di non utilizzarla.


La cosa aveva abbastanza senso, almeno per me, utilizzando un'atomica sugli avversari, quanti anni sarebbero dovuti passare per sfruttare, in caso di vittoria, le loro risorse? Ed una guerra del genere richiedeva un gran dispendio economico, quindi riscuotere subito l'incasso era necessario.


In tutti questi pensieri, non mi resi conto che il mio corpo aveva assunto una forma sensibile e stava camminando per le strade di una New York deserta. Questo mi fece intuire che l'America aveva perso, ma non potevo esserne sicuro.


Mentre girovagavo senza meta, senza aver ancora incontrato anima viva, finalmente iniziai ad udire qualcosa. Sembravano passi, o meglio, un gruppo di persone che correva, stando al suono.


Ma ciò che vidi mi lasciò a bocca aperta. Non erano umani, almeno nel senso classico del termine. Somigliavano più agli uomini delle caverne che avevo visto nei libri di storia. Avevano delle clave e dei vestiti che chiamare in questo modo era un complimento.


Dopo aver fatto uscire dalla loro bocca dei suoni incomprensibili, iniziai a scappare. Solo dopo qualche minuto mi ricordai di avere la capacità di viaggiare nel tempo, la utilizzai per fuggire di lì.


Ero tornato nel flusso del tempo, dove governavo tutto.

Fine della tempesta

Dopo un imprecisato lasso di tempo, Gabriella si svegliò nella sua stanza. La Tempesta Elettromentale era finita, i peli erano tornati alla normalità e le visioni erano terminate. Almeno per lei, le cose erano andate bene, non era ferita, anche se aveva un leggero mal di testa.


La donna decise di alzarsi e di controllare gli altri due. Passò prima nella stanza di Paul, che stava dormendo sul pavimento, ma se la passava bene. Subito dopo diede un'occhiata ad Eric, che era invece sveglio ma aveva qualche graffietto sul braccio destro.


‹‹E' andato tutto bene, caro, anche Paul sta bene.›› disse la donna a suo marito, dandogli un bacio sulla bocca dopo aver terminato la frase.


La famiglia aveva superato un'altra tempesta, un nuovo fenomeno climatico nato dall'inquinamento che aveva ormai decimato la vita sulla terra. La fame, la sete e le malattie non bastavano, la terra si voleva vendicare sui suoi figli a suo modo.


Queste tempeste creavano allucinazioni così violente, che spesso le persone si suicidavano o si uccidevano tra loro. Per questo motivo i tre componenti della famiglia decisero di chiudersi a chiave nelle loro stanze e lasciare fuori ogni oggetto pericoloso, in modo tale da aumentare le probabilità di sopravvivenza.


La famiglia tornò a sedersi a tavola, non potendo fare altro che pensare ad un modo per sopravvivere ed attendere la prossima tempesta.



Commenti

pubblicato il venerdì 19 agosto 2016
Samuro96, ha scritto: Stupendo!
pubblicato il venerdì 19 agosto 2016
FrancescoGiordano, ha scritto: Addirittura! Beh, sono felice che ti sia piaciuto tanto! Comunque questo è il primo racconto di una trilogia, la seconda parte la posto oggi, la terza domani, spero che ti piacciano anche le altre!
pubblicato il venerdì 19 agosto 2016
Samuro96, ha scritto: Leggerò sicuramente anche i racconti seguenti, sono sincero quando dico che mi è davvero piaciuto. Fa riflettere e pone una grande ombra sull'avvenire. Se non cambiam oggi ogni domani sarà come ieri, se non peggio. Apprezzo molto il tuo stile, al prossimo racconto ;)

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