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lavoro pubblicato mercoledì 17 agosto 2016
ultima lettura mercoledì 13 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

2 ore gratis !

di pelosonae. Letto 582 volte. Dallo scaffale Pulp

“Svegliati !!!” Mi sveglio, ma senza aprire gli occhi. Il profondo nero delle palpebre si schiarisce leggermente della luce esterna che ha gonfiato la stanza del giorno ormai maturo, credo.........

Svegliati !!!”

Mi sveglio, ma non apro gli occhi. Il profondo nero delle palpebre si schiarisce leggermente della luce esterna che ha gonfiato la stanza del giorno ormai maturo, credo... Non li apro per via della luce quotidiana, verso la quale nutro profondo disprezzo nonché disagio. Probabilmente non una espressione si è palesata sul mio viso perché sento un altro “Svegliati !!!!” accompagnato da una gomitata. Sono sfortunatamente sveglio ma a guardarmi la cosa probabilmente non si percepisce. È un esercizio simpatico che mi sono preoccupato di perfezionare nel tanto, troppo tempo che in quest’ultimo periodo sono solito prendermi la mattina. Non ho fretta di alzarmi dal caldo torpore del letto. Non sono più abituato al tempo alle calcagna, tanto meno la coscienza. Quella è chiusa a chiave in cantina insieme al vino.

Alcune mattine sto delle ore nella medesima ultima posizione del sonno. Come mi sveglio rimango, e penso. Di riaddormentarmi non se ne parla. È una di quelle cose che proprio non mi è mai riuscito di fare. Ho provato a incentivare questa ferrea volontà con decaffeinato e hashish, EN e cagata, libri e musica. E ognuna di queste tre cose di primo mattino certamente non mi ha mai aiutato a schiodare il fottuto culone dal tiepido fosso delle lenzuola. Nonostante ciò, quel cazzo di sonno se n’è va. E se n’è andato definitivamente a farsi fottere anche stamattina.

Comunque a conti fatti ho imparato ad apprezzare anche la dolce tiepida e impastata sensazione di sereno riposo postsonno. Lei probabilmente lo ha capito perché il terzo sollecito non arriva.

È una tipa sveglia, poche chiacchiere e ancora meno cazzate. Una in gamba, insomma, per quello che la conosco. Non è da molto che ci conosciamo, ma va bene. A dire la verita ci conosciamo da pochissimo. Da cosi poco che ricordo ancora il nome. Probabilmente è per quello che va bene. All’inizio è sempre tutto più facile.

Non sopporta però di me quello starmene a dormire senza ritegno tutta la mattina. Poca roba in confronto a tutto il resto che gli va giù e che tutto sommato ancora ignora, fortunatamente.

Ma comunque prima o poi mi dovrò svegliare.

Già. Ma svegliarsi prima e svegliarsi poi non è che sia proprio la stessa cosa. Uno che si sveglia prima certamente è uno che ha capito più cose di uno che si sveglia poi. Ma ne ha capite così tante che non se ne fa più un cazzo. Non riesce a ottimizzarle perché gli vengono costantemente annullate dal resto della gente che non le ha capite. È come uno che arriva costantemente puntuale agli appuntamenti. È sicuramente un tipo alquanto sveglio e in gamba, ma lo è a tal punto che se la prende sempre nel culo e sta ad aspettare mezzora. Per non parlare di quelli che arrivano in anticipo di cinque minuti. Ma è meglio appunto se non ne parliamo.

Comunque siamo due tipi in gamba. E svegli, purtroppo per me in questo momento. Ma allora perché mi sta svegliando, se è una in gamba? Ora che ci penso gliel’avevo chiesto io. Ma perché?

Merda!!

Dovevo essere al lavoro alle 8h30!!!

Di mattina!!!!!

Dall’altra parte della città!!!

Mi scaravento fuori dal letto.

Buongiorno...” canticchia senza neanche commuoversi.

Ho i coglioni girati. Come al solito. Poggio i piedi fuori dal letto sul suolo ghiacciato. Bella roba! Dovrò starci a camminare tutto il giorno ed è ghiacciato pure dentro casa. Non ci voglio pensare. Basterà sentirlo sin dentro le ossa.

Mantengo il cervello caldo di altri pensieri. Ad esempio il bel culone che mi dorme a fianco… Non ho tempo, cazzo! Bene...

Mi alzo e mi preparo. In 5 minuti sono pronto. Alle 6h30 sono su Gattamelata che evito stronzi di cane umidi che fumano sull’aria gelida. Chissà perché quel cazzo di padrone non li ha raccolti... Me ne fotto.

Arrivo sulla Prenestina e per un attimo mi perdo. E troppo grande anche dopo 5 anni che ci bazzico. Bé, almeno a quest’ora ci sono pochi Senna pazzi che cercano di rincorrersi. Ma non era morto?

Aspetto il 19…

Guardo istintivamente l’orologio: 6h38…

Mi poggio sul cosciotto di legno che è una fortuna avere nella propria fermata e penso che se sono fortunato il tram arriverà di lì a mezzora. Penso “due volte fortunato” se sono fortunato.

Non sono fortunato...

Ho provato a ricordarmi gli orari precisi nei quali passa quel fottuto tram ma la mia memoria ottimizza da quando si è trovata a corto di spazio e quindi ha incominciato a cestinare i dati meno piu aleatori. E poi quel cazzo di tram non si è mai dimostrato all’altezza di quegli orari ormai cosi futilmente imprecisi.

Ho dimenticato il biglietto, merda!!!

Oggi è primo e il nuovo abbonamento non mi è ancora cascato dal cielo. Il macello non si azzarda a pagarmi un cazzo. Per quanto gli riguarda posso pure arrivare correndo e poi puzzare come una capra. Tanto lì di capre, mucche, maiali e sanguisughe ce né fin troppi.

Cerco di evitare certi pensieri. Non mi meritano. O meglio non meritano il mio rodimento. La salute me la sto rovinando da solo, grazie.

Faccio una corsa disperata di nuovo per via Gattamelata sin al bar Fotti.

Chiuso.

Fanno bene... Merda, perché solo io devo… Lascia perdere!!

Decido di tornare sulla Prenestina e risalirla a piedi sino alla fermata prima. Giussano. Di fronte ce un dritto che vende giornali e biglietti. E io cerco proprio un biglietto.

0,77. Perfetto.

Gli do 1.

Mi rida 1 da 10 cents, 2 da 5 cents e 3 da 1 cents.

Troppo poco in troppa roba!

Qualcuno mi vuole fottere lasciandomi all’oscuro.

Lasciamo perdere di nuovo...

Attraverso e ripoggio il mio culo sulla salsiccia di legno. Mi fa venire fame. Ma ecco che in lontananza scorgo la verde sagoma di un tram. Forse ci siamo…

Ho sempre amato il verde. Un po’ seccato e coi riflessi viola, ma pure arancio vanno bene.

Si avvicina sempre di più.

Ci spero bello, dammi una mano.

Guardo l’orologio. Tutta la storia del biglietto mi è costata vediamo…

6h54: cazzo, 16 minuti!

Comunque ora sono salvo, arriva.

Non vedo molto bene e gli occhiali mi stanno sul cazzo. L’ultima montatura che ho comprato entro e gli dico “dammi la montatura più vecchia che hai” e quello mi fa “vuoi dire da vecchio?” e io “non prendere iniziative“ e lui “ma la vuoi vecchia o da vecchio?“ “bé, fai come vuoi, ci siamo capiti comunque” e quello si gira e richiude l’unico cassettino aperto poi si rigira e mi guarda e io capisco che lì dentro c’erano le uniche montature vagamente recenti che aveva. Il tutto perché così avrei avuto una buona scusa per non indossarli. Buona per me, almeno.

Il tram si fa sempre più grande e incomincio a sentire puzza di bruciato.

Il 19 in un quarto d’ora non passa.

E infatti!!!

DEPOSITO.

Fanculo.

Passano altri 10 minuti ed eccolo arrivare lì in lontananza appannato più vecchio dei miei occhiali e lento lento lento.

Monto su.

La calca mi risucchia all’istante. Cerco di nuotare verso la macchinetta che oblitera ma la corrente mi spinge dalla parte opposta. Sono furbo e assecondo la corrente, due bracciate a destra ed ecco lì l’altra.

Guasta?!??

Merda…

Un altro bagno sino all’altra sponda.

Le tasche erano già vuote, ma qualcuno ci ha provato comunque.

Oblitero e penso “ 77 cents dannatamente sprecati”.

Il controllore non avrebbe voglia di salire su un tram del genere. Se ne sceglie uno più vuoto. Chi può ho visto che lo fa molto volentieri. Chi non può ha un macello che lo aspetta alle 8h30 spaccate con camice addosso e muscoli freschi e tanta buona fortuna. Quella finora mi è mancata. E non solo oggi.

Mi avvicino verso le porte centrali e aguzzo lo sguardo in cerca del primo che si alzerà.

Lo trovo.

È seduto proprio nella seggiola di fronte alle uscite centrali. È un vecchietto tutto raggrinzito che sprofonda su quella cazzo di seggioletta come se ci si trovasse a meraviglia e come se fosse l’unico momento della giornata nella quale se ne può stare seduto tranquillo senza fare un cazzo. Chissà cosa fa nel resto della giornata per godersi a quel modo quella seggioletta. Certo è che almeno su questo c’ha visto bene. Vecchio volpone...

Pure io ho voglia di stare seduto a godermi gli unici minuti di riposo della giornata, ed è per questo che lo cerco ogni mattina quando salgo sul tram.

Solitamente stava più indietro.

Finalmente ha capito che così uscirà prima.

Però c’è ne ha messo di tempo, eh?

Eppure mi sembrava sveglio. Chissà perché!

Comunque mi gli paro davanti e faccio “ma non è la prossima, la sua?” e quello stranito con gli occhiali che gli occupano tutta la facciata del viso e gli occhi come due poster mi guarda come per supplicarmi di lasciarlo vivo almeno sino alla fine della corsa e poi gira la faccia fuori dall’alleato finestrino, un po’ alterato.

Non mi freghi penso, l’indifferenza è la mia di arma.

Comunque c’ho visto bene. Lo vedo ogni mattina e certe cose le noto.

Sempre che siano le 6h30 di mattina.

Solo a quell’ora il tram per me è un libro aperto. Il resto della giornata non lo piglio mai.

E al ritorno dormo.

…dai, alza il culo bello ! penso.

…così! esulto.

Eccomi seduto.

Il tram striscia goffo su tutta la Prenestina, aspetta 10 minuti a Porta Maggiore perché una macchina non sa guidare e non lascia guidare neanche gli altri, ne approfitta per riprender fiato e poi sfreccia come un rospo su tutto scalo San Lorenzo, svuotandosi e riempiendosi a flussi regolari e ininterrotti.

Almeno scendono un po’ di quegli stronzi studenti rumorosi gonfi di se stessi che parlano di se stessi e rivendicano per se stessi e fanno lavorare gli altri per se stessi. Anche se ogni tanto becchi qualche figa, e se ci sai fare ti becchi due o tre sorrisi e magari una strizzatina di palpebre. Con tutta quella calca nessuno dovrebbe notarvi.

Questo pensavo nell’autobus quando mi accorgo che siamo al Verano. Da qui il tram arranca su viale regina Margherita dove la calca si fa impressionante, e tranquillo tranquillo si avvia verso i Parioli.

Si sono fatte le 8 e qualcosa.

Non ce la faccio più.

Penso di scendere. Ci penso ogni giorno sempre nello stesso punto.

Stati di panico. Li chiamano cosi.

Resisto sino alla mia fermata.

Salto giù dal tram e corro sino all’”ufficio”.

Chiuso (???).

Come cazzo è possibile?

Lutto.

Chiedo in giro. Pare sia morto il capo.

Tutta sta faticaccia pe’ niente!

Ma almeno ci pagano lo stesso?

Non si sa.

Ao’ ma che davero ?

Cazzo, 2 ore gratis!

Quello, pure da morto è un rompicoglioni.



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