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lavoro pubblicato lunedì 15 agosto 2016
ultima lettura sabato 10 ottobre 2020

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Xylella - Abbattiamo migliaia di ulivi?!?

di alealu92. Letto 737 volte. Dallo scaffale Attualita

Il Salento, meta turistica di rilievo ormai da diversi anni, è piagato da un batterio che sta uccidendo molte delle piante di ulivo secolari che lo ricoprono. Ma chi ha diffuso il batterio? Cause involontarie o volontarie? Analizziamo la questione...

Xylella – Abbattiamo migliaia di ulivi?!?

Avete mai visto un albero di ulivo completamente spoglio? Immagino di no, a meno che non siate stati in Salento negli ultimi due anni. È uno spettacolo raccapricciante, ve lo assicuro.

Non so a voi, ma a me l’ulivo con i suoi colori verde-acqua e marrone tenue tendente al grigio e con le sue contorsioni incredibili tra i diversi rami, ha sempre attirato, almeno esteticamente, forse perché ci sono cresciuto in mezzo, o forse perché è una pianta che ha davvero un valore inestimabile, se si pensa all’“oro liquido” che produce, ed in Salento se ne produce tanto.

Entrando in questa terra, i colori predominanti che risaltano subito ai nostri occhi sono appunto il verde-acqua rigoglioso delle foglie di ulivo e il rosso della terra salentina, unica nel suo genere in tutta la nazione; se nonché l’azzurro del cielo limpido che corona il tutto. Questi colori e queste forme io da 23 anni non li ho mai dimenticati, ed ogni anno che sono sceso in Salento per la consueta vacanza estiva, sin da quando sono nato, ho potuto godere di questo spettacolo da vicino, durante il viaggio; ho potuto ammirarlo e percepirne persino il profumo caratteristico.

Purtroppo quest’anno è stato diverso. Attraversando la zona circostante Gallipoli mi sono sentito come se stessi camminando in un cimitero inglese nel periodo di Halloween, freddo e lugubre (senza offesa per i cimiteri inglesi). Il rosso della terra è rimasto e anche l’azzurro del cielo, ma il verde delle foglie è svanito su quasi tutte le piante di ulivo in quella zona. È stata una sensazione di brivido.

Non tutti sapranno che quelle piante da più di due anni sono state contaminate da un batterio chiamato “Xylella” proveniente dal Centro America, che in parole povere le riduce in fin di vita, seccando e facendo cadere tutte le foglie, rendendole così completamente improduttive. Inizialmente si è pensato, con un accordo tra la regione Puglia e la Commissione Europea, che il provvedimento più opportuno per contenere il diffondersi del batterio fosse l’abbattimento e lo sradicamento degli esemplari infetti (addirittura si prevedeva lo sradicamento anche degli esemplari entro un raggio di 100 metri da quello infetto). Ora, con il peggioramento della situazione e l’estensione dei casi infetti dalla sola provincia di Lecce anche a parte delle province di Brindisi e Taranto, si è capito che un tale provvedimento sarebbe improponibile ed irrealizzabile visto che prevedrebbe la desertificazione effettiva di decine di ettari di terreno.

Forse chi non è mai stato in Salento non sa che più del 60% del territorio è coperto da uliveti secolari. Non risulta strano che perciò siano stati in prima persona i numerosi proprietari dei terreni infetti e gli agricoltori che li lavorano ad opporsi a tale provvedimento inaudito. Lo hanno fatto sia fisicamente che legalmente e fino ad ora sono riusciti in parte a salvare quello che è un patrimonio storico, paesaggistico e se vogliamo culturale (la Puglia è l’unica regione a vantare una tale quantità di esemplari di ulivo secolari, che per molti abitanti locali sono l’eredità più cara lasciatagli dai loro avi).

I locali, tra cui miei parenti ed amici, combattono giornalmente perché si provveda a trovare una cura piuttosto che agire in modo così stravolgente in un’area così vasta. L’effetto sarebbe alquanto rovinoso sia dal punto di vista paesaggistico, ma soprattutto dal punto di vista della produzione. Gli ulivi secolari che occupano il Salento e la Puglia sono i più grandi e più numerosi a livello oserei dire “mondiale”. La loro produttività è altissima rispetto ai “nuovi” uliveti trentennali (o con qualche decennio in più) che troviamo nelle altre regioni centro-meridionali d’Italia.

I ricercatori all’opera sono numerosi e i proprietari più abbienti, o comunque nelle condizioni di agire, hanno già provveduto con cure provvisorie che dovrebbero preservare le piante dall’attacco della Xylella. Anche io rischio molto, con i miei 60 ulivi secolari (che ricadono proprio nella zona “rossa”) e continuo a sperare con tutto il cuore che non vengano contaminati da un giorno all’altro. Io non vivo in Salento ma capisco appieno i sentimenti di coloro che hanno pianto lacrime amare vedendosi abbattere dinanzi agli occhi ciò che hanno coltivato e fatto crescere per anni. L’agricoltura è stata ed è ancora un pilastro portante nell’economia salentina.

Ma com’è arrivata la Xylella in Salento dal Centro America? Appare alquanto strano che durante i secoli di vita di queste piante non sia mai comparso un simile batterio; o almeno non ve ne era traccia fin ora.

Quello che sappiamo tutti è che negli ultimi 7-8 anni il Salento ha visto uno sviluppo impressionante nel settore del turismo proprio nella zona di Gallipoli e da lì in tutto il suo territorio. Perché? Perché i turisti hanno iniziato a scoprire le bellezze a basso costo (ora un po’meno) che io da 23 anni mi godo splendidamente ogni estate. Bellezze naturali, architettoniche e culturali, che però ad oggi sono state ovviamente accompagnate dalle infrastrutture necessarie all’accoglienza dei turisti e al loro appagamento (attività di qualsiasi tipo). E così il Salento si è risvegliato economicamente, come è giusto che fosse. Almeno nei tre mesi estivi, fa grande concorrenza alle mete della Sardegna ed ha superato la Sicilia negli arrivi degli ultimi 3-4 anni. Tutti sono d’accordo nel sostenere che Gallipoli oggi sia la nuova Riccione per le possibilità che offre (per me ovviamente è 1000 volte meglio).

Comunque cosa c’entra tutto questo con la Xylella? Forse niente, o forse più di quanto potremmo immaginare. L’intensificarsi degli arrivi in modo così esponenziale ha portato inequivocabilmente un aumento dei traffici commerciali tra il Salento e il resto del mondo. Che qualche imprenditore o qualche orgoglioso privato abbia magari importato piante malate dal Centro America? Magari come piante ornamentali, chissà, sono solo ipotesi; ma non si può comunque negare il viavai che sta interessando questa terra negli ultimi anni ed in un modo o nell’altro il batterio è arrivato. Ora, le cause sopracitate sono del tutto casuali e tecnicamente “innocenti”. Purtroppo non vi è però alcuna certezza che la causa scatenante sia casuale e innocente.

Analizziamo un po’ la situazione dal punto di vista delle necessità legate alla costruzione e allo sviluppo delle infrastrutture turistiche. Casualmente la zona più colpita dalla Xylella è stata inizialmente l’area nei dintorni di Gallipoli e il Sud del Salento in generale, caso alquanto particolare, visto che come non tutti sapranno, nelle campagne pugliesi (praticamente tutte) vige il vincolo paesaggistico sottoscritto dalla Regione che vieta la costruzione di immobili a scopo residenziale all’interno degli stessi. Ma se gli alberi verranno sradicati, prima o poi qualcuno chiederà di poter costruire su quelle aree desertificate. Non credete? La Regione ha già previsto una legge che vieterà la costruzione nelle aree “ripulite” dagli ulivi infetti per un periodo limite di 7 anni, poi chissà cosa succederà.

La vicenda ricorda un po’ la legge n.353 “Quadro” del 2000 (che io chiamo legge “rimedio”) che vieta la costruzione di edifici nonché di infrastrutture finalizzati ad insediamenti civili e produttivi nelle aree “percorse dal fuoco”, per un periodo limite di 10 anni. In pratica che significa tutto ciò? In parole povere che prima di tale legge le mafie e le imprese edili fraudolente appiccavano direttamente o indirettamente incendi su aree protette da vincolo ambientale sulle quali avevano intenzione di costruire.

L’analogia è chiarissima, almeno ai miei occhi lo è stata insomma. Tra incendiare un’area e diffondervi un batterio killer vi è poca differenza. Sono solo voci che mi sono giunte tramite amici e parenti, ma i locali più agguerriti sostengono di aver visto, nella primavera di 2 o 3 anni fa diversi elicotteri spargere di notte strane sostanze nelle campagne salentine. Ora, mi sento colpevole io a credere ad una tale possibilità, ma allo stesso tempo non riesco a non pensare a quanto possano sentirsi colpevoli i presunti piloti di quegli elicotteri (se sono realmente esistiti). È brutto immaginare che la speculazione economica possa arrivare a tal punto, ma non così impossibile purtroppo ai nostri giorni e chiunque possa essere stato, chiaramente ha peccato almeno di ignoranza non avendo considerato o non essendo riuscito a controllare le conseguenze macroscopiche di un’azione così sconsiderata. Altri locali sostengono addirittura che siano state figure che non c’entrano assolutamente niente con il Salento e con la sua economia, ma che ricaverebbero comunque interesse dalla sua decadenza, in quanto territorio oramai diventato concorrente vincitore nelle mete turistiche estive (ma a mio avviso quest’ultima ipotesi è ancora più azzardata).

Che siano state cause involontarie o volontarie la situazione è da definirsi “catastrofica”. Molti dei comuni del territorio si sono uniti nella ricerca della cura e anche noti cantautori fieri di essere salentini come i “Sud Sound System” ricordano continuamente e instancabilmente durante i loro concerti di dedicare un po’di attenzione al problema. Come si sta espandendo in Puglia, il batterio potrebbe finire per contagiare anche le regioni più prossime come Basilicata e Calabria, e allora il problema diverrebbe nazionale. Già a livello economico si risentono le perdite. L’olio salentino vendibile a 7-8 euro al litro fino a pochi anni fa si sta svalutando alla grande (soprattutto sul mercato mondiale delle esportazioni). Chi comprerebbe dell’olio sapendo che è stato prodotto da alberi infetti? I ricercatori sostengono che la produzione non ne risenta a livello qualitativo, tuttavia è inevitabile una tale ricaduta, anche se il problema fosse solo a livello psicologico nella mente del compratore. E così, ad oggi (Agosto 2016), la fonte di produzione agricola primaria del Salento rischia di scomparire e il paesaggio rischia di cambiare radicalmente, in peggio.

Che dire… Spero di aver catturato la vostra attenzione su un problema che potrebbe riguardare molti di noi in futuro se non si trova un rimedio al più presto… diffondete la voce, se potete. Io posso solo scrivere purtroppo!!!


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