ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 11 agosto 2016
ultima lettura mercoledì 17 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Xenosport

di FrancescoGiordano. Letto 457 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un famoso detective si ritroverà a dover risolvere un caso su un pianeta alieno con delle regole sociali diverse da quelle della terra.

Non appena misi piede sul pianeta Frex, venni accolto da due terrestri che velocemente mi portarono sul luogo del delitto. Una volta in macchina iniziammo a parlare dei dettagli dell'evento.
‹‹Siamo felici che abbia accettato, signor Anderson. Abbiamo a che fare con una questione della massima delicatezza, per questo abbiamo chiesto il suo aiuto.›› disse uno dei due umani, una donna, per la precisione.
‹‹Come ben sa.›› si intromise l'altro terrestre, un uomo sulla trentina ‹‹Pensiamo che si tratti di una sorta di serial killer. Questo è il terzo omicidio che ha come vittima un Potenziato e se non mettiamo subito la parola fine a questa storia, le cose potrebbero mettersi male per i Frexiani.››.
‹‹Sì, ho fatto qualche ricerca su questo pianeta, quindi so bene che la situazione non sia delle migliori. Vedrò di scoprire il colpevole quanto prima.›› dissi, togliendomi il cappello che avevo in testa per appoggiarlo accanto a me.
Non era la prima volta che mi capitava di lavorare su un caso di una certa importanza, ma era la società Frexiana a preoccuparmi. Da quello che avevo letto a riguardo, lo sport in questo pianeta aveva un'importanza fondamentale. Tanto che le squadre e gli atleti dei vari sport formavano una sorta di casato, un po' come i vecchi nobili che regnavano sulla terra molti anni fa.
‹‹Io le darò una mano durante le indagini.›› ritornò a parlare l'uomo ‹‹Sono uno Xenosociologo, le darò una mano per capire al meglio come funzionano le cose su questo pianeta, in modo tale da non rischiare di offendere qualche personaggio di spicco o qualche istituzione importante.›› aggiunse.
‹‹Bene, il suo aiuto mi sarà molto prezioso. Ho avuto poco tempo per raccogliere informazioni su questo pianeta, ma da quel poco che ho visto le cose sono molto diverse dalla Terra.›› dissi.
‹‹Ha ragione, ma vedrà che non le sarà difficile abituarsi, ci sono alcune cose su cui dovrà stare attento, niente più.›› disse l'uomo, che era seduto accanto a me. Dopo una breve pausa, aprì nuovamente bocca ‹‹Ah, che sbadato, mi sono dimenticato di presentarmi, io sono Timothy Luster, piacere.›› allungando la mano verso di me.
Gliela strinsi e dissi ‹‹Piacere mio e la ringrazio già da adesso per il suo aiuto.››.
Nel giro di pochi minuti arrivammo sul luogo del delitto, un normale parco uguale in tutto e per tutto a quelli della Terra. Il corpo era disteso a terra con la testa rivolta a destra, con gli occhi aperti. Il sangue era invece presente in più punti, ma soprattutto nella parte centrale.
Era la prima volta che vedevo un Potenziato, il soggetto era alto più di due metri ed era molto muscoloso. Era difficile credere che una persona del genere potesse morire, ma nonostante la sua prestanza fisica, la chiamata della morte era inevitabile per tutti. Avevo già ottenuto tutto i dati che la polizia del luogo aveva raccolto, la morte era dovuta ad un colpo d'arma da fuoco di piccolo calibro. Non c'erano testimoni, ed il cadavere era stato trovato la mattina presto.
La vittima era Juggen Ortisian, apparteneva al gruppo dei Potenziati ed era uno degli atleti scelti per partecipare alle Eracleadi, una sorta di Olimpiadi di quel pianeta. Il soggetto non sembrava avere nemici e non frequentava ambienti pericolosi. Nonostante ciò, giaceva davanti a me esanime. Diedi una buona occhiata alla scena del crimine, esplorando ogni parte del parco che, fortunatamente, non era molto grande, ma non trovai nulla.
‹‹Possiamo andare, qui non c'è altro che mi possa tornare utile.›› dissi a Timothy, che nel frattempo mi stava aspettando in macchina.
‹‹Bene, ti voglio portare in un posto, ti aiuterà a capire meglio come funziona la società Frexiana.›› mi rispose.
La meta successiva era uno stadio di baseball, lo riconobbi subito per la sua somiglianza con quelli della Terra. Una gran fila di persona era intenta ad entrare per godersi lo spettacolo e anche noi ci unimmo alla folla.
‹‹Non abbiamo bisogno di biglietti per entrare?›› chiesi, visto che non avevamo acquistato nulla.
‹‹No, qui tutte le competizioni sportive sono gratuite, dalle leghe minori a quelle più importanti.›› rispose il mio aiutante, lasciandomi senza parole ‹‹Comunque una volta dentro lo stadio togliti il cappello.›› aggiunse, ma lo tolsi subito per evitare di dimenticarmelo in seguito.
Una volta entrati, ci sedemmo ai primi posti liberi che trovammo, non fu una cosa semplice, visto l'ingente numero di Frexiani presenti. Anche questi alieni, come tutte le altre razze che popolavano l'universo, non erano così diversi da noi. Le differenze erano davvero minime e spesso riguardavano solo il colore della pelle o qualche forma particolare delle orecchie.
Mentre ero intento ad osservare i dintorni, notai che le due squadre stavano entrando in campo. Subito notai le prime differenze con la Terra, i Frexiani non applaudirono come era consono fare sul nostro pianeta, ma si alzarono in piedi senza dire una parola. Solo quando le due formazioni furono in campo, si sedettero nuovamente, ma il silenzio restò.
Situazione che andò avanti per tutta la partita, lasciandomi senza parole. Mi guardai attorno a bocca aperta, una scena del genere per un terrestre non era normale. In quel momento notai che non c'erano nemmeno venditori di bibite e cibi vari, inizialmente pensavi che non fossero ancora arrivati.
Quando la partita volse al termine, con la vittoria della squadra con la maglietta arancione, apparve davanti a tutti i Frexiani uno schermo olografico con una scritta. Non conoscevo la lingua del posto, quindi non potevo capire cosa dovessero fare, l'unica cosa chiara era che si trattava di una scelta, vista la presenza di due pulsanti.
Quando gli schermi scomparvero, il tabellone che segnava il punteggio annunciò il vincitore, che non fu la squadra arancione, ma quella avversaria. Rimasi interdetto da quello che vidi, cosa era successo? Forse erano gli spettatori a dover decidere il vincitore in base alle prestazioni e non solo per il risultato finale?
Una volta uscito dallo stadio potei finalmente parlare e fare qualche domanda al mio collega, sicuramente mi avrebbe dato tutte le rispose necessarie.
‹‹Beh, sicuramente è stato molto istruttivo questo viaggio.›› dissi ‹‹Sembrava di stare in una chiesa e non ad uno stadio!›› aggiunsi, ridacchiando.
‹‹In un certo senso è così, i Frexiani prendono molto sul serio lo sport, come hai potuto notare.›› dopo una breve pausa, aggiunse ‹‹Le squadre e gli atleti affiancano il governo per quanto riguarda le decisioni.››.
‹‹Addirittura? Non me l'aspettavo, pensavo fossero più dei semplici lord che dovevano comunque seguire delle regole, cose del genere insomma!›› risposi, senza nascondere il mio stupore.
‹‹No, è più il contrario, sono loro che dettano legge, mentre il governo semplicemente riferisce ciò che viene detto. Inoltre questa non era una partita come le altre, non per il silenzio, che è sempre presente, ma perché il vincitore diventerà una sorta di sindaco della città.›› spiegò Timothy.
‹‹Ora capisco come mai non abbiamo votato...›› dissi. Nel frattempo, notai che a pochi metri di distanza era presente un altro stadio da baseball. C'erano molte più persone e la fila sembrava non finire mai.
‹‹Cos'è quello stadio invece?›› chiesi allo Xenosociologo.
‹‹Quello è uno stadio per i Potenziati.›› rispose ‹‹Vedi, su Frex ci sono due... Famiglie, per così dire, i Purosangue ed i Potenziati. Mentre i secondi usano modificazioni genetiche e tecnologiche per migliorare le proprie capacità, i Purosangue ricorrono a metodi più tradizionali.›› disse.
‹‹E quali sarebbero questi metodi?›› chiesi.
‹‹Semplicemente fanno sposare e procreare tra loro atleti di un certo livello, in modo tale da sfornare campioni nati. Un po' come si fa sulla terra con gli animali da corsa tipo i cavalli, solo che loro lo fanno con gli umani.›› spiegò Timothy.
Mentre stavo per aprire nuovamente bocca, venni interrotto da un rumore di urla che proveniva dall'altro stadio di baseball.
‹‹Che succede? Come mai loro non stanno in silenzio?›› chiesi al mio collega.
‹‹A quanto pare le partite dei Potenziati sono così strabilianti che il pubblico non riesce a mantenere la regola del silenzio per l'emozione.›› disse ‹‹Comunque il governo è attualmente diviso da queste due... Fazioni, per così dire, anche se a quanto pare non sono ostili tra loro.›› aggiunse.
Adesso avevo un quadro più completo della situazione, quella gita mi era stata di aiuto, senza non avrei capito appieno come i Frexiani prendono sul serio lo sport.
‹‹Ah, c'è un'ultima cosa che devo dirti.›› riprese a parlare Timothy ‹‹Se non hai conoscenze sullo sport in generale, non solo di questo pianeta, ti consiglio di non dire nulla. Meglio non toccare proprio l'argomento, se non hai almeno una buona conoscenza sportiva, sono stato chiaro?›› domandò l'uomo.
‹‹Certo ma... Posso chiederti cosa rischio? Mica mi ammazzano?›› chiesi.
‹‹No, ma la conoscenza dello sport nella società Frexiana è una sorta di... Standard, per così dire. In un certo senso sono come le buone maniere per i terrestri, se qualcuno non conosce queste regole, socialmente parlando non è ben gradito.›› spiegò l'uomo, aggiungendo in seguito ‹‹Quindi non essere preparato sull'argomento ti farebbe diventare una sorta di reietto con cui quasi nessuno vorrebbe parlare.››.
‹‹Capisco... Quindi meglio evitare in toto l'argomento, visto che non sono proprio un esperto...›› dissi, indossando nuovamente il mio fidato cappello.
‹‹Bene, dove vuoi andare adesso?›› chiese Timothy.
‹‹Veramente vorrei fare quattro chiacchiere con qualcuno dei Purosangue... Conosci il... Presidente o qualcuno di importante?›› domandai, non sapevo quale fosse il termine più adatto per farmi intendere dal mio interlocutore, viste le differenze che c'erano con il pianeta Terra.
‹‹Ah, certo, si chiama Capofamiglia e siamo anche fortunati, perché aveva già espresso l'interesse di incontrarti.›› rispose il mio collega.
‹‹Davvero? Come mai?›› chiesi incuriosito, sapevo di essere abbastanza famoso e di essermi fatto un nome, ma non era mia consuetudine passare il tempo con personalità di spicco o con politici di una certa importanza, nemmeno sulla Terra.
‹‹Perché il suo ruolo nella società Frexiana è molto delicato ed importante, questi recenti omicidi non gli vanno molto a genio per gli effetti che stanno già avendo sia sulla struttura politica del pianeta che sulle persone.›› spiegò l'uomo.
‹‹Sulle persone?›› esclamai senza nemmeno pensarci.
‹‹Certo, come ti ho detto lo sport in questo pianeta è molto importante, quindi l'omicidio di un atleta è visto come un assassinio politico, più come un normale omicidio.›› disse Timothy.
‹‹Giusto, non l'avevo vista sotto quest'ottica...›› risposi, accarezzandomi la barba.
La macchina ci portò verso la villa del Capofamiglia, non rimasi colpito dalla grandezza della sua proprietà. Trattandosi di un personaggio di spicco, non potevo aspettarmi altro. Fu un'altra la cosa ad incuriosirmi, erano presenti un gran numero di campi dedicati a diversi sport. Calcio, nuoto, tennis, non mancava niente, c'erano campi sia all'aperto che coperti.
Anche l'interno della villa non poteva che essere maestoso, anche le stanze meno trafficate erano molto grandi e piene di oggetti di valore. Solo quando arrivammo nella sala d'attesa il mio collega mi diede qualche informazione su questo Capofamiglia.
‹‹Si chiama Zeno Juggen, nonostante il suo aspetto fisico, ha 120 anni. Il rituale non sarà complicato, ci saluterà, gli stringeremo la mano e quando si siederà lui, lo potremo fare anche noi. Dopo potremo parlare, ovviamente attento al linguaggio, ma dubito che debba dirtelo.›› spiegò Timothy, sorridendo.
‹‹Se parliamo in Universale non ci saranno problemi, non ho avuto tempo di imparare il Frexiano.›› risposi. Ero stato assegnato a questo nuovo caso così velocemente che non ebbi il tempo di fare molto.
‹‹Non ti preoccupare, sa che siamo terrestri, quindi non parlerà nella sua lingua.›› rispose lo Xenosociologo, rassicurandomi.
L'Universale era una lingua nata da quasi cento anni, il suo scopo era semplice, permettere a tutte le razze dell'universo di comprendersi. Sarebbe stato impossibile imparare le lingue di tutte le società extraterrestri presenti, quindi si era arrivati alla soluzione di creare una lingua comune. Il processo non era stato facile, sia mettersi d'accordo che farla imparare anche ai più anziani, ma alla fine i risultati arrivarono, portando tutte le razze a comprendersi.
‹‹Il signor Juggen è pronto a ricevervi.›› ci disse un Frexiano, aprendo la porta della stanza del Capofamiglia.
Ci alzammo ed entrammo nella camera, anche questa era molto spaziosa e piena di oggetti di diverso tipo e valore. Cera però una differenza, erano presenti diversi scaffali dove erano esposti in bella vista molti premi e riconoscimenti sportivi.
‹‹Salve, signor Anderson, la stavo aspettando! Sono proprio felice che abbiano scelto lei per questo incarico, con lei dalla nostra parte questa spiacevole situazione finirà prima di causare altri problemi!›› l'uomo mi accolse con parole molto gentili, allungando la sua mano verso di me.
Gliela strinsi e notai che aveva una forza non da poco, per una persona di 120 anni. Timothy mi aveva già avvisato della sua età, ma non potevo credere a ciò che vedevo, era alto due metri, anche se non troppo muscoloso il suo corpo era in forma, ed aveva dei folti capelli lunghi, anche se bianchi.
‹‹E do il benvenuto anche a lei, signor Luster, anche se ci siamo già parlati in precedenza è sempre un piacere parlare con lei.›› aggiunse l'uomo, stringendo la mano del mio collega.
Dopo che il Capofamiglia si sedette, anche noi potemmo fare lo stesso, rispettando il rituale.
‹‹La ringrazio per le sue parole, Capofamiglia, spero solo di non deluderla.›› risposi con modestia, anche perché non ero solito vantarmi delle mie capacità.
‹‹Non lo farà ne sono sicuro!›› rispose Zeno, aggiungendo poi ‹‹Ma ditemi, come mai volevate parlarmi? C'è qualcosa che posso fare per aiutarvi forse?››.
‹‹A dire il vero sì, volevo farle qualche domanda, se non le dispiace.›› dissi, riprendendo subito a parlare ‹‹Prima di tutto volevo capire le differenze tra Purosangue e Potenziati.››.
‹‹Beh, oltre quelle fisiche non ce ne sono molte. Loro utilizzano metodi diversi per migliorarsi, mentre noi altri. Per il resto siamo simili, come noi Purosangue, anche alcuni Potenziati governano delle città Frexiane, quindi non ci sono altre differenze.›› spiegò il Capofamiglia.
‹‹Capisco, per caso a volte capita di organizzare delle partite del tipo Purosangue contro Potenziati?›› feci una seconda domanda.
‹‹Oh, no, è impossibile!›› disse velocemente e con un sorriso, Zeno ‹‹Vede, le tecniche che utilizzano li rendono troppo forti, per quello abbiamo deciso di dividere le competizioni. I Purosangue si sfideranno solo con i Purosangue ed i Potenziati solo con i Potenziati. In caso contrario non ci sarebbe sfida.›› spiegò l'uomo.
‹‹E come mai non avete mai organizzato una partita del genere? Da quello che ho visto non conta il punteggio, ma la prestazione.›› dissi.
‹‹Ha ragione, ma vede, anche in questo ci sono superiori. Utilizzano non solo tecniche di modifica dei geni, ma anche diverse sostanze per aumentare le proprie capacità, mentre noi no. Quindi le prestazioni resterebbero comunque più elevate delle nostre.›› spiegò il Capofamiglia, mantenendo il suo sorriso.
Non dissi nulla, ma avevo ben chiara la situazione adesso. Se i Purosangue avessero deciso di lasciar partecipare anche i Potenziati nelle loro competizioni, i primi avrebbero perso qualsiasi potere sul pianeta Frex. Per evitare problemi non feci commenti su questa situazione, ma andai avanti con il mio interrogatorio.
‹‹Cosa mi può dire invece sulle partite dei Potenziati? In quelle dei Purosangue si rispetta una sorta di regola del silenzio, se ho capito bene.›› chiesi.
‹‹Anche in questo caso non ci sono differenze.›› l'uomo abbandonò il suo sorriso ‹‹I Frexiani si recano allo stadio ed osservano la partita, dopo spetta a loro decretare il vincitore in base alla performance. Proprio come le partite dei Purosangue.›› aggiunse.
‹‹E anche durante le partite dei Potenziati si rispetta la regola del silenzio?›› domandai, anche se conoscevo già la risposta, ma volevo mettere alla prova il mio interlocutore.
‹‹Oh, quella! Mi scusi, me n'ero dimenticato!›› riprese a sorridere Zeno ‹‹Vede, anche tra Potenziati si rispetta questa regola, anche se a volte si fa qualche eccezione. A quanto pare le partite tra Potenziati sono così eccitanti che non si può fare a meno di applaudire!››.
‹‹E lei ha mai seguito una partita tra Potenziati?›› continuai il mio terzo grado.
‹‹Io? Oh, no!›› rispose l'uomo, diminuendo il sorriso che aveva in volto ‹‹Vede, sono così impegnato che a stento riesco a seguire anche quelle dei Purosangue, si figuri se riesco a seguire anche le loro, mi risulterebbe quasi impossibile!›› aggiunse.
‹‹Posso immaginare, dopotutto la sua agenda sarà piena di impegni.›› dissi, aggiungendo in seguito ‹‹La ringrazio per il suo tempo, signor Juggen, non ho altre domande.››.
‹‹Non mi deve ringraziare, spero di esserle stato utile.›› rispose l'uomo, alzandosi dalla sedia. Anche io e Timothy ci alzammo dai nostri posti.
‹‹Certamente, una chiacchierata non è mai inutile, inoltre ho capito altre cose sulla società Frexiana che trovo affascinante.›› dissi, restando immobile.
Anche questa volta prima di uscire dovetti stringere la mano di Zeno, anche il mio collega dovette fare la stessa cosa.
‹‹Ti hanno davvero aiutato le sue parole?›› mi chiese Timothy una volta che fummo fuori dalla villa.
‹‹Sì, perché ho capito che stava mentendo.›› risposi.
‹‹Come fai a dirlo?›› mi domandò il mio collega.
‹‹Vedi, quando gli ho fatto alcune domande sorrideva, ma il suo sorriso era leggermente... Tremolante. Probabilmente voleva nascondere la sua insicurezza dietro un sorriso conciliante, ma queste cose non possono sfuggire ad un tipo come me.›› spiegai.
‹‹Deformazione professionale quindi... Che hai intenzione di fare adesso?›› mi chiese Timothy.
‹‹Prima di tutto ti devo chiedere un favore. Tu e l'autista tornate nell'hotel prendendo un taxi, io ho bisogno della macchina, voglio restare qui questa sera per vedere se il Capofamiglia vada qualche parte.›› dissi.
‹‹Sospetti di lui?›› mi chiese l'uomo.
‹‹Non so ancora se sia lui l'assassino, se sia solo il mandante o altro, sta di fatto che dalla chiacchierata ho capito una cosa. Non gli piacciono i Potenziati, quindi potrebbe avere qualche collegamento con l'assassino.›› risposi.
‹‹Capisco... Allora va bene, ti lasciamo l'auto, ma se succede qualcosa avvisami, che chiamo aiuto.›› disse Timothy, lasciando l'auto libera.
Una volta in macchina, finsi di andare via dalla villa, ma mi fermai in lontananza per non essere visto. Una volta al sicuro, aprì il bagagliaio dove era presente la mia valigia, all'interno era presente tutta la mia attrezzatura. Pistola immobilizzante, binocolo e manette. Queste ultime erano diverse da quelle normali, erano più resistenti, scelta fatta perché conoscevo la costituzione dei Frexiani e non volevo che mi sfuggissero.
Così ebbe inizio il mio lavoro, con il binocolo, che aveva anche la funzione di visione notturna, davo saltuariamente uno sguardo alla villa. Sapevo però che l'attesa sarebbe stata lunga, se una personalità di spicco era implicato in qualche affare losco, sicuramente sarebbe uscito solo a tarda notte.
E così fu, dopo diverse ore di attesa, Zeno uscì dalla sua villa, prese un'automobile ed andò via. Lo seguì senza dare troppo nell'occhio, ormai sapevo come fare, non era la prima volta che facevo una cosa del genere. L'uomo guidò per una trentina di minuti, poi si fermò in un parcheggio di un centro commerciale chiuso.
Per non attirare sospetti, fermai la mia auto fuori dal parcheggio e proseguì a piedi, avvicinandomi cautamente e nascondendomi come potevo. Fortunatamente accanto al luogo dove il Capofamiglia si era fermato era presenta una piccola casetta, riuscendo così a nascondermi senza problemi.
Mi accorsi però che l'uomo non era solo, davanti a lui c'era qualcuno, probabilmente stavano parlando, anche senza binocolo potevo vedere che le labbra dei due si muovevano. Dai tratti fisici, l'interlocutore era un Potenziato, era più alto e muscoloso dei Purosangue che avevo intravisto alla villa di Zeno.
Dopo qualche minuto di attesa, mi accorsi di un'altra cosa, quasi dal nulla, il Capofamiglia estrasse una pistola. Da quella distanza anche un omone muscoloso come il Potenziato sarebbe morto. Non restai a guardare ed entrai subito in azione.
‹‹Scappa!›› urlai, sguainando la pistola immobilizzante e puntandola verso Zeno.
Il Potenziato scappò via, mentre il Capofamiglia puntò la sua arma verso di me, ma era troppo tardi, perché avevo già premuto il grilletto. Il proiettile della pistola immobilizzante, come suggeriva il nome, paralizzava colui che veniva colpito. Era un ottimo modo per fermare i malviventi senza fargli del male.
Mi avvicinai a Zeno e, dopo averlo ammanettato, gli dissi ‹‹Non pensavo che proprio il capo dei Purosangue si sarebbe sporcato le mani, ero sicuro che avessi assunto qualcuno per fare il lavoro sporco per te.››.
‹‹Come immaginavo ha subito trovato il colpevole, le voci su di lei sono vere, signor Anderson, le faccio i miei complimenti.›› rispose l'omicida, ma non aveva ancora finito ‹‹No, questa era una questione personale, dovevo vedermela io con i Potenziati.››.
‹‹In che senso?›› chiesi, mentre lo trascinavo con me verso la macchina.
‹‹Spetta a me ripulire Frex dai Potenziati per due motivi. Il primo è semplice, perché sono il Capofamiglia dei Purosangue, mentre il secondo è perché, in un certo senso, li ho creati io.›› spiegò.
‹‹Li hai creati tu? Quindi i Potenziati non sono Purosangue modificati?›› domandai.
‹‹In un certo senso, sì. Quando la tecnologia l'ha permesso, abbiamo cercato di migliorare le prestazioni di alcuni Purosangue con innesti genetici e tecnologici. Ma ci siamo subito resi conto che la disparità di forze tra i non Potenziati era troppa, quindi cercammo di fermare le ricerche.›› disse Zeno.
‹‹Vi sentivate minacciati dal fatto che potevano usurpare il trono dei Purosangue in sintesi?›› chiesi, anche se ero abbastanza sicuro che fosse la ragione principale.
‹‹Ovviamente, vede, noi Purosangue abbiamo impiegato anni per creare il nostro impero. Inizialmente erano tutti Purosangue che gareggiavano per il dominio assoluto, noi abbiamo prevalso, sconfiggendo gli altri. Come crede che mi sarei sentito se tutto ciò che i miei avi avevano impiegato anni a costruire venisse rubato da un... Mostro?›› l'uomo si sfogò e non nascose la sua ira.
‹‹Non lo metto in dubbio, ma dubito che l'assassinio sia la soluzione più adatta.›› risposi.
‹‹Certo, ha ragione, ma non avevo trovato altra scelta. Sa, in passato avevamo provato a gareggiare con i Potenziati, in caso di vittoria non avrebbero più potuto gareggiare, in caso contrario, com'è successo, avremmo trovato un accordo.›› il volto del Capofamiglia si tinse di una grande tristezza, mista a vergogna e odio ‹‹Ci distrussero, non fummo in grado nemmeno di fare un punto. Partecipai anche io e posso ricordare ancora adesso la frustrazione e l'umiliazione che provai...››.
‹‹Anche se non ho visto una partita di Potenziati, da quel poco che ho sentito immaginavo che la loro vittoria fosse scontata. Però vi fa onore il fatto di averci provato, avete dimostrato coraggio.›› dissi.
‹‹Ah! Provare!›› l'uomo rise ‹‹Non me ne faccio niente del provare, dovevamo vincere! Lo sapevo che quegli abomini avrebbero distrutto la nostra società e le nostre tradizioni! Ed infatti per colpa loro le persone non rispettano più la Regola del Silenzio negli stadi!›› aggiunse, digrignando i denti.
‹‹Tutte le società mutano con il tempo, non è una tragedia.›› risposi, aggiungendo poi ‹‹Comunque in carcere avrà tutto il tempo di pensare a ciò che ha fatto.››.
‹‹Oh, non si preoccupi, la nostra società non cambierà, glielo prometto...›› disse Zeno, continuando a ridacchiare.
Il caso era chiuso, ma io non ero ancora tranquillo. Quell'ultima frase mi aveva lasciato molti dubbi e sospetti, forse il Capofamiglia stava tramando qualcosa? Nei giorni successivi tutti i media non facevano che riportare la notizia dell'arresto del Capofamiglia e della sua deriva conservatrice.
Nel frattempo continuai a contattare diversi Potenziati per sapere se avessero notato qualcosa di strano. Nessuno però era stato minacciato o aveva visto qualcosa fuori posto. Senza prove non potevo che andare via dal pianeta.
Mentre ero sull'astronave che mi avrebbe riportato sulla Terra però, il telegiornale diede una notizia che mi lasciò a bocca aperta. Un attentato aveva colpito il pianeta di Frex, tutte le case e strutture dedicate ai Potenziati esplosero nello stesso istante. Qualcuno aveva piazzato delle cariche esplosive.
A quel punto mi divenne chiaro che arrestare Zeno non era servito a nulla, il Capofamiglia non era da solo, dietro di lui c'era sicuramente un intero gruppo attaccato alle vecchie tradizioni pronti a distruggere i Potenziati. Quanti mesi o anni avevano impiegato per piazzare degli esplosivi in tutti quei luoghi?
Ma c'era un'altra domanda che restava senza risposta, perché Zeno si era sporcato le mani se aveva creato un piano del genere? L'informazione successiva del telegiornale colmò questa lacuna.
I "Puristi", come erano stati definiti, avevano chiesto l'aiuto di alcuni Potenziati per piazzare gli esplosivi. Questi vennero minacciati, quindi non potevano fare altro che obbedire, se non volevano che i loro amici e parenti facessero una brutta fine.
Nonostante la loro fedeltà però, Zeno ed i suoi alleati uccisero comunque questi informatori, non potevano di certo tenere a piede libero persone del genere. Scoprì che anche colui che avevo salvato dall'essere ucciso dal Capofamiglia venne poi fatto fuori da un altro Purista.
Appoggiai la schiena sullo schienale ed alzai lo sguardo, chiudendo gli occhi. Era la prima volta che fallivo, Zeno me l'aveva fatta sotto i baffi. Adesso quelle sue parole avevano un senso, aveva vinto, almeno per il momento era riuscito a completare la sua missione, distruggere tutti i Potenziati.


Commenti

pubblicato il giovedì 11 agosto 2016
CanoviAlfredo, ha scritto: Vista l'estenuante lunghezza ho letto solo la prima parte, la seconda mi riservo di leggerla dopo. Una pletora incredibile di refusi, imprecisioni e ripetizioni rende la lettura pesante. Ad esempio :" Non appena misi piede sul pianeta Frex, venni accolto da due terrestri che velocemente mi portarono sul luogo del delitto. Una volta in macchina iniziammo a parlare dei dettagli dell'evento. <> disse uno dei due umani, una donna, per la precisione. <> si intromise l'altro terrestre, un uomo sulla trentina " una volta che hai scritto "terrestre" viene automatico capire che sono terrestri, scriverlo così tanto appesantisce...e molto. La faccenda del cappello è priva di importanza all'interno della frase, è solo un inutile ghirigoro... "Che velocemente mi portarono sul luogo del delitto" e come avrebbero fatto se, per tua stessa ammissione, siete ancora in macchina a chiacchierare. "Sì, ho fatto qualche ricerca su questo pianeta, quindi so bene che la situazione non sia delle migliori" peccato veniale, io avrei messo, visto che usi il presente "non è delle migliori". Il congiuntivo presente lo userei in altre circostanze. Sono solo appunti, niente di importante ma, se vuoi scrivere bene hanno la loro importanza. Buona giornata.
pubblicato il giovedì 11 agosto 2016
FrancescoGiordano, ha scritto: Tranquillo, sono tutti consigli ben accetti! Alla fine cerco sempre di migliorarmi e ovviamente anche dopo aver riletto due o tre volte (in questo caso non ho letto nemmeno una volta, devo essere sincero) è normale che ci siano comunque errori di vario tipo!

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: