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lavoro pubblicato martedì 9 agosto 2016
ultima lettura sabato 9 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Io, sono il sign.C

di davedonn. Letto 406 volte. Dallo scaffale Pensieri

IO, SONO IL SIGN. C Solitamente le storie ci presentano personaggi che sono persone, anche animali, questo capita nelle favole, io invece mi sono soffermato nei dettagli che piovono nella vita e si delineano quali coincidenze. Si dirà a vole...

IO, SONO IL SIGN. C


Solitamente le storie ci presentano personaggi che sono persone, anche animali, questo capita nelle favole, io invece mi sono soffermato nei dettagli che piovono nella vita e si delineano quali coincidenze.

Si dirà a voler vedere si troverà di far quadrare il cerchio, le piramidi saranno allineate secondo il modello delle costellazioni ed io alla fine di questa storia mi sarò convinto di essere il signor C.

Oggi sono convinto di essere questo tipo, una gentile signora nel web ha proprio fatto questo nome e non sa di questa storia ma è entrata a sua insaputa nella giostra per convincermi definitivamente, sì, la signora, ha fatto il nome del sig. C.

La storia comincia a camminare all'indietro. Molti anni scivolano veloci, planiamo nel 1961.

Una data oscura, un anno che ho voluto sempre intendere come il passaggio verso il nuovo mondo, in questo anno nasco io e si verifica l'eclisse che è un'ombra malata, un difetto impercettibile che possiede la potenza di orientare e sì che c'è riuscito, un'intera generazione che mostra una costante di malinconia e mediocrità che altrimenti non avrebbe spiegazione.

L'eclisse, sì che la ricordo ed anche appena più indietro le mie avventure dentro la pancia di mia madre.

Quest'ombra è arrivata che da poco avevo conosciuto la luce e tanti rumori confusi dove si confondevano le voci con i suoni degli oggetti. Quell'ombra deve essere stata la causa o la complice di questa malia.

Nelle fiabe, nel mondo florido dei sogni, una donna nobile si innamora del capo delle guardie ma un vescovo cattivo e geloso della coppia fa un incantesimo: la donna si trasformerà in falco e l'uomo diverrà un lupo quando il falco tornerà donna cioè destinati a non incontrarsi più.

A noi non interessano tutte queste complicazioni romantiche però ci intriga il ruolo dell'eclisse in questa vicenda perché la donna nobile può ritornare con il suo bel cavaliere quando tale evento cosmico si viene a verificare.

Allora?

Allora io sono nato nel 1961, l'anno dell'eclisse, un po' di mesi prima, un po' di mesi dopo sono morti il sign.C e il sign.H. Il primo Francese, il secondo Americano, tutti e due scrittori celebri erano stati in vita, ed a me è piaciuto sempre scrivere anche se la professoressa di Lettere faceva di tutto nel convincermi a navigare lontano in acque più tranquille.

Gente tosta gli Ebrei, pedantissimi forse timorosi di non essere mai all'altezza, ma Salieri era Ebreo?

E la mia insegnante era ebrea, con il tempo ho imparato ad apprezzare il caffè, quanto sia utile nell'esercizio creativo delle lettere... la mia prof, la mia prof, una vera musa tutrice.

Conoscerò uno, anni dopo, diverrà amico o qualcosa di simile se riusciranno mai a spiegarmi il significato dell'amicizia; uno per poco che ha condiviso con me il viaggio nella vita, saliamo insieme in carrozza ma è durato poco, ognuno per le sue vie e poche feste insieme ma io ricordo un particolare che mi disse io possedevo, avrei posseduto perché io proprio non avevo notato la singolarità e poi oggi ho dei dubbi perché ci raccontano che la realtà non esiste e quindi l'amico può essersi inventato la scoperta, sì, la scoperta, per me faceva così novità, una bella scoperta, io ero stato giudicato bello e francese.

Mia madre invece voleva vedermi Inglese con la sua mania dei film americani degli anni 50 mi infilò questo bel nome britannico e sì anche ebreo.

Io invece mi sono sempre sentito Tedesco, proprio una stonatura, o forse siamo tutto il mondo, funziona così, schiaffeggiati dalle senzazioni, appariamo proprio leggeri che significa insignificanti, abbandonati nelle strade quali oggetti non proprio smarriti o prostitute, non fatemi scegliere.

Ci fu anche un altro amico successivamente che fece notare la mia “francesitudine” ed io gli ricordai che non era una novità per me e mi venne in mente la prima volta che si parlò di me transalpino, che ricordavo l'attore difficile e lungo cioè, spero si scriva così, non vorrei distribuire consonanti alla maniera gallese, in anarchia, dico, ci provo: Jean Louis Trintignant.

Poi un altro amico ancora, questo mezzo francese, cioè tutto Italiano ma naturalizzato cioè con il vestito addosso che ti compri quando vai a vivere in un altro paese.

Anche lui a ricordarmi che non mi sarei trovato bene dall'altra parte del Reno, avrei dovuto camminare lungo la riva francese del fiume.

Tutti uomini mai una donna, forse queste avranno sempre visto l'Italiano in me.

Poi ho cominciato a camminare, ho percorso molti chilometri, molti anni, ho disegnato un tempo monotono che non ho deciso ma questo ha deciso di incollarsi alla mia persona; non fatemi domande adesso, sì, perché sono finito in una residenza per anziani, troppo difficile da spiegare e questa è un'altra storia.

Mi capita da un po' di tempo di guardare uno che indossa il foulard e il foulard presenta una fantasia di piccoli cerchi azzurri che risaltano nervosamente sul fondo bianco.

Anziano dai caratteri regolari, è riuscito a conservare una insolita gradevolezza nel viso, sì, insolita, perché con gli anni tutti si perdono, si decompongono entrando dentro quella nebbia perfida della vita.

Infastidito, è nervoso come tutti gli anziani, orgoglioso come nessuno dentro quella baracca di condannati dal tempo che passa.

Mi scuso, dico che in realtà pensavo e non stavo guardando se non nel vuoto ma non comprende, non crede alle mie parole forse neanche tanto convinte sì perché a me sembra proprio il sign. C, ha le sue orecchie grandi e regolari e provo a raccontare una storia antica che mi perseguita, il sign. C non vuole ascoltare ed io non so perché mi trovo in quel luogo, vorrei tornare indietro.

Delle volte non si fa vedere, per lunghi periodi autenticamente si eclissa e a me sorge il dubbio che si deve essere trattato di un fenomeno allucinatorio perché dimoro in un luogo freddo e mi da l'idea che ambienti così oltre al mal di pancia producono queste lucide follie: vedi bianco, da angeli verresti visitato ma possono capitare anche creature indecifrabili.

Il tipo è tornato. Ha sempre il suo elegante foulard.

Azzardo: “ Credo di conoscerla”

“ Possibile, non posso escluderlo, deve sapere che da un po' di tempo dimentico molti passi della mia vita”

E mi spiegò che è come perdere parti piccole e grandi del proprio corpo.

Denti, capelli, anche organi interni ed io mi sono immaginato quanto possa essere tragico e dannatamente piacevole morire un po', morire a pezzi trovavo che fosse, che avesse del sensuale.

“ Ho una storia” le confessai.

“ Racconta pure” rispose e la sua voce imitava proprio i tramonti rilassati e mi indicò la sacca che conteneva le urine che già avevo notato e che faceva camminare il tipo come un'inquietante marionetta nei film tenebrosi.

“ Credo di essere un certo sign.C”

“ Allora?”

“ Perché penso, temo sia anche lei il sig. C”

Il signore anziano non risponde, mi appare enigmatico come un codice segreto che vorrebbe rivelarsi ma si trattiene ed io continuo, procedo nella narrazione.

“ Ci sono due scrittori. Uno in Francia, esercitava la professione del medico, si dilettava nelle lettere con grande successo, risultava tetramente francese perché a leggerlo evoca le costruzioni gotiche durante le ore notturne con le ombre e l'umidità che corrono lungo la pietra.”

“ ...Che camminano, non corrono” precisò, il tipo.

“ Giusto” ammisi.

“ L'altro invece scriveva dall'America ma era stato anche a Parigi, aveva conosciuto l'inventore del Grande Gasby ed aveva gusti pesanti”

“Cioè?” mi chiese.

Risposi: “ Caccia grossa, corrida...”

Domandò, l'anziano: “ Scrivi?”

“ Mi piace, mi diletto, combatto contro un terribile fantasma del passato, una professoressa, una scommessa, un mondo quello degli Ebrei, perfezionista...”

“ Ti comprendo, io ricordo un antico ufficiale che aveva fatto Caporetto, era di quella religione. A distanza di anni dal congedo, la guerra era evaporata dai suoi abiti, diceva che non dovevo toccare i suoi oggetti, io visitavo con i miei la sua casa e non ero un adolescente inquieto, questo invece tirava fuori un comportamento,una frusta , un vento rigido.”

Poi mi chiese, sembrava curioso di sapere come sarebbe finita la storia e continuava sempre a tenere questo atteggiamento rilassato di apparente supponenza o forse era semplicemente lontano, chissà dove... mi chiese di procedere.

“ Ci fu l'eclisse”

“ Sì, nel 1961” aggiunse alla mia affermazione. Era al corrente.

“ Credo che abbiano combattuto i due morti”

“I due morti?” disse l'anziano.

“ Sì, voglio dire i due scrittori in cielo, si sono battuti x entrare dentro me bambino, che ero ancora tutto staminale, da formare e mi plasmai sul modello del Francese, divenii il sign.C.”

“ Insomma successe tutto questo perché ci fu l'eclisse” precisò il vecchio che adesso aveva preso a sistemarsi il suo bel foulard; dava l'impressione di mollare tutto, la conversazione, sì, maleducatissimo osservava un punto lontano nel vuoto, imprecisato.

Io volevo fargli notare tutte queste misteriose coincidenze che si erano verificate nella mia esistenza che ricordavano sempre la biografia dello scrittore francese: il rapporto con la pedanteria ebraica, la piccola borghesia dove ero cresciuto come il retrobottega di una vita più lussuosa che si era andata a disegnare in terre vicine ma inesorabilmente inaccessibili come i traguardi nei sogni hanno quel sapore algido e dicono sempre no però non puoi neanche scendere, sotto fanno troppo chiasso sono estranei, forse no, forse il rumore è il simulacro della paura di scoprire un'appartenenza indesiderata.

Avrei voluto parlare ancora per molto tempo, resistere al cambio delle stagioni, tanto erail mio desiderio di liberarmi di tutte quelle pesantezze, parlare per ripulirsi, sì, esattamente.

Anche le persone che avevo conosciuto volevo confessare che avevano certe caratteristiche che si ritrovavano nei personaggi della letteratura del sign.C fino a tutte quelle figure che il sig. C aveva incontrato nel suo viaggio al termine della notte, figure crepuscolari che anch'io avevo assaggiato nella mia non desiderata vita di strada.

Ma il sign. C rovinò tutto. Si alzò, svelando un'insolita agilità che doveva aver nascosto per una grande occasione ed io non sono avvezzo ad accettare i cambiamenti.

Il sign. C si mette a correre, sembrava impossibile, ero frastornato da questo impreevisto.

Correva l'anziano, correva il giovane, dietro.

L'anziano abbandona la grande sala dove ci ritrovavamo per le nostre conversazioni, dove l'ambiente era profumato da un noioso torpore e caldo piacevole che facevano dimenticare il tempo, l'ansia che ci portiamo dentro.

Il sign. C apre una porta e improvvisamente si apre un mondo misterioso davanti a noi, anche davanti ame che seguivo l'anziano ed ero arrabbiato, confuso, niente mi infastidisce di più dell'essere abbandonato nel bel mezzo di una discussione.

Oltre la porta scendeva improvvisa quindi pericolosa una scala che non si vedeva per via del buio senza suoni soltanto l'anziano sign.C sentivo che rideva malignamente ed avvertivo quel sorriso che si perdeva, era già lontano nel buio di quella scala che immaginavo lunga verso l'ignoto.

“ Fermati!” dissi, e mi sentii banale per il mio stupido ordine, non potevo dettare legge, non ero mai stato avanti neanche un passo, il mio interlocutore.

Mi chiedevo in quel concitato inseguimento come facesse il sign.C ad orientarsi perché a me sembrava di rotolare da un momento all'altro finendo la mia vita nella maniera più ridicola.

Riprovai con il : “ Fermati!”.

Silenzio e poi ancora quel sinistro sorriso che nella luce avrebbe suonato insolente ma che adesso mi sembrava sempre più inquietante.

Poi appare una luce, improvvisa e di grande effetto violento sui miei occhi; non una luce davanti il mio percorso ma dietro, alle mie spalle... era la porta che avevo chiuso.

“ Vecchio che cosa hai da ridere? Hai da farti male cacciandoti in queste situazioni” dissero tipi che avevano preso a scendere le scale, disponevano di torce elettriche evidentemente non c'era luce.

Scesero i tipi e sembravano molto lontani ed io e il sign.C mi resi conto che avevamo fatto molta strada percorrendo la scala al buio.

Stranamente mi inquietavano i due sconosciuti, si stavano avvicinando, scendevano, erano vestiti di bianco, intravedevo al buio, questo colore che mi era familiare e parlavano questi due, erano loro storie relative al mondo fuori e la cosq mi urtava, provavo un'invidia profonda ed un malessere malinconico mi assaliva ascoltando le loro vicissitudini.

Mi raggiungono, mi bloccano, si fa così con i forestieri in procinto di commettere reati, una cosa del genere, oppure per aiutare una persona non proprio autosufficente.

Io dico molto goffamente di ripescare il sign. C che ha molto più bisogno di me perché è anziano.

Rispondono: “ Sì, certo, poi penseremo anche lui.”

Sento tutto quel alito cattivo proprio delle brutte persone, che hanno del trascurato e del vissuto.

Mi afferrano, temono che io mi faccia male e mi riaccompagnano verso la porta in alto che era rimasta aperta e che lasciava uscire una cascata di luce accecante come le infuocate torce elettriche che volevano svegliarmi da uno strano lungo sonno che aveva percorso con me una vita.

Continuano a conversare tra loro, i due tipi, di fatti loro, fatti non professionali ma della vita fuori e poi tornano dentro con le parole, dentro questo loro lavoro e le parole mi graffiano, mi riportano alla realtà, verso quella luce dopo la porta.

Faccio un ultimo tentativo molto triste, ricordo ai due, adesso c'è più luce, credo di riconoscerli, ci vediamo spesso, dentro la luce, indossano abiti bianchi, ricordo ancora di pensare al sign. C, preciso che è stato uno scrittore importante, francese.

Mi rispondono, liberando sempre l'alito cattivo insieme alle loro rivelazioni, mi dicono che adesso tutti scrivono.



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