ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 8 agosto 2016
ultima lettura lunedì 27 luglio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Risposta

di FrancescoGiordano. Letto 310 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un'attesa lunga anni è necessaria per permettere ad una donna di salvare il proprio pianeta, ma scoprirà presto che ciò che ha ottenuto potrebbe non bastare a mettere la parola fine a tutti i problemi che deve affrontare...

Dopo milioni di anni, dopo innumerevoli avversità e dopo aver spinto il proprio intelletto al limite, la razza umana stava per scoprire finalmente l'ultimo segreto che l'universo nascondeva. Durante questa attesa erano state trovate le risposte a molte domande, ma mancava poco per scoprire il tutto.
L'origine dell'universo non sarebbe più stato un mistero, avrebbero finalmente capito se l'esistenza di un Dio fosse solo una favola oppure se effettivamente qualcuno aveva dato inizio al tutto. Il team di scienziati che aveva dato il via a quella ricerca non poteva credere che il momento fosse finalmente giunto.
Nel giro di pochi giorni, passati ad analizzare i dati, la risposta finalmente arrivò, la razza umana poté così festeggiare. Il responso era inequivocabile, l'universo si era creato "da solo", in un certo senso. Inizialmente c'era solo il vuoto, ma, un po' come il brodo primordiale che aveva portato la vita sulla Terra, era un vuoto particolare.
Motivo che spinse gli scienziati a definirlo, ironia della sorte, Vuoto Primordiale. Nome azzeccato, perché dopo miliardi di anni, in quel vuoto nacque autonomamente un atomo, poi il secondo, poi molti altri. Diversamente dalla prima teoria, non furono solo due di questi a creare l'universo, l'energia necessaria non sarebbe bastata.
Solo dopo un numero enorme di atomi, un'esplosione creò l'universo, anche questo era inizialmente vuoto, i pianeti nacquero successivamente, così come le stelle. Le nubi molecolari che diedero vita ad entrambi questi corpi, furono generati dalla forte energia creata dallo scoppio.
Ma la festa per la scoperta durò poco, perché nemmeno un giorno dopo qualcosa di strano accadde all'intera razza umana. Come dei pupazzi, tutte le persone del mondo caddero contemporaneamente, perdendo misteriosamente la vita. Ma di solito quando qualcuno muore, qualcun altro nasce, anche in questo caso tale equazione si realizzò.
In un luogo non ben precisato era presente uno strano marchingegno non creato dagli umani. Era una sorta di vasca con diversi fili attaccati ad uno strumento ancora più bizzarro, che ricordava una televisione. All'interno della vasca era sdraiata una donna, che riaprì gli occhi e si rialzò.
Anche il suo corpo era pieno di fili, ma si staccarono non appena toccò terra. Anche se era rimasta lì dentro da quando la Terra era nata, non aveva dolori o difficoltà nel camminare, era totalmente a suo agio. Il suo aspetto era identico a quello degli umani, ma in realtà era un'entità diversa, non solo mentalmente, ma anche fisicamente.
La donna si recò in un'altra stanza, che era molto più grande, dove era presente una navicella spaziale. Non era circolare come quelle che si vedevano nei vari film degli umani, ma somigliava più ad un'automobile di grandi dimensioni e senza ruote. Era un modello ideato per un solo pilota ed offriva una velocità molto elevata, perfetta per raggiungere il suo scopo.
Anche la memoria della donna era ancora perfetta, riuscì ad attivare la navicella in poco tempo, uscendo dal sottosuolo passando attraverso lo strato di terra che la divideva dalla superficie, una delle tante funzioni dell'astronave.
Non appena rivide il cielo, attivò altri comandi ed iniziò il suo viaggio, che durò solo poche ore. La nuova destinazione era un pianeta chiamato Kardos, il suo pianeta natale. Anche se non era un normale essere vivente, rivedere quel pianeta le fece uno strano effetto.
Provava insieme tante emozioni, felicità per essere tornata, tristezza e malinconia per essere mancata per così tanti anni ed anche un pizzico di emozione per aver completato la missione. Non se ne rese conto, ma mentre ripensava alla sua nascita, le lacrime iniziarono a bagnare il suo volto.
La missione era di vitale importanza per il suo pianeta, doveva trovare un modo per risolvere una crisi che stava decimando la popolazione. Nessuno riuscì a trovare una soluzione, nemmeno i migliori sociologhi o filosofi. Venne quindi presa una decisione unanime, che portò alla creazione della donna, il cui nome era Noun.
Il progetto era però molto complesso e ci vollero diversi anni per completarlo. Come prima cosa, venne creato uno strumento, probabilmente l'invenzione più geniale degli abitanti di Kardos, che era in grado di fermare il tempo. Funzionava come una sorta di barriera che avvolgeva il pianeta, all'interno il tempo era bloccato. In questo modo Noun avrebbe avuto tutto il tempo necessario per fare quello che doveva.
L'obiettivo era solo uno, raccogliere conoscenza e trovare una risposta a tutte le domande. Questo portò alla seconda parte del progetto, I Kardosiani crearono uno strumento per terraformare i pianeti. Ma visti i tanti compiti che dovevano portare a termine, non era un congegno perfetto, per questo motivo Noun dovette cercare un pianeta con caratteristiche ben precise. Una volta trovato, attivò lo strumento e la Terra prese vita.
Ma per avere conoscenza bisognava popolare il nuovo pianeta, il problema non fu nemmeno posto, perché la donna aveva già ciò di cui aveva bisogno. Si trattava di nanomacchine che avrebbero dato vita ad esseri identici a Noun, che si sarebbero però evoluti con il tempo. Era necessario che fossero uguali ed identici alla donna, perché solo così si sarebbe potuta connettere a loro per memorizzarne i ricordi.
Una volta completate queste due fasi, alla donna non rimase che attivare il terminale che avrebbe assorbito tutta la conoscenza degli "umani artificiali" ed aspettare.
Noun si avvicinò alla barriera che circondava il pianeta e, con un terminale presente sulla navicella, inserì un codice. Questo era necessario per fermare il blocco temporale che attanagliava Kardos. Una volta atterrata, la donna venne ricevuta da una folla urlante, se era tornata poteva voler dire solo una cosa, aveva trovato la risposta.
Teoria che divenne realtà, grazie alla conoscenza conquistata sulla Terra, Noun diede il via ad una nuova epoca d'oro su Kardos. Nel giro di qualche mese la crisi passò, l'economia tornò in attivo, le persone trovarono lavoro e le nuove malattie vennero curate. La donna si chiese come mai un pianeta in grado di creare un essere come lei, insieme ad uno strumento per fermare il tempo, si potesse trovare tanto in difficoltà.
Il tempo andò avanti ed i problemi erano sempre dietro l'angolo, ma grazie all'eterna conoscenza della donna, i Kardosiani non rividero mai più una crisi. Però la situazione sarebbe cambiata con il tempo. Dopo milleduecento anni dal ritorno di Noun, ebbe inizio un nuovo periodo problematico.
Questa volta non c'entrava l'economia o la mancanza di lavoro, ma era più una patologia. Gli abitanti di Kardos iniziarono ad emarginarsi, evitando di socializzare con altri individui. Ma questa era solo uno dei problemi, altri invece divennero irrispettosi della legge, aumentando il numero di detenuti nelle carceri.
Si trattava di uno scenario mai visto prima, nemmeno Noun poteva immaginare che la situazione si sarebbe evoluta in questo modo. Solo una volta aver capito che nemmeno la conoscenza che aveva a disposizione le bastava, ebbe un'epifania. La risposta a tutte le domande non esisteva, era solo un'invenzione filosofica. La società, le persone ed il mondo cambiano attimo dopo attimo.
Questo portava ad un cambiamento ed alla nascita di nuove domande, non c'era una fine. L'unico modo per terminare i quesiti, era lasciar morire qualsiasi civiltà esistente nell'universo.
Non poteva nemmeno ricorrere ad una caratteristica tipica degli umani e dei Kardosiani, l'immaginazione. Quando venne creata non pensarono che fosse necessaria per il suo sviluppo intellettuale. Quanto si sbagliavano, senza fantasia la sua mente era statica, poteva solo apprendere, ma non creare.
Non poteva nemmeno chiedere aiuto agli abitanti del suo pianeta, perché erano tutti in crisi, si erano sempre rivolti a lei per risolvere i problemi. Questo aveva influito negativamente sulla loro immaginazione, probabilmente anche loro avevano perso questa caratteristica.
Non potendo negare la sua inutilità, prese una decisione che venne condivisa anche dai capi del governo. Avrebbero nuovamente chiuso Kardos nella Barriera Temporale per evitare che la loro società crollasse. Il piano era semplice ma, in un certo senso, rischioso. Avrebbero atteso l'arrivo di una razza che fosse in grado di sbloccare la barriera e chiedere aiuto a loro.
Se fossero riusciti ad ottenere una conoscenza tale da abbattere la Barriera Temporale, era anche probabile che avrebbero potuto aiutare i Kardosiani. Noun, pochi istanti prima di restare bloccata per chissà quanto tempo, si rese anche conto di un'altra cosa. Le risposte non si potevano trovare da sole, un solo essere non era in grado di ottenere la conoscenza assoluta, lei ne era la prova.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: