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lavoro pubblicato domenica 7 agosto 2016
ultima lettura venerdì 22 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Benvenuti Sul Nostro Pianeta

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 377 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Benvenuti Sul Nostro Pianeta     Inserito in un sistema  informatico ,dimenticato in una galassia sconosciuta,  ad un passo dal conoscere chi siamo ,  navigando in un mare di onde radio , nel silenzio degli anni, nella mor.......

Benvenuti Sul Nostro Pianeta

Inserito in un sistema informatico ,dimenticato in una galassia sconosciuta, ad un passo dal conoscere chi siamo , navigando in un mare di onde radio , nel silenzio degli anni, nella morte che avanza, nel dare nell'avere in ogni intendere , nel riderci sopra, nel soffrire e conoscere, nella convinzione tutto questo un giorno finirà. Un tetro edificio sorge tra vecchie rovine ,ascolto il canto dell'impaurita cicala nel caldo meriggio . Cerco la chiave della felicita in me stesso in ogni cosa che scorgo, sulle ali del vento ,volo lontano oltre una montagna di rifiuti, oltre ogni ipocrisia , son certo di vivere di credere ancora, son certo di essere ciò che sono o è forse una mia illusione? Nella gioia del conoscere, nello scorrere d' immagini in immagini svanire nell'ignoto , lontano su un satellite artificiale abitato da innocui esseri in mezzo ad un destino ignaro nella buona o cattiva sorte , crescere, vivere, ridere sembra poca cosa , ricordare l'onde del mare nuotare libero, ad un passo dall'essere anch'io qualcuno. La vetta del grattacielo cela in se un mistero , la salgo faticosamente, Il mio nome , il mio viso ciò che sono stato ogni cosa svanisce in un crescendo di domande senza alcuna risposta, il mio nome è nessuno. Summa di milioni individui, tartassati da un despota sistema . La luce mi appare. Vedo la salvezza. Vorrei afferrarla divenire in lei sostanza ,forza, pietà . Poi la ragione giunge a placare la mia vanità Ed io muoio e rinasco vile tra i vili discendo le acque del fiume verso la città che mi aveva deriso mi aveva castigato ad essere ultimo tra gli ultimi . Un uomo qualunque ecco cosa sono, alto, magro con due occhi che vagano alla ricerca di una breve felicita, vorrei avere tanti soldi, ma non arriva mai nulla di buono , solo con un pugno di mosche, m'avesse fatto chierico forse sarebbe stato meglio, invece di combattere contro mille fantasmi, contro regole e sistemi che ti stringono in una morsa , maciullando ossa e spirito. Ma posseggo tutto quello che ho, nel bene nel male la mia vita m' appartiene, non posso tornare indietro. Non posso reclamare il bene che ho conquistato , che ho avuto ed anche se tutto e così falso in questo stato di cose in questo vortice di egoismi e ingiurie si consuma la mia vita. Chi sono io? un povero operaio che continua a scrivere stupide poesie, che continua a masturbarsi in silenzio in attesa di una buona notizia , ignorato e deriso, ingrata esistenza se non dai il sedere, nessuno ti prende in considerazione. Anche oggi ho dovuto combattere per sedermi sull' aerobus per andare a lavoro, ancora in preda alle mie visioni notturne prigioniero dei mie versi infausti che affiorano alla mia mente come uno sballo postumo , dopo una sbronza notturna. La città con i suoi occhi elettronici , telecamere che ti sorvegliano ogni attimo ad ogni passo non puoi dire nulla contro chi ti comanda , contro chi ti da lavoro, sicurezza. La mattina ne vedo a migliaia individui come me, forse sono già morti da un pezzo ma non ha importanza la cosa essenziale e andare a lavoro , produrre , fare quello che ti è stato assegnato . Gli alieni comandano l'intera metropoli li chiamo ancora alieni , ridicolo vengono da un lontano sistema stellare hanno macchine potentissime che ti trasportano in breve tempo in lontanissimi pianeti da loro conquistati. Lavorare per i marziani a me piace, mi diverte, ieri mattina ne ho visto uno che pisciava con la gamba alzata vicino ad un muro, mi è venuto da ridere, poi uno dei loro androidi mi ha suggerito di non ridere , perché se ne sarebbe accorto ,m' avrebbe fatto cacciare via . Così mi sono stato zitto e sono salito sulla navicella per andare a lavorare, di nascosto ho composto una mia poesia lo poi corretta e trasformata in un file audio. Uno di fronte a me con gli occhi sgranati , faticava a respirare. Qualcuno voleva intervenire ad aiutarlo ma gli androidi gli hanno somministrato un cocktail di farmaci in pochi minuti e ritornato ad essere lucido e sorridente. L'androide che mi aveva suggerito di non ridere alla partenza e venuto a sedersi accanto a me mi ha messo il suo braccio meccanico sulla spalla E mi ha detto: stai attento amico a quello che fai, i padroni sono brava gente , non vogliono fare del male a nessuno , danno lavoro al tutti, come vedi se non rifiutano nessuno , ne storpi ,malati, invalidi di ogni genere . Non ha importanza per loro chi sei ,da dove vieni l'importante che fai il tuo lavoro e come già hai visto pagano bene , ti danno ogni sicurezza , ti rifocillano ti danno speranza e qualche volte li ho visto fare anche dei bei regali per i più volenterosi. Ma non deriderli per il loro aspetto, così diverso dal tuo, riescono a mala pena ad accertarlo . Questo è un mio consiglio , poi fai quello che vuoi. Ti ho visto scrivere , mi piace la vostra poesia, siete così romantici voi umani Anzi ti confesso che mi siete simpatici. Guardo il cosmo attraverso gli oblò, guardo quanti pianeti , quanta grandezza, quanta ricchezza vive ancora ignorata su quei pianeti sconosciuti. I miei padroni lo sai hanno visitato l'universo intero , fino in luoghi lontanissimi ed inaccessibili hanno combattuto tante battaglie beh non voglio annoiarti tra poco saremo su Meris dobbiamo fare un breve scalo per permettere di salire altri lavoratori. Scusami e rifletti su quello che ti ho detto. Va bene amico gli dico: non preoccuparti cercherò di stare attento. Ecco bravo ,cerca di stare attento. La nave atterra su un pianeta dall'aria irrespirabile in pochi minuti salgono a bordo dei strani esseri dalle grandi braccia muscolose hanno un aspetto truce quasi mostruoso. Si siedono, poi tutto ad un tratto mentre la nave riprende il viaggio ci guardano e sorridono. Qualcuno si lecca le ferite , hanno labbra carnose e rosse, hanno gli occhi piccoli, un viso pieno di rughe e scaglie . A me mi danno una strana sensazione, ma faccio finta di nulla così come loro ricambio sorrisi e faccio pure qualche coccola a una di loro. Siamo quasi giunto, eccoci all'inferno. Sul pianeta kronos tutta rocce e sorgenti di gas solfureo ma stranamente con aria per noi respirabile, anche se non riesco a capire come mai . Purtroppo non si possono fare molte domande, il tempo e prezioso in poco tempo mettiamo le nostre tute e scendiamo all'interno dei cunicoli del pianeta a prelevare pietre preziose ,pietre che cambiano colore ad ogni angolazioni tu li guarda. Non sappiamo di quali materiale è composto ne a cosa servono, confesso che a me non m'interessa per niente l'importante e finire il lavoro, tornare a casa sano e salvo. Il mio compagno di cordata oggi ha provato ad allontanarsi dal gruppo, forse aveva intenzione di vedere dove arrivassero quei lunghi e tetri cunicoli. Lo richiamato diverse volte ehi amico stai attento che ti metti nei guai, non sai a cosa vai incontro, cosa potrai trovare andando avanti da solo. Non era del mio pianeta , mi ha grugnito alcune cose poi mi ha fatto cenno di stare zitto. Dopo pochi minuti un messaggio telepatico mi ed giunto nella mia testa ti prego fai finta di nulla , debbo provare a vedere se riesco a trovare un mio amico disperso. Gli rispondo telepaticamente: Stai attento, ti osservano. Continuo a lavorare scavo tiro fuori tante pietre le mani mi fanno male, lavoro , continuo a picconare, scavare, inarrestabile per ore dimentico del mio compagno . Vengo tutto ad un tratto bloccato da un androide quasi mi alza da terra e mi dice : basta così, torniamo a casa , oggi il lavoro è finito. Come finito abbiamo da poco incominciato. Ho detto basta, mi dice l'androide, andiamo via . E mi tira forte . Va bene dico ti seguo e nel ritornare indietro non rivedo più il mio compagno penso che sia finita male per lui poveretto. Non posso fare nulla, se parlo mi gettano anche me in qualche cunicolo sconosciuto e mi fanno rimanere li in compagnia di chi sa che cosa. Lungo tutto il viaggio di ritorno non faccio altro che pensare a quello strano tipo e che fine avrà fatto. Poi la stanchezza prende sopravvento. Mi addormento , quando riapro gli occhi siamo a casa sul pianeta terra alla stazione degli aerobus. Scendo passo a prendere la mia busta paga stabilita e mi sembra di rivedere di nuovo quello strano alieno, con la gamba alzata pisciare su un vecchio muro ove in chiare lettere sbiadite è scritto : Benvenuti sul nostro pianeta.






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