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lavoro pubblicato domenica 7 agosto 2016
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Attesa per il nulla

di mile79. Letto 424 volte. Dallo scaffale Pensieri

In una calda sera estiva possono succedere tante cose, o può non succederne nessuna. L'importante è stare bene con se stessi.

Cesenatico. Una calda serata di inizio luglio e tante persone in giro, com'é giusto che sia soprattutto in questo periodo dell'anno.
Chiara arrivò in netto anticipo per il suo appuntamento galante, sempre che di appuntamento si trattasse, e faticò non poco a trovare un parcheggio per la sua auto. Si stava stancando di stare a casa in attesa che scoccasse l'ora x, quindi decise di uscire lo stesso per trascorrere il tempo rimanente in mezzo ad un po' di vita.
Parcheggio strategico, pensò subito, e la prima tappa per ammazzare il tempo le si presentò subito davanti agli occhi. Come poteva resistere al richiamo della sua libreria preferita? Impossibile! Entrò, evitando la calca di gente ammassata sui poster e sulle varie chincaglierie, e il profumo della carta stampata fresca le provocò quella ormai famigliare sensazione di nostalgia e incompletezza, chissà poi perchè... Iniziò ad ispezionare le varie sezioni in attesa che qualche copertina le parlasse e la convincesse ad adottarne il resto. Buffo come si sentiva in queste occasioni, le sembrava di essere in un orfanotrofio in cui un mare di bambini la imploravano di portarli via da lí, e puntualmente il suo orfano quotidiano fece capolino dallo scaffale. Solo soletto e ignorato da tutti il volumetto intitolato "Angeline" catturò la sua attenzione, fu ispezionato e l'esito di tale indagine fu favorevole, quindi venne portato alla cassa e sistemato in una pomposa busta. Chiara decise di lasciare il suo prezioso acquisto in auto mentre proseguiva il suo giro di perlustrazioni per ingannare il tempo. Camminò fino al faro, costeggiò il canale e si diresse verso la spiaggia. Si sentiva un pesce fuor d'acqua, sola in mezzo a tutti, ma fece finta di niente come al suo solito. Arrivò quasi in fondo alla passerella e decise di sedersi su uno scoglio per ammirare il panorama. Le luci della costa si riflettevano nel mare nero come la notte, illuminandolo come un cielo montano, mentre le onde si divertivano a dipingere strani disegni con i riflessi in esso contenuti. Anche il grattacielo si dilettava a specchiarsi nel mare, e si compiaceva nel rimirarsi. Stava assorta ad ammirare questo spettacolo offerto dalla natura, provò anche a fotografarlo, ma tale bellezza veniva sminuita dalla staticitá della foto, al che Chiara decise di cancellarle subito.. Una brezza marina le sfiorò le spalle nude, provocandole un piacevole brivido di freddo e ricordandole il suo appuntamento. Quasi di malavoglia si alzò dal suo angolino di mondo e, passando direttamente dalla spiaggia, si diresse verso il punto di ritrovo. Non aveva voglia di incrociare di nuovo quell'ammasso di vacanzieri festanti e il mare le offriva decisamente una compagnia migliore. Arrivò nella piazza del grand hotel, scelse una panchina alquanto scomoda posta sotto delle palme e guardò l'ora. Mancavano ancora una quindicina di minuti, e si mise ad osservare la gente. Proprio non riusciva a capire questa smania di divertirsi ad ogni costo, di portare all'esasperazione qualsiasi cosa. Se uno si diverte, si diverte... Ok e va bene. Ma il volerlo ostentare in maniera forzata forse indicava l'esatto opposto... Pensieri inutili per passare il tempo, concluse con se stessa, quando fu riportata alla realtà dalla suoneria di whatsapp; era lui che la informava che sarebbe arrivato con una mezz'ora di ritardo. "Nessun problema!" rispose lei, ovviamente mentendo. Era un problema, eccome se lo era. Ma il problema non era il ritardo di lui, ma era lei. Che stava facendo? Non erano da lei queste cose. Aveva incontrato Riccardo ad un caffè in un centro commerciale, una chiacchiera tira l'altra e lui l'aveva invitata a bere qualcosa la sera successiva. Chiara avvertiva il suo solito campanellino d'allarme, ma, come di consueto, l'aveva ignorato. Il problema era che si sentiva sola... Non era una brutta ragazza, era intelligente e spigliata, eppure si ritrovava sola. Avrebbe voluto fare qualcosa, uscire con le persone giuste (ma in fondo, quali sono le persone giuste?), ma purtroppo non sapeva proprio che pesci pigliare. Quindi accettare l'invito era un mero tentativo di far qualcosa, di trovare un surrogato di compagnia. Già sapeva che lui non era il suo tipo, che probabilmente avrebbe trascorso una serata mediocre, a bere qualcosa ed a respingere le avance di lui. Lei non era il tipo da storia di una notte, e non le piaceva neanche quello stile di vita. Le metteva una tristezza infinita, le dava l'idea di essere usata e, dopo un poco di felicità molto temporanea, le sembrava di rimanere con un pugno di mosche, e nient'altro.
Era come uno svendersi, e Chiara sapeva di non doverlo fare, ma di tanto in tanto la tristezza prendeva il sopravvento e si ritrovava in queste situazioni, delle quali immediatamente si pentiva.
Altro messaggio: "Scusami, sto arrivando, c'è un traffico tremendo!".
Ma chi vuoi prendere in giro? Probabilmente non riesci a liberarti della tua ragazza o di tua moglie, pensò... Il suo campanellino d'allarme stava diventando una sirena, piuttosto difficile da soffocare. Sperava solo che lui arrivasse in fretta per concludere il prima possibile quella farsa di serata. Si alzò e fece un giro per la piazza, attirata da una musica che proveniva dalla parte opposta in cui si trovava. Erano due ragazzi peruviani dai lunghi capelli castani che si stavano esibendo per il drappello di persone che li circondava. Chiara fu rapita dalla loro musica, mistica e rilassante, un vero toccasana per l'anima. Rimase per parecchi minuti ad ascoltare quella delizia per le orecchie, e fu disturbata da un altro messaggio... "10 minuti e sono da te". Iniziava ad essere irritata, a questo punto non per il ritardo ma per il fatto che l'aveva distolta dalla sua estasi artistica. Quei ragazzi l'avevano rilassata, erano bravi e quindi meritavano una mancia, che Chiara fece cadere nel cappello rovesciato tornando verso la sua panchina. Fece pochi passi e si sentí chiamare... Era uno dei due musicisti che la stava seguendo, le porse un bel braccialetto di corda e perle di vetro e le disse: "Tieni, è per te". "Grazie" obiettò lei "ma...", "Niente ma, questo è un regalo e sento che ti serve". Lei un po' spaesata prese il regalo, lo mise meccanicamente in borsa, rigraziò di cuore il ragazzo e fece ritorno alla sua panchina.
Il solito vortice di pensieri arrivò fedele a farle compagnia; parole, gesti, luoghi e persone le sfilavano davanti in rapida successione, senza darle tempo di soffermarsi su nessuno di essi, ma permettendole però di rivalutare parecchie cose. Aprí la borsa per prendere il braccialetto e scorse sul fondo il suo blocchetto di post-it. Lei adorava lasciare messaggi e messaggini con quei dannati cosi, peccato non aver nessuno da tempestare ora.
Si mise il braccialetto e iniziò a giocarci, le dava una bella sensazione e in quel momento capí che le cose sarebbero andate bene.
"Ho parcheggiato, dove ti trovo?" comparve sul display del cellulare.
"Sulla panchina proprio di fronte all'ingresso dell'hotel" digitò lei e inviò il messaggio.
Come un fulmine a ciel sereno le balenò un'idea per la testa, e iniziò a sorridere... Aprí nuovamente la borsa, estrasse il blocchetto dei post-it e la matita per gli occhi, ci scrisse qualcosa sopra, lo attaccò alla panchina e si diresse verso la sua auto. Si sentiva bene, si sentiva sicura di sè e fu consapevole del fatto che finamente stava coccolando il suo amor proprio. Ringraziò mentalmente la sua amica Irene e il ragazzo peruviano, si bevve un cocktail alla loro salute, poi raggiunse la macchina e, finalmente serena, intraprese la strada di casa.
Mentre Chiara stava riprendendo consapevolezza di sè, una figura che indossava camicia bianca e jeans con i risvoltini inviò un messaggio alla persona denominata "amore" nella sua rubrica telefonica e spense il cellulare. Controllò di avere nel portafogli denaro e attrezzi del mestiere e si mise alla ricerca di una panchina particolare. Quasi tutte quelle attorno a lui erano occupate da anziani che si godevano il fresco della sera tranne una, posta proprio davanti all'ingresso del grand hotel, che ospitava un foglietto giallo.
Riccardo si avvicinò pensando ad un gioco per rendere l'atmosfera più frizzante, ma quando lo prese in mano gli passò tutta la poesia...
"Ciao! Sai che dice Irene? Che mi devo liberare di tutta l'immondizia che ho nella mia vita! E da stasera penso che seguirò il suo consiglio.
Ps: torna dalla tua donna, è meglio!!"


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