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lavoro pubblicato domenica 7 agosto 2016
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il testimone dei secoli

di Batckas. Letto 372 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Raggiunse la camera da letto e si inginocchiò davanti a quell’oggetto diventato protagonista dei suoi pensieri nell’ultima mezz’ora. Lo esaminò con attenzione, il disegno rappresentato mostrava un uomo che aveva un bracc...

Raggiunse la camera da letto e si inginocchiò davanti a quell’oggetto diventato protagonista dei suoi pensieri nell’ultima mezz’ora. Lo esaminò con attenzione, il disegno rappresentato mostrava un uomo che aveva un braccio tirato verso destra da una tigre mentre a sinistra da un lupo, l’uomo guardava verso l’alto e tutto attorno a lui danzavano delle piccole fiammelle, quel disegno non aveva nessun significato ovvio per il sergente che afferrò il coltello e tentò di forzare l’apertura. Ci provò diverse volte, con rabbia e stizza fino a quando non estrasse la pistola e sparò due colpi in sicurezza mandando in frantumi il lucchetto. Poteva finalmente aprirlo. Si avvicinò e ci pose sopra le mani, sentiva calore, aprì lentamente fino a quando non fu davanti ai suoi occhi…

L’edificio saltò in aria provocando un’ondata di polvere in tutto il villaggio mentre i marines urlavano e cercavano di realizzare quello che stava succedendo.

-EID, EID!- urlò qualcuno riferendosi agli esplosivi improvvisati, le armi cominciarono a muoversi verso ogni finestra e movimento, dopo tre minuti la situazione sembrò tornare alla calma, i nemici non c’erano e i marines erano soli con i civili.

Il tenente ordinò di fare una conta e alla fine saltò fuori che mancava il sergente Carter.

-Ho visto il sergente correre ma non credevo che volesse tornare in quell’edificio!- urlò un marine sconvolto.

-Andiamo!- ordinò il tenente correndo verso la polvere e le macerie di quell’edificio. Non rimaneva niente se non un muro, si avvicinarono piano con l’arma puntata come se potesse uscire qualcosa da lì.

-Oddio…- commentò il marine mentre il tenente si inginocchiava.

-È Carter…-

Di Carter compariva soltanto la testa, il resto del suo corpo era sotto le macerie e dalla quantità di sangue che era sul suo volto dubitavano che quell’uomo potesse essere ancora vivo.

-Nessun marine resta indietro, vero tenente?-

-Certo, chiama gli altri, lo tiriamo fuori da qui… quello che ne rimane…-

Gli occhi di Carter erano chiusi mentre la sua mente si apriva su un mondo a lui sconosciuto.

Un tunnel luminoso, sto scivolando in questo tunnel, sono senza controllo e tutto attorno a me vedo cose che non so e che non ho mai nemmeno immaginato o sognato, sono in un mondo nuovo… è il mondo che conosco ma molto più giovane, fin da quando è nato a quando sta vivendo, i miei occhi hanno vissuto con lui, io sono cresciuto con lui… morirò con lui.

-Si sta svegliando ma sta soffrendo.- disse un’infermiera mentre si precipitava lungo il corridoio e entrava in una stanza, su un letto un paziente stava avendo le convulsioni, un marine che era stato vittima di un’esplosione.

Sam aveva le convulsioni, per i medici era impossibile riuscire a sedarlo. Quando il suo corpo si abbandonò sul letto i dottori tirarono un respiro di sollievo e gli iniettarono un tranquillante e ordinarono alle infermiere di tenerlo sotto stretta osservazione. Non avevano previsto che potesse svegliarsi così presto, in realtà lo avevano dato per spacciato. Sembrava dormire tranquillamente.

Sono in una landa erbosa, sono circondato da uomini che stanno cantando un canto di guerra, di fronte a me un’altra distesa di scudi mi si sta facendo incontro, sono sempre più vicini, ho in mano uno scudo e una lancia, non so perché ma so quello che devo fare, riesco a capire quelle voci e quella lingua che non ho mai sentito…

Sono in una casa, con me ci sta una donna e un bambino maschio, la donna lo tiene stretto al petto mentre io sono in un angolo, ho paura ma non per la mia vita, sto per alzarmi quando la porta di casa MIA viene buttata giù e entrano dei soldati armati di spada, afferrano il bambino dalle braccia di MIA moglie e lo sgozzano davanti ai miei occhi.

Sono in un prato, davanti a me c’è un fiume e un uomo a cavallo che sta dicendo qualcosa, qualche secondo dopo siamo in marcia verso una città meravigliosa in lontananza, siamo tutti euforici e contenti perché sappiamo che la vittoria sarà nostra, ma quale vittoria?

Sono in una città vicino a una casa dove diverse persone si affollano cercando di entrare, io sono sul tetto di quella casa e ho tra le mani una barella con un infermo, devo farlo scendere perché solo in quel modo potrà guarire, lo so, lo caliamo attraverso dei fili e riesco a vedere una figura avvolta da una strana luce… l’infermo lo ha quasi raggiunto ma quell’uomo con i capelli lunghi si volta verso di me e mi fissa…

Gli occhi si aprirono, le infermiere smisero di respirare per qualche secondo temendo un altro attacco ma poi Sam fece sbattere le palpebre normalmente con respiro regolare.

-Dove sono?- chiese alle due donne che non capivano l’inglese, nella stanza c’era un caporale della sua squadra che si era addormentato sulla sedia, quando sentì quella voce si svegliò e si catapultò vicino al letto.

-Sergente, ti sei svegliato!-

-Dove sono e cosa è successo?- domandò Sam.

-Un’esplosione, credevamo che saresti rimasto in coma per sempre…-

Esplosione e coma quando lui ricordava soltanto uno scrigno e diversi episodi di quella che credeva essere la sua vita.

-Quell’uomo mi ha detto qualcosa.- disse Sam.

-Chi sergente?-

-Quel tizio in quella casa…-

Il caporale rimase in silenzio mentre Sam rivedeva davanti ai suoi occhi quell’esperienza che non aveva mai vissuto in vita sua… fino a quel momento.

La vita era cambiata e l’ormai sergente maggiore Carter, comandante di una squadra della Force Recon della prima divisione dei Marines, non era più lo stesso, era cambiato in un modo che non si sarebbe mai aspettato e che forse non sarebbe mai più toccato ad altro umano all’infuori di lui.

Tutto il suo mondo era intrecciato con la vita di tutte le altre persone con le quali veniva a conoscenza, da un anno a quella parte, dopo l’incidente che aveva avuto con quello scrigno in quel piccolo villaggio, dopo i suoi sogni che gli erano sembrati durare miliardi di anni, dopo aver visto quell’uomo in quella capanna, dopo essersi risvegliato era in grado di essere gli altri.

La prima volta era stato col caporale che era stato con lui al momento del risveglio, da quel momento era iniziato tutto, gli era bastato guardarlo negli occhi per vivere la vita del ragazzo che gli era davanti, aveva vissuto tutti i ventidue anni della vita di quell’uomo come se fosse stato lui e ora portava i suoi ricordi e accatastati con questi i ricordi, i pensieri, le vite di tutte le altre persone, uomini, donne, bambini e bambine, vecchi e vecchie con le quali era venuto a conoscenza; aveva vissuto la vita di tutti loro e la portava con sé, ogni terra che calpestava lo aveva ospitato, aveva vissuto tutta la vita del mondo dal momento in cui era nato. Era vecchio di miliardi di anni quanto la terra e sulle spalle portava non solo la sua esperienza ma anche quella di tutti coloro che lo avevano visto negli occhi. Era più di questo, nel breve istante in cui li guardava lui riviveva la loro vita e le loro sensazioni, diventava loro fino a quando rimanevano con lui, quando si allontanavano rimanevano i loro ricordi che diventavano suoi. Lui aveva vissuto la vita di tutti ogni volta che incrociava le pupille con qualcuno, tutte le scelte che quelle persone avevano fatto, tutte le azioni che avevano compiuto, lui aveva fatto quelle scelte e lui anche aveva compiuto quelle azioni.
Uccidere divenne difficile, non erano più degli uomini senza nome e senza volto che attentavano alla sua vita, era lui stesso che attentava alla sua stessa vita, spesso si era portato una pistola alla tempia ma non era riuscito a premere il grilletto. Conosceva la storia dei luoghi in cui passava e non per storie ma perché lui era stato lì quando quelle terre si erano plagiate, quando i fiumi avevano cominciato a scorrere, c’era stato anche quando tutto si era trasformato, lui era stato sempre lì e portava quel tempo dentro di sé, il passato del mondo era il suo presente e i suoi veri ricordi si mischiavano con quelli di tutti gli altri ma ogni singolo ricordo era preciso e ben definito, ogni sensazione era diversa da un’altra. Non sapeva darsi una spiegazione ma si era reso conto di avere sulle spalle la conoscenza di tutte le generazioni passate come se avesse vissuto attraverso di loro. C’entrava indubbiamente quello scrigno, tutto era partito da quel momento. C’era solo un vuoto, una macchia nera nella sua mente ed era quell’uomo che aveva visto in quella casa, non aveva vissuto la sua vita anche se aveva incrociato il suo sguardo. Il suo era un segreto che non riusciva a dire nemmeno a se stesso. Le sue capacità di giudizio erano esponenziali come la sua intelligenza, i suoi riflessi sovraumani, come se si fosse preparato per quella vita fin dall’origine dei tempi, prima ancora che il mondo venisse creato. Nonostante la difficoltà dell’uccidere, diversi versarono sangue sulle sua mani… ogni volta si suicidava, non era più sicuro di essere Samuel Carter. Aveva dovuto uccidere per salvare altre persone ma ogni volta era come puntarsi una pistola al cuore e premere il grilletto…



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