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lavoro pubblicato domenica 7 agosto 2016
ultima lettura lunedì 4 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'eredità dello sterminatore di draghi

di Batckas. Letto 319 volte. Dallo scaffale Fantasia

-Come ti chiami?--Che importanza ha?- -Come ti chiami?- -Non ti risponderò.- -Va bene… allora morirai senza un nome, la tua anima vagherà tra queste terre incapace di trovare pace.- -Prega soltanto che non diventi uno spirito d...

-Come ti chiami?-

-Che importanza ha?-

-Come ti chiami?-

-Non ti risponderò.-

-Va bene… allora morirai senza un nome, la tua anima vagherà tra queste terre incapace di trovare pace.-

-Prega soltanto che non diventi uno spirito di possessione… altrimenti sappiamo entrambi chi tormenterò.-

-Taci!-

L’elfo colpì con un bastone il dominatore nei fianchi.

-Voi elfi non sapete nemmeno torturare qualcuno.- il dominatore aveva le mani e i piedi bloccati da delle catene. Gli elfi dell’Albero lo avevano imprigionato e stavano attendendo che giungessero i loro “ospiti” per poter giustiziare pubblicamente “colui che aveva ucciso gli dei”.

-Tu eri un dominatore… quando ero piccolo mi dicevano che non c’era nessuno più nobile di voi e delle vostre cavalcature… a quanto pare si sbagliavano riguardo a uno solo. Un singolo bastardo.-

-Quando io ero piccolo… mi dicevano che per uccidere gli elfi dovevi tagliare loro la punta delle orecchie.-

-Non cado nei tuoi giochetti… vuoi essere ucciso qui, nell’oscurità… no… tutti ti devono vedere. La tua fiamma raggiungerà gli spiriti dei draghi che tu stesso hai ucciso. Godranno dell’odore della tua carne bruciata.-

Gsijey comparve alle spalle dell’elfo torturatore.

-Va bene così… adesso vai… torna tra dieci minuti.-

L’elfo fece un inchino col capo e si allontanò.

Gsijey rimase immobile davanti al dominatore.

-Se sei anche tu qui per chiedermi il nome… vaffanculo da adesso.-

-No… no… non mi importa il tuo nome, non mi interessa chi sei o chi eri prima di diventare il cacciatore dei draghi.-

-Mi spiace… ma “cacciatore dei draghi” è un soprannome già preso… mi dovrete chiamare in qualche altro modo.- il dominatore sorrise.

-Eri un dominatore… perché hai commesso un tale crimine?-

-Ci sono cose di cui risponderò unicamente alla morte.-

-Come desideri.-

CAPITOLO 2

L’Albero era la città più grande del regno degli elfi.

-I centauri hanno rifiutato l’invito, sono costretti a mantenere i confini contro un gruppo di viverne.-

-Viverne… sono ormai le uniche creature che ci possono ricordare dei draghi…-

-Gsijey, è arrivato il re degli umani.-

Re Hoover si presentò nella tenda che gli elfi avevano messo a disposizione alle diverse autorità che avevano invitato.

-Re Hoover… è un piacere vederla.-

-Onorato, maestro Gsijey… se posso permettermi… dov’è la regina?-

-La regina non desidera prendere parte all’esecuzione… il suo cuore è fin troppo addolorato per la perdita dei draghi.- spiegò Gsijey.

Re Hoover si avvicinò alla dispensa dei liquori e prese due coppe e versò il vino in entrambe. Ne porse una all’elfo e bevvero insieme.

-Il vino non addolcirà ciò che le dirò… re Hoover.-

-Aspettiamo almeno che arrivino tutti gli ospiti di questa piccola messa in scena…-

-Pensa che sia una messa in scena? Gli dei sono stati uccisi da uno della sua razza.-

-Era un dominatore… con la mia razza condivide solo l’aspetto.-

-Non è per l’aspetto che per anni ci avete perseguitato… re Hoover?-

-Rivangare i tempi passati… maestro Gsijey… davvero si abbassa a tanto?-

-Solo quando mi trovo a condividere l’aria con esseri…-

-Bassi?- Zowwo fece il suo ingresso nella tenda degli ospiti. Re Hoover e il maestro degli elfi finirono di bere il loro vino mentre entrava anche Hobero.

-Avete già iniziato a bere senza di me?- scherzò Hobero.

-Siamo a un’esecuzione dell’assassino degli dei… non a una festa… nani… non capirete mai le cose importanti della vita.-

Zowwo e Hobero si guardarono. Scrollarono le spalle.

-Come sta, re Hoover?-

-Vorrei stare a casa mia e non costringere i miei figli a vedere un tale spettacolo.- re Hoover si versò altro vino.

-Perché li ha portati?- domandò Zowwo.

-Devono crescere e capire che se si commettono degli errori ci sono delle conseguenze.- re Hoover chinò il capo.

-Mio re… riesco a sentire i pensieri nella sua testa come le nubi che si preparano per un temporale… tutto bene a Pietra d’Angolo?- Hobero versò altro vino nella coppa di Hoover.

Re Hoover guardò i nani e poi l’elfo. Gsijey lo voleva morto, lo poteva leggere nei suoi occhi. Gli elfi stavano complottando qualcosa. Joa sarebbe stato soltanto il primo.

-Tutto bene… grazie Hobero… tuo padre e tua madre come stanno?-

-Mio padre in salute… la mamma è leggermente giù per il fatto dei draghi… cioè.- Hobero guardò verso l’elfo. –Tutti sono… tristi per il fatto dei draghi… una vera sciagura… i draghi permettevano di mantenere la pace e la giustizia in tutte le terre con i loro… artigli… e… il loro fuoco… sì… il fuoco… sempre e solo giustizia.-

-Non un’altra parola nano da quella bocca sporca di fango e vino.-

Hobero bevve un sorso di vino e guardò l’elfo negli occhi sfidandolo.

Zowwo adorava il fratello quando si comportava in quel modo, gli elfi non gli andavano a genio, gli umani giusto quel pizzico in più. Re Hoover, però, quello era un brav’uomo e un buon re.

-Ehm… come sta la vostra regina…?- domandò Zowwo a Gsijey.

-In lutto.- rispose secco e infastidito l’elfo.

-Ovviamente…-

-Finiamo questa faccenda… quando giustizierete il dominatore?- la voce di re Hoover era debole, come se avesse dovuto tirare fuori tutto il suo coraggio per una domanda del genere.

-Cominceremo molto presto…-

Il dominatore li vide.

Piangevano. L’albero secolare, da cui la città prendeva il nome, si ergeva alle sue spalle. Davanti aveva i fedeli elfi riuniti che si disperavano per la morte delle creature che veneravano come divinità e come garanti della pace. Per la prima volta da quando aveva compiuto il suo dovere sentiva il cuore battergli nel petto come se volesse scoppiare.

Lo guardavano con odio, disprezzo, voluttuosità di morte.

Gsijey era al suo fianco. Altri elfi stavano preparando la pira su cui lo avrebbero fatto bruciare. Morte per rogo… quella che riservavano ai blasfemi, ai bestemmiatori e a chiunque la pensasse diversamente da loro.

Il dominatore scrutò la folla. Altri elfi stavano arrivando. Poi lo vide. In prima fila, alto, robusto, la corona di ferro sul capo, la pelliccia sulle spalle, la stessa che indossava quando si erano visti.

-Chi guardi con tanto interesse?- Gsijey gli si avvicinò, si piegò al suo fianco. Gli prese il viso tra le mani. –Chi è che cerchi tra la folla?-

-L’elfo da maledire quando sarà morto.- il dominatore non distoglieva lo sguardo dai suoi occhi. L’elfo poteva intravedere il potere leggendario di cui i dominatori erano portatori, la loro capacità di comandare i draghi era un potere derivato direttamente dai Titani. Gsijey distolse lo sguardo.

Il dominatore rivolse una sola, rapida occhiata a Hoover.

Il re, a sua volta, fece lo stesso. Triste, stanco, disperato e desideroso che le cose fossero andate diversamente. Quello fu l’addio.

-Fratelli e sorelle… lo spirito dei draghi è stato strappato dalla terra… lo spirito vitale di questo mondo è stato spento da un essere impuro, ignobile. Un uomo…- l’elfo piantò i suoi occhi come due frecce in quelli di Hoover, uno dei pochi umani, insieme alle guardie, lì presenti. -… lo abbiamo trovato ricoperto dal sangue dei suoi stessi fratelli… qui non c’è giurisdizione… non c’è legge per il peccato che ha commesso: solo la pena di morte potrà lavare la sua onta. La macchia che adesso affligge tutti gli umani…-

Le guardie di re Hoover poggiarono la mano sull’elsa della spada che avevano al fianco, si strinsero attorno al re. Il capo delle guardie diede ordine a uno dei suoi uomini di andare a rinforzare la guardia dei figli, se gli elfi volevano giocare sporco avrebbero trovato pane per i loro denti.

-Questo dominatore non ha voluto dirmi il suo nome… afferma di aver ucciso anche il proprio drago… tra dominatore e drago c’è un rapporto che va oltre quello della madre col proprio figlio. Quando un dominatore muore il cuore del drago diventa di pietra, poi tutto il resto del corpo e la creatura muore… le sue ceneri vengono trasportate dal vento… e costui…- gli puntò un dito contro. – ha sterminato le uniche creature in grado di proteggerci dal male. Oggi vieni condannato al rogo, sterminatore di draghi, che la tua anima possa marcire su questa terra per sempre, incapace di trovare pace... possa tu morire adesso tra atroci sofferenze.- Gsijey fece un cenno.

Due elfi arrivarono e presero il dominatore di peso, lo portarono vicino alla pira, lo legarono al pezzo di legno principale. Il dominatore guardava dritto davanti a lui, la folla che si gli stagliava davanti era un ammasso informe di carne. Non avevano volti, un unico viso era scolpito nella sua mente.

Piangeva a dirotto, nella cantina della sua casa. Piangeva perché sapeva che l’amava.

Gsijey si avvicinò con la fiaccola accesa, continuava a parlare ma non gli interessava. Il dominatore sollevò gli occhi al cielo, da qualche parte il suo drago lo attendeva. Moriva consapevole di aver fatto il suo dovere. Ormai la fiaccola aveva già acceso il fuoco ai suoi piedi, sentiva le fiamme che si impadronivano della paglia che avevano preparato, nel giro di qualche secondo sarebbe stato circondato dal fuoco, lo stesso elemento che aveva dominato insieme al drago. I piedi cominciarono a ustionarsi. Gli occhi fissi al cielo. La pelle cominciava a sciogliersi, se non avesse spezzato il legame col drago quelle fiamme non gli avrebbero fatto niente ma c’erano destini che trascendevano la sua volontà. Sentì le fiamme sul petto che si facevano strada al suo interno lacerando la pelle. La bocca era sigillata, non avrebbe urlato, non avrebbe concesso loro questo onore.

Re Hoover distolse lo sguardo. Hobero e Zowwo si scambiarono un’occhiata: volevano andarsene. Negli occhi degli elfi, al contrario, il fuoco che stava bruciando vivo il loro nemico era catartico. Nella grandiosità delle fiamme scorgevano quegli dei che quel demone aveva portato loro via.

Ormai le fiamme erano parte del suo corpo, nelle narici aveva il puzzo della sua stessa carne bruciata. Pensò, prima di spirare, all’ultima cosa che ancora lo rendeva vivo, anche sul punto di morte. Avrebbe portato nel viaggio senza fine quell’immagine con sé, la morte sarebbe stata meno scura, il cammino meno solitario.

Si sentiva soltanto il crepitare del fuoco, il mormorio degli elfi, nell’aria la puzza della carne bruciata. Nel cuore la consapevolezza di essere responsabile.

-Andiamocene.- re Hoover si allontanò dalla folla. Voleva vedere i figli.

In una parte imprecisata del mondo un grido di orrore, paura e tristezza fece tremare le montagne, le nuvole scomparvero dal cielo e dall’etere cominciò a cadere cenere scura. Il drago appoggiò la testa alla dura pietra che sarebbe stata la sua casa. Una parte di sé era morta… chiuse gli occhi…



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