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lavoro pubblicato mercoledì 3 agosto 2016
ultima lettura sabato 17 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HAYLEY BRADSHAW ; parte 1

di giulsinwonderland. Letto 376 volte. Dallo scaffale Generico

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??Hayley, un ultimo sforzo. ???––?la ragazza continuava a concentrarsi sulla voce della dottoressa lì vicino a lei che cercava in tutti i modi di rassicurarla, di convincerla che quella dolorosa spinta sarebbe stata l’ultima. Che dopo quella sofferenza avrebbe potuto vedere suo figlio.
La mano era intrecciata a quella di Amanda che, ad ogni ultimo sforzo, la stringeva più di quanto non facesse l’istante prima, rendendo la ragazza in parte partecipe del suo dolore.
La stanchezza e la debolezza di Hayley iniziarono a farsi vive e ciò si intuì dal suo sguardo che secondo dopo secondo diventava sempre più perso e più assente.
??Non ce la faccio. Non–– non ce la faccio.?? ?–– ?non riusciva a dare alla luce il suo bambino, come poteva pensare di riuscirlo a crescere? Il suo sguardo si perse, ruotò il volto dalla parte opposta di dove si trovavano i genitori e la sua migliore amica e l'unica cosa che riuscì a fare fu rigettare una piccola lacrima che si confondeva con il tanto sudore che le infermiere tentavano di tamponare con un panno fresco. Da lì in poi sarebbero state lei e il bambino, e ogni cosa le sembrava troppo. Il parto, la sofferenza, la vita.
Era così, lei: lottava fino ad un passo dalla fine, per poi lasciare andare, nella speranza che quell'attimo di distanza dal vuoto le permettesse di risollevarsi e di ottenere una vittoria.

Christopher lasciò da parte per qualche istante il suo ruolo di padre ed iniziò a pensare da medico quale era, riconoscendo il dolore sempre acceso che non sembrava voler avere una fine.
??Portiamola in sala operatoria, le facciamo un cesareo d’urgenza.???––?suggerì l’uomo che, da lì a poco, scoprì di trovare il consenso solo da parte di poche persone.
??Dottor Bradshaw, non ce ne è bisogno; io non le dico come aprire un cervello, mi faccia fare il mio lavoro. ???––?rispose la ginecologa, forse ancora all’oscuro di quello che sarebbe accaduto da lì a poco.
Tutti in quella stanza incitavano Hayley a continuare con le spinte fino a quando il battito del bambino accelerò. La dottoressa Fields guardò Christopher e rimase allibita, non aspettandosi una reazione simile. Tirò indietro la schiena, mortificata di non aver ascoltato un uomo e un medico più esperto di lei.
Hayley, al rumore acuto del macchinario, ritrasse sul suo volto un'espressione di sorpresa che non ebbe il tempo di sedimentarsi perché sostituita subito da una di dolore.
??Lo vede perché mi doveva ascoltare? Lavoro qui da una vita e mezzo e nonostante io sia specializzato in neurochirurgia / so / come fare il medico.???––?tuonò lui, iniziando a gesticolare animatamente, lasciando spazio agli infermieri per preparare il letto per il trasporto in sala operatoria.
??Cosa sta succedendo????––?chiese Hayley con un filo di voce, ruotando come poteva il suo sguardo e cercando di estrapolare una risposta dalla bocca di qualcuno.
??Tesoro, stai tranquilla. ???––?disse la madre, concentrandosi sulla figlia e non sull’errore medico della ginecologa come, d'altro canto, stava facendo Christopher.
Del resto Hayley sapeva che la verità, in queste situazioni, era più semplice lasciarla da parte per dare spazio a frasi come “stai tranquilla”; frasi scritte e strutturate per queste situazioni. Per quando una persona deve convincersi e convincerti che tutto sta andando bene, che tutto / andrà / bene. Ma non andava bene. C'era una donna che non riusciva a dare alla luce una creatura, la / sua / creatura, una donna che si stava convincendo che forse quello era un segno; un segno che neanche il suo bambino voleva vivere, perché la realtà era molto più dura di tutte le idealizzazioni.

Gli specializzandi della dottoressa Fields guardavano timorosi la scena, avendo paura che in qualche modo potessero esser inseriti nella discussione. Il culmine di questo loro timore si presentò non appena Christopher si rivolse a loro.
??Non accetto un altro errore, voglio la Robbins. Andate a chiamare la Robbins, / ORA /.??
??È il mio caso, non il caso della Robbins.???––?continuò la Fields, cercando di mantenere il caso d’oro, per il quale avrebbe potuto mostrarsi all’altezza davanti al suo superiore che, nonostante la sua bravura, tendeva spesso a sottovalutare il lavoro del giovane medico.
??È mia figlia, non una tua paziente.??
??Non potevo prevedere una sofferenza fetale.??
??Ipertonia uterina ti dice niente? Le contrazioni erano intense e prolungate e lei ha iniziato ad avere problemi.??
??Ero concentrata sul feto, non sulla madre.??
??Allora vedi di cambiare lavoro, questo non fa per te.??
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Nel frattempo Hayley aveva preso l’ascensore con la madre e alcuni infermieri. All’interno di quel luogo si era formato un alone di silenzio così, come al suo solito, Hayley approfittò del momento per ripresentare la domanda che questa volta nessuno avrebbe potuto evitare.
??Che cosa sta succedendo? . . . il bambino? ???––?la sua guancia era appoggiata al cuscino e lo sguardo era rivolto verso la madre che, questa volta, non ebbe la possibilità di evitare la risposta.
??Hayley, guardami. Andrà tutto bene, starete entrambi bene. È una procedura base, si fa spesso, andrà tutto bene. Ti fidi????––?e qui sentì ripetere quelle frasi: “stai tranquilla” , “andrà tutto bene” .
Fece un piccolo sorriso, illudendo la madre che quelle parole erano bastate come risposta, illudendosi che tutto ciò che stava vivendo era ‘una procedura base’.
Caroline sapeva come comportarsi con la figlia, sapeva cosa dirle, quando dirglielo e in che modo farlo. Fece una piccola pausa e colmò quel silenzio con un naturale e rassicurante sorriso.
Hayley fece un piccolo gesto con il mento che portò la madre a chinarsi e avvicinarsi al suo viso.
??Se dovesse succedere qualcosa. . . non siate egoisti. Non voglio che voi decidiate da genitori, decidete da medici. Non so cosa stia succedendo perché all’università ero troppo impegnata a farmi i professori piuttosto che studiare però dalle vostre facce non sembra niente di buono, giusto????––?accompagnò quella domanda retorica da una piccola lacrima che le scivolò sul volto, bagnandole la gota. I suoi occhi erano gonfi dalle lacrime e ciò era dovuto, in particolar modo, agli innumerevoli sentimenti che contrariamente a come era fatta lei, era riuscita ad esternare.
La voce cadde in un lieve tremolio che la fece tornare in sé; distolse lo sguardo dalla donna che l'aveva cresciuta e lo indirizzò verso il soffitto, cercando di aiutarsi così a non peggiorare la situazione.
??So come ragionate da genitori –– continuò lei –– e vi voglio bene. Non ve l’ho mai detto, ma vi voglio bene. Siete stati degli ottimi genitori, ma ora dovete comportarvi da ottimi medici, perché lo siete, e io ho bisogno di due medici che ci facciano uscire da quel posto entrambi vivi e se non dovesse essere possibile–– allora scegliete da medici. ??––?Caroline non disse altro, rimase lì a guardarla, forse orgogliosa nel vedere in lei ciò che non aveva mai visto prima.
Il rumore dell’ascensore interruppe quella conversazione e il silenzio che aveva lasciato lo colmò la voce dolce e rassicurante della dottoressa Robbins.
??Hayley, ora ci sono io, vediamo di far nascere questo bambino, che ne dici????––?chiese la donna con il suo solito sorriso smagliante che, nonostante la solarità che emanava, recava a Hayley un certo fastidio.
??Lei e quel suo sorriso vedete di non uccidermi.???––?Rispose lei con una piccola smorfia.



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