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lavoro pubblicato mercoledì 3 agosto 2016
ultima lettura martedì 20 agosto 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Affari di famiglia.

di Andromeda70. Letto 3470 volte. Dallo scaffale Eros

Aprii la porta e la richiusi alle mie spalle ascoltando i rumori provenire dal bagno. Era sotto la doccia. Come tutte le mattine aspettava che fossimo tutti usciti per fare i suoi comodi con calma, sola. Non si sarebbe mai aspettata di ritrovarmi in ca...

Aprii la porta e la richiusi alle mie spalle ascoltando i rumori provenire dal bagno. Era sotto la doccia. Come tutte le mattine aspettava che fossimo tutti usciti per fare i suoi comodi con calma, sola. Non si sarebbe mai aspettata di ritrovarmi in casa e mai avrebbe pensato di vedermi entrare in bagno mentre c'era lei, comunque. Urlò di spavento e si coprì il seno e tra le gambe con braccia e mani. Poi, ovviamente, cominciò con la sequela di insulti, al solito, che terminò con l'ordine di uscire, subito. Mi appoggiai alla lavatrice, guardandola. Era davvero bella. Alta, magra con un bel seno, gambe muscolose, da atleta, e culo conseguente. Capelli lunghi e lisci, biondo-castani. Non aveva un viso classicamente bello, ma aveva qualcosa che piaceva a gli uomini. Forse si vedeva che era una troia.

Mi ordinò ancora di uscire, sibilando e guadandomi con furore, ma io Non mi mossi di un millimetro. Quando ancora provò a urlarmi contro alzai semplicemente una mano, chiedendo silenzio. Le dissi con semplicità che avevo scoperto che aveva una relazione con due suoi professori della scuola serale, della quale frequentava l'ultimo anno, quello del diploma. Avevo capito che era questo spiegava i suoi ottimi voti, nonostante sui libri non ci stava quasi mai.

Provò a negare, boccheggiando una risposta, con gli occhi che le uscivano dalle orbite. Le descrissi velocemente dove e come si vedeva con loro, insieme a una sua compagna di classe, di che marca e colore fosse la macchina di uno dei due. Fu sufficiente a ottenere il suo silenzio assoluto e la sua totale attenzione. A quel punto che le spiegai quanto fosse probabile, direi certo, che se nostro padre l'avesse saputo l'avrebbe uccisa, e che poi avrebbe ammazzato i suoi insegnanti, e forse pure mezzo corpo docente. Se lo avesse saputo, sottolineai. Il suo silenzio mi fece capire che si trovava d'accordo con me, assolutamente. Era ovviamente sconvolta. Fu a quel punto che mi calai i pantaloni e le mutande e mi levai la maglietta. Lei rimase per qualche secondo a guardarmi basita e poi, come io sapevo sarebbe successo, si spostò di lato, invitandomi a entrare con lei nella doccia. Entrai e rimasi immobile, guardandola. Ero già più alto di lei, nonostante la mia giovane età. Avevo già avuto qualche ragazza ma quella che mi trovavo davanti in quel momento, tolto tutto il resto, era una donna. E c'era differenza. Il cazzo mi si indurì subito e salì pulsando verso di lei. Mi guardò negli occhi, severa. Me lo prese in mano e iniziò a menarmelo, offesa, costretta a fare una cosa che non voleva fare, ricattata. Era sempre stata una stronza arrogante e dominatrice e adesso, ritrovarsi in balia assoluta di un ragazzino coem me la faceva infuriare, tolta anche la blasfemia della situazione.

Mi menava l'uccello velocemente, sbrigativamente. Io stavo già venendo, ma la fermai. Mi ritrassi e le comunicai che forse c'era stato un malinteso. Se avessi voluto farmi fare una sega veloce avevo già chi avrebbe provveduto. Era da un paio d'anni che alcuni amici più grandi mi avevano portato con loro da una signora che stava in un appartamentino nella parte vecchia del quartiere, e che lo menava a pagamento ai ragazzini, e che per dieci ti faceva un pompino. Se le eri simpatico e le piacevi le potevi anche venire in bocca. A me aveva detto che se volevo tornare, da solo però, mi avrebbe anche fatto scopare, per 20 euro. Oltre a questo, avevo avuto già un paio di ragazze con le quali avevo fatto scopato. Sesso veloce, da cantina, da pianerottoli, all'aperto. Adesso da lei,pretendevo quello vero, quello che ti fanno fare le donne, quello fatto con calma in un letto o su un divano. Volevo tutto. Si rifiutò. Non feci altro che guardarla con un sorriso ironico, mentre uscivo dalla doccia. Lei rimase qualche secondo a braccia conserte, sgocciolante. Presi la mia roba e me ne andai in salotto. Mi urlò dietro di tornare da lei. Resistetti e andai a sedermi sul divano. Lei prese un grosso telo per asciugarsi e mi corse dietro. Mi trovò seduto, a gambe larghe, con il cazzo ancora duro, appoggiato alla mia pancia. Lei, in piedi davanti a me, mi chiese cosa pretendevo che facesse, dicendomi che ero pazzo, che era sbagliato. Annuii, ma le dissi che giusto o sbagliato pretendevo da lei ne più ne meno quello che faceva coi suoi due professori.

Lei mi guardò a braccia conserte per qualche secondo, poi, si inginocchiò davanti a me, stendendo sul pavimento il telo. Mi prese in mano il cazzo, guardandomi. Mi chiese di prometterle che non avrei mai detto ciò che avevo scoperto. Annuii. Mi diede due belle affondate con la mano con dolcezza stavolta, e poi me lo prese in bocca, facendomi sentire la lingua che lavorava sulla mia cappella. Le dissi che non volevo venire subito. Lei sbuffò dal naso e con il mio cazzo che le pulsava in bocca mi fece cenno di sì con la testa. Iniziò a leccarlo tutto con la punta della lingua, scendendo fino ai coglioni, tenendolo dritto davanti alla sua faccia, toccandolo appena. Mi chiese se mi piaceva, così. Feci di si con la testa. Mi disse che avevo un cazzo bellissimo, e che anch'io ero bello, forse il maschio più bello che lei avesse conosciuto. Che mi voleva bene, ma che, non sapeva perché, si era sempre comportata da stronza con me, lo sapeva. Era la sua natura. Parlava e mi leccava l'uccello. Le dissi che non resistevo più. Lei lo imboccò tutto e me lo pompò per un po' di volte. Senza dirle nulla le venni in bocca. Lei strabuzzò gli occhi ma non con astio. Assunse un'aria compiaciuta e mi ridiede il cazzo pulito. Mi disse sorridendo che le avevo fatto fare una abbondantissima colazione. Si sedette di fianco a me, giocherellando con il mio uccello che si ammosciava, pur tentando già di risollevarsi. Mi chiese ancora di giurare di non tradire il nostro segreto. Le dissi che non doveva assolutamente preoccuparsi, ma che volevo, ribadii, tutto da lei, e sempre. Mi disse di stare tranquillo al riguardo. Le toccai il seno, accarezzandole i capezzoli. Lei si sporse in avanti, porgendomeli da baciare. Mi insegnò a leccarli e a succhiarli. Poi mi disse di rilassami. Avrebbe fatto il caffè e poi, mi avrebbe fatto scopare.



Commenti

pubblicato il giovedì 4 agosto 2016
Byron, ha scritto: mi piace molto come racconti le emozioni della carne

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