ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 2 agosto 2016
ultima lettura domenica 2 agosto 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Piove da quando non ci sei PARTE 1/10 "Il primo dono"

di Malevil. Letto 410 volte. Dallo scaffale Amore

Storia inserita su theincipit.com dove troverete 3 opzioni da votare per scegliere il proseguo della storia...

La pioggia abbandonante picchia sul mio petto, mentre io inerme resto disteso sotto. Le gocce salate scalfiscono la pelle, ma colpiscono senza fare rumore e non causando alcun dolore. Le sue lacrime invece sì che mi hanno fatto male, sapevano d'acido pronte ad attaccare il cuore per lacerare dove già alcune crepe mettevano in discussione la sua integrità.

Oggi è il decimo giorno di pioggia incessante, scandisce il tempo da quando qui lei non c'è.
L'amore è un gioco dove il giocatore non fa alcuna mossa, ma la subisce: diventa egli stesso la pedina di un sentimento che per regola è sempre il suo turno. Noi possiamo solo attendere la fine della partita, reagire emotivamente in diversi modi alla trappola della scacchiera e sperare di non essere noi il Re che diventa matto.

Io sinceramente sono afflitto, l'amore con me non aveva avuto per anni intenzione di darmi scacco. Avrei voluto che avesse continuato ad ignorarmi: mimetizzarmi tra la folla per evitare frecce di Cupido che a detta di molti non giova di buona vista.

Stavo lì come chi non ha troppe ragioni per avere un sorriso costante, ma nemmeno per cedere in un pianto. Vivevo la mia vita come tanti altri: tra alti e bassi, un giusto equilibrio che mi stava bene, senza muovere contro critiche alla quotidianità.
Avevo avuto storie con altre ragazze: dalle cotte giovanili a donne con cui progettare un futuro che non si è realizzato. Ad ogni fine restavo da solo, il cuore ne risentiva ma trovava la forza per andare avanti ancora.

Adesso non riesco perché lei è diversa dalle altre, ma quante volte ho sentito dire ad altri questa affermazione? Così troppe che chi mi ascolta potrebbe non dare peso alla mia attuale frase, per via della superficialità di chi nell'epoca moderna si esprime per le proprie storie: la stessa gente che ha avuto “l'amore della propria vita” anche tre volte nello stesso anno.
Io non avevo un appuntamento con una ragazza da quattordici mesi e il penultimo era stato un disastro: una tipa che cercava di dimenticare l'ex, lasciato pochi giorni prima, senza badare la voglia del cuore ma solo al piacere che la carne pretende.

Lei arrivò correndo a prendere il treno, agitata per la paura di perderlo: la successiva corsa l'avrebbe fatta aspettare una cinquantina di minuti, troppi per ciò che l'attendeva. Io stavo lì vicino alle porte, ad osservarla all'entrata e sedersi affianco a me: uno dei pochi posti disponibili. Non aveva badato al mio viso, era immersa nei suoi pensieri forse un po' troppo confusi.
Non era bella come le modelle di cataloghi di moda che ho sfogliato annoiato a volte: aveva un viso dolce, qualche segno dell'acne giovanile che non voleva abbandonarla all'età adulta e che copriva con il fondotinta. Un naso sottile che le avrebbe donato al viso se fosse stato leggermente più corto, occhi verdi che sembravano brillare tra quei capelli lunghi e intensamente scuri.

Non ero attratto come successivamente sono stato. A volti sconosciuti non mi entusiasmo e nel mio sguardo si cela tanta indifferenza.

Osservava il controllore che da lontano iniziava a visionare i biglietti dei nuovi passeggeri. Egli aveva i capelli brizzolati e quell'espressione seria che suggeriva che non avrebbe perdonato se avesse beccato qualcuno sprovvisto di biglietto.
Cominciò a parlare piano tra sé, disperata che per la fretta non era riuscita ad acquistare il ticket. Temeva una multa che superava il centinaio di euro. Non poteva scendere perché una volta salita il treno si era messo in movimento.
Non mi andava di assistere ad una scena severa, d'altronde l'avevo vista raggiungere correndo il mezzo. Presi dalla tasca il biglietto non obliterato che mi serviva per il ritorno e glielo donai. Il mio non fu un gesto per accaparrarmi le attenzioni della ragazza, ma solo una buona azione per non rovinarle la giornata per quanto possibile.
Lei non tentennò d'accettare perché non aveva scelta. Le consigliai di raggiungere il controllore e non attenderlo seduta al posto: per fargli sembrare onesto il suo gesto di evidenziare subito che per ragioni di tempo non era riuscita a timbrarlo alla macchinetta alla stazione. Così fece ed evitò di subire sanzioni.
Ritornò seduta dov'era all'inizio, mi ringraziò una seconda volta e si presentò.


Commenti

pubblicato il martedì 2 agosto 2016
Scrivereperlavita, ha scritto: Volevo farti i complimenti per il tuo stile di scrittura,è qualcosa di così profondo che non riesce a staccare gli occhi dallo schermo.Attendo con ansia il continuo.
pubblicato il martedì 2 agosto 2016
Malevil, ha scritto: Ti ringrazio! Tra qualche giorno metterò la seconda parte, in attesa di preferenze dei lettori sul proseguo. Nel frattempo posterò altro. Un abbraccio.
pubblicato il martedì 2 agosto 2016
Scrivereperlavita, ha scritto: Ma di niente è la verità.Mi piacerebbe sapere anche una tua opinione su quello che ho pubblicato oggi,un aiuto è molto importante:)

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: