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lavoro pubblicato martedì 2 agosto 2016
ultima lettura mercoledì 22 febbraio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un barbablu rinascimentale 5 ( finale)

di JeanRenaud. Letto 164 volte. Dallo scaffale Storia

All'inizio di questo trattatello su enrico VIII ho scritto che forse questo monarca era affetto da una strana perversione sessuale: una donna lo eccitava solo se era sua moglie, contrariamente alla consolidata e ricercata pratica dell'evasione extracon.....

All'inizio di questo trattatello su enrico VIII ho scritto che forse questo monarca era affetto da una strana perversione sessuale: una donna lo eccitava solo se era sua moglie, contrariamente alla consolidata e ricercata pratica dell'evasione extraconiugale, molto in voga tra i maschietti anche allora.

Era chiaramente una battutina scherzosa ma, a ben pensarci, ispirata proprio da questo quinto matrimonio con caterina howard. Ancora oggi appaiono infatti alquanto nebulosi e oscuri i motivi per cui il Re volle sposarsela. Si dice fosse una ragazza procace e molto attraente, ma appare comunque alquanto inspiegabile l'opportunità del matrimonio, perchè caterina non era di certo il tipo di donna che bisognasse sposare per goderne le grazie, specie per un re.

Ognuno nasce coi suoi talenti e le sue inclinazioni, diciamo che caterina era nata più con quelle di amante che quelle di moglie, con gli annessi obblighi di fedeltà e moralità di comportamento.

Caterina tuttavia non era una donna lasciva o immorale ma solo poco accorta e alquanto ingenua. In fondo era giovanissima, solo 19 anni, e alquanto lontana da quella ambizione furba e maliziosa tipica delle donne di corte.

Di famiglia molto nobile, aveva però avuta un'infanzia assai povera a causa dei rovesci di fortuna di un padre poco avveduto nell'aministrazione del proprio patrimonio. Tant'è che non aveva nemmeno potuto provvedere per la figlia a un'istruzione consona al suo rango.

Questa sua indole disinvolta e alquanto irriflessiva non tardò a farla trovare ben presto nei guai.

Accettò di buon grado di sposare il re ( e chi non lo avrebbe fatto?), senza però mai immedesimarsi davvero nel ruolo di regina, cioè nel capire completamente – insieme ai privilegi – quali obblichi e costrizioni tale ruolo avrebbe comportato. Era, e restò fino alla fine, una ragazza disinvolta e spensierata, molto incline agli svaghi e ai divertimenti di corte, una natura, tutto sommato, consona alla sua età e alla sua indole.

Non riuscì nemmeno a capire che, in quanto regina, non era più una comune mortale, a cui erano concesse le comuni passioni di un cuore giovane e romantico. A una regina, infatti, non era concesso di innamorarsi di nessuno, perchè i destini di un popolo e di una nazione non potevano essere in balia di un romantico cuore femminile.

E infatti si innamorò, di un certo Thomas Culpepper, un gentiluomo di corte ricco e affascinante, il tipico belloccio sciupafemmine frivolo e vanesio , un tipo d’uomo per cui le donne son sempre andate matte. Tale passione le fu fatale, perché divenne – sempre grazie alla scarsa prudenza di caterina – di dominio pubblico e non poteva restare senza conseguenze. Fu condannata al patibolo, una condanna che oggi appare drastica ed eccessiva, ma non bisogna dimenticare che era pur sempre una regina e - in quanto tale – soggetta ad una scala di valori diversa rispetto alle comuni mortali. ( se si dovesse punire sempre con la decapitazione l'adulterio, della popolazione mondiale, sia maschile che femminile, resterebbe una ben scarsa rappresentanza)

Intanto il re, mentre caterina andava incontro al suo triste destino si era, come sempre, già invaghito di un'altra donna, tale Caterina Parr, la quale – una volta tanto - impersonava un tipo femminile molto adatto a lui, intelligente, colta, raffinata e.... soprattutto fedele. Il problema vero non era più la regina, ma il re, che – ormai vecchio e completamente in sfacelo fisico – non poteva nemmeno più assolvere decentemente ai suoi obblighi coniugali.

E infatti di lì a poco defunse, facendo di caterina parr l'unica delle sue mogi a potersi fregiare di una non ricercata vedovanza .

Alla fine dell'intricata storia, cosa dire di Enrico VIII° e della sofferta vicenda matrimoniale?

Come re non fu un granchè, e l'unico motivo per cui è passato alla storia risiede proprio in questa sua spiccata attitudine al matrimonio: c'è da dire però, ad onor del vero, che non fu nemmeno quel despota crudele e sanguinario come alcuni storici vanno sostenendo. Diciamo che fu più che altro vittima della sua fissazione verso un erede maschio, e dei suoi sogni di gloria. L'erede maschio fu talmente un'idea fissa che anche quando l'ebbe avuto, brigò e si risposò altre tre volte per averne un altro. Cosa che ebbe come unico effetto di esporlo ulteriormente al dileggio della pubblica opinione, creandogli una fama di orco che forse non meritava del tutto.

Ma tant' è, ognuno, come si è detto, è schiavo delle proprie vocazioni naturali: c'è chi sogna e ambisce a restare scapolo tutta la vita.

Enrico invece incarnò la figura del marito.

De gustibus.

(fine)



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