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lavoro pubblicato mercoledì 27 luglio 2016
ultima lettura domenica 12 maggio 2019

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I SANTI DEI GIOVANI (Parte I)- Filippo Neri, il Giullare di Dio

di IlMura. Letto 512 volte. Dallo scaffale Storia

Esistono nel mondo storie di persone straordinarie, persone che hanno vissuto la fede non come utilitaristica provvigione (anche economica in molti casi, anche non troppo distanti nel tempo) ma come vera via di avvicinamento delle persone ad un entit&a.....

Esistono nel mondo storie di persone straordinarie, persone che hanno vissuto la fede non come utilitaristica provvigione (anche economica in molti casi, anche non troppo distanti nel tempo) ma come vera via di avvicinamento delle persone ad un entità superiore, soprattutto quelle persone che hanno un’intera vita davanti da vivere: queste persone sono i giovani.

Le figure che vedremo di seguito sono persone che fanno parte della Chiesa – sono tutti preti- ma che molte volte non trovava l’approvazione di quest’ultima, ma anzi, la temporalità asfissiante della Chiesa cattolica li ostacolò per quasi tutta la vita. In due casi, la Chiesa cattolica si accorse degli errori che aveva fatto con queste figure – tanto da renderli santi – ma con un altro, forse troppo distante da quello che la Chiesa voleva, rimase ferma sulle sue visioni.

Quindi, le tre figure che vedremo ed analizzeremo sono le figure che io amo definire “Santi dei Giovani”, anche se come detto, tutti santi non sono. Queste immense figure sono: Filippo Neri, Giovanni Bosco e Lorenzo Milani.

L’ordine è puramente cronologico, non di merito, perché non darebbe giustizia a nessuno.

Quindi, cominciamo questo viaggio, proiettandoci indietro nel tempo di molti secoli, arrivando fino al XVI secolo…

Filippo Neri, il giullare di Dio

Ed è qui che troviamo il primo personaggio di questo nostro cammino, nel XVI secolo fiorentino. Dobbiamo entrare nella casa di un famoso notaio fiorentino, purtroppo caduto in disgrazia, di nome Francesco. È proprio in questa casa che il 21 luglio del 1515, nasceva Filippo Neri. In casa Neri non era la prima nascita (Filippo era il secondogenito) ma non sarà neanche l’ultima. Alla famiglia Neri si aggiungeranno altri due membri, prima di una disgrazia: quando nacque l’ultimo figlio, la madre di Filippo, Lucrezia, morì di parto; era il 1520, e Filippo aveva solo cinque anni.

Alla morte della madre, il padre di Filippo decise di trasferirsi in un'altra parrocchia, dove Filippo iniziò la sua istruzione presso i fedeli di un personaggio, che a Firenze (e non solo) creò non pochi problemi: Girolamo Savonarola. Questa sua istruzione portò Filippo ad avere una certa ammirazione verso Savonarola, del quale però disprezzava i metodi, troppo ardenti per il suo carattere. Savonarola in realtà era anche l’origine dei problemi del padre: quest’ultimo infatti era un suo ardente sostenitore e quando i Medici ritornarono a ricostruire una Signoria, nel 1530, distruggendo la Repubblica che si era creata, iniziarono i problemi. Il padre era in disgrazia, come precedentemente detto, e la decisione che prese di mandare Filippo presso un suo parente, per avviarlo al mestiere di mercante, fu forse una scusa per salvarlo, anche se questo faceva del figlio un fuoriuscito repubblicano. Quindi Filippo diventò a tutti gli effetti un antimediceo. Un’altra ipotesi avanzata è quella secondo la quale Filippo non partì da Firenze nel ’30, con il ritorno mediceo, ma due anni dopo, nel 1532.

Qualunque sia l’ipotesi giusta, Filippo andò nell’odierna Cassino, nel Lazio, per imparare da questo parente il mestiere di mercante. Ma il cuore di Filippo era già guidato verso un’altra direzione e l’esperienza da mercante durò pochissimo.

Lo ritroviamo a Roma nel 1534, all’età di diciannove anni, da dove iniziò il suo cammino spirituale. Iniziò una vita eremitica, ma non nel significato classico del termine. Infatti per eremita si intende solitamente una persona che si isola dalla società; Filippo invece camminava per le città, senza una dimora fissa, il che gli permise anche di continuare la sua idea di vita contemplativa.

È proprio durante queste sue peregrinazioni (durate circa 14 anni) che gli accadde un evento straordinario. Era il giorno di Pentecoste del 1544 e Filippo si trovava presso le catacombe di San Sebastiano, a Roma, ed era intento a pregare, quella notte più delle altre notti. Mentre era immerso nelle sue preghiere, un globo di fuoco gli entrò nel petto – che lui interpreterà come lo Spirito Santo – e gli dilatò il cuore. Ovviamente questa è l’interpretazione del credente, ma una spiegazione scientifica esiste: un dottore che analizzò Filippo Neri scoprì che dietro al dilatamento del cuore c’era un aneurisma, che gli provocò problemi e tremori fino alla sua morte.

La sua peregrinazione durò altri quattro anni dopo l’evento, fino a quando, nel 1548, fonda insieme a un suo amico – e suo confessore – Persiano Rosa, fondò una confraternita, che prese il nome di Trinità dei Pellegrini. Ma l’incontro con Persiano Rosa non portò solamente una confraternita a Filippo, ma anche una scelta di vita: quella di diventare sacerdote. Fu proprio il Rosa a convincere un titubante Filippo a intraprendere il cammino sacerdotale. Il suo cammino finì nel 1551, quando venne nominato sacerdote, che aveva nelle sue corde una certa predilezione per le confessioni. Ma la strada che renderà famoso Filippo Neri era appena iniziata.

Nel 1553 cominciarono i suoi rapporti con i giovani, che iniziò a mandare negli ospedali ad assistere e dare conforto ai ricoverati. Da questa sua vicinanza con i giovani, Filippo Neri ebbe l’idea di creare un locale in cui lui insieme ad altri sacerdoti avrebbero fatto da guida spirituale ai giovani. Il suo progetto trovò realizzazione nel 1554, quando per la prima volta, fu aperto un locale che prese il nome di Oratorio.

Una delle invenzioni (anzi, reinvenzioni) di Filippo fu l’istituzione del “giro delle sette chiese”, ispirato dai suoi anni di vita vagabonda, proprio come la passeggiata per le vie di Roma che faceva con i suoi discepoli ormai tutti i giorni. Quest’ultima cosa non piacque alla Chiesa di Roma, tanto che il Papa la impedì, per paura che attorno al Neri si creasse una setta; minacciò addirittura di chiudere l’Oratorio, ma l’intervento di Carlo Borromeo fu provvidenziale nel salvataggio. Ma la Chiesa non accettava e non voleva l’Oratorio. Nel 1569 iniziò un ennesimo attacco all’Oratorio, questa volta con le accuse di “ignoranza e presunzione”, perché concedevano a chiunque, senza distinzione di ceto sociale e di istruzione (di sesso invece sì, perché il Neri non vedeva di buon occhio le donne). Inutile dire che anche questo attacco non andò a buon fine.

Dopo tante difficoltà, il momento d’oro dell’Oratorio stava finalmente arrivando: nel 1575 papa Gregorio XIII affidò una chiesa a Filippo Neri ed elevò l’Oratorio al rango di congregazione. Ebbe cos iniziò la storia della Congregazione degli Oratoriani. La chiesa affidata alla congregazione di Filippo Neri era S.Maria in Vallicella, una chiesa molto fatiscente. Non fu subito agibile infatti, ed il trasferimento ufficiale della Congregazione poté essere fatto solamente due anni dopo, nel 1577.

La regola base dell’ordine era quella dell’insegnamento della dottrina cristiana, soprattutto ai giovani (ma non escludendo gli adulti). È questo il motivo del riconoscimento che viene dato a Filippo Neri come santo protettore dei giovani. Fu tra i primi ad insegnare ai giovani di qualsiasi ceto sociale o istruzione la religione cristiana cattolica, mischiandoli, partendo dall'idea che tutti siamo uguali, tutti abbiamo la stessa intelligenza e tutti siamo uguali di fronte a Dio.

Filippo Neri cominciava ad invecchiare e nel 1586 iniziò, secondo le testimonianze, ad accelerare il suo invecchiamento. Questa sua condizione non gli permise di continuare con il suo incarico di preposito (cioè capo) della Congregazione. Si spense, all’età di ottanta anni, il 26 maggio del 1595.

Venne canonizzato nel 1622, ma fin da subito prese per i Romani il ruolo di vice-apostolo di Roma, accanto ai santi Pietro e Paolo.

Ci lasciava così una delle figure di santi che più di tanti altri si dedicò ai giovani, all’insegnamento a questi della dottrina cattolica, con un carattere molto vicino a loro: semplice, umile e giocoso, un vero e proprio “giullare di Dio”.



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