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lavoro pubblicato lunedì 25 luglio 2016
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Orphans of Heaven - Capitolo 1

di Chiarasirani. Letto 396 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Ti hanno detto di riporre il tuo cuore nelle loro mani; ti hanno detto di lasciarti andare, di seguire il tuo destino, di essere orgogliosa del tuo dono. Ma nessuno ti aveva detto ciò a cui avresti rinunciato e quanto sarebbe stato difficile. Sei sicura...

Orphans of Heaven

Capitolo 1:

Mi mangiucchio l’unghia del pollice, mentre il mio sguardo vola all’orologio di legno appeso alla parete, di uno strano colore verdastro vomito, bello come un pugno in un occhio, quando mi ricordo che le lancette segnano ormai da quelli che penso siano decenni sempre la stessa ora: le 10.42.

Da quando sono arrivata in questa scuola ho sentito molte persone lamentarsi di questo fatto, eppure mai nessuno ha avuto davvero il coraggio di agire, come se, cambiando l’orario fatidico ad uno stupido orologio, si potesse, in qualche strana ed assurda maniera, cambiare anche il corso delle giornate.

‘Magari fosse così’ mi ritrovo a pensare ‘Forse la vita sarebbe un po’ più divertente’. Incrocio le gambe, spostando i capelli da un lato all’altro, sbuffando per la milionesima volta da quando questa lezione, che sembra intenzionata a durare per sempre, è cominciata. Con lo sguardo cerco Clare, la mia migliore amica, posizionata esattamente dal lato opposto della stanza in confronto a me, perché secondo quella stupida della professoressa odiamo-allegramente-Allie-Smith, la distraevo troppo, rischiando di rovinare anche la sua, di media.

Che poi, non capisco… Non faccio così schifo a scuola da dovermi strappare i capelli. Semplicemente non punto al massimo, non voglio essere la migliore, perché non mi serve. A me basta il mio 7 di media per essere felice ed orgogliosa di me. Io mi accontento, perché non possono farlo anche loro?

Ripenso al discorsetto di mia madre sul fatto che per fare carriera e diventare qualcuno, bisogna essere i più bravi in ciò che si fa. Ma il problema è proprio questo… Chi cazzo lo sa cosa voglio fare? Ho 17 anni, per Dio, l’aspirazione massima che posso avere è quella di seguire una maratona per 24 ore di fila!

Allie sembra particolarmente interessata ai discorsi senza senso della Collins e non mi degna nemmeno di uno sguardo, perciò cerco con gli occhi qualcun altro con cui scambiare i consueti sbuffi che ci aiutano a sentirci meno soli e forse meno annoiati addirittura, ma non trovando nessuno, decido di fare l’unica cosa possibile, la mia “ultima sponda”: disegno.

Dopo innumerevoli faccine di qualsiasi forma e colore e altre tre ore di sbuffi e noia totale, la campanella che segna la fine di questa giornata infernale si decide a suonare, liberandomi finalmente dall’opprimente consapevolezza di dover sopportare chiunque provi a rivolgermi la parola, per il bene comune.

“Ehi” sobbalzo, non essendomi accorta della presenza di Allie e, dopo essermi messa la mano sul petto, la rimprovero per farmi sempre spaventare a morte.

“Vieni da me a guardare un film?” mi domanda. Mi mordo il labbro inferiore, aggrottando la fronte ed alzando le sopracciglia. E adesso che le dico?

“Ho capito… Eric” esclama, esasperata.

“Scusami, davvero. E’ che non lo vedo da moltissimo tempo e…” lei mi interrompe, abbracciandomi

“Stai tranquilla e divertiti. Ci vediamo domani al parchetto sotto casa tua e, mi raccomando, stasera voglio tutti i particolari” sbuffo, infastidita, alzando gli occhi al cielo

“E’ il mio migliore amico! Non ci sono particolari di cui parlare” le ricordo e lei inscena la solita faccia pervertita che ha quando parliamo di lui

“Guarda che se non lo vuoi me lo prendo io, più che volentieri” mi ricorda, come fa sempre

“Fai pure” è l’unica cosa che posso rispondere per evitare che pensi che potrei essere gelosa, mi rendo conto. Lei sospira, con gli occhi sognanti

“Peccato che il tuo bel playboy sia riluttante a qualsiasi forma di relazione” mi mordicchio la guancia interna, scuotendo il capo

“E’ sempre stato così, da che ne ho memoria” lei mi guarda e percepisco un pizzico di pena nei suoi occhioni color cioccolato. Se c’è una cosa che mi dà fastidio, al mondo, è proprio questa: che qualcuno possa provare pietà per me

“Non guardarmi così, Allie. Non voglio nulla da Eric, più che una semplice e bellissima amicizia” le ricordo, per la milionesima volta da quando la conosco. Persino quando avevamo 9 anni mi toccava ripeterglielo in continuazione.

Peccato che, ormai, questo mondo veda del malizioso anche nelle cose più pure. E’ possibile che due persone di sesso differente non possano essere amici senza scatenare i soliti commenti acidi e gli sguardi pervertiti di chiunque? A quanto pare no.

Una volta percorso a ritroso il corridoio della scuola ed essere uscita, con mia somma gioia, il vento fresco mi sferza sul viso, facendo spostare di poco i miei capelli ondulati. Alzo il capo al cielo e noto un brutto nuvolone addensarsi proprio sopra la mia testa, perciò mi guardo intorno, alla ricerca di Eric. Il mio sguardo slitta tra coppiette che si baciano e si scambiano effusioni varie, tra amici che giocano al pallone e ragazze che si raccontano gli ultimi gossip, fino a giungere ad un ragazzo, solo, che indossa una maglietta verde e dei jeans chiari e che spicca tra la folla a causa della sua altezza. Un sorriso involontario si dipinge sul mio volto mentre, felice come una Pasqua, gli corro incontro, tentando di evitare di schiantarmi contro qualcuno. Mi getto letteralmente tra le sue braccia, che mi imprigionano come in una sorta di gabbia, pronte a proteggermi da qualsiasi male o delusione. Nonostante il tempo che scorre e i nostri caratteri che mutano, abbracciarlo resterà in eterno una delle cose più belle che potrei mai fare.

“Fammi indovinare: ti sono mancato” mi sussurra, mentre non riesco a staccarmi dal suo petto caldo. E’ così alto che io in confronto a lui sembro un hobbit (mi mancano solo i piedi pelosi). Alzo il viso, mantenendo le mani strette attorno alla sua vita e lo guardo in quelle pozze azzurre ritrovandomi, come sempre, a non capire cosa diamine gli passi per la testa. Mi è sempre piaciuto il non riuscire a leggere dentro di lui. Lo rende un mistero ancora più grande e irrisolto."Tanto" rispondo, spostando le mani dal busto al capo e immergendo le dita nei suoi capelli, di uno strano biondo scuro. Avvicino il suo volto a me, per abbracciarlo di nuovo e lui mi stringe addirittura più forte, prendendomi per il collo e schiacciandomi contro di sé. Sono costretta a stare in punti di piedi per riuscire ad arrivare almeno alla sua spalla e quando mi ritrovo il suo collo davanti agli occhi, così esposto e teso, mi viene quasi voglia di avvicinarmi e lasciargli un bacio sulla pelle candida che si ritrova. 'Dio, aiutami tu' penso, cercando dentro di me un modo per riuscire a controllarmi. Perché tra tutti gli amici sfigatelli e bruttini con i quali non andreste mai in tutta la vostra vita, proprio a me doveva capitare quello sexy, aiutante e con una personalità ammaliante? So cosa state pensando, non dovrei lamentarmi per questo dono, ma vi garantisco che è straziante ascoltarlo parlare delle sue ultime conquiste. Quando ci stacchiamo (per mio sommo disappunto), mi accorgo della bicicletta abbandonata su una delle siepi che circondano la scuola.

"Non ti vergogni ad andare ancora in giro con quella a vent'anni?" gli domando, ridacchiando e lanciandogli un'occhiatina.

"Ah,ah, spiritosa. Ti ricordo che quello è il tuo unico mezzo di trasporto. Perciò, se non hai la malsana voglia di fare la strada a piedi, ti conviene smettere di insultare la mia Betty" sì, ha dato un nome alla sua bicicletta. Si può essere più idioti?

"Scusami Betty" rispondo, alzando le mani in segno di pace, dopo aver visto l'occhiataccia che mi ha rivolto. Un sorriso magnifico gli illumina il viso, mentre sblocca il lucchetto e alza la vecchia bici, montando in sella.

"Mh.. Arrivati a questo punto mi sembra doveroso doverti avvisare del fatto che sono ingrassata un pochino, dall'ultima volta che mi hai portata" lui scoppia in una fragorosa risata, che termina con uno dei suoi misteriosi sguardi sexy ( sua principale arma di seduzione)

"Definisci 'un pochino'" mi ordina, con mio enorme disappunto.

"Non ammetterò mai ad alta voce il mio peso" esclamo, indignata per la sua richiesta. Eh sì che ormai dovrebbe conoscermi...

"Dai, vieni qua, stupida" mi dice, allungando una mano ed afferrandomi il polso. Mi trascina letteralmente verso di lui e mi tocca appoggiarmi alle sue spalle per non cadere. La sua espressione è seria, come sempre, ed i suoi occhi sembra vogliano penetrarmi e scoprire ogni più piccolo segreto. La pelle diafana, le leggere occhiaie e quel suo sguardo duro contribuiscono a renderlo ancora più misterioso ed affascinante. Senza dire una parola, mi aiuta a posizionarmi sopra al manubrio e, prima che io possa anche solo controbattere, stiamo viaggiando ad una modesta velocità.

"Quanto pesi, cavolo!" si lamenta, per prendermi in giro. Sbuffo

"Non posso nemmeno picchiarti, altrimenti finiamo entrambi a gambe all'aria. Ma stai tranquillo che appena arriviamo mi vendico" lo minaccio, causando l'ennesima risata da parte sua.

"Che paura!" gli rivolgo un'occhiata che dovrebbe essere di odio profondo, ma dalla quale, probabilmente, non traspare altro che divertimento. Arriviamo davanti a casa sua e mi fa scendere, per poi lasciare Betty in garage e correre ad aprirmi. Eric vive solo da quando aveva 18 anni, a causa del brutto rapporto che ha con i suoi genitori e, ovviamente, il suo appartamento è sempre un disastro.

Quando mi apre la porta, trovo davanti a me un montagna di vestiti e bottiglie di birra vuote, sparse un po' ovunque sul pavimento. Mi precipito immediatamente a spalancare le finestre, per far entrare un po' di luce e di aria, mentre mi guardo in giro con orrore

"Certo che ogni tanto potresti mettere in ordine" gli faccio notare, mentre Eric chiude la porta di casa

"Mmm, fammici pensare... No" mi risponde, sarcastico come sempre. A volte la sua vena umoristica e la sua voglia di scherzare sempre diventano quasi stressanti. E' un po' come un bambino, per certi versi: non la smette mai, ti porta all'esasperazione. Però è talmente bello e dolce, quando vuole, che è impossibile restare arrabbiati con lui per troppo tempo. Abbiamo avuto tante discussioni, in passato, ma solamente una mi ha quasi portato a mettere la parola 'fine' al nostro rapporto.

Ricordo che all'epoca ero in prima superiore e lui in quarta. Mi piaceva da impazzire un ragazzino che era in classe con me e, ovviamente, l'avevo confidato solo a lui. Fatto sta che nel giro di una settimana era venuta a sapere della mia cotta segreta tutta la scuola e, come se non bastasse, quando il sopracitato ragazzo si era fatto avanti con me, perché per qualche strano motivo ricambiava ciò che provavo, Eric l'ha minacciato per convincerlo a starmi lontano, definendomi troppo piccola per questo genere di cose.

Quando l'ho scoperto mi sono arrabbiata talmente tanto che ero convinta di non volerlo mai più vedere. Poi si è fatto perdonare, come sempre.

"Potresti almeno fingere di pensarci seriamente" rispondo, per poi buttarmi sul divano e togliermi le scarpe

"Vuoi qualcosa?" mi domanda ed io scuoto il capo

"Magari più tardi. Posso restare qui a cena? Non ho voglia di tornare a casa" gli domando. Ormai ho imparato ad autoinvitarmi, perché credere che sia lui a chiedermi di restare è come offrire un pezzo di carne succulenta ad un leone affamato e sparare che non la divori.

"Ovvio, a patto che cucini tu" risponde, alzando le spalle.

"Lo dico a mia madre" mi allungo sul divano per raggiungere lo zaino, che ho malamente abbandonato appena ho messo piede nella stanza e prendo il cellulare. I miei genitori sono divorziati e sono esattamente la classica coppia che, una volta che è finito il matrimonio, è finito anche l'amore per i figli. Non si preoccupano mai per me, mi lasciano sempre fare ciò che voglio ed andare nei luoghi che più mi aggradano. Certo, per certi versi è utile, ma non sentirsi amati fino a questo punto, a lungo andare, causa dei veri e propri problemi dal punto di vista psicologico. Fortunatamente, tutto ciò che non mi hanno dato loro, mi è stato donato da Eric.

Mando velocemente un messaggio a mia madre, che sicuramente sarà a pomiciare con il suo nuovo fidanzato e quando alzo il viso per dare la conferma ad Eric, rimango impalata. Il mio migliore amico si sta togliendo la maglietta davanti a me e, vi giuro, forse è persino più bello di quanto ricordassi. Sento le guance bruciare, mentre i miei occhi percorrono il suo fisico scolpito da anni di nuoto. Quando si accorge che lo sto fissando divento anche più rossa, se possibile

"Ti sei incantata, Allie?" mi domanda, con quel suo sorriso da strafottente. Mi fa innervosire come poche cose il fatto che sia pienamente consapevole di fare questo effetto sulle donne. Forse però, pensandoci, senza la sua arroganza non sarebbe più lui.

"Scusami, ma è come se mi togliessi la maglietta davanti a te! E' logico che ti incanti" tento di giustificarmi, senza riuscirci appieno " E poi sono una donna anche io" sbuffo, alzandomi dal divano per andare in cucina e chiudere qui l'imbarazzante siparietto. Lo sento sussurrare qualcosa come "Non mi dispiacerebbe se ti togliessi quell'inutile magliettina", ma fingo indifferenza e mi chiudo in cucina.



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