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lavoro pubblicato venerdì 22 luglio 2016
ultima lettura lunedì 9 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cuore di Pietra (Morte d'Amore)

di GiraViti. Letto 430 volte. Dallo scaffale Amore

Non era abituato all'amore. Fin da piccolo, eccettuato quel sentimento nascente più da un abitudine lunga ere ed insita nel genoma umano che da un reale affetto qual'era l'amore filiare. Nessun sentimento di affetto eccetto quello. Leggeva dell'...

Non era abituato all'amore. Fin da piccolo, eccettuato quel sentimento nascente più da un abitudine lunga ere ed insita nel genoma umano che da un reale affetto qual'era l'amore filiare. Nessun sentimento di affetto eccetto quello. Leggeva dell'amore, lo vedeva nascere e morire tra le persone attorno a lui ma non riusciva in alcun modo a provarlo. Non che non si fosse mai legato a qualcuno. Il caso volle che, accostato a quel cuore incapace di amare ci fosse un viso delicato e una voce calda, che più volte gli permisero di conoscere una donna. La società, inebriata come sempre dai sentimenti più futili e banali gridava "amore!amore!" ma lui, lui che era stato amato, lui che aveva tante possibilità di amare, a quel grido rispondeva con un buio silenzio, che nasceva tanto dall'ignoranza quanto dal dolore che, all'inizio, lo fustigava, nel rendersi conto di essere incapace di amare. Ma, come tutti gli uomini, quando sono privati di una cosa, riescono ad accettare e poi dimenticare quell'assenza, anche lui si abituò alla sua aridità. La vita trascorse tranquilla come solo la vita di qualcuno che non conosce l'amore può trascorrere, al riparo dalle tempeste del cuore, da dubbi e struggimenti, da felicità inebrianti e terribili angosce. Finchè non accadde il fatto. Quando, la prima volta, la vide, ne rimase abbagliato. Dolce e quasi dimenticata, a fare il suo in un angolo buio della sala, gli apparve splendente, piena di vita; la luce la illuminava delicatamente e le ombre, giocando sul suo profilo, tessevano incantati arabeschi di inimmaginabile bellezza. Una Dea, scesa in terra, per assecondare le passioni degli esseri umani. Per assecondare le Sue passioni. Fu un veloce ed imprevedibile colpo di fulmine, ma solo quando distolse lo sguardo dalla leggiadra figura, solo quando si rese conto che non gli sarebbe bastato voltarsi per riportare davanti ai suoi occhi l'oggetto della sua passione, solo quando l'assenza di quelle dolci labbra, di quel naso sopraffino, di tutte quelle cose che erano ormai diventate il centro del suo mondo si rese insopportabile, solo allora, struggendosi, felice e sorpreso, si accorse, finalmente, di amare. Un amore di intensità inaudita, che, cresciuto nell'arido deserto del suo cuore, sarebbe rimasto immutato anche ad inimmaginabili distanze, anche se le leggi lo avessero proibito, anche dopo la morte dell'universo intero. Duraturo ed invincibile, ma che nonostante questo implorava a gran voce la vicinanza di ciò che lo aveva creato e che lo nutriva. Nella stanza, al buio, il pensiero correva in continuazione a Lei, fuggiasco, senza darsi pace nella veglia e nel labile sonno permesso dal continuo lamento di un cuore finalmente innamorato. Più volte, sottecchi, imbarazzato, tornò a visitarla ed osservarla. Si rese conto che molti altri, come lui, la fissavano, e dentro di sè malediceva e apprezzava tali sguardi. Se da una parte negli occhi altrui riconosceva un germoglio della sua passione, e di ciò gioiva come chiunque gioisce nel trovare un compagno sui sentieri più scoscesi e inaspettati della vita, dall'altra l'intensità del suo sentimento non voleva concedere ad altri se non a se stesso la possibilità del solo ed unico privilegio di adorare profondamente la Dea, facendo così conoscere all'uomo, insieme all'amore, la nuova, e travolgente, gelosia. Passò il tempo e i sogni, i pensieri, i piccoli fatti quotidiani gli sussurravano ed imponevano di avvicinarsi più che poteva alla creatura tanto amata. Un turbine di passioni lo trascinò con sé non permettendogli altro che non fosse il concentrarsi sulla sua donna. E che piacevole obbligo, era quello. Tanto nelle ore più buie dove la mente vaga incerta nel sogno, quanto in quelle più luminose, quando ogni cosa intorno a noi, illuminata dal Sole, ci sembra più che mai vera e sincera, il suo pensiero indugiava altrove, sulla perfetta figura, studiandola in ogni suo centimetro, assaporandola, ascoltandola senza interruzione, rendendola nascita, vita e morte di ogni singola sua attività. Ma lei, bella, intoccabile ed impassibile, sembrava non fare caso agli sguardi pieni di devozione, ai gesti insicuri come solo certi sentimenti li possono rendere, alle continue attenzioni che, come mai aveva ricevuto, la circondavano. Non era, questo, un problema. Un amore così puro, nato solo e soltanto dalla contemplazione, non immaginava altri mezzi se non la contemplazione per esprimersi e vedersi soddisfatto, e, anzi, quasi aborriva quei metodi adottati dal comune volgo, nascenti da un sentimento corrotto dal desiderio carnale, che ricercavano come ultimo fine orizzonti che avrebbero solo e soltanto sporcato una dolce purezza qual'era quella della sua passione. Un amore appena nato, ispirato dalla semplice bellezza e non dal desiderio sessuale, non conosceva altre vie che la esastica contemplazione. Era la fine dell'inverno, quando successe. Il freddo ancora indugiava tra le sale del museo, e i visitatori erano ben pochi, ma il suo lavoro duramente guadagnato per starle vicino non prevedeva interruzioni e così stava ancora lì, oziando nei suoi compiti ma riversando infinite energie nell'unico motivo per cui era lì, dopo aver abbandonato un futuro tranquillo, una calda famiglia, una vita normale. Accidentalmente, adorandola nel solito, sacro, ossequioso silenzio, la sfiorò. Inorridito si ritrasse, con la pelle che, come percossa da un maglio infuocato e ghiacciato come lo spazio più profondo, bruciava di un dolore sordo, che solo da lui nasceva e in lui moriva. Ferito, vergognandosi, tornò nella sua dimora, con il cuore che, impazzito, gli lacerava il petto e la testa piena di pensieri nuovi. Per un pò, cercò di evitarla. Egli era spaventato non dalla considerazione di lei nei suoi confronti, che sempre era stata fredda e per sempre tale sarebbe rimasta, ma da sé stesso, e dai sentimenti che lentamente ma inesorabilmente gli crescevano dentro. Le notti in cui, al ricordo del contatto, si rigirava nel letto in preda agli incubi più belli e i sogni più terrificanti si susseguivano, senza che lui trovasse la pace. Folle ed ebbro d'amore a volte andava ad osservarla di nascosto, e sognava di toccarla, di abbracciarla, di farla sua. La forza di quel desiderio era incontrastabile ed, inevitabilmente, giunse la notte in cui decise, ella volente o nolente, di farla sua, di mettere quelle così troppo sorde orecchie a conoscenza del sentimento che lo muoveva. Quasi si dimenticò di lei nel periodo in cui, in ogni momento libero, lasciava peregrinare la mente su tutti i possibili modi per coronare il suo desiderio. A lungo indugiò su ogni singolo piano, alla ricerca di quello perfetto, che meglio avrebbe espresso e soddisfatto il suo infinito amore. Finalmente, giunse la notte. Dopo molto impegno, tremante, era riuscito a rimanere solo con lei, nella troppo fredda e troppo poco illuminata. Il suo corpo, scosso da forti scariche di passione, pregustava il contatto con quella candida pelle. La lingua passava e ripassava sulle umide labbra che presto avrebbero toccato quelle della sua amata. Ogni singolo centimetro del suo corpo fremeva ed aspettava impaziente il momento giusto per fare finalmente ciò che per tantissimo tempo aveva sognato di fare. Quando scoccarono le tre, sicuro dopo innumerevoli pianificazioni di essere rimasto più che solo con Lei, le si avvicino frontalmente, urlando a squarciagola tutto quello che per tanto tempo aveva represso, senza permetterle di fare altro se non essere se stessa mentre con foga e al contempo una cura maniacale si toglieva i vestiti e le saltava addosso, ultimo atto di un piano che lo aveva fatto sudare e sognare per innumerevoli notti. La mattina dopo, la visione fu agghiacciante. Il vecchio custode del museo, che per tanto, tantissimo tempo, anche oltre la pensione che il consiglio di amministrazione aveva cercato di imporgli, aveva servito il museo era lì, in una saletta laterale, grottescamente abbracciato e fatalmente morto a causa di un attacco di cuore nella sua più completa nudità abbarbicato con braccia, gambe, e alcuni spettatori sussurrano ogni possibile parte che un uomo normale non si sognerebbe nemmeno di muovere, ad una delle statue dell'antico museo, un sorriso ebete dipinto in faccia. La statua, di suo, lo ignorava come sempre.?


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