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lavoro pubblicato mercoledì 20 luglio 2016
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HIM

di SeiLaRagioneDelMioSorriso. Letto 392 volte. Dallo scaffale Amore

Questa non sarà la mia solita storia. Non ci sarà pornografia o sangue che cola qui e lì. Mi dispiace, miei cari due lettori, non fornirvi una avventura emozionante e disadattata come di routine. Ma devo scrivervi di una persona importante.....

Questa non sarà la mia solita storia. Non ci sarà pornografia o sangue che cola qui e lì. Mi dispiace, miei cari due lettori, non fornirvi una avventura emozionante e disadattata come di routine. Ma devo scrivervi di una persona importante, che da marzo a questa parte non ha fatto altro che rendere ogni giorno più bello, e un po' più felice del precedente. Innanzitutto il nome: Alberto. All'inizio sapevo solo questo, la sua età, e quanto lontano era da me, il tutto accompagnato da una foto di due enormi occhioni, che sfumavano dal marrone al verde all'azzurro, come un lago al centro di una foresta. Vi chiederete come mai sapessi solo questo di lui, e ve lo spiego subito: quando la noia mi assaliva, mi mettevo a gironzolare su una applicazione d'incontri per telefono, su questa avrò conosciuto una trentina di ragazzi (a cui ho raccontato storie molto fantasiose della mia vita, a ognuno una diversa, in modo da sembrare più particolare e invogliarli a scrivere ancora) e lui (a cui ho raccontato la verità da subito, perché questo mi diceva l'istinto), che comunque, almeno per quel momento, faceva parte del "lotto ragazzi anti-noia". In ogni caso, abbiamo parlato di qualsiasi cosa, i primi due giorni in chat, poi per comodità siamo passati a Messenger e poi ancora su Whatsapp. Non c'era giorno in cui non ci scrivevamo, il che mi faceva molto piacere, ma a volte mi dava davvero fastidio dovergli rispondere, perché volevo la mia vita senza obblighi con nessuno, a parte che con il mio ragazzo. Comunque, con lui mi trovavo bene a parlare, perché trovavamo sempre un discorso più o meno serio da fare, una foto su cui ridere o qualche insulto più che fantasioso da scambiarci ("esplodi, e che i tuoi pezzi esplosi esplodano nuovamente, offrendo uno spettacolo di fuochi d'artificio che spargerà i tuoi resti sanguinolenti in tutto il mondo" ad esempio.). Era nata una vera e propria amicizia, una di quelle destinate a durare per anni, avete presente? E non ci eravamo ancora mai visti... Ma mi sembrava davvero che facesse parte della mia vita da anni, perché ormai mi conosceva.

Un sabato sera di fine marzo. La prima volta che ci siamo visti, anche se non ricordo bene il giorno, è stato deciso nel giro di mezz'ora. Io ero appena rientrata a casa e lui non sapeva come impegnare la serata, così per buttarla sul ridere gli ho detto che se si fosse portato dietro il basso, poteva suonare insieme a mio padre, ma alla fine abbiamo optato per una birra in centro a una cittadina non troppo distante da entrambi. La serata è trascorsa piuttosto tranquilla, io ho parlato di continuo perché lui non apriva bocca. Abbiamo comunque fatto le cinque del mattino nonostante facesse un freddo cane, gatto e becco; che cercavo di non dare a vedere, ma le mie mani non la pensavano allo stesso modo - erano rosse, tremanti e gonfissime. In ogni caso, finita la serata "più emozionante" della mia vita, in cui sì, mi ero divertita parecchio, ma avevo parlato solo che io, mi ha portata a casa e ci siamo promessi di trovarci verso fine aprile.

Giorno 23 aprile. In uno di quei paesini dispersi nel nulla, che non sono esattamente semplici da raggiungere, ci sarebbe stato il nostro incontro, ad un suo concerto. Per il bisogno di far uscire mio padre di casa, che altrimenti la sera andrebbe a dormire come le galline senza fare niente della sua vita, avevo invitato anche lui, del resto era musica dei suoi tempi. Sono arrivata con ampissimo anticipo, e l'ho chiamato per farmi venire a prendere, perché davanti l'ingresso del capannone c'erano dei brutti orribili orrendi ceffi sulle loro Harley Davidson, che non facevano altro che chiacchierare tra di loro, ma ehy, sono una principessina timida e non entro da sola. Possiamo dire che avevo paura, perché iniziavo a pensare ad Alberto non più come solo un amico. Quella sera ho conosciuto, finalmente, il ragazzo sempre sorridente, burlone e spensierato che era nei messaggi. È stata una serata stupenda, e io sono rimasta incantata a guardarlo suonare, è veramente bravo e si vede che ci mette passione. Passavo lo sguardo dal suo viso alle sue mani che si muovevano leggere ma decise sul suo Blackbird. Gli ho anche fatto delle foto, più o meno di nascosto. Finito di suonare e sistemare il palco (o meglio, liberarlo per una spogliarellista di dubbio gusto...) e mandato a casa mio padre, siamo rimasti seduti fuori a goderci la serata, fino all'una di notte, a parlare e soprattutto a guardarci. Mi sono lasciata sconvolgere ancora da quegl'occhi, solo che ora avevano una cornice perfetta, mai vista una così bella. In quel momento capii che qualcosa era davvero cambiato, speravo solo che non fosse un'illusione. Anche quella sera avevamo fatto tardi, il che non era un bene, visto che il giorno dopo mi sarei dovuta alzare alle 7 e quello dopo ancora alle 6, ed essere lucida per guidare una moto... Ma mi ha riportata al mio condominio (in cui tra l'altro mia madre aveva traslocato solo che quella mattina, prima abitavamo nel condominio dietro), e siamo rimasti ancora a parlare, seduti in macchina. Al momento dei saluti mi ha abbracciata. Ma non un abbraccio di quelli che si danno per circostanza, un abbraccio vero, proveniente dal profondo. È probabilmente il più bell'abbraccio che abbia mai ricevuto e che mai riceverò. Solo dopo parecchio tempo ho scoperto che mi ha abbracciata per non baciarmi, quella sera. Ci siamo detti arrivederci per la seconda volta, e ci siamo dati non uno, ma ben due appuntamenti, per il 28 e il 29 maggio, anche se poi, per messaggio, c'era la volontà reciproca di vederci prima.

Infatti, la settimana dopo, se n'è uscito con un film al cinema per cui aveva "erroneamente" prenotato un biglietto in più, ed ecco l'invito. Fatalità, i giorni prima sono stati parecchio bui, il mio ragazzo non si faceva praticamente più sentire. Un altro motivo per andare a vedere quel film.

Giorno 6 maggio. Arrivata al cinema, mi ha fatto conoscere alcuni dei suoi amici, e il film è stato... Beh, non lo so, ricordo solo degli spezzoni. Ero troppo impegnata a guardare lui. Era così rilassato e tranquillo, e io sapevo - speravo - di aver fatto colpo con la minigonna e i tacchi vertiginosi. Stavo sicuramente cercando una rivincita con il mio ragazzo, ma più di tutto cercavo una vittoria con Alberto. Come consueto ormai, mi avrebbe fatto da autista fino a casa, ma prima ci siamo fermati a parlare con dei suoi amici fuori la porta del cinema, e devo dire che ho veramente riso a crepapelle, ascoltando le teorie di Dave, e di come la sua dieta sia basata sui panini e del suo lavoro col muletto. Anche il rientro è stato piuttosto euforico, infatti in tangenziale abbiamo incrociato i Vigili del Fuoco impegnati a estrarre un cadavere (a cui mozzeranno anche la testa, da quel che ho sentito) dalla carcassa carbonizzata di un'auto (dovreste aver capito che io e lui siamo amanti del macabro, e queste cose ci elettrizzano). Una volta arrivati a casa, ci siamo messi a parlare, come di consueto, in macchina, ridendo e scherzando. E chiacchierando tranquillamente ha scoperto che soffro il solletico praticamente OVUNQUE e quindi ha iniziato a tormentarmi i fianchi e la pancia. Io per non ridere come una gallina (ma soprattutto per non pisciarmi addosso), ho iniziato a intorcolarmi tutta, fino ad arrivare con il viso a pochi millimetri dal suo, almeno questo voleva essere, poiché il mio naso, che fa invidia a quello di Alighieri, si era amorevolmente piantato sulla sua guancia. Poco male, potevo far finta di niente e crogiolarmi nel suo profumo stupendo, e raccogliere qualche brivido quando, involontariamente, le nostre labbra si sfioravano. Stavo osando troppo? Forse sì. Si è ritirato di scatto, mettendosi a una decina di centimetri da me, guardandomi negli occhi. Sapeva che avevo un ragazzo, e una sua semplice frase ci ha fatto ritornare ai nostri sedili: . Dopo cinque minuti, giuro, cinque di numero, stavamo già ridendo di nuovo e qualche minuto dopo ancora mi stava già rifacendo il solletico, e io ero di nuovo storta e contorta, ma questa volta le nostre bocche si cercavano. Non c'è stato alcun casino, solo il più bel bacio che abbia mai ricevuto. Così desiderato da entrambi. La sensazione delle sue labbra sulle mie è indescrivibile, ma ci proverò lo stesso: erano fresche e morbide, delicate. Sottili ma che ti invogliavano a mordere. La sua barba perfettamente curata mi pizzicava la pelle, e mi faceva rabbrividire. Mi solleticava l'arco di Cupido. È proprio un gran baciatore (e non solo un baciatore, se leggete anche altri miei racconti saprete che è molto bravo a fare tanto altro). Nonostante il momento perfetto, mi sono dovuta allontanare dal mio paradiso per tornare in casa, del resto, il giorno dopo sarei dovuta andare a scuola. La sera, una volta tornato a casa, mi ha mandato un messaggio semplice, ma che per me significava davvero tantissimo: "Piuttosto che non vederti più mi metto lo scotch sulla bocca, non posso fare a meno di te.". Eccola, la dolcezza del mio Alberto.

La sera successiva. Avevamo deciso di andare a bere qualcosa in centro città. Lui si è seduto opposto a me, e io mi ricordo chi c'era oltre a noi, ma non mi interessava, e non mi interessavano nemmeno i discorsi che facevano, perché io ero, ancora una volta, impegnata a guardare lui. La serata è comunque trascorsa tranquilla, sempre tra le risate, ma senza un solo bacio. Ma non importava, perché quella volta, sono riuscita a convincerlo a salire a casa da me, per guardare le stelle in terrazza. Metà nottata l'abbiamo trascorsa così, ridendo e scherzando ancora una volta, l'altra metà invece, è passata molto più velocemente, tra baci e coccole. Tanto velocemente che siamo rimasti a guardare l'alba. Ho scoperto qualche momento dopo la delicatezza dei suoi baci con la lingua, non era irruento come tanti, né scoordinato. Erano baci vellutati, passionali, non possessivi. Sembravano quasi dati con rispetto, tanta era la delicatezza.

Giorno 14 maggio. Terme, che meraviglia. Avevamo degli sconti per andarci, e ne abbiamo approfittato. Ci ero stata solo per motivi di salute, quindi andarci per divertimento era tutta un'altra cosa. Lì, ho fatto una nuova tremenda scoperta: Alberto non sa nuotare, o meglio, non sa stare a galla, o meglio ancora, è pigro e non ha voglia di imparare (Amore, so che stai leggendo e sai che è così <3). E poi la rivelazione dell'anno: il suo fisico meraviglioso. E i suoi tatuaggi. Adoro i suoi tatuaggi. Ma in quel momento ero più presa dal suo fisico. Lui non è un gigante ma è proporzionato, con i muscoli definiti ma non eccessivamente, e tutti al posto giusto. È il fisico che cercavo in un ragazzo, anzi, in un uomo. Mi sono divertita tantissimo quella volta, nonostante piovesse siamo rimasti parecchio nelle vasche esterne, e abbiamo concluso la serata con panino unto & dormita a casa mia. Quella volta capii che non era solo una cottarella passeggera, ma era qualcosa che si era piantato e non se ne voleva più andare. Già in piscina lo avevo sconvolto (in senso buono) chiamandolo "amore", ed era venuto spontaneo. Quella notte decisi di dirgli i miei veri sentimenti, perché ogni minuto passato con lui, mi rendevano certa di cosa dirgli, e quindi ho preso coraggio, e gli ho detto che nonostante potesse essere troppo presto, io sentivo di amarlo. Non ho ricevuto risposta, nemmeno il più brutto "Grazie", e questo mi ha spiazzata e ammutolita per il resto della serata. La mattina, dopo essere andato via (nonostante fosse domenica doveva lavorare), mi arriva un messaggio in cui mi chiedeva di scusarlo per non avermi risposto, ma lui è molto timido e non riusciva a trovare le parole per dirmi che non pensava che fosse troppo presto, e che mi amava anche lui.

Quello e' stato il momento in cui ho capito di dover lasciare il mio ragazzo, perché io volevo essere di più che una zavorrina da sfoggiare quando si esce in moto, o un paio di belle gambe di cui vantarsi.

Nel pomeriggio, noncuranti del brutto tempo, siamo andati a visitare la fiera, e ho ricevuto l'invito a cenare da lui. Ero tesa come una corda di violino, non sapevo se ero pronta a conoscere i suoi genitori, perché di solito io non piaccio, ai genitori. Contro ogni mia aspettativa, gli son piaciuta e la serata è stata incredibilmente piacevole. Abbiamo addirittura mangiato le pastine.

Giorno 20 maggio. La mia scuola non avrebbe aperto perché i collaboratori scolastici (comunemente conosciuti come bidelli) avevano aderito a uno sciopero. Ci ho messo tre secondi a decidere, ma neanche a decidere, perché era già il mio piano, di andare a fargli una sorpresa a lavoro. Quindi mi sono fatta due ore di autobus (sarebbero molto meno se fossero in orario!) per arrivare da lui, e facendogli credere di essere comunque entrata in classe (ci è cascato come un pero), gli ho inviato una foto della facciata del centro commerciale in cui aveva il negozio con allegato un bel "SORPRESAAAAA". Beh, passatemi il termine, ci è rimasto di merda. Sono andata a salutarlo e poi mi sono seduta su quei (chiamiamoli così dai) "blocchi" messi ai piedi delle vetrine perché i carrelli non ci vadano addosso, e sono anche riuscita a cadere almeno tre volte da quel coso. Comunque, sapevo che al pomeriggio non avrebbe lavorato, quindi ne ho approfittato per invitarlo in maneggio, per poter finalmente conoscere il mio cavallo. Quindi, pranzo da me, poi passeggiata a cavallo, tutto perfetto. finché il sugo era sui fornelli, siamo andati a fumare una sigaretta in terrazza, e rientrando, mi si è fermato davanti con ghigno tutt'altro che malefico. Mi ha guardata negl'occhi e con una voce rotta dall'emozione mi ha detto: . Mi è comparso un sorriso che mi ha segnato il volto di allegria per il resto della giornata, ma non volevo rispondere con un banale "Sì'", quindi con una sottospecie di rantolo misto a bofonchiamento ho espresso il mio assenso, gli ho gettato le braccia al collo e l'ho baciato. Lui mi ha stretta forte e mi ha sollevata, girando. Come in una scena da film.

Giorno 20 luglio. Oggi sono due mesi che stiamo insieme. Due mesi difficili, perché in queste ultime settimane, io sono a Siviglia (dal 4 luglio all'8 agosto) con un Erasmus, e lui è rimasto a casa. Ma so che questi 1600km di distanza ci stanno rafforzando. Quella passione, quel sentimento che provavo per lui prima di partire, ora è ancora più forte, intenso. Mi manca moltissimo, certo, ma riusciamo a sentirci tutti i giorni su Skype. Per fortuna a volte la tecnologia serve a qualcosa (oltre che farmi restare in contatto con lui, anche potervi far leggere i miei racconti, eh che sia chiaro).

Con tutto questo lunghissimo papiro ci tenevo a farvi capire una cosa. Io ho trovato l'Amore in una giornata noiosa, la vita mi ha voluto fare un regalo meraviglioso, e con molto orgoglio posso dire di essere riuscita a prenderlo appena in tempo. Mi ha regalato un paio di occhi in cui sprofondare ogni giorno, per sempre. Mi ha dato un abbraccio in cui proteggermi e una spalla con cui risollevarmi. Mi ha dato, per una volta, esattamente quello che le avevo chiesto, la felicità.



p.s.: SCOIATTOLO!



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