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lavoro pubblicato mercoledì 13 luglio 2016
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le Cronache Del Villaggio di Cristallo

di mattiagiglio1993. Letto 740 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questo breve racconto fa parte di un romanzo molto più vasto che sto scrivendo, esattamente alla fine di quello che sarebbe un immenso prologo. Il racconto viene narrato da più persone! Pubblico una parte del racconto per raccogliere pareri e comment

. L’avventura ha inizio

Punto di vista: William

È tarda mattinata, quasi non mi ricordavo come si stesse bene a rilassarsi nel letto. Oggi finalmente posso restarci quanto voglio. Incredibilmente l’addestramento è finito. Sono un milite, tra i primi tre nel villaggio.

La cerimonia di ieri sera è un ricordo confuso, come se in quel momento non stessi mettendo a fuoco gli avvenimenti. Credo di aver accumulato troppo stress.

Mi stiracchio decidendo di alzarmi controvoglia. Mi guardo intorno, sono solo nella stanza. Figuriamoci se mister perfezione dorme a quest’ora, minerebbe la sua reputazione d’oro. Realizzo che visto che è arrivato primo in classifica sarà il nostro capo. Non so cosa pensare a riguardo.

Non è neanche in cucina, forse so dove trovarlo.

Nate è appoggiato al piccolo muretto della terrazza, i capelli scompigliati al vento e inumiditi dalla cascata vicino. Ha lo sguardo perso verso il villaggio.

- ti mancherà questo posto? – mormoro avvicinandomi a lui, mi appoggio a mia volta fissando il paesaggio. Credo che mancherà anche a me.

- si, mi mancherà terribilmente. Sono stato accolto qui... è la mia casa, e ho conosciuto i miei migliori amici -.

Che pensiero carino.

- beh partiremo tutti insieme, no? Voglio dire... Kimberlin e Alex ti seguiranno – lo rassicuro. Poi scruto nuovamente i tetti del villaggio.

- da dove vieni? So che tu sei qui solo da un paio di anni... – chiedo senza guardarlo. Di certo non doveva essere un bel posto se ora si trova qui.

- non sono affari tuoi – risponde acido. Rimango silenziosamente imbarazzato. Sapevo di dovermi fare gli affari miei. Faccio per andarmene, non voglio litigare dopo tutta la fatica fatta.

- aspetta... – mi volto sorpreso. Ha ancora la bocca aperta, ha voluto dirmi di aspettare senza sapere cosa aggiungere dopo. Le prendo come delle scuse.

- facciamo colazione, dobbiamo finire tutto quello che c’è in casa – sbiascica infine. Annuisco e insieme ci avviamo all’interno.

- molto bene, prendete posto – ci accoglie uno dei membri del consiglio, quello basso e paffutello.

Siamo in una stanza nel palazzo nel consiglio, siamo i sei militi, Bryan e il Consiglio. Prendiamo posto rimanendo in silenzio. Non so cosa aspettarmi da questa riunione, l’idea di stare di nuovo al cospetto del Consiglio mi innervosisce.

Dopo qualche minuto inizio a rilassarmi. Stiamo semplicemente discutendo sulle armi da portare, le provviste e le istruzioni per raggiungere il capo della milizia ad Arcadia.

Ci vengono consegnati dei documenti su carta con le informazioni e le lettere di raccomandazione. Ci consegnano anche due mappe, chissà perché proprio due. Poi Nate solleva una questione inaspettata.

- penso che il chocobo ci farebbe comodo, dobbiamo portare molte armi e rifornimenti. Inoltre stando a quanto ci ha raccontato William ha uno spirito combattivo! – scrolla le spalle come se fosse un’idea come un'altra. Invece ci aveva riflettuto bene.

Rimango davvero sorpreso da quel gesto. Forse me lo sto immaginando, ma credo che lo abbia fatto per me. So quanto ci tengo a Jack, in questo modo non dovrei separarmici.

- grazie – bisbiglio allungando il busto verso di lui, vedo il capo girarsi quanto basta per rispondermi.

- per cosa? – ma un sorriso appena visibile lo tradisce. Il Consiglio si scambia un paio di occhiate.

- ci sembra un’idea perfetta, effettivamente il chocobo ha dato prova di essere un valido sostegno durante una battaglia – lo sguardo del padre di Kimberlin si posa su di me e la figlia.

- tuttavia c’è un'altra questione – esordisce Bryan, fino a poco prima era rimasto silenzioso e immerso in qualche pensiero complicato. Le sue folte sopracciglia erano corrugate come sotto sforzo.

Ora invece ha lo sguardo vigile, si alza camminando proprio davanti a noi. Espira profondamente poi comincia – a New Portland si stanno verificando delle sparizioni, per lo più uomini adulti. Ci hanno chiesto aiuto per le indagini -.

La pausa penso sia per studiare le nostre espressioni. Sento il suo sguardo soffermarsi su ognuno di noi.

- vorremmo che un piccolo gruppo si occupi di queste sparizioni, che usaste il vostro addestramento per scoprire chi c’è dietro e per risolvere la situazione. New Portland sta crescendo molto velocemente, non mi stupisce che si verifichino più spesso atti criminali. Ma penso che ci sia qualcos’altro sotto. Vorrei dunque che Antlos, Selas e Drake si dirigessero prima lì, una volta risolto il caso potrete raggiungere il resto del gruppo ad Arcadia -.

La notizia mi lascia l’amaro in bocca. Devo andare senza Alex!

Cerco il suo sguardo, anche lui non l’ha presa bene. Effettivamente lui è costretto a stare con due sconosciuti, e per di più sarà solo senza amici proprio con Lulu! Almeno io ho Kim .. e Nate.

La notizia non scuote solo noi due comunque, anche Lulu e Kimberlin sembrano voler protestare. Gli altri due ragazzi invece sembrano quasi annoiati, come se la faccenda non li toccasse. Beh effettivamente Raidgar non è amico di nessuno per quanto ne sappia. Ma Nate.. bah basta si tratta di pochi giorni, e poi ci riuniremo. Lo spero.

Strano arrivare in un villaggio senza niente e un mese dopo dover fare le valigie, beh non proprio valigie.

Io e il mister perfezione abbiamo preso i vari vestiti e le armi, le provviste ci verranno consegnato domani mattina. Partiremo all’alba.

Ci verranno in oltre consegnati dei soldi. Giusto quanto basta per arrivare ad Arcadia, una volta entrati nella milizia guadagneremo molto bene e parte del denaro verrà inviato al villaggio. Così si mantiene il centro di addestramento.

Dovremo portare poca roba, il chocobo è stato affidato all’altro gruppo per ora. Immagino serva per un ingresso trionfale e far capire quanto valgano i soldati del nostro villaggio, Oerba.

Siamo già al terzo giro di birra. Non so quanto sia saggia come idea, abbiamo solo poche ore di riposo e poi all’alba partiremo per un viaggio faticoso. Tuttavia non posso andarmene da questo posto senza prima aver bevuto un ultima volta nella taverna, insieme ai miei amici.

Mi ricordo la prima volta qui.

- cercate di risolvere quel caso in fretta, non voglio rimanere da solo! – supplica Alexander già brillo. Mi scappa un sorriso.

- non sarai solo, c’è la montagna umana a proteggerti e poi c’è Louise.. – mi zittisce con troppa energia, alcune persone si voltano verso il nostro tavolo.

- faremo in fretta, inoltre noi partiamo via prima di voi! Appena arrivati ad Arcadia ci sbronziamo in qualche super mega taverna. Anche se ovviamente questa rimarrà sempre la migliore – esclama Kim, ma il suo sguardo si spegne a fine frase.

Siamo tutti eccitati all’idea di questa avventura che ci attende, ma abbiamo tutti un po’ paura. Loro sono nati e cresciuti qui, l’idea di staccarsi da questo villaggio ora che si fa più vicina pare intimorirli. E anche io mi sono affezionato a questo posto.

- ragazzi ci divertiremo, il villaggio rimarrà sempre qui! Visto che diventeremo presto i più bravi, avremo molti giorni di ferie. Ergo torneremo qui in vacanza! – esclamo io, tiro fuori il mio sorriso più rassicurante.

Loro due annuiscono. Nate invece arriccia le labbra e sembra perso in qualche pensiero. Sorseggia un po’ della sua birra e poi mi restituisce lo sguardo. I suoi occhi blu sembrano domandarmi qualche sia il problema, decido di lasciarlo stare.

Decidiamo di fare un brindisi al nostro futuro. Rimaniamo ancora un po’ a ridere e scherzare. Poi purtroppo dobbiamo andarcene.

Kimberlin si lancia verso capelli d’argento, lo afferra in un abbraccio stritolatore. Entrambi chiudono gli occhi come se si stessero dando un addio.

Capisco quanto debba essere profonda la loro amicizia, poi mi rendo conto di quanto effettivamente mi mancherà e di quanto sarò preoccupato durante la sua assenza.

Mi lancio anche io su di loro, prima di potermi rendere conto di cosa sto facendo sono già avvinghiato ai due. Ci stiamo stritolando a vicenda.

Sento lo sguardo di Nate su di noi, perché non si unisce? Sembra così difficile per lui mostrare emozioni.

Aspetta .. anche io sono sempre stato così. Questi due hanno davvero cambiato qualche cosa dentro di me. Una volta sarei stato in disparte proprio come lui.

Il suo sguardo comunque è misto a sconforto. Lo si legge bene, ma non riesco a capirne il motivo.

Finalmente ci liberiamo dal nostro abbraccio. Ci guardiamo ancora un momento abbozzando un sorriso.

Nate si avvicina e scompiglia i capelli di Alex, lui gli da una pacca sulle spalle. Poi dopo riessersi allontanato esclama – cerca di fare il bravo, e di non farti ammazzare! -.

Detto questo si avvia alla porta. A malincuore io e Kimberlin lo seguiamo.

La stanza del mulino è perfettamente in ordine, tutto il necessario in delle sacche da portare sulle spalle.

Mi stendo sul letto a malincuore, so che dormire farà arrivare la mattina più in fretta. Vedo il mio compagno togliersi la maglietta e lanciarsi sul materasso. I suoi capelli ondeggiano per un momento nell’aria.

Ci siamo. Domani lasceremo questo villaggio. Mi sento come se in tutta la mia vita non avessi aspettato altro, ma ovviamente è impossibile.

Nate pare leggermi nella mente – ti senti pronto? – il suo tono non mostra emozioni particolari, è solo una domanda.

Si, sono pronto. Domani inizia la mia avventura, troverò il mio posto nel mondo. No, non è la mia avventura.

- domani inizia la nostra avventura – esclamo continuando il mio pensiero mentale, il tono è deciso.

La nostra avventura.

Senza rendermene conto chiudo gli occhi per la stanchezza, quando li riapro non sono più nel mulino.

Sono in una stanza buia, non vedo niente. Sento delle gocce d’acqua picchiettare poco distante da me. Effettivamente sento molta umidità nell’aria.

Mi concentro per creare una piccola fiamma, voglio illuminare l’ambiente. Inutile, c’è un meccanismo antimagia.

Mi rendo conto di essere ancora seduto a terra, metto una mano sul pavimento per alzarmi ma mi blocco subito. Qualcosa ha scricchiolato sotto il mio peso. Sono … sono ossa!

Aspetta un secondo, ho già fatto questo sogno. Mi sembra tutto confuso, un ricordo lontanissimo. Eppure ne sono sicuro, mi ricordi di un ..

Un urlo straziante mi spaventa a morte, ma questa volta non mi sveglio. Tuttavia un dolore lancinante mi fa piegare in due. Sembra essere il basso ventre.

Una tenue luce sembra pulsare da sotto la maglietta logora, decido di sollevarla. È il tatuaggio del mio drago ad emettere il bagliore.

- ma che – mi lascio sfuggire ad alta voce. Il dolore mi pervade nuovamente, cado sulle ginocchia contorcendomi.

Liberami! Distruggerò tutti coloro che ci hanno ferito!

Urlo dalla sorpresa. Poi tutto si fa nero.

. Punto di vista: Nate, Promontorio

Mi sveglio non appena il primo raggio di sole si fa largo timidamente tra le tende, i miei occhi si aprono incerti per abituarsi alla luce. Sento i capelli spettinati ondeggiare un po’, cerco di aggiustarli con una mano.

Alzatomi pigramente dal letto mi stiracchio e sbadiglio silenziosamente. William sta ancora dormendo.

È su un lato rannicchiato in posizione fetale, sembra abbia avuto un incubo e che si sia rifugiato in quella posizione per proteggersi. Ha i lineamenti contratti.

Sembra quasi un cucciolo quando dorme. Scaccio subito quel pensiero, aveva dimostrato già più volte di essere tutto fuorché un cucciolo indifeso.

Mi avvio di sotto a preparare la colazione, non ho granché scelta. Stiamo per partire e ovviamente non c’è più cibo in casa. Ho una manciata di zucchero, farina e delle uova. C’è ancora qualche barretta di cioccolato forse potrei ..

Mi metto subito al lavoro. Quando sento dei passi sulle scale la colazione è già servita.

- Crepes al cioccolato! – esclama William saltando gli ultimi due scalini come ogni mattina, la sua voce è roca e impastata, ma preserva lo stesso una nota musicale.

Ha i capelli arruffati più del solito, sembra aver litigato con il cuscino. Si siede appoggiando i gomiti al tavolo e sorreggendosi la testa per qualche secondo. Poi ispira il profumo di dolce.

Mi siedo porgendogli un bicchiere di latte, pare che senza quello lui non inizi bene la giornata. Appena afferrato il bicchiere manda giù tutto il contenuto, dei baffetti di latte compaiono sopra le sue labbra.

Trattengo un sorriso, lui si passa distrattamente la lingua sulle labbra. I baffetti scompaiono.

- che c’è? – mormora lui dopo qualche secondo, si è accorto del mio sguardo. Effettivamente sono sempre meno cauto quando scruto le persone.

- hai avuto un incubo? – chiedo prontamente. Addento la mia crepes ancora calda.

- si, ero in una stanza buia, come una cella e .. – si blocca di colpo abbassando lo sguardo – non ricordo bene -.

Sta mentendo. Sono curioso di sapere che cosa abbia sognato ma opto per rispettare la sua privacy.

Mangiamo in silenzio e ci avviamo di sopra, ci prepariamo e recuperiamo le sacche. Ho un attimo esitazione prima di chiudermi la porta del mulino alle spalle. Sospiro pesantemente.

Dopo qualche secondo di assoluto silenzio mi metto la sacca in spalla e mi avviò verso il cancello. Vedo Kimberlin avvicinarsi a passo svelto. Anche lei ha una sacca in spalla ed e in tenuta sportiva.

La saluto con un cenno e la oltrepasso. Lei si attarda un secondo per dare una pacca sulle spalle a William, poi silenziosamente ci avviamo verso il fiume.

Il villaggio si trova ai piedi di un enorme parete rocciosa da cui cadono due cascate, una di esse da energia al mulino. Si trova molto a sud, sulla stessa linea della capitale Arcadia ma molto più a ovest.

Noi tuttavia non stiamo andando là, per fortuna ho ancora qualche giorno prima di doverci mettere piede. Siamo diretti a New Portland, un piccolo centro commerciale che sta crescendo velocemente.

Dobbiamo risalire il fiume, quindi la parete rocciosa e continuare a nord per un bel tragitto. La città si trova molto vicino al confine più alto di Obscuria, vicino all’oceano. Mi chiedo se sia il popolo della Regione Morta ad essere la causa delle sparizioni.

Fino al mese scorso lo ritenevo impossibile, i soldati tentavano spesso di uscire dal confine ma le forse di Arcadia li hanno sempre respinto senza il minimo sforzo. Poi però Kimberlin e William sono stati attaccati da un numeroso gruppo di soldati oscuri, con mostri al loro servizio. Spero che il regno prenda la faccenda seriamente.

Senza rendermene conto siamo già a metà delle strette scale che portano in cima al promontorio, sono ricavate dalla roccia e percorrono il fianco della parete a ovest del villaggio. Le case sotto di noi si fanno sempre più piccole.

- spero davvero di non dovercela fare a piedi fino alla città, vero? – si lamenta Will guardando l’amica. È intento a sventolarsi il volto con le mani.

Il suo addestramento, per quanto breve, gli ha trasformato enormemente il fisico. Dubito si stia lagnando per la fatica, l’ho visto correre attorno all’arena troppe volte per essere già stanco.

Il suo problema è il caldo, un perenne senso di afa. Normale visto che è nato con il dono dei ghiaccio. Kimberlin invece si stava godendo allegramente il sole ormai avviatosi in cielo.

Lei gli rispose distrattamente – no scemo, prenderemo un treno! -.

- un treno? – si ferma pensieroso, gli occhi socchiusi come fa di solito quando pensa.

- si, è un mezzo di trasporto .. – comincia Kimberlin gesticolando, ma lui la interrompe.

- lo so cos’è un treno, solo che non pensavo esistessero – vedo la sua confusione negli occhi, poi frettolosamente aggiunge – qui! -.

Curioso. Mi domando che tecnologie ci fossero al suo tempo, sempre che tutta questa storia del viaggio nel tempo sia vera.

Will sbuffa pesantemente e riprende a camminare sorpassando l’amica, il suo passo è più pesante. Contrae la guancia sinistra in una smorfia portandosi dietro parte delle labbra, la classica espressione di quando qualcosa lo scoccia.

Per un attimo mi perdo a fissarlo. Ci conosciamo solo da un mese ma il suo volto in qualche modo mi sembra molto familiare. Come ne conoscessi ogni angolo, questo però non mi aiuta minimamente a capire quali pensieri ci siano dentro la sua testa.

Il sole, però, permette di vedere le persone per davvero, in ogni più piccolo dettaglio. Vendendolo salire per quei gradini inondati di luci mi accorgo delle sfumature rossastre sui suoi capelli, di solito di un semplice castano scuro. I suoi occhi invece li conosco bene.

Quando c’è poca luce l’iride sembra essere totalmente marrone, un colore comune. Quando c’è un fuoco vicino o è giorno però l’iride esterna si colora di verde scuro. Ora però al sole di prima mattina riesco a vedere i suoi occhi per quello che sono davvero: scuro oro costellato di macchie verde chiaro al bordo delle iridi. Com’è possibile che possano cambiare così tanto?

Kimberlin tossisce con poca convinzione. Distolgo subito il mio sguardo, mi rendo conto che mi stava ammonendo.

Riprendo a camminare aspettando una decina di gradini prima di girarmi, William sembra studiarmi curioso. Beh per lo meno non mi sta guardando male domandandosi perché ogni tanto mi perda a fissarlo con tale intensità, effettivamente anche lui si perde spesso a fissare gli altri.

Continuiamo la scalata senza parlare, l’unico suono sono degli uccellini e Kimberlin che canticchia tra sé.

William mi supera con due balzi finendo con i piedi sull’erba. Si butta a terra allungando gli arti e sporgendosi per annusare dei piccoli fiori rossi.

- ah finalmente! Temevo che quelle scale non finissero più! – borbotta accucciandosi come un cane, forse se lo lasciassimo qui si addormenterebbe.

- forza in marcia – ordino avviandomi verso il sentiero. Con la coda dell’occhio riesco a vedere le piccole casette sotto di noi, sento una stretta allo stomaco.

Ghiacciolo si alza senza lamentarsi o fare smorfie. Non è da lui, di solito mi guarda sempre in cagnesco. Soprattutto quando sgrido Alex.

Il sentiero curva fino a raggiungere il fiume che origina la cascata dove sorge il mulino, sento lo scrosciare dell’acqua. Io mi avvicino al bordo e bevo quanto basta per rigenerarmi. Il solo contatto dell’acqua per me significa recuperare le forze, l’acqua è il mio elemento.

Camminiamo tutti e tre in silenzio uno affianco all’altro. Kimberlin canticchia ancora sovrappensiero, sembra eccitata. Tutta la paura che l’aveva colta ieri si è dissipata non appena ha toccato i gradini di pietra.

William invece sofferma lo sguardo su ogni pianta o fiore, pare essere amante della natura. Strano visto che appena “comparso” qui è stato quasi divorato da un bocciolo.

Ai nostri lati per ora c’è il fiume e una pianura erbosa, davanti invece il sentiero termina in un bosco. Superato quello arriveremo alla stazione.

- dunque hai salutato Raidgar, dicendogli di badare a capelli d’argento? - domanda con leggero tono di sfida alla ragazza. Capelli d’argento? Bello come soprannome, chissà come chiama me..

- smettila! – sibila Kimberlin. Il suo tono è poco convinto, ma di cosa stanno parlando che centra Raidgar?

- va bene, la smetto.. allora insegnami sta canzoncina! – risponde lui fingendosi deluso. Bene, adesso se la canticchiano tutti e due. Ma non posso neanche dire che mi dia fastidio, sono intonati entrambi. Però dovremmo rimanere seri, siamo in missione e quel bosco potrebbe riservarci qualche sorpresa!

Kimberlin mi lancia un’occhiataccia. Perché non le sfugge mai niente? Doveva arrivarci lei al primo posto, tolgo il broncio che mi si stava formando come suggerito dall’occhiata della ragazza.

Bene, siamo al confine con il bosco. Gli alberi sono molto fitti e non è difficile distinguere alcuni versi animaleschi. Dovremo cercare di non farci notare.

Estraggo il mio tridente e sento gli altri due estrarre le proprie armi. Ci infiliamo tra gli spessi trochi facendo attenzione alle radici, procediamo spediti pur cercando di mantenere un basso profilo.

La luce riesce a penetrare tra le fronde abbastanza facilmente, è pur sempre un piccolo bosco. Un ululato interrompe i versi di altri piccoli animali. Ci voltiamo tutti verso sinistra.

Il verso non mi spaventa e so che neanche Kimberlin si fa spaventare da un semplice ululato, tuttavia mi viene naturale voltarmi verso il mio compagno.

William è proprio dietro di me con l’arco pronto, la posa da perfetto arciere. Ma suoi occhi sono leggermente sgranati. Dubito che un mese di addestramento possa farti abituare ai mostri, non lo biasimo. C’è chi ha il terrore dei mostri anche dopo una vita di addestramento.

Tuttavia sono più che convinto che il suo timore non lo blocchi, anzi la paura lo accende. Scambio un cenno con Kim e proseguiamo.

Dopo l’ululato è calato un innaturale silenzio, ora i nostri passi non sono più coperti dai versi dei piccoli animali. Chiunque abbia ululato ci sta già seguendo.

Inizio a sentire i rumore dei piccoli arbusti spezzarsi sotto il peso di qualcosa, si sta avvicinando a grandi passi.

- dobbiamo correre – ordino senza perdere d’occhio il punto in cui mi aspetto l’attacco. Gli altri non se lo fanno ripetere due volte, iniziamo a correre a nord.

Troppo tardi un Garm ci compare davanti, il suo ululato echeggia tra la folta vegetazione. Ha la forma di un grosso lupo, il volto è semi putrefatto come fosse uno zombie. Il manto è marroncino tranne lungo la spina dorsale dove è violaceo, così come all’attaccatura degli arti.

Eccone spuntare subito altri tre, in meno di due secondi ci hanno accerchiati. Ci stiamo stringendo spalla contro spalla formando un triangolo, vedo William mettere via l’arco ed estrarre i sai.

- pronti ragazzi? – esclama la rossa. So cosa vuole fare. Mi giro verso di loro alzando la mano destra con il palmo verso l’alto.

- ora Kim! – sbraito cercando di concentrarmi al massimo, dalla mia mano uno scudo invisibile ci avvolge. Intanto un vortice di fuoco si origina non appena la ragazza conficca la sua spada nel terreno.

Le lingue di fuoco compliscono con tanta forza i lupi da incenerirli all’istante. I Garm sono estremamente sensibili al fuoco e al tuono.

Sento la potenza della magia contro il mio scudo ma non lo lascio andare fino a quando il vortice non si esaurisce.

Un lupo scatta all’ultimo verso di noi, faccio roteare il tridente infilandolo a mezz’aria. Come tutti i mostri esplode in un turbinio di polvere nera.

- bene, era l’ultimo! – esclamo dando un occhiata ai miei compagni. Poi mi volto verso gli alberi in fiamme e casto dell’acqua per estinguere l’incendio.

Accade tutto molto in fretta , sento gridare il mio nome e poi qualcosa sfiorarmi la nuca. Quando mi volto riesco solo a vedere un fungo multicolore ricoperto di fauci e con due enormi occhi sporgenti.

Sta cadendo da un ramo vicino alla mia testa poco prima di disintegrarsi, rimane solo una freccia al suo posto.

William ha ancora la posizione post scoccata, sembra avere il fiatone. Mi ha appena evitato uno spiacevole avvelenamento mortale.

- un Fungongo, faremmo meglio a muoverci da qui – esclama Kimberlin dando una pacca sulle spalle al compagno. Io annuisco e riprendiamo a grandi passi il cammino.

Poco distante finalmente scorgo la stazione. Possibile che sia così difficile da raggiungere? Forse il consiglio ritiene che il bosco sia un ultima prova da affrontare prima di poter effettivamente diventare parte della milizia. Sbuffo pesantemente.

. Nate: Treno

La stazione non è altro che una banchina di cemento grigio lunga dieci metri e larga tre. Sopra di essa ci sono due lampioni di ghisa scura e una panchina dello stesso materiale, le assi sono di legno scuro.

Tutto è in pieno stile barocco, ovvero lo stile ufficiale di Arcadia. Il villaggio tuttavia ha una corrente tutta sua.

Non appena saliamo sulla banchina sento una leggera pressione su tutto il corpo, eppure c’è solo una brezza leggera.

- un incantesimo di protezione, qui siamo al sicuro – spiega Kimberlin arrivando alla mia stessa conclusione, la sento tirare un respiro di sollievo e poggiare la sacca sul cemento.

- il treno dovrebbe arrivare a momenti – annuncio rimanendo proprio i piedi sulla linea di sicurezza poco prima dei binari.

Il silenzio è interrotto soltanto dallo scrosciare lontano dell’acqua, abbiamo perso il corso del fiume una volta inoltrati nel bosco ma non deve scorrere molto lontano.

Vedo Kimberlin sedersi con le gambe incrociate sulla panchina. I suoi lunghi boccoli rossi spostati sulla spalla sinistra, i suoi occhi di ghiaccio sono fissi all’orizzonte. Aspettano il treno.

William invece sta osservando da vicino il palo della luce, sembra che si interessi alle decorazioni.

Finalmente sento in lontananza il rumore del treno. Si avvicina a gran velocità e posso sentir vibrare le rotaie anche a questa distanza.

L’enorme mostro di metallo si avvicina rallentando sempre di più, siamo il capolinea. Non mi muovo dalla linea neanche quando l’aria sferza violentemente sul mio viso.

Kimberlin si alza recuperando la sacca mentre William si lascia sfuggire un esclamazione – wow! -.

Effettivamente vedere il treno fa un certo effetto anche a me nonostante ci sia cresciuto. Loro due invece non ne hanno mai visto uno, o meglio lui ha detto di averne visti ma a quanto pare non uno così.

È totalmente di metallo color blu manganese, ha enormi finestrini rettangolari di vetro oscurato. Il tetto invece è argentato e pieno di ghirigori tipici della sfarzosità del barocco. Tutto il treno è ricoperto di decorazioni.

Quando le porte si aprono non esce nessun passeggero, esce soltanto il capotreno con la sua sgargiante uniforme blu.

Non mi stupisce che non ci sia nessuno, infondo siamo in una delle zone più remote del regno. Ci avviciniamo tutti e tre alla figura appena comparsa.

- tre biglietti per New Portland, per favore – domando recuperando i denari necessari. Una volta presi i biglietti entriamo in uno dei sei vagoni.

Gli interni sono lussuosi e l’arredamento non è certo adatto ad un treno. Siamo entrati nel vagone vicino al ristorante, qui ci sono solo poltrone da ambo i lati a coppie di due. Se non ricordo male le cuccette sono dopo il vagone ristorante.

- credo che sia saggio mettere qualcosa sotto i denti e poi riposare fino all’arrivo, dovremmo arrivare stasera e visto ..- la voce elettrizzata di Kim mi interrompe.

- e visto che fino domani mattina non potremo parlare con chi ci ha commissionato il lavoro, potremo visitare la città! – alza le mani in preda all’entusiasmo.

Io le scocco un’occhiataccia, ma in fondo so che è quello che lei ha sempre desiderato. Visitare il mondo.

- si, visiteremo la città. Ho affittato una cuccetta per tutti e tre così non avremo problemi di stanchezza. Immagino che non sia un problema per te dormire tra due maschi – non pare neanche sentirmi.

- io ho una fame! – mugugna William carezzandosi lo stomaco.

- anche io – esclama quasi sorpresa lei. Possibile che quei due abbiano sempre fame? Ma dove lo mettono tutto quel cibo.

Allungo loro dei soldi mentre ci avviamo al bancone. Vedo ghiacciolo rimanere perplesso, lo guardo per un paio di secondi poi esclamo – non sono soldi miei, sono dono del consiglio finché non raggiungeremo Arcadia -.

Pare convincersi e prende le banconote. Ordiniamo tutti e tre un panino anche se uno diverso dall’altro.

Ci sediamo in uno dei tavolini in mogano al centro del vagone, c’è una piacevole luce solare proveniente dalla finestra che illumina armoniosamente l’atmosfera.

Poco prima che Will riesca a mordere il proprio panino vedo Kimberlin allungare il collo e staccarne un enorme pezzo, si porta la mano alla bocca trattenendo un risolino.

- ehi! Ridammelo.. vabbè quello tienitelo ma voglio un morso dal tuo anche io! – detto questo si allunga a sua volta. Sembrano due fratellini a tavolo. Beh non proprio fratelli immagino..

- ne vuoi un po’ anche tu? – mi invita Kimberlin, forse li ho guardati troppo. Declino l’invito e mi concentro sul mio panino.

Sento un ronzio di motori e finalmente il treno si avvia verso la nostra meta. Guardo un’altra volta gli alberi che ci circondano. Probabilmente sarà l’ultima volta che li vedo.

Finito l’anticipato pranzo ci rechiamo verso le cuccette. Non mi sembra adatto come nome, visto che mi ricordano delle stanze di hotel. I treni sono un lusso che pochi possono permettersi.

La camera è formata da un letto normale con sopra un ripiano per le valigie e affianco un letto a castello. Un grande finestrino illumina la stanza color blue manganese come l’esterno del treno. Il vagone ristorante invece è rossiccio.

A terra c’è una morbida moquette e in alto uno lampadario di ottone e vetri dall’aria antica. Ovviamente fa tutto parte dell’illusione. Questi treni sono piuttosto recenti, dono di Alexandria la patria degli ingegneri e meccanici migliori. I gusti adattati per compiacere gli alleati maghi.

Kimberlin scompare nel piccolo bagno a sinistra, quando ne esce ha dei vestiti più consoni per il riposo. A turno ci cambiamo anche io e Will. Poi mi avvio al letto a castello decidendo di dormire di sopra. La rossa si accomoda sul letto separato e ghiacciolo nel materasso sotto il mio.

Nel sogno vedo me stesso alzarmi dal letto. Ma non sono sul letto a castello. Ne tantomeno nella bella stanza dove mi sono addormentato.

Sono in una cuccetta di un vecchio treno, la moquette è macchiata e logora. Dalla finestra vedo il temporale che è in corso. Le gocciole sbattono violentemente sul vetro.

Sento un forte rumore e delle voci provenire dal corridoio.

- mi hanno trovato – esclamo involontariamente. Da dove è venuta fuori questa frase?

Mi porto le mani alla tempia e rimango colpito, sono sporche di fango e piene di graffi. Ma c’è qualcos’altro di strano. Mi avvicino allo specchio e rimango senza fiato.

Il mio viso è più infantile, i capelli più lunghi. Sono più basso e non ho gli stessi muscoli di sempre. Sto guardando al me stesso di tre anni fa, la notte che fuggii. Altre voci si sollevano nel corridoio, decido di dare uno sguardo.

Non appena apro la porta due guardie mi puntano il dito contro – è lui! Prendetelo! -. Due enormi guardie si lanciano contro di me.

Chiudo la porta a chiave e mi guardo in torno spaesato. Ho già vissuto tutto questo è solo un ricordo. E allora perché ho paura?

Apro l’enorme finestrino e mi arrampico di fuori usando le decorazioni barocche come appiglio. Sento gli abiti farsi più pesanti man mano chela pioggia mi inzuppa, le mani scivolano più volte rischiando di farmi cadere. Il vento sembra strapparmi la pelle dalle ossa.

La porta della stanza viene distrutta da uno schianto, magia probabilmente. Finalmente raggiungo il tetto. Rimango a carponi, troppo pericoloso alzarsi a quella velocità.

Cerco di avanzare colto dalla disperazione – è solo un sogno, è solo un sogno! – eppure il cuore mi martella sempre di più nel petto.

percepisco le guardie seguirmi a pochi passi da me. La pioggia mi acceca o forse sono le mie lacrime. Sento una mano tirarmi per la spalla.

Mi libero dalla prese con dei colpi di lotta ben calibrati, non voglio buttar di sotto la guardia. Mi allontano il più possibile battendo i denti per il freddo.

- no – esclamo paralizzandomi. Sono alla fine del treno, non c’è altro posto dove scappare. Le due figure avanzano con le braccia tese – non vogliamo farti del male! Devi solo consegnarti -.

La sua voce è sincera, ma io non posso lasciarmi prendere. Posso facilmente mettere al tappeto le due guardie ma poi? È pur sempre un treno e di sotto ce ne sono altre. Sono spacciato.

Oh si ero spacciato. Ma così ora come allora c’è una paura più grande della morte. Avanzo verso il bordo metallico.

- no, rischi di cadere! – mi urla spaventata la figura più vicina. Sotto di me a una cinquantina di metri un piccolo lago riflette la debole luce della luna. È appena comparsa tra le spesse nuvole nere.

- voi non capite, non tornerò mai da lui! Io sono già morto –sento me stesso urlare, la voce spezzata. La guardia fa un passo avanti ma è già troppo tardi.

Il mio corpo vola dritto verso l’acqua, questione di secondi. Tre, due, uno ..

. Punto di vista: Alexander

Dire addio ai miei genitori è stato molto più difficile di quanto non pensassi. Stavo scendendo con la sacca in mano, vestito da viaggio.

Loro mi aspettavano al piano di sotto, proprio davanti l’uscio. Mio padre aveva un braccio intorno al collo di mia madre, la posa sarebbe dovuta essere serena, ma l’aria era carica di ansia.

Sbuffai silenziosamente bloccandomi per un paio di secondi sulle scale, poi prendendo coraggio li chiamai facendoli voltare.

I capelli neri di mio padre ondeggiarono dell’aria, i suoi occhi marroni persi in un malinconico sorriso. Mia madre si girò a sua volta, lei invece mi sorrise allegramente e con soddisfazione. I castani raccolti in uno chignon e gli occhi ambrati fissi su di me.

- vieni qui Alexander – sussurrarono all’unisono, mi avvolsero in un caldo e confortante abbraccio. Qualcosa di umido mi tocco la spalla, probabilmente una lacrima. Tuttavia quando rialzai lo sguardo mia madre era raggiante.

- noi siamo... così fieri di te! – aveva esclamato mio padre togliendomi il fiato. È sempre stato un buon padre ed ero abituato ai complimenti, ma ad ogni modo sentirmelo dire poco prima di partire mi fece venire un’incredibile paura di lasciare i miei genitori.

- sei la cosa migliore che ci sia mai capitata – aggiunge mia madre carezzandomi il viso, mi scostò una ciocca argentata dalla fronte.

Che strana cosa da dire: che ci sia capitata. Non ci feci troppo caso.

Dopo un ultimo abbraccio mi ero avviato alla porta. Il sole del mattino mi avvolse.

Ora sono davanti a casa di Lulu. La conversazione con i miei continua a balzarmi in testa. mi domando se anche gli altri provino le mie stesse emozioni.

Come per smentirmi subito la porta della casa si apre, ne esce a grandi passi una figura slanciata. I capelli neri svolazzano violentemente nell’aria. Con un urlo scocciato sento la porta sbattere.

Il legno vibra per qualche istante mentre la ragazza che ne è appena uscita rimane ferma sull’uscio. L’espressione inferocita e il busto chino. Forse è un’allucinazione, ma mi pare che intorno a lei ci siano delle piccole scariche elettriche.

All’interno sento il fragore dei piatti che si infrangono contro l’ingresso ligneo. Per un attimo la ragazza fissa il vuoto amareggiata, ha il fiatone e le mani stringono con forza la maniglia, fino a quando le nocche non diventano bianche.

Immagino che non abbia avuto un addio sereno come il mio, sua madre non ha certo versato lacrime di tristezza per lei.

Sono a conoscenza delle voci che girano su Lulu. Tutti al villaggio conoscono la sua storia. La storia di una strega.

Pare che da piccola, poco più che undicenne, abbia ucciso il padre con una folgore. Sua madre dopo quell’episodio è impazzita e tutto il villaggio le evita. Da sempre definita un mostro, si aggira solitaria tra il villaggio, spaventando i bambini e i passanti.

Neanche uno osa più chiamarla strega o mostro in sua presenza, tuttavia è ovvio che nessuno la voglia vicina. Ma io non mi sono mai curato dei pregiudizi.

- che hai da guardare fesso? – mi urla contro notandomi, io abbasso subito lo sguardo dalla sorpresa. La sento avvicinarsi a grandi passi. Per fortuna sta arrivando anche Raidgar.

Ci scambiamo un debole cenno di saluto, non si può dire che siamo amici... anzi non ci conosciamo per niente.

Tuttavia mi farebbe piacere fare amicizia, è così bello avere degli amici!

Il chocobo che si è portato dietro il ragazzo mi dà un buffetto sulla spalla, il suo verso canoro interrompe l’imbarazzante silenzio.

- ciao Jack! Sono felice che ci sia anche tu! – gli accarezzo le piume del collo e gli sorrido allegramente, almeno lui è socievole. Inoltre ho promesso a Will che mi sarei preso cura di lui.

Lulu mi scocca un’occhiata disgustata, dubito approvi il parlare con gli animali. Non importa sono abituato ai suoi sguardi velenosi.

Con un ultimo enorme sospiro volto le spalle al villaggio, la mia unica casa per quasi diciotto anni. Riecco la malinconia, no devo sorridere! Presto rivedrò i miei amici e potremo divertirci insieme.

Un’ombra mi oscura completamente, eppure il sole risplende alto nel cielo. Alzo lo sguardo spaventato.

- dobbiamo andare – la voce roca di Raidgar mi fa accapponare la pelle. È vestito da viaggio, proprio come me, la sua sacca però è molto più grossa. Tuttavia dubito ne senta il peso.

- caspita se sei grosso – esclamo involontariamente. Effettivamente è difficile non notarlo, a contornare i suoi quasi due metri di altezza ci sono dei muscoli d’acciaio. Mi ricorda una montagna invalicabile.

- attento a te – sibila lui in rimando strizzando gli occhi, le sue nere pupille fisse sulle mie. Sembra quasi chinarsi verso di me, ovviamente sovrastandomi.

Alzo le mani in segno di resa – ehi scusa, doveva essere un complimento! Con te non avrò alcun timore dei mostri durante il viaggio -.

Questo non è del tutto vero, se dovessi farlo arrabbiare forse potrebbe rivelarsi peggio di un mostro.

- mi stai paragonando a un’infida belva? – sbotta lui chinandosi ancora di più, il suo naso è a pochi centimetri dal mio. La sua cicatrice sull’occhio pare luccicare.

- no – balbetto abbassandomi per sfuggire dal suo viso – volevo solo dire ... – vengo interrotto da un suo gesto fulmineo, io chiudo gli occhi pronto già a sentire dolore.

Ahi. Mi dà un colpetto con l’indice sul naso. Io riapro gli occhi sorpreso e lo vedo iniziare a ridere a crepa pelle. È un suono abbastanza spaventoso, la sua voce sembra rimbombare nell’enorme petto.

Dopo di che mi scompiglia i capelli con le possenti mani e si allontana velocemente verso il sentiero, mi affretto a seguirlo un po’ sorpreso dalla sua reazione.

Dietro di noi c’è Lulu, si muove silenziosa e leggera fra il sentiero scostante. Non si volta mai indietro.

Il viaggio procede tranquillamente, ogni tanto rasserenato dal canto di Jack. Il sentiero che stiamo seguendo è in discesa, ci dirigiamo ad est verso le Pianure Erbose.

Prima però dobbiamo attraversare il Lago di Lacrime. Si dice che la Luna quando ha visto l’odio che infettava il mondo abbia pianto lacrime cristalline, e che le abbia spedite sulla terra.

Secondo la tradizione le sue acque sono in grado di lavare via qualsiasi peccato e il tedio di chiunque vi si immerga, lasciando soltanto l’amore.

Molte coppie sono attratte da questo lago, pare che chiunque si baci su queste acque sigilli il proprio amore per l’eternità.

Leggende, tuttavia fa piacere credere in qualcosa di positivo di tanto in tanto.

Lungo il sentiero incontriamo diverse carovane di mercanti, tutti sulla via o di ritorno da Arcadia. il lago è pieno di piccole barche in legno, trainate dalla magia.

Ci avviamo verso il vecchio molo alla riva del lago, il proprietario della barca ci accoglie con un caldo sorriso. Un anziano e barbuto signore con una pipa in bocca.

Raidgar tira fuori il denaro necessario per affittare una barca abbastanza grossa per loro tre e il pennuto. Sempre mantenendo il silenzio ci avviamo sull’imbarcazione.

Inizio ad essere un po’ stufo del silenzio. Mi volto verso i miei due compagni, entrambi intenti a guardare verso il basso, ignorando il panorama.

- non trovate che sia fantastico? – chiedo indicando le acque limpide che ci circondano, colorate d’oro dal sole di mezzogiorno. A qualche decina di metri da noi le verdi pianure si fanno sempre più nitide.

Le piante scosse da una leggera brezza formano dei disegni armoniosi sul terreno splendente. Ma purtroppo nessuno pare avermi sentito.

Decido di lasciar perdere e riprendo a coccolare il chocobo, chiudendo gli occhi e lasciandomi trasportare dagli odori per qualche minuto.

. Punto di vista: William

Cavoli sono caduto in un sonno profondo, mi sento la testa pesante e la bocca impastata. Mi stiracchio per quanto il letto me lo consente, poi mi alzo cercando di non sbattere la testa sull’impalcatura del materasso di sopra.

La rossa sta dormendo a pancia in giù in una posa decisamente poco comoda, i capelli sono scompigliati su tutto il suo viso. Ha un piede fuori dalle coperte, avrei quasi la tentazione di mettermi a farle il solletico. Scaccio il pensiero con una risatina malefica.

Nate invece non c’è, ovviamente. Inizio a pensare che lui non abbia bisogno di dormire. Inizio a pensare che non sia proprio umano.

Mi vesto silenziosamente e mi avvio fuori dalla nostra cuccetta, mi ritrovo nel corridoio ampio e lussuoso del treno. Fuori dai finestrini una tenue luce rossastra rischiara l’ambiente, il tramonto.

Tuttavia la sagoma nera davanti a me mi distoglie dal panorama, è un ragazzo chino. Ha le braccia appoggiate al davanzale e la fronte poggiata sul vetro, sta guardando fuori ma verso il basso.

- tu non dormi mai? – chiedo avvicinandomi a Nate, sono a un solo passo da lui.

- e tu non ti fai mai gli affari tuoi? - risponde acido lui. Ma perché non imparo mai? Mi piacciono le risposte avvelenate forse.

Giro sui tacchi pronto a ritornare nella stanza, direi che non ho molto da aggiungere. Lui solleva leggermente il capo e poi mormora – sveglia Kim, siamo arrivati -.

Quando le porte del treno si aprono rimango per qualche secondo senza fiato. Credo di essermi risvegliato in un dipinto Romantico.

La piccola stazione si trova su un basso promontorio di roccia marrone scuro, il pavimento è formato da sanpietrini anch’essi marrone dalla forma quadrata. Siamo su una piccola piazza da dove parte la discesa per raggiungere la città sulla riva del mare, alla base del promontorio.

Ci sono molte persone che scorrazzano indaffarate in ogni direzione, ma in mezzo alla folla posso benissimo distinguere due enormi bracieri con all’interno del fuoco magico arancione che segna l’inizio della discesa. Ci sono inoltre delle colonne in pieno stile barocco, sinuose e sfarzose, che delimitano il perimetro.

Senza che me ne renda conto incominciamo ad avviarci verso i bracieri, mi accorgo del tepore solo quando ormai mancano due metri. Tutti i miei sensi sono impegnati nello studio della piccola cittadina ai piedi del promontorio.

Una piccola strisciolina di case dai tetti rosso acceso, tutte addossate alla riva dove sorgono dalle acque diversi moli costellati di barche. Esattamente al centro di questa striscia si intravede un enorme piazzale con al centro una fontana di enorme bellezza.

Si compone di una base formata da una grande vasca ellittica a livello della pavimentazione stradale, sormontata da un grande gruppo marmoreo, sulla cui sommità si eleva un obelisco egizio.

Non vedo l’ora di poterla osservare più da vicino e chiederne il nome! Qualcosa tuttavia mi distrae, un’ombra mi passa ripetutamente davanti agli occhi.

- pronto, ci sei? – mi chiama Kimberlin leggermente seccata – la smetti di fissare il vuoto? – finalmente smette di sventolarmi la mano sul viso e se le porta ai fianchi, quasi indignata.

- scusa, stavo guardando la città – biascico in mia difesa, gli occhi fissi sulla sua espressione imbronciata. Dopo un paio di secondi finalmente si rilassa e abbozza un sorriso entusiasta.

- sì anche io non vedo l’ora di metterci piede! Potremo conoscere qualcuno di diverso e ballare nella piazza! -.

- sempre che non piova – ribatto io scrutando il cielo.

- no, qui ci sono nuvole perenni. Siamo molto vicini al confine con Obscuria – il braccio di Nate indica verso ovest dove ci sono delle immense montagne avvolte in nubi nere e dense – e comunque ricordatevi che non è una visita turistica! -.

Kim alza gli occhi al cielo e si avvia a passo svelto verso la discesa, a noi due non resta altro che seguirla.

La discesa procede lentamente, un mucchio di persone continuano ad ostacolarci con i loro enormi carichi di merci. Ci sono carretti con cibi, armi ornamenti e qualsiasi altro prodotto di scambio. In effetti il villaggio sta velocemente diventando tra i più importanti punti di commercio della zona, forse per la vicinanza all’oceano.

La tenue luce del tramonto ci accompagna proprio fino all’arco a tutto sesto che delinea l’ingresso alla città vera e propria, ora siamo quasi al livello mare. L’atmosfera si colora subito di torce arancioni, ovviamente magiche, non appena l’ultimo raggio di sole ci abbandona.

- bene, ora dobbiamo raggiungere la locanda. Alloggeremo lì per il tempo necessario a risolvere la nostra missione – esordisce Nate varcata la soglia, il silenzio tra di noi era stato quasi surreale.

Noi due annuiamo e ci dirigiamo verso est, immagino che si trovi vicino la piazza dopotutto. A fatica riesco a guardarmi intorno, ci sono persone ovunque. Per lo più gente giovane e vestita normalmente, non dà lavoro. Credo che siano commercianti e non contadini o pescatori. Che le persone rapite appartengano alla classe dei commercianti e che vogliano un riscatto? A volte riemergono strani pensieri dal mio passato, perché sta diventando così difficile ricordare?

Passiamo attraverso un paio di carruggi per evitare la folla e poi finalmente ci ritroviamo nella piazza. Qui le torce magiche ardono con maggiore intensità donando al posto un’aria teatrale, ma quello che interessa a me si trova nel mezzo. Vedo mister perfezione fermarsi a chiedere indicazioni a una donna e così colgo l’occasione.

Sgattaiolo a destra verso il centro della piazza e subito il mio campo visivo si riempie di forme marmoree armoniosamente collocate per formare la fontana che anche a distanza mi ha rapito. Al bordo della vasca c’è un vecchietto dalla lunga barba grigia, direi che è la persona giusta per chiedere.

- salve – esordisco avvicinandomi incerto, il vecchietto sembra notarmi appena, è intento a dar del cibo a un gruppo di Moguri. Non li avevo ancora incontrati, solo visti nelle pagine del bestiario.

- saprebbe per caso darmi una spiegazione di questa composizione? E magari il nome della fontana? – faccio un altro passo. I Moguri, creature che ricordano davvero degli orsacchiotti di peluche rosa con le ali da pipistrello e una piccola antenna di forma sferica, si girano speranzosi di avere un altro benefattore di cibo.

- ah nessuno rivolge più la parola agli anziani, quale gioia vedere un giovanotto così curioso dei tempi passati – il suo capo si solleva appena, continua a fissare il vuoto. Immagino che sia cieco.

- questa è la Fontana dei Quattro Fiumi, costruita come esaltazione della potenza ed elevatezza del regno di Arcadia. I fiumi sono rappresentati dai titani nudi in marmo bianco appoggiati sul Travertino. I corsi d’acqua sono il Fiume di Ghiaccio, il Fiume di Fuoco, il Fiume del Drago e infine il Fiume di Lacrime Lunari.

Non sono altro che i quattro corsi d’acqua che alimentano l’enorme lago su cui sorge la città di Arcadia. Ci sono inoltre diverse piante e animali sotto lo scoglio, tra cui un drago e un serpente di mare. Simbolo della potenza dei maghi in grado di domare le più pericolose creature.

Inoltre i quattro titani, che si dice non essere altro che i primi maghi creati da Gaia, sono i capostipiti della dinastia di Re che governa il nostro regno -.

La sua voce sembra indicare di aver finito la piccola lezione di storia dell’arte, probabilmente sono il primo a rivolgergli la parola da tempo visto la sua eccitazione.

- grazie, mi è stato davvero utile – gli sorrido anche se non può vedermi e mi volto per scrutare un’ultima volta le figure marmoree. Sono così famigliari, in particolare ce n’è una che mi ricorda ...

Nate mi sta chiamando scocciato – ma sei impazzito? Scomparire così nella folla! – la sua mano mi afferra la spalla con forza. Sono nei guai lo sapevo.

Mi lancia uno sguardo inceneritore con i suoi enormi occhi blu, poi arricciando le labbra si volta e mi fa strada.

- la locanda è quella lì! – mi indica un edificio dalla facciata curva. L’ingresso è incastonato tra due colonne che vanno a sorreggere un bellissimo balcone decorato da bassorilievi dionisiaci.

Raggiungiamo Kimberlin ed entriamo senza tante cerimonie, quando l’ingresso si chiude il rumore della folla si attenua e la luce è molto più soffusa. Improvvisamente l’atmosfera si fa calorosa e calma.

. Punto di vista : Alexander

Non c’è niente di calmo e pacifico in queste Pianure Erbose. Uno si immagina un bel prato che si estende per qualche chilometro, rilassante e piacevole alla vista.

L’erba c’è è vero, e per diversi chilometri. Peccato che sia alta una cinquantina di centimetri e foltissima, impedendoti di vedere i mostri nei paraggi. C’è solo un piccolo sentiero dove poter camminare e per fortuna è illuminato da torce magiche blu.

Ormai è calato il sole da diverso tempo e non c’è traccia di un mercante, siamo solo noi tre e il Chocobo. Abbiamo affrontato già due mostri, non che siano stati un problema per la Strega di malumore e la Roccia.

- credo che dovremmo accamparci – rompe il silenzio Raidgar sorprendendomi. Si ferma bloccando l’intero sentiero.

- sei tu il capo – gli sorrido io felice che l’abbia proposto. Lui corruga per un attimo i lineamenti, poi sbotta – non sono il capo, decidiamo insieme -.

Tecnicamente lo è, si è piazzato sopra me e Lulu. Forse non gli piace la responsabilità, chissà.

Comunque essendo tutti d’accordo iniziamo a togliere l’attrezzatura dalle borse di Jack e montiamo una piccola tenda per ripararci dal vento che soffia da nord, poi tiriamo fuori tre sacchi a pelo e accendiamo un piccolo fuoco.

Finalmente un po’ di riposo. È da diverse ore che camminiamo, ormai siamo quasi al confine e presto arriveremo ad Arcadia. Non vedo l’ora!

Tiro fuori una gustosissima mela verde e inizio ad addentarla osservando le stelle, sono così luminose qui. Siamo lontani da tutte le luci del villaggio.

Raidgar invece osserva un pendente d’argento che porta al collo, l’ho notato solo ora. Immagino contenga dei ritratti ma non oso certo chiedere.

Lulu invece di diverte a bruciare fili d’erba, è davvero mezza matta. I suoi occhi viola sono concentrati sulle lingue di fuoco, il gioco di luci le dona un’aria così statuaria. È così...

- la smetti di fissarmi? - mi trasmette una non così leggera scossa con le dita sul ginocchio destro.

- ahi! – piagnucolo massaggiandomelo – ma che modi, non guardavo te! Guardavo il tuo sadismo! – indico gli innocenti fili d’erba carbonizzati.

Raidgar alza lo sguardo chiudendo il pendente – fate i bravi bambini. Il suo tono è quasi paterno, me lo immagino mentre tiene a bada i suoi fratellini. Forse sta osservando i loro ritratti.

Lulu fa una smorfia ma non ribatte. Perché si arrabbia e insulta solo me? Allora è una questione personale, cioè è antipatica con tutti ma con me ai massimi livelli.

Sbuffo anche io, sentendomi improvvisamente davvero un bambino. Finisco la mia mela guardando le stelle e poi mi abbandono al sonno.

. Punto di vista: Nathan

La nostra stanza è abbastanza spoglia e semplice, solo il lampadario è degno di nota, fatto di vetro simile a quello sul treno, in modo che rifletta la luce sul parquet in modo artistico. C’è un bell’armadio e tre letti singoli disposti in fila separati solo da un comodino. Io scelgo senza chiedere il consenso degli altri il primo letto, è più vicino alla porta così se qualcuno dovesse fare irruzione posso difendere senza problemi i miei compagni.

Kimberlin è seduta sul suo letto pettinandosi i capelli, è quasi pronta per uscire. William invece si sta ancora cambiando.

Mi avvicino al balcone che dà sulla piazza. Sento il brusio di voci eccitate poco più sotto e un paio di strumenti iniziare a comporre alcune note per vedere se sono intonati. Tra poco inizieranno i balli e le taverne apriranno com’è tradizione in tutti i villaggi del regno.

Per spostarsi leggeri siamo stati costretti a portare solo gli abiti da viaggio e quelli di rappresentanza del villaggio, decidiamo di vestirci con quest’ultimi.

Kimberlin indossa giubbotto a collo alto marrone sotto una divisa militare bianca, porta inoltre gli spallacci del corpo e una cintura marrone proprio sotto il busto. Indossa guanti di pelle blu senza dita ed una manica nera che le arriva dal polso fino al gomito sul braccio sinistra. Per finire robusti stivali di taglio militare ed una minigonna marrone chiaro, sotto la quale porta una sorta di pantaloncini scuri di medesima lunghezza.

- non sono certo i vestiti che indosserei per un ballo – puntualizza lei sentendo il mio sguardo. Ha ragione non è certo elegante, ma è ovviamente bellissima. Richiamerà l’attenzione di chiunque là sotto.

William invece porta una camicia bianca a maniche corte con alcuni simboli neri sui fianchi, i bottoni sono color oro e vistosamente decorati. Alla camicia è attaccato un mantello bordeaux che arriva fino all’altezza degli avambracci, le mani sono racchiuse in guanti scuri. Infine indossa pantaloni e scarpe nere.

Io essendo il capo della spedizione porto un cappotto nero decorato in oro e con bottoni simili a quelli di Will, il mio mantello è più lungo e non è attaccato al cappotto, è chiuso da una spilla proprio davanti al mio petto e poi ricade sulle spalle. Ho due spallacci sempre in oro e pantaloni beige lunghi, le scarpe sono nere.

Sembriamo pronti per una parata militare, tuttavia la cosa non mi fa sorridere... mi riempie d’orgoglio. Siamo davvero soldati ora!

Ci avviamo verso l’uscio con una certa eccitazione, soprattutto da parte della Rossa.

Mi faccio largo fino al bancone della taverna che dà sulla piazza, mi appoggio al bancone osservando il barista. È un tipo grezzo e abbastanza robusto.

- ah tu devi essere uno dei soldati mandati per risolvere il nostro piccolo caso di sparizioni! – esclama lui scrutando l’uniforme.

Io gli faccio un cenno di assenso – del vino per favore... a tal proposito che cosa mi sa dire? – lo osservo mentre si appresta a prendere un calice. I suoi lineamenti si contraggono per un momento.

- io non so niente, sono sempre qui dietro – brontola infine servendomi.

- deve pur sapere chi è scomparso – insisto io. È ovvio che non abbia voglia di parlare, sorseggio il mio vino senza distogliere lo sguardo.

- gradisci qualcos’altro? – borbotta scocciato, vedo un rivolo di sudore solcargli le tempie. Una mano mi tira indietro facendomi sobbalzare.

È Kimberlin che mi invita a ballare, dubito accetti un no per risposta. Con la coda degli occhi vedo il barista trarre un sospiro di sollievo. Poi noto anche due figure slanciate osservarmi con intensità.

Sono due ragazze di bell’aspetto, forse troppo, non so perché ma mi ricordano delle sirene. Sono vestite in modo provocatorio ed è ovvio che siano a caccia di ragazzi.

Il braccio forte di Kimberlin mi trascina nella folla e mi ritrovo in uno spiazzo poco distante dalla fontana a ballare.

- non potevi ballare con Will? Stavo chiedendo informazioni! – mi lamento preparandomi per il tango che stava per iniziare.

- il nostro lavoro inizia domani, e poi non mi sembra che tu stessi ottenendo risultati! Inoltre Psyco dice di non saper ballare -.

Sorrido per il nomignolo più che azzeccato. William è rimasto per tutta la serata fra le nuvole, si è perso tra la folla per chiedere informazioni sulla fontana e continua a fissare intorno come fosse drogato.

- sai che non mi piace dar spettacolo – brontolo io, il bello sta per cominciare. Lei mi afferra con forza e sussurra – diamoci dentro! -.

Come immaginavo. Tutta la piazza ci sta osservando, complici i vestiti, la bellezza di Kim e due anni passati ad esercitarci in ogni sorta di ballo.

Inutile dire che quelle due sirene sono a bocca aperta e ormai mi hanno inserito nella lista delle prede. Persino Ghiacciolo sembra uscito dai suoi pensieri e ci fissa sbalordito, Kimberlin fa questo effetto su tutti i ragazzi.

I suoi boccoli fiammeggianti ondeggiano a ritmo di musica, i nostri piedi scivolano sulla pietra e i nostri corpi si fondono in un tutt’uno.

- non mi avete detto che sapeste ballare così bene – esordisce William sorseggiando il suo calice di vino. Siamo seduti a dei tavolini rotondi all’aperto. Finalmente posso togliermi questo mantello asfissiante dal collo, non c’è quasi più nessuno in giro.

- beh per via dell’addestramento non siamo più riusciti a esercitarci negli ultimi due mesi e beh tu sei arrivato solo un mese fa – spiega Kim ordinando un altro bicchiere.

Lo vedo alzare gli occhi ambrati al cielo, le braccia incrociate al petto poi esclamare – chissà come se la staranno passando gli altri -.

Un rumore di legno che vien trascinato mi distrae, sono le due ragazze di prima che si siedono proprio accanto a me.

I loro occhi verdi guizzano con desiderio su di me e con fare velenoso su di Kimberlin. Quest’ultima sorride divertita.

Devono essere sorelle, stessi occhi e stessi capelli lisci biondi. Le loro forme generose sono impacchettate da due vestiti pressoché uguali.

- ma che magnifico ballerino! Era da tempo che non si vedeva qualcuno di interessante qui al villaggio! – inizia la sorella di destra, l’altra annuisce con eccitazione.

- grazie – esclamo più per rispetto che per gratitudine. Inizio già a stufarmi di tutte queste attenzioni.

- inoltre la natura ti ha fornito anche della giusta presentazione – prosegue l’altra senza freni. È il turno dell’altra di annuire.

- c’è qualcosa che POSSIAMO fare per voi? – chiedo con sgarbo, la mia pazienza è esaurita. Sento Kim trattenere un ghigno. Ghiacciolo invece mi guarda un po’ confuso, quasi cupo. Chissà che sta pensando ora.

- beh ci sono un sacco di cose che noi possiamo fare per te!! – ribattono all’unisono. Kimberlin esplode.

Quanto odio le persone insistenti, ma perché non mollano l’osso e cercano un’altra preda. Anche ignorandole i loro occhi non si sono staccati dai miei. Possibile che non notino chi hanno accanto?

William è molto più bello di me, oltre che sicuramente più garbato... no beh questo no però è una preda interessante quanto me, se non di più.

- voi state solo perdendo il vostro tempo, e non intendo soltanto in questo momento. Forse dovreste tornare a casa vostra – sono sempre stato bravo a impregnare le parole di veleno.

Ottengo l’effetto sperato, le due si dileguano con espressione intimorita. Sto per tirare un respiro di sollievo quando mi rendo conto della faccia di William.

Ha la stessa espressione di quando gli ho risposto male il giorno dei fuochi, un’espressione ferita. Mi pento subito del gesto, non so neanche io perché. Me le sono tolte di torno perché dovrei sentirmi in colpa?

- è ora di andare – ordino alzandomi di scatto. Loro due non dicono niente e insieme ci avviamo verso la locanda.

. Punto di vista: Kimberlin

Che splendida dormita! Questi letti sono davvero comodi per essere di una locanda, questo villaggio mi piace un sacco. Chissà quante feste ci saranno alla capitale, non vedo l’ora!

Ma per ora devo cercare di spazzolare via questi nodi, mi chiedo che cosa faccia nel sonno per ridurmi sempre così.

Sono davanti allo specchio del bagno cercando di sistemarmi più in fretta che posso. È già l’alba e oggi abbiamo un compito da sbrigare. Con i miei due compagni di supporto ci metteremo un attimo a risolvere il problema, spero solo di riuscire a ritrovare quelle persone sane e salve. Non mi piacerebbe esser portatrice di brutte notizie.

Finalmente posso il pettine e mi infilo l’uniforme di rappresentanza, saremo un po’ troppo appariscenti per la missione vestiti così, ma dobbiamo incontrare il nostro mandante.

Esco per congiungermi con gli altri due e scendiamo di sotto facendo una colazione al volo, come sul treno io rubo un po’ di brioche a Will e lui sorseggia il mio cappuccino.

Perfettamente pronti per l’incarico ci avviamo a ricevere istruzioni. I tenui raggi di sole che filtrano dalle cupe nuvole ci accolgono all’uscita della locanda.

- pescatori tra i trenta e i quarant’anni... non ha molto senso – commento discendendo il viale che dalla piazza porta alla spiaggia.

- vero, sarebbe più probabile ottenere un riscatto rapendo dei bambini – ragiona Nate camminando svelto, siamo passati a cambiarci dopo aver incontrato il mandante per attirare meno l’attenzione. Forse le persone sono meno restie a parlare con delle persone normali. Meglio sfruttare ogni vantaggio se dobbiamo chiedere informazioni.

Passiamo le ultime due case che proiettano ombre sul sentiero e veniamo investiti da una forte luce bianca, davanti a noi una visione.

- l’oceano! Non posso crederci di vederlo finalmente! – non sto più nella pelle, osservo le calme acque color smeraldo del mare. La schiuma che si forma sulla bianca sabbia e un paio di Trick Sparrow pronti a cibarsi di qualche piccolo pesciolino a riva.

Sono uccelli blu con delle sfumature rossastre, il loro becco è ricoperto come da un elmetto che racchiude anche la testa, di colore bronzeo. Hanno gli occhi rossi, ma non sono minacciosi. Inoltre rendono la vista ancora più suggestiva.

Strattono il braccio di William sapendo che anche lui apprezza la natura, però quando mi volto il suo sguardo è cupo.

- io abitavo in riva al mare, ricordo perfettamente la salsedine nell’aria e gli uccelli che svolazzano sfruttando la brezza marina, peccato che non ricordi la mia casa – il suo sguardo si abbassa la mascella contratta.

Mi dispiace davvero tanto che soffra, vorrei poterlo aiutare con la memoria. Quando ci siamo incontrati era limpida ma col passare dei giorni i ricordi gli sfuggono sempre di più. Ormai fa parte di questo mondo. Come vorrei potergli...

- dobbiamo andare, laggiù ci sono un paio di pescatori al bancone – indica Nate distogliendomi dai miei pensieri. Possibile che neanche lui sia meravigliato dall’oceano? Proprio lui che attinge la sua forza dall’acqua?

Ci avviamo verso il piccolo bancone di legno vecchio, intorno a noi ci sono un sacco di reti e canne da pesca. L’aria è pervasa da odore di salsedine e pesce, tuttavia non mi dispiace per niente.

Nathan mi fa un cenno e io annuisco. Mi avvicino ai due uomini con fare deciso, sono sicura che siano ben disposti a parlare con una giovane donzella dai boccoli rossi.

- salve! Quanto magnifico pesce, e quello? Lo ha catturato lei? – porgo uno dei miei sorrisi più seducenti al pescatore più giovane. Hanno circa quaranta anni uno e cinquanta l’altro, sono entrambi grassottelli e molto abbronzati. Entrambi alzano lo sguardo sorpresi.

- certo! Sono il miglior pescatore di tutto il villaggio! – si pavoneggia subito scrutandomi, le sue mani unte stanno lavorando a delle reti.

- siamo vorrai dire! – irrompe il compagno facendosi più avanti. Perfetto hanno la mia attenzione, spero sappiano qualcosa.

- mestiere affascinante il pescatore, è così ehm – cosa posso dire esattamente? Ah sì – eccitante! Se si sanno prendere i pesci grossi ovviamente! – si eccitante stare ore e ore ad aspettare i pesci.

- comunque a quanto vedo voi di pesci grossi siete ben forniti – il mio sguardo cala un po’ più verso il basso.

I miei compagni stanno passeggiando molto lentamente poco distante, non hanno problemi a sentire la conversazione, senza però destare sospetti. Se voglio attuare la tattica della seduzione non posso avere certo tra i piedi due stalloni come quei due.

- sei nel posto giusto bellezza! – risponde agitato il pescatore più giovane – se vuoi possiamo fare un giro in barca insieme! -.

- si tutti e tre!! – aggiunge il compagno. Credo abbia solo tre denti in totale, comunque non è il momento di fare la schifignosa.

- davvero! – faccio un saltino come in preda alla gioia. Poi dopo un finto iniziale entusiasmo mi rabbuio.

- ma ho sentito che ultimamente si stanno verificando delle strane sparizioni tra i pescatori, ho un po’ di paura! – balbetto arricciandomi una ciocca.

- oh no, non devi preoccuparti! I pescatori rapiti sono stati sorpresi sulla terra ferma, non in barca! E poi le sparizioni si stanno verificando tutte a ovest verso i moli nuovi! – gesticolano all’unisono per tranquillizzarmi.

Interessante. Siamo quasi al confine con il regno di Obscuria, siamo abbastanza distanti dai terreni inquinati e la perenne pioggia, tuttavia vedo i moli nuovi e non un raggio di sole li raggiunge.

- oh capisco. Ma poi con voi due mi sentirei al sicuro! Invece chi c’era lì dai moli nuovi? – vedo i miei compagni dirigersi verso ovest. Ormai abbiamo abbastanza informazioni su dove cercare di preciso, tuttavia vorrei sapere se conoscono le vittime.

- giovani inesperti che si facevano chiamare pescatori, non mi sorprende che li abbiano fatti sparire – brontola il più vecchio. L’altro si sente leggermente tirato in causa per l’età, però poi aggiunge – forse i pescatori più anziani hanno deciso di eliminarli, facevano male agli affari! Osavano avvicinarsi alle acque inquinate pescando pesci molto più grossi! -.

Non vedo come dei pescatori come loro possano davvero eliminare dei giovani ragazzi, comunque è una teoria e non va scartata. Do un’occhiata ai moli là in fondono, sembrano deserti.

Che siano già stati rapiti tutti i pescatori che han tentato fortuna verso il confine? Ma dove sono finiti Nate e Will? Non vedo più neanche loro due! Oh no!

Scatto in avanti sollevano un bel po’ di sabbia, le voci deluse dei due pescatori mi sembrano già distanti. Tiro fuori il pugnale dagli stivali, la mia possente spada l’ho data a loro due per sembrare una fanciulla dolce e indifesa.

Corro veloce ignorando la stanchezza muscolare e avvicinandomi sempre di più a fine spiaggia. I moli nuovi si trovano proprio a ridosso di una parete rocciosa che, alta una ventina di metri, segna il confine della città con il regno proibito.

Mi fermo cercando tracce per terra di impronte. La sabbia è umida e ci sono troppi segni che non capisco se siano recenti o meno. Mi guardo intorno spaventata, come ho potuto lasciare che succedesse qualcosa ai miei compagni? Mi lascio cadere sulle ginocchia con sconforto.

Il rumore del mare mi pare per un attimo così lontano, quasi impercettibile. Osservo meglio le tracce sulla sabbia e ne seguo due in particolare che portano dentro il capannone di legno bianco quasi attaccato alla parete. È di grosse dimensioni.

Mi alzo tenendo sempre pronto il pugnale. Mi sento un po’ inerme senza la mia spada, tanto più se qualcosa è riuscito a far del male a Nate.

Il capannone è aperto sul davanti come se ci fosse qualcuno a lavorare al suo interno, tuttavia non sento nessun rumore e non percepisco nessuno spostamento. Come immaginavo l’interno è in subbuglio. Qualcuno ha lottato qui dentro.

Entro nel tetro spazio ricolmo di strumenti da pescatore. Osservo ogni superficie alla ricerca di indizi. No ... no ti prego no!

Sangue scarlatto gocciola ancora da un tavolino. Mi avvicino lasciandomi sfuggire un singhiozzo. Sto per chinarmi con gli occhi socchiusi quando qualcosa mi tocca la spalla. Lancio un urlo spaventato che subito si trasforma in un ruggito di guerra, afferro il braccio del mio aggressore e preparo il pugnale.

- ahia Kim! Che modi! – si lamenta Will. Mollo immediatamente il suo arto e lo controllo da cima a fondo per vedere se sanguina.

Quando vedo che sta bene e mi guarda con fare confuso lo abbraccio fino quasi strozzarlo. Poi lo mollo e inizio a guardarlo in cagnesco.

Paf! Prima che possa reagire gli tiro uno schiaffo in pieno viso. Ci è rimasto così male che temo possa mettersi a piangere.

A due metri da noi sento Nate scoppiare a ridere. Faccio un balzo scostando Will con una gomitata e paf! Tiro uno schiaffo anche a lui.

- dove vi eravate cacciati! Mi avete fatto preoccupare! Non si sparisce in quel modo – mi porto le mani sui fianchi urlando come una mamma che sgrida i propri figli.

Nate si massaggia la guancia per poi portare come suo solito le mani sul capo fissando verso l’alto. È troppo alto per vedere i suoi occhi quando si mette così, mi giro verso Psyco con un’altra occhiataccia, poi ascolto cosa hanno da dire.

- siamo arrivati fin qui e abbiamo visto il sangue ancora fresco, poi abbiamo sentito dei rumori provenire da fuori – inizia con tono indifferente Nate. Mi porge la spada e si volta verso l’uscita.

- abbiamo scoperto un passaggio nella parete rocciosa, è ben nascosto ma è di grosse dimensioni. Credo sia recente ci sono ancora segni di rocce franate vicino, tuttavia trovo davvero strano che nessuno l’abbia notato – usciamo per infilarci nel piccolo spazio tra il capannone e la roccia.

C’è una grossa pianta secca e spinosa che impedisce il passaggio, ma con mia grande sorpresa non è fissa al suolo. È una specie di protezione per nascondere un’enorme buco nel fianco della parete.

- pare che nessuno voglia avvicinarci così tanto al confine, ecco perché nessuno se n’è accorto. Solo questo gruppetto di impavidi pescatori si è avvicinato tanto – rifletto io.

- già, e guarda che bella fine hanno fatto – ribatte Nate sporgendosi all’interno della fenditura.

- allora perché costruire qui il villaggio? – chiede William giocherellando con la barba. Il suo sguardo si posa sulle nuvole sempre più scure sopra di noi.

- beh in effetti è un villaggio alquanto recente, pare che all’inizio nessuno volesse avvicinarsi tanto ma il mare qui è molto più ricco di pesce perché non è stato sfruttato per secoli. Infatti ora il villaggio è uno dei maggiori rifornitori di pesce – spiego aspettando ordini.

- dobbiamo seguire quei uomini e scoprire il loro covo prima che facciano del male a quelle persone. Facciamo attenzione però non sono molto distanti quindi non dobbiamo farci notare. Inoltre ormai è quasi certo di chi si tratti ... – esclama Nate guardandoci negli occhi.

Io rimango stupita per un attimo poi ribatto – è impossibile che siano loro, se ne vedono giusto un paio che provano a valicare i cancelli ma le guardie li rispediscono subito dentro. Ci sono incantesimi, protezioni. Non possono semplicemente scavare nella roccia per qualche metro e sbucare da questa parte! -.

Ci scambiamo un’occhiata intensa, poi si volta nuovamente verso il buco nella roccia ed esclama – spero che tu abbia ragione! – e si lancia nell’oscurità.

. Punto di vista: Will

Nascondiglio Rapitori, 2° Giorno, Mattino

Il piccolo foro nella roccia si allarga a poco a poco che proseguiamo, le spalle rivolte contro la parete cercando di non far rumore e non farci notare.

Quando finalmente riusciamo a drizzarci e camminare agevolmente nell’ampio cunicolo scavato nella fredda pietra, l’unico suono che ci accompagna sono i nostri cauti passi e lo scrosciare dell’acqua sulle pareti.

Proprio quando l’oscurità si fa troppo fitta e il proseguire diventa impossibile scorgiamo in lontananza un brusio e, girato l’angolo, intravediamo una flebile torcia sorretta da delle sagome scure.

Con uno sguardo di intesa seguiamo gli uomini cercando di captare quanto più possibile dal loro discorso, pare parlino del popolo di Obscuria.

Kim sembrava molto scettica poco fa a riguardo, eppure eccoli li. Proprio davanti a noi, uomini del regno esiliato.

La via si rischiara nuovamente e riesco a scorgere le espressioni perplesse dei miei due compagni. Tuttavia continuiamo nel più totale silenzio per quelle che a me sembrano ore, e poi finalmente l’oscurità lascia posto a una luce brillante.

Ci affacciamo cautamente all’uscita del cunicolo, assicurandoci che gli uomini procedano più avanti. Riesco a dare un veloce sguardo all’ambiente circostante: uno spiazzo ricco di flora verdastra.

Vedo le tre figure scure dirigersi verso il centro della piazza e poi girare a destra. Mi sporgo maggiormente per seguire il loro percorso. Riesco a scorgere la parete opposta che delimita lo spiazzo, verso sinistra si restringe fino sparire dalla mia vista. In quel punto gli alberi sono secchi, come se il freddo li avesse congelati. Verso destra invece le figure raggiungono la fine dello spiano, delimitato da un enorme arco che parte dalla sommità delle pareti rocciose e sovrasta quello che è l’imbocco di una strada battuta. Sembra essere l’unica uscita possibile, anche perché i costoni sono troppo alti per poterli scalare a mani nude.

- ci sono tre uomini intenti a trascinare uno scrigno e un altro che sorveglia una gabbia su un carro con 5 uomini, sono tutti adulti – illustro io a miei compagni.

Nate riflette per un secondo, poi i suoi occhi blu si fanno freddi e determinati. Con una serie di gesti ci mostra il piano, dando a ognuno un compito.

Prima di uscire dal nascondiglio sparge una leggera nebbia intorno a noi, un incrocio tra un incantesimo d’acqua e l’incantesimo della cecità.

Le due guardie concentrate nell’aprire lo scrigno vengono attaccate frontalmente da Nate, le colpisce con velocità e precisione con il suo tridente senza però servirsi delle lame.

Kim sbuca da sinistra saltando oltre l’uomo e bloccandogli la testa tra le gambe, servendosi dello slancio acquisito ribalta la vittima che sbatte rovinosamente la testa.

Io invece rotolo fuori dalla vegetazione che circonda la strada e colpisco dietro le ginocchia l’ultima minaccia, e prima che possa cadere lo colpisco alle tempie con un colpo deciso.

Senza perdere tempio Kimberlin si fionda a liberare i prigionieri, con un colpo di spada l’enorme catenaccio cede permettendo agli uomini di scendere dal carro. Io vado verso l’enorme chocobo sfruttato per trainare la grande gabbia e congelo le catene per renderle più fragili ai colpi di sai.

Non appena capisce di essere libero mi dona un buffetto sulla spalla seguito da un melodico ringraziamento, poi salta con estrema agilità oltre la parete rocciosa, liberando finalmente le possenti ali.

Vedo le figure nella gabbia scendere velocemente e fiondarsi su di Nate per ringraziarlo, iniziando ognuno a raccontare la brutta esperienza con voce malferma. Pare che siano rimasti molto più sconvolti nell’essere rapiti dai soldati di Obscuria che dall’essere rapiti in sé.

E infatti il percepire sconcerto e confusione persino negli occhi dei due guerrieri per eccellenza, Kimberlin e Nathan, mi riempie di angoscia.

Quando io e la rossa siamo stati attaccati da quei soldati io ero inerme, mentre ora sono perfettamente in grado di badare a me stesso ma... non doveva essere un incidente isolato?

Eppure eccoli qua, quattro corpi privi di sensi vestiti con l’uniforme logora e macchiata di un regno che fu, e che ora dovrebbe essere desolato e incapace di nuocere.

Inoltre ho digerito fin troppe cose, la magia, l’essere andato avanti nel tempo senza un motivo e il non sapere come tornare indietro. Il fatto che il mio indietro non sia più molto chiaro e definito e che dovessimo affrontare mostri.

Si, mostri. Non di dover affrontare degli esseri umani, con il rischio di uccidere per difesa.

Ma non c’è nessun mostro, o almeno non nella forma fisica. I mostri sono gli umani, come sempre. Non sono poi così cambiati i tempi.

Non è tutto. Avverto una strana sensazione, come se non dovessimo essere qui. Paura forse? Ma di cosa esattamente?

- Dobbiamo muoverci! - esclamo agitato fiondandomi verso il gruppo. Gli uomini sono ancora troppo intenti a gesticolare, ma i miei compagni si voltano turbati.

Kimberlin mi tocca la spalla - stai bene? -. I suoi occhi mi scrutano con preoccupazione, sa che raramente mi spavento in quel modo.

Una voce si fa largo nella mia testa, fredda. Terribilmente fredda. Sembra una donna, ma non posso dire che sia umana. Sussurra il mio nome una volta.

Proviene dalle rocce dalla parte opposta dello spiazzo, dove la vegetazione sembra distrutta dal gelo. Si, ne sono sicuro. Sono sicuro che ci sia un’ombra laggiù.

Will… Wiiiiiiiiiiiil” la voce esplode nella mia testa, proprio mentre Nate si lancia su di me. Sento il mio volto affondare nel suo petto, vengo sbalzato per terra.

Tutto accade molto velocemente, e ci metto diversi secondi ad afferrare che siamo sotto attacco. Nate mi scuote con energia, sento la sua calda voce spronarmi - ehi William, ci sei? Dobbiamo mettere in salvo queste persone! -.

Batto le palpebre riprendendo il controllo, mi rialzo afferrando il mio arco. Al mio fianco Nathan continua a castare scudi mentre una raffica di proiettili si riversa su di noi. Proiettili? Si ci stanno sparando con dei fucili, le armi proibite.

Che il popolo di Obscuria abbia trovato un accesso a delle vecchie armi? Effettivamente sia le uniformi che le armi non sembrano in perfette condizioni. Un proiettile si disintegra proprio davanti alla mia testa, scontrandosi con lo scudo.

Nate mi aveva salvato la vita. Si è piombato su di me proteggendoci giusto in tempo con la magia. Lo fisso per un istante. Poi Kimberlin crea un diversivo per permettere agli uomini nascosti dietro il carro di dirigersi verso il cunicolo che ci aveva portato qui.

Lancia un enorme sfera di fuoco dritta contro i nemici, una decida di guardie provenienti dall’unica strada oltre l’arco di pietra. Questi vengono investiti in pieno e sono obbligati a spegnersi le fiamme di dosso, intenti a urlare di dolore.

Dietro il fumo riesco a scorgere tuttavia altri uomini e degli oggetti non definiti avvicinarsi a passo svelto.

Mi reco insieme ai miei compagni verso il cunicolo per tornare ad Arcadia, sento altri spari partire all’impazzata.

Mentre i primi due uomini scompaiono nell’oscurità noto Nate fermarsi per continuare a farci da scudo, io mi fermo a mia volta.

- Nate muoviti - gli urlo io mettendomi in ginocchio e scoccando una freccia dritta contro il braccio di un soldato che si stava avvicinando troppo. Sento una fitta allo stomaco non appena essa gli perfora la carne.

Entrano gli altri due uomini e poi scoppia il caos più completo: un enorme sfera di metallo, probabilmente una palla di cannone, colpisce prepotentemente la parete sovrastante il passaggio.

Stordito dal botto assordante mi volto per assistere alla scena. Vedo Kimberlin scaraventare di forza l’ultimo uomo dentro il passaggio, appena in tempo prima che degli enormi massi di roccia ricadessero dritti contro il suolo. I rombi assordanti si uniscono agli spari dietro di noi.

Kim si scosta di lato con una ruota evitando dei frammenti, vedo il suo viso segnato dall’agitazione. Si rialza cercando un passaggio tra i detriti, ma è inutile. La via è bloccata. Siamo accerchiati senza una via di uscita, e per la prima volta riesco a intravedere della paura sul suo volto.

La verità si stava facendo chiara anche a lei, la verità su come sarebbero andate le cose: avremmo ucciso i nostri nemici… o loro avrebbero ucciso noi.

La rossa si perse un attimo nei suoi pensieri, poco prima aveva fatto la sua decisione. Aveva deciso di non infilarsi nel cunicolo lasciandoci indietro, ma di rimanere con noi a combattere.

Perché è questo che Kimberlin sa fare meglio, combattere. E non appena lei stessa se ne ricorda, abbandona lo sconforto della situazione inaspettata e soprattutto inspiegabile. La vedo posizionarsi in assetto di guerra e farsi avanti.

Nate che finora si era semplicemente occupato di tenere alto lo scudo si volta cercando il suo sguardo e, trovando un solido supporto, decide di agire.

Intorno a noi si profilano oltre una decina di uomini, tutti armati nella stessa maniera. Tuttavia dietro di loro altri due manovrano quello che riconosco subito essere il cannone. Prendo una freccia e miro immediatamente alla gamba di quest’ultimi.

Colpisco il primo uomo, subito scocco la seconda freccia ma un soldato si frappone per evitare che il cannone venga messo fuori uso. Lo colpisco in pieno petto.

Sgrano gli occhi. Mentre lo vedo cadere in una posa innaturale per terra e assisto al sangue scarlatto riversarsi sugli stivali dei suoi compagni, il mio cuore si ferma. I miei muscoli si pietrificano.

Kimberlin completa la mia opera con una sfera di fuoco che colpisce in pieno il bersaglio, tramortendolo soltanto. Troppo tardi comunque. La miccia ardeva e la mira era già stata presa.

Proprio in quel momento Nate si distrae per colpire con quanta più energia gli consentano le sue capacità i soldati con un’onda d’acqua.

Quando la sfera di cannone viene liberata e il fragore riempie le nostre orecchie, Nathan, stanco e indebolito dallo sforzo, cede cadendo all’indietro.

Kimberlin prende il suo posto, alzo uno scudo con le mani verso il cielo. I colpi della seconda ondata di nemici ora pesano sulle sue spalle.

- Will, ti prego. WILL! - la sento urlare da così distante. Batto finalmente le palpebre più volte, poi raccolgo l’arco e mi fiondo su Nate che tossendo cerca di rialzarsi. Ha diverse bruciature sui vestiti, e evidenti graffi sulle braccia, ma la sua espressione è forte e determinata come sempre.

Uso un incantesimo di cura veloce per sostenerlo, poi mi giro verso i nemici che sembrano aumentare sempre più e provo a pensare a una soluzione. Ma l’unica cosa che riesco a vedere nella mia testa è la freccia conficcarsi dritta nel petto di un uomo.

No, non è vero. C’è anche un altro pensiero che si manifesta prepotentemente. Un’ombra scura ai piedi della parete rocciosa alle nostre spalle.

- c’è un passaggio di là - sussurro infine. Sento quasi un peso nel pronunciare queste parole. Ebbene ho paura. La figura che avevo visto sa il mio nome e ci sta aspettando. E ho paura di trascinare i miei amici in una trappola.

Ma magari mi sono solo immaginato tutto. E comunque… che scelta abbiamo?

Nathan mi scruta con i suoi occhi blu, lo sento quasi penetrare nella mia mente. Il suo viso corrugato in un’espressione indagatrice.

- muoviamoci allora - esclama Kimberlin, poi lancia un cenno al compagno e come tre fulmini ci lanciamo in ritirata.

Decine di proiettili mi sibilano accanto, alcuni proprio vicino alle orecchie. Voglio reagire, ma non ci riesco. Vedo Kimberlin invece continuare a lanciare alla cieca delle sfere di fuoco, mentre Nate alza nuovamente una fitta nebbia dietro di sé.

Vedo la vegetazione secca e le rocce appuntite farsi più vicine, poi cambiando prospettiva scorgo finalmente un passaggio.

Non appena varchiamo l’accesso e le pietre mi offrono protezione mi fermo, raccolgo le energie e erigo un enorme muro di ghiaccio. Poi mi ricongiungo ai miei compagni e proseguiamo a passo svelto nello stretto passaggio tra le rocce.

Percorso un centinaio di metri sentiamo un’esplosione seguita dal rumore di vetri infranti. La mia barriera è stata abbattuta.

Kimberlin si volta sorpresa ed esclama - che razza di armi sono! Come può una cosa così piccola a sprigionare una tale potenza! -.

- continua a correre - la ammonisce il compagno. Ma avverto lo stupore persino sul volto di Nate, tuttavia non faceva vacillare la sua sicurezza nemmeno un secondo. Mi chiedo se abbiam mai avuto paura in vita sua.

Ripensandoci durante la prova sembrava più rassegnato che spaventato. Poco prima che il ghiaccio…

Ghiaccio? Le rocce in torno a sono ricoperte di ghiaccio e camminiamo ormai da diversi metri sopra della neve fresca.

- Nate! - urla la rossa con incertezza, vedo il vapore acqueo uscire dalla sua bocca.

- non lo so, ma è l’unica via - risponde secco affondando pesantemente i piedi nella neve sempre più alta.

Poi dopo un’ultima svolta a destra compare la fine del percorso: una piccola salita che si insinua nell’ingresso di un enorme grotta. L’intera apertura è formata da spuntoni e pilastri di ghiaccio.

Con un po’ di fantasia ricorda un enorme bocca con delle fauci gelate. La voce nella mia testa si ripresenta. Sento un brivido lungo tutta la schiena e sono costretto a fermarmi.

I miei compagni rimangono interdetti. Kimberlin mi si avvicina, il suo tocco caldo sulla spalla mi ravviva per un secondo. Ma la vedo tremare e percepisco lo sforzo nel mantenere alta la sua temperatura. La sto portando nel luogo più avverso a chi ha il dono del fuoco. Una volta lì dentro, sarà facile preda.

- vi sto portando in una trappola - sbiascico in fine. Che cosa mi succede, io non mi sono mai fatto paralizzare dalla paura. L’ho sempre vista come un ottimo incentivo per reagire con ancora più motivazione.

Eppure sono fermo nella neve, mentre un forte vociare di fa più vicino dietro di me. Credo ci separino giusto una decina di metri.

Kimberlin non stacca la mano dalla mia spalla, ma alza perplessa lo sguardo verso il compagno. Poi con quanta più dolcezza il fiatone le consente mi consola - Will… non è stata colpa tua. Hai mirato alla… - la interrompo con sgarbo.

- tu non capisci! C’è qualcosa lì dentro è ci sta aspettando - grido con voce spezzata. Non voglio essere la causa della morte dei miei amici.

- preferisci vederci morire qui? - sbraita all’improvviso Nathan. I suoi occhi sono feroci, il suo corpo teso. Possibile che mi abbia letto nella mente?

- se pensi che sia una trappola e che tu ci stia guidando verso di essa allora fa qualcosa, questo è il tuo elemento, alzati e facci strada! - avverto tutta la freddezza che impregna le sue parole.

- piantala Nate, ma che ti prende! - lo ammonisce Kimberlin frapponendosi tra di noi. Nate tuttavia la stringe giusto in tempo per proteggerla da dei proiettili.

Come un fiume in piena si riversano su di noi, costringendoci a muoverci. Percorriamo la stretta salita che porta all’ingresso e, senza riuscire a scorgere niente nella fitta oscurità, entriamo.

Dietro di noi cade qualcosa, rotola fino al mio piede. È una granata, esattamente come le ricordo io. Dei flash del passato riaffiorano distraendomi.

- che cos’è quella? - domanda la rossa inclinando il capo, la mano pronta sulla spalla.

- indietro!! - urlò con quanto più fiato prima di tirargli un calcio. La cosa più stupida che potessi fare, ma l’unica che potesse salvarci.

Per mia fortuna non esplode al contatto, ma vola per cinque o sei metri prima di innescarsi. L’onda d’urto ci scaraventa per terra, ma il peggio arriva quando l’ingresso della grotta collassa su sé stesso.

Rotoliamo indietro sul freddo pavimento di ghiaccio e pietra, i detriti ci investono in pieno. Quando il rimbombo e l’eco finiscono mi rialzo tossendo.

Un bel taglio sulla fronte, ma niente di grave. Noto Nate già in piedi intento a togliere un masso dalla caviglia della compagna.

Vado ad aiutarlo e non appena la liberiamo uso un incantesimo di cura. Mi sento rinvigorito da tutto il ghiaccio che mi circonda e la mia magia ha più effetto. Tuttavia devo considerare che i miei due compagni invece siano più vulnerabili.



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