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lavoro pubblicato mercoledì 13 luglio 2016
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Consegna Nera

di toPnBlock1salvatore. Letto 466 volte. Dallo scaffale Pulp

Idea bizzarra di un tipo che è "alla frutta". Mi piacerebbe commentaste perchè io lo farò con voi, essendo tutti carini e scrittori.

Svincolo stradale. Rosso al semaforo.

-Ehi amico

-Ciao Rudi. Posso parlarti?

-Dimmi, dimmi

-…Non qui. Lì va bene?

-Ok, un attimo solo

-Ok.

-Come va, amico?

-Bene. Devo chiederti un favore. Solo tu puoi aiutarmi…

-Hehe ok, se posso

-Vedi queste lettere? Sto partendo, vado via

-Dove!, perché via?

-Perché sono stanco, Rudi. Queste lettere… sono…

-Ehi amico, stai bene?

-Queste lettere sono solo alcune. Bene, sì. Nello zaino ce ne sono circa seicento.

-Daamn! Sei uno scrittore allora

-Sì. Voglio che le imbuchi, Rudi: due al mese, in tutto 25 anni. Sono ordinate, su ognuna un francobollo, sarà facilissimo

-Ma… what!? Amico sei serio?

-Vado via Rudi, e lì non ci sono buche o postini, non ci sono le parole, per favore Rudi!

-Ma no, resta qui!, impari me l’italiano, tante cose belle, sei un bravo amico

-Stare qui non si può, ci ho provato ma non è bene. Per stare qui ho provato a fare tante cose, ma non c’è n’era una che… anzi, una sì. I miei genitori.

25 anni di vita a venire, le lettere che ho scritto sono per loro. Lettere per dirgli che sto bene, che ho trovato finalmente la mia dimensione, che sono felice con poco e mi basta, nel luogo in cui mi sono trasferito. Ti crederanno, e questo è tutto. Perché ho fatto in modo che siano resoconti brevi, come non volessi propriamente conversare, ma solo mantenere i rapporti, e difatti gliel’ho specificato di non farmi richieste ché la posta “qui” arriva con difficoltà, e anche per rispetto al mio allontanamento. Io non sono mai stato veramente in questo paese, Rudi. Forse nemmeno in questa realtà. Non ho mai avuto il beneficio di sentirmi parte di un ordine complessivo, né di sapermi valido a prescindere dal resto; ho provato invidia, quello sì, e timore degli altri per me stesso diverso, in balia degli eventi, asperso in sensazioni vaste e talvolta stringenti, senza appoggi. Talmente impersonali le mie turbe, che ogni confronto con altre persone diventava facile ironia contro di me, e poi crescendo, sembrava quasi fossi sarcastico, un tipo addirittura originale; sui ventiquattro anni, tutto il mio essere sapeva di affettazione e di stile ricercato, questo mi dicevano: ed io sempre più a margine d'un sito di sfiducia, di sospetto profondo, di incomprensione, fino alla chiusura dei gruppi o agli avvicinamenti falsati. Ad ogni lavoro nobilitante, ho visto sorgere nuove forzature: personalità da vestire, bisognose di un costante lavoro volto al risultato unico parametro; ed alfine creavano un modo univoco di parlare e di credere; una struttura che non potevo soffrire perché tutto è così vasto, pericolante, così magnifico perché impalpabile. Questo non si confaceva con le consegne del lavoro, ma con le nuvole dove ruzzavo… e ogni volta che stanchissimo mi sono sentito dire: si’ semplicemente te stesso", è stato il momento più critico della mia vita, come inciampassi in una di quelle nuvole, nel vuoto. Chi sono io? In cosa confido tra mille sideree contraddizioni…Tanti anni al mondo, e ancora devo capirlo.

-Nemmeno io c’ho capito niente, amico

-Hehe, non importa. Spedirai le lettere?

-…E quella macchina bianca? Perché ci guardano?

-Quelli sono i miei accompagnatori, tranquillo

-Ah, ok. Da’ qua, ti vengo a trovare!

-Dove pensi di venire, Rudi!? Mi hai ascoltato o pensavi ad altro?

-In clinica…

-Via per sempre da lì! Quello che resta della clinica è l’automobile. Verniciata e falsificata la targa per benino

-Ma no! Non si può, siete…

-Pazzi. E’ il termine giusto. E tu farai bene a prendermi sul serio con le lettere, sai perché? Del luogo in cui andrò non c’è persona che sappia, potrebbe essere un non luogo, oppure - se è vero quel che si dice -, potrebbe darsi che io ti veda da lì, e sapendo che ti rifiuti in questa faccenda tanto semplice, mi accanisca con te per renderti la vita un inferno: il peggior mendicante negro dei sobborghi; e lo sai perché? Perché come dicono le Scritture non avrai aiutato il prossimo, e soprattutto, i più deboli.

-Loro sono deboli, Rudi. Tu sei forte e io fortissimo. Loro hanno bisogno di essere tanti quante attività fanno; e ne parlano in un solo discorso smagliante, opportunamente integrato. La schizofrenia è invece affar mio. Loro pensano a me, qualche bigotta pensa anche ai poveracci come te; ed è tutto perfettamente in ordine nelle loro stanze; ogni mia cosa, ogni santino, come un feticcio o una speranza riposta, ben chiara si sveglia con loro al mattino. Loro vanno protetti perché vivono mediati. Il mio lavoro proteggerà i miei genitori dalla disperazione.

-Vuoi andare all’inferno, amico?

-Forse lì mi sentirò a mio agio. Vivo per la prima volta.



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