ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 9 luglio 2016
ultima lettura mercoledì 16 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

GODNESS OF DESTRUCTION

di shirokitsune. Letto 406 volte. Dallo scaffale Fantasia

Sin notò che Hain si era rassegnato a morire per mano sua, e la cosa per non si sa bene quale motivo la sconvolse, tanto che smise di strangolarlo, però rimase seduta sopra il ragazzo per impedirgli di muoversi, poi dopo qualche minuto gli chiese: “ perch

GODNESS OF DESTRUCTION

Ogni mille anni, la dea della distruzione prende possesso del corpo di una bimba non ancora nata, e fonde la sua anima con quella della sua ospite.

Lo scopo della dea è quello di portare il mondo in una nuova era, distruggendo la vecchia, anche se il metodo con cui avviene questo cambiamento non è conosciuto. Stando a quanto dicono le leggende chi riuscirà a controllare la dea vedrà realizzato un proprio desiderio; nel corso del tempo non sono mancati coloro che hanno cercato di controllarla, anche se non si sa che fine abbiamo fatto.

Nell’anno 777 dell’impero militare di lord Zago, in un piccolo villaggio circondato da boschi lussureggianti viveva Sin, una ragazza di ventitre anni, con lunghi capelli di colore castano-rossiccio e gli occhi verdi. Sin era figlia di Clodius, che era l’unico medico del villaggio, ed era molto benvoluto grazie al suo carattere gentile; tutti all’interno del villaggio gli volevano bene.

Sin era una ragazza come le altre, a parte il fatto che qualche volta le cose intorno a lei si rompevano quando era molto arrabbiata.

Nel suo palazzo Zago era alla disperata ricerca della dea della distruzione, che secondo i suoi indovini doveva già essere nel mondo umano, ma finora la sua ricerca si era rivelata infruttuosa e per questo i suoi nervi erano a fior di pelle e nessuno osava contraddirlo.

Un giorno al villaggio giunsero un gruppo di uomini armati, che con la forza radunarono gli abitanti del villaggio nella piazza del mercato, alla ricerca di persone da poter vendere come schiavi; picchiando o ferendo chi si opponeva.

Sin vedendo tutta quella brutalità perse il controllo e richiamò inconsciamente il potere della dea della distruzione Shivra, così i capelli le diventarono bianchi e gli occhi rossi, con un solo gesto eliminò quei mercanti di schiavi; solo uno di quegli uomini si salvò e riuscì a scappare.

Dopo aver usato il potere di Shivra ritornò al suo solito aspetto e svenne per il troppo sforzo.

Il giorno seguente quando si svegliò vide che il capovillaggio era venuto personalmente a ringraziarla dicendole: “ ti siamo debitori, non sappiamo bene da dove derivi il potere che hai usato, ma in ogni caso grazie”, lei per tutta risposta sorrise e disse: “ non deve ringraziarmi capovillaggio, l’ho fatto perché volevo proteggervi, visto che vi voglio bene”, quando ebbe finito il capovillaggio uscì.

Mentre si stava cambiando notò che sulla sua scapola sinistra era comparso un marchio che rappresentava una luna nera, ma non se né curò.

Nel frattempo il mercante di schiavi che era riuscito a fuggire aveva raggiunto la capitale, e raccontava cosa gli era successo a chiunque fosse disposto ad ascoltare.

Alla fine la storia del mercante raggiunse le orecchie di Zago, il quale lo convocò a palazzo e gli ordinò di raccontargli la storia nei minimi dettagli, l’uomo obbedì, nessuna persona sana di mente contraddiceva quell’uomo.

Quando ebbe terminato di raccontare Zago parlò: “ ottimo lavoro, ti darò una ricompensa”, detto questo fece un cenno ad una guardia, la quale uccise il mercante, che morì con uno sguardo incredulo.

Dopo aver sistemato la faccenda del mercante chiamò il capitano delle guardie e diede i seguenti ordini: “ capitano portami la ragazza di cui hai appena sentito parlare, la voglio incolume! Poi sbarazzati del suo villaggio! Vai!”, il capitano s’inchinò e partì alla volta del villaggio della ragazza con un piccolo drappello di soldati.

Una volta arrivato al villaggio ordinò ai suoi uomini di uccidere chiunque non corrispondesse alla descrizione, così ebbe inizio il massacro, per salvarsi gli abitanti del villaggio fuggivano in ogni direzione, prima che Sin potesse scatenarsi fu trovata da un soldato il quale la prese alle spalle facendola svenire con un colpo dietro il collo.

Una volta trovata la ragazza i soldati finirono il loro lavoro, e come colpo finale diedero fuoco al villaggio, poi partirono alla volta del castello.

Verso sera Sin riprese i sensi e si accorse di avere legati mani e piedi, inoltre si accorse di non poter usare il suo potere.

Ad un tratto uno dei soldati si accorse che Sin era sveglia, quindi cominciò a parlare con un tono piatto: “ ragazza abbiamo bloccato il tuo potere, se guardi il tuo braccio c’è una freccetta fatta di un metallo particolare che inibisce le tue facoltà, quindi vedi di stare calma”.

Sin li guardò con odio per quello che era successo e dalle sue labbra uscì solo perché?.

A risponderle fu uno dei soldati: “ noi non sappiamo perché ci è stato dato quest’ordine, ma siamo soldati e dobbiamo obbedire agli ordini del nostro signore, lord Zago”.

A sentire quel nome Sin impallidì, perché tutti lo temevano per via della sua pessima fama.

Mentre i soldati si davano da fare per preparare la cena, la ragazza si avvicinò più che potè ad un albero e strisciando il braccio sulla corteccia fece cadere la freccetta, così usando un minimo di potere si liberò e senza farsi notare fuggì nel bosco correndo a più non posso per mettere quanta più distanza tra lei e i soldati.

Quando questi si accorsero della sua fuga la cercarono ovunque ma senza risultati.

Così furono costretti a tornare a palazzo a mani vuote.

Sin camminò tutta la notte, alle prime luci dell’alba raggiunse un piccolo villaggio, si sistemò meglio che potè e si avviò, trovò una locanda bussò ed entrò, naturalmente non aveva denaro con sé, perciò propose al proprietario di farla lavorare in cambio di vitto e alloggio.

Passavano i giorni e Sin notava che il suo rapporto con la dea diventava ogni giorno più profondo, presto avrebbe saputo usare il suo potere al meglio, inoltre Shivra la mise al corrente del suo scopo.

Spesso la ragazza diventava triste per via di ciò che aveva perso, tuttavia cercava di non pensarci troppo, il suo obbiettivo per il momento era non farsi catturare.

Passò un mese e Zago era sempre più furioso per il fatto di non riuscire a trovare Sin, non poteva neanche mettere la sua faccia su qualche manifesto, perché c’era il rischio che qualcuno scoprisse l’identità della ragazza; ormai a corto d’idee mandò a chiamare suo figlio. Il quale andò controvoglia da Zago.

Il figlio di Zago si chiamava Hain, era un ragazzo di ventisette anni, con capelli neri e occhi azzurro ghiaccio, egli aveva un rapporto di amore-odio verso il padre, perché quest’ultimo per avere potere aveva sposato una donna proveniente da una famiglia potente che ora era la sua matrigna, ma facendo uccidere la sua.

Quando entrò nella sala del trono Hain notò che suo padre era furioso, perciò aspettò che fosse Zago a parlare.

Dopo qualche minuto Zago parlò: “ figlio mio mi posso fidare solo di te!, so che non mi deluderai, ti affido una missione della massima urgenza, che consiste nel portarmi la dea che quegli incompetenti si sono fatti scappare!, ti lascio carta bianca basta che me la porti!, ora va”, Hain s’inchinò e si preparò a partire.

Mentre si preparava per la partenza pensò che il padre gli avesse affidato l’ennesima rogna!, ma non poteva farci nulla, per la missione indossò un completo senza insegne, poi sellò un cavallo e partì alla volta della foresta dove era stata vista per l’ultima volta Sin.

Questo perché il suo intuito gli diceva che lì avrebbe trovato degli indizi sulla direzione presa dalla ragazza, e se c’era una cosa di cui andava fiero era che il suo intuito non lo aveva mai tradito.

Quando arrivò, scese da cavallo alla ricerca d’indizi, e lì trovò, i resti della corda che avevano tenuto legata la ragazza. Poi prese una mappa e notò che vicino a quel bosco c’era un piccolo villaggio, perciò ci si incamminò.

Nel frattempo Sin continuava la sua nuova vita, restando però sempre all’erta ogni volta che vedeva dei forestieri.

Nel frattempo Hain era arrivato al villaggio, e si dirigeva verso la locanda in cui lavorava Sin.

Una volta arrivato entrò e non appena varcò la porta trovò subito il suo bersaglio, tuttavia non fece nulla, perché si accorse che la ragazza aveva la guardia alta, inoltre se lei avesse usato il suo potere lui non né sarebbe uscito vivo, quindi decise di aspettare l’occasione propizia; come prima cosa prenotò una stanza.

Sin notò il nuovo ospite, come tutte le ragazze che erano lì, pensò che fosse un ragazzo molto bello, però qualcosa non la convinceva nel sorriso smagliante che egli mostrava, perciò decise di tenersi alla larga.

Il giorno dopo Hain si avvicinò a Sin sempre sfoggiando quel sorriso smagliante e le chiese se le andasse di mostrargli i dintorni, lei si fece subito guardinga e disse: “ perché proprio io? Ci sono un sacco di ragazze che sarebbero felici di mostrarti i dintorni!”, lui la guardò e disse: “Ahi, ahi, siamo sarcastici eh!, comunque lo chiedo a te perché il padrone della locanda mi ha detto che anche tu sei arrivata da poco, e visto che starò in questo villaggio per un po’ almeno non sarò l’unico nuovo arrivato”.

A quelle parole la guardia di Sin si abbassò un po’, tuttavia la ragazza ancora non si fidava di quel ragazzo, gli disse: “ oggi non posso devo lavorare, se per te va bene possiamo rimandare a domani sorriso smagliante!”, lui rise e rispose: “ sei una ragazza che intinge la lingua nel veleno, comunque il mio nome è Hain e sono venuto a cercare una cosa”, lei lo guardò, quell’ultima frase le aveva messo addosso una strana ansia, tuttavia gli rispose: “ sono proprio curiosa di sapere cosa stai cercando”, lui le fece l’occhiolino e le disse: “ segreto! Così avrò ancora occasione di parlare con te! A domani allora Sin”, detto questo tornò in camera.

Una volta in camera, il sorriso di Hain sparì, per fare spazio ad un’espressione seria, poi pensò che tutto cominciava a procedere bene, finalmente era riuscito ad avvicinarla, tuttavia non gli piaceva doverla ingannare.

Il giorno dopo Sin accompagnò Hain in giro per il villaggio, poi per merenda il ragazzo comprò due bignè al cioccolato e li mangiarono seduti all’ombra di un albero.

Verso sera tornarono alla locanda e prima di andare via Sin gli disse che era parecchio che non le capitava di divertirsi, mentre lo diceva il ragazzo vide il primo vero sorriso della ragazza al posto di quelli sarcastici che aveva visto finora e né resto colpito; perché era molto diverso dal suo sorriso costruito.

Quando Hain si trovò solo pensò che quella ragazza fosse interessante, era sincera, inoltre pareva immune al suo fascino, ed era la prima volta che gli capitava di non fare colpo, tuttavia gli dispiaceva per il ruolo che avrebbe avuto nel suo futuro.

Passarono due settimane, i due ragazzi erano diventati buoni amici, si divertivano a punzecchiarsi a vicenda, e questa situazione era del tutto nuova per Hain, che in presenza di Sin riusciva ad essere sé stesso.

Passò un altro mese.

Una sera Hain bussò alla porta di Sin e le chiese se le andasse di fare una passeggiata notturna, tra sé Hain pensava che ormai era tempo di agire e di porre fine al sogno che aveva vissuto con la ragazza; lei acconsentì ignara di cosa le sarebbe successo da lì a poco.

I due uscirono dalla locanda, poi Hain la guidò verso il limitare della foresta dicendole che doveva mostrarle una cosa, lei era un po’ perplessa, ma ormai si fidava del ragazzo, perciò si avvicinò; a quel punto lui le si avvicinò, la bloccò contro un albero, e vide che lei arrossiva lievemente, poi la baciò e lei capì di aver appena inghiottito qualcosa, poi mentre il sonno cominciava a vincerla capì di essere stata tradita, poi prima che cadesse a terra il ragazzo la prese e all’orecchio le sussurrò: “ mi dispiace, non avrei voluto farti questo!, tu mi piaci davvero! Ma non posso disobbedire ad un ordine di Zago”, ma ormai la ragazza dormiva profondamente.

A quel punto Hain prese il cavallo, caricò Sin e partì alla volta del palazzo di suo padre.

Hain arrivò a palazzo l’indomani mattina; una volta sceso da cavallo portò la ragazza in una delle stanza del laboratorio sotterraneo, dove lo attendeva il padre che si complimentò con lui.

Verso sera Sin si svegliò, e subito si accorse che qualcosa non andava, non riusciva a percepire la presenza di Shivra, e i suoi poteri erano al minimo, così era praticamente in mano al nemico, ma soprattutto era furiosa con Hain, si ripromise che lo avrebbe ucciso.

Dopo qualche minuto provò ad uscire ma la porta era sprangata e per quanto ci provasse non riusciva a smuoverla di un millimetro, alla fine crollò addormentata per la stanchezza.

Passarono due giorni.

Una sera provò a richiamare un po’ del suo potere, per farlo dovette sforzarsi tantissimo e alla fine riuscì soltanto a sciogliere un po’ i cardini in acciaio, poi una volta fuori dalla stanza cominciò a vagare alla ricerca dell’uscita, cercando di non farsi trovare dalle guardie.

Passarono quelle che le parvero tre ore, la struttura sembrava un labirinto, in più quel posto doveva essere stato costruito con quel metallo che inibiva i suoi poteri, perché ogni passo le costava uno sforzo enorme, quando finalmente svoltò un angolo vide una porta che doveva essere una delle uscite, quando fece per avvicinarsi , la porta si chiuse all’istante e scattò l’allarme, lei ormai allo stremo si nascose dentro un piccolo armadio che si trovava lì vicino e attese che il trambusto dei soldati passasse.

Nel frattempo Zago fu avvertito della fuga della ragazza e furioso ordinò ai soldati di trovarla, mentre Hain cercando di non farsi vedere cercava di trattenersi dal ridere, poi disse al padre: “te lo avevo detto che non se né sarebbe stata zitta e buona”, lui per tutta risposta mandò anche lui a cercarla.

Sin si sentiva sempre più stanca, quel posto la stava logorando sia fisicamente che mentalmente, infatti si addormentò dentro l’armadio.

Hain si diresse verso la porta sud, che era la porta da cui era scattato l’allarme, e cominciò a cercarla, ad un tratto un piccolo armadio attrasse la sua attenzione lo aprì e trovò la ragazza immersa in un sonno profondo, sorrise tra sé poi delicatamente la prese in braccio e la riportò nella sua stanza, chiamò una guardia affinché avvertisse Zago che Sin era stata ritrovata, inoltre incaricò la guardia di sostituire la porta con una che avesse una maggiore concentrazione di Mirynthron, per evitare che la ragazza fuggisse di nuovo.
Dopo che la porta fu sistemata, lui rimase con Sin e mentre lei dormiva lui le accarezzò dolcemente una guancia, sapendo però che quando si fosse svegliata avrebbe tentato di fargliela pagare.

Passò mezz’ora, durante la quale Sin si svegliò.

Una volta sveglia si accorse che era di nuovo nella sua stanza, poi si girò e vide Hain; non appena lo vide le salì una rabbia sorda, scattò all’improvviso e lo scaraventò a terra, poi gli mise le mani introno al collo e cominciò a stringere, inveendogli contro, mentre il ragazzo non faceva nulla per difendersi.

Mentre veniva strozzato dalla ragazza, Hain pensava che non era poi così male morire per mano sua, quindi chiuse gli occhi rassegnato.

Sin notò che Hain si era rassegnato a morire per mano sua, e la cosa per non si sa bene quale motivo la sconvolse, tanto che smise di strangolarlo, però rimase seduta sopra il ragazzo per impedirgli di muoversi, poi dopo qualche minuto gli chiese: “ perché non ti ribelli? Lo sai che ti stavo uccidendo?”, Hain riaprì gli occhi e la guardò, poi parlò: “ perché ti sei fermata? Sarei morto volentieri per mano tua!, così almeno in parte ti avrei ripagato per quello che ti ho fatto!”.

Sin restò sconvolta dalle sue parole, e la rabbia nei suoi confronti diminuì, e permise al ragazzo di alzarsi.

Dopo qualche minuto di silenzio una guardia avvertì la ragazza di prepararsi perché Zago stava venendo a trovarla.

Passarono circa dieci minuti da quando la guardia le aveva detto di prepararsi, e finalmente Zago varcò la soglia della cella, Sin assunse l’espressione più imperturbabile che riuscì a fare, mentre Zago ordinava ad Hain di mettersi di guardia fuori dalla porta.

Sin non appena vide l’uomo ebbe l’istinto di volerlo uccidere, ma sapeva che finché fosse rimasta in quel laboratorio sarebbe stata inerme e sentì di nuovo salirle una rabbia oscura.

L’uomo attese qualche istante poi parlò: “ finalmente è nelle mie mani, non sa quanta fatica ho dovuto fare, ma finalmente il mio sogno si avvererà, il mondo sarà mio! E non m’importa di chi dovrò sacrificare, quindi non cerchi mai più di scappare ho assaggerai l’inferno!”, detto questo uscì dalla stanza, lasciando Sin con la sua rabbia.

Quando Hain fece ritorno nella stanza notò la furia cieca della ragazza.

Lei non appena lo vide gli si scagliò nuovamente addosso, ma stavolta fu bloccata dal ragazzo che la tenne per i polsi contro un muro, mentre lei lo riempiva d’insulti.

Hain approfittando del fatto che Sin si era momentaneamente stancata le disse: “ da oggi sarò io ad occuparmi di te quindi vedi di non farmi lavorare troppo”, detto questo uscì lasciandola totalmente sola.

La ragazza quando fu sola scoppiò in lacrime perché non sapeva più che cosa fare per uscire da quella situazione, non sapendo che Hain era ancora fuori dalla porta; quando la sentì piangere chiuse così forte i pugni fino quasi a farli sanguinare.

Hain le portava i pasti tre volte al giorno, ma il ragazzo notava che la ragazza non toccava cibo, e col passare del tempo stava deperendo.

Passarono due settimane.

Una sera Hain entrò per portarle la cena, ma la trovò svenuta, preso dall’ansia la sollevò dal pavimento e la portò verso il letto, poi con dolcezza le bagnò la fronte, quando lei aprì gli occhi si sentiva esausta, poi si girò verso il ragazzo e si addormentò.

Il mattino seguente quando si svegliò si sentiva un po’ meglio, notò che il ragazzo non c’era, ma non dovette attendere molto prima di vederlo entrare con in mano la colazione.

Quando Hain varcò la soglia Sin notò che aveva uno sguardo che non gli aveva mai visto, era uno sguardo glaciale, quando si girò verso di lei le venne un brivido di paura; dopo qualche minuto Hain parlò con lo stesso tono di voce del suo sguardo: “ ti ho portato la colazione, stavolta o la mangi di tua spontanea volontà o te la farò mangiare io con la forza scegli cosa preferisci, ti consiglio di non tirare troppo la corda”, la ragazza lo guardò dritto negli occhi, e notò dal suo sguardo che lui parlava sul serio, tuttavia gli rispose con un tono irritato: “ non sono affari tuoi cosa mangio o non mangio, e io non mangerò mai qualcosa che proviene da questo castello anche a costo di morire di fame!”, a quelle parole lo sguardo del ragazzo si fece ancora più freddo poi le disse: “ lo hai voluto tu Sin!, mi costringi ad usare le maniere forti!”, detto questo estrasse un paio di manette e le immobilizzò le mani nella spalliera del letto, poi le tappò il naso e la fece mangiare con forza, poi una volta terminato il pasto le disse: “ se vuoi posso fare così finchè non ti decidi a mangiare”, la ragazza lo guardò con odio, ma non rispose.

Poi Hain la lasciò sola.

All’ora di pranzo Hain entrò di nuovo nella cella della ragazza con in mano il vassoio, si girò verso Sin e le disse: “ stavolta mangi da te oppure vuoi che ti leghi come stamattina?”, lei lo guardò con odio e gli disse: “ mangio da me!”, a quelle parole il ragazzo fece un piccolo sorriso, e scherzando le disse: “ peccato cominciava a piacermi legarti!”, Sin gli rispose con rabbia: “ vai al diavolo! Tu hai ancora il coraggio di scherzare con me! Devi ringraziare se ancora mi prendo il disturbo d’insultarti! Maledetto bastardo!”.

Dopo aver udito quelle parole il ragazzo divenne serio, questo perché le parole della ragazza lo avevano ferito, per questo voleva fargliela pagare, posò il vassoio, poi si avvicinò a Sin le bloccò le mani poi usando il suo peso la fece cadere a terra, così la ragazza si ritrovò Hain sopra che la teneva completamente immobilizzata.

Mentre la teneva ferma Hain le disse: “ sai che sei completamente in mano mia, e che potrei farti qualsiasi cosa”, detto questo avvicinò il suo viso a quello della ragazza, la quale arrossì leggermente, poi con un ghigno le disse: “ sai, se volessi potrei tenerti legata per sempre, ammetto che mi piacerebbe, quindi vedi di non farmi irritare troppo, se non vuoi finire così”, dopo di che si alzò e la lasciò andare, lei appena fu libera si andò a mettere nel punto più lontano dal ragazzo, poi ancora scossa per quello che era successo prese il vassoio e cominciò lentamente a mangiare, perché sapeva che Hain non se né sarebbe andato finchè lei non avesse finito il pranzo.

Una volta sola si mise una mano sul petto e sentì il suo cuore battere a mille.

Hain tornato nella sua stanza si sentiva strano, aveva il cuore che gli batteva fortissimo, inoltre per non si sa bene quale motivo quella ragazza riusciva a far emergere il suo lato peggiore e questo da un lato lo divertiva.

Arrivata l’ora di cena, Sin per non vedere Hain fece finta di dormire, il ragazzo ovviamente lo capì subito, così decise di farle un piccolo scherzo; le si avvicinò poi la bloccò nuovamente e avvicinò il suo volto a quello della ragazza, che per la pressione aprì gli occhi e lo guardò con uno sguardo imbarazzato, Hain rimase sconcertato da quello sguardo così vulnerabile così la lasciò subito andare, poi per riprendersi le disse dai mangia così me ne posso andare, lei obbedì ancora un po’ rossa in viso perché non si aspettava quella reazione da parte di Hain al suo far finta di dormire.

Di nuovo nella sua stanza Hain ripensò a quello sguardo così vulnerabile e arrossì, lui la amava davvero ma sapeva che la cosa non era reciproca, almeno finchè lei lo avesse odiato, tuttavia il comportamento della ragazza lo faceva un po’ infuriare, per questo con lei a volte si comportava in maniera crudele, anche se sapeva che lei aveva tutte le ragione di questo mondo per detestarlo.

Il mattino successivo Sin fu svegliata molto prima del previsto da una guardia, che la prelevò e la portò in una stanza dove fu legata da degli uomini con indosso un camice bianco.

Una volta legata uno scienziato le disse che il quella stanza la percentuale di Mirynthron era minima, una volta che lo seppe la ragazza notò che riusciva ad usare un minimo i suoi poteri, così ci provò , raccolse un po’ del potere e cercò di scagliarlo sul lettino che la teneva legata, ma non appena scagliò la sfera di energia, questa fu immediatamente assorbita da una pompa collegata ad uno strano cannone.

Perplessa ci riprovò ma la sfera di energia fu assorbita di nuovo e questo la fece infuriare.

All’improvviso comparve Zago il quale le disse: “ grazie alla tua energia che è stata immagazzinata nel cannone potrò conquistare il mondo”, detto questo diede ordine di riportarla in camera, dove si addormentò per la stanchezza, tuttavia nel sonno pensò che non doveva più usare i suoi poteri.

Il giorno dopo e quello ancora dopo fu costretta ad usare la sua energia, questo perchè per fargliela usare usavano delle scariche, lei cercava di sopportare, ma alla fine cedeva.

Un giorno le fecero vedere la potenza distruttiva di quell’arma, con un solo colpo aveva distrutto un villaggio.

Sin si sentiva sempre più impotente e provata, visto che la quantità di energia che le facevano usare non era indifferente, Hain si accorse che la ragazza non poteva sopportare oltre, così chiese al padre di concederle una pausa.

Zago per puro dispetto aumentò le sedute di Sin, ma nell’ultima le fece rilasciare talmente tanta energia che il cannone finì in mille pezzi, e lei fu riportata nella sua camera in stato semi incosciente.

Quando aprì gli occhi Hain era già al suo fianco e la guardava preoccupato, ad un tratto quando lo stomaco della ragazza brontolò per la fame represse una risata, e le disse: “ pensi di farcela a mangiare da sola?”, la ragazza fece cenno di no, perché sentiva tutto il corpo pesante, allora il ragazzo prese ad imboccarla con molta premura, poi le disse: “ Sin ti devo chiedere scusa, hanno aumentato le tue sedute perché io avevo chiesto a mio padre di concederti una pausa, ogni volta che ti vedevo tornare eri sempre più provata, lui lo ha fatto per farmi un torto. Comunque sono proprio contento che hai distrutto quel cannone almeno ora ti potrai riposare”.

La ragazza lo guardò poi gli disse: “ grazie, per aver almeno provato a farmi riposare”, e per la prima volta gli sorrise, perché capì che il ragazzo ci teneva davvero a lei, e anche se lui era stato costretto a catturarla non lo aveva fatto perché lo voleva, ma solo perché non riusciva ad opporsi a Zago.

Un giorno Sin chiese ad Hain: “ posso sapere perché fai tutto quello che ti dice?”, Hain la guardò e vide che la ragazza non gli fece quella domanda per pura curiosità ma perché stava provando a capirlo, quindi annuì e gli fece un sorriso un po’ triste, poi le rispose: “ preparati non è una bella storia, tu sei la prima persona a cui la racconto.

Devi sapere che quando mio padre ha fatto uccidere mia madre, io avevo otto anni, io quel momento lo odiai, e una parte di me lo odia tutt’ora, ma lui è anche mio padre, comunque lui mi sottopose ad un allenamento a dir poco infernale, inoltre fece in modo che io non potessi disubbidirgli, in pratica ogni volta che disubbidivo venivo torturato stessa cosa accadeva quando non portavo a termine un lavoro come voleva lui, quindi quando ricevo un ordine io agisco come la bambola che sono. Inoltre a lui non interessa se sono suo figlio, lui si sbarazza di chi non gli serve, ha fatto così con le guardie che ti avevano fatto scappare”.

Quando ebbe finito Sin era sconvolta e gli disse: “ è orribile! È un mostro!, tuttavia non credo ancora alla tua storia hai delle prove?”, lui rise in modo triste e le disse: “ supponevo che me le avresti chiesto, comunque ora te le mostro”, detto questo si tolse la camicia e si girò di schiena, quando Sin vide la schiena del ragazzo rimase senza parole, era piena di cicatrici lasciate dai colpi di frusta.

Subito si pentì di non avergli creduto, e lentamente delle lacrime iniziarono a scorrerle sul viso, mentre gli chiedeva scusa, subito Hain le fu accanto e con dolcezza l’abbracciò.

Dopo che Sin si fu calmata cercò di staccarsi dal ragazzo, ma lui non voleva saperne di lasciarla, poi le prese il volto fra le mani e la baciò, fu un bacio piccolo e leggero, ma la ragazza che non si aspettava nulla del genere divenne rossa come un peperone, poi se né andò con un piccolo sorriso tra le labbra, mentre Sin aveva il cuore che le batteva a mille.

Una volta sola si chiese perché non lo avesse allontanato, ma in realtà già sapeva la risposta, si era innamorata.

Da quel momento il suo atteggiamento nei confronti di Hain cambiò, all’inizio quando lo vedeva arrossiva subito e si sentiva impacciata, cosa che non sfuggiva al ragazzo, tuttavia lui faceva finta di non accorgersene, poi finalmente Sin riuscì a comportarsi normalmente con Hain anche se ci volle un mese intero.

Ogni tanto la ragazza si nascondeva da qualche parte per cercare di prenderlo alla sprovvista, ma lui puntualmente riusciva sempre ad anticiparla e i due finivano sempre per riderci su.

Tuttavia questo nuova situazione non sfuggì a Zago, che di fronte al figlio fingeva di non sapere.

Poi un giorno gli esperimenti ricominciarono, solo che ora nonostante le scariche Sin non si lasciava più andare, anche se per riuscirci doveva concentrarsi molto e questo la stancava molto, tanto che quando la riportavano in camera si addormentava quasi subito, si svegliava solo quando percepiva la presenza del ragazzo.

Una sera mentre Sin dormiva profondamente, Hain le si avvicinò, lei nel sonno lo prese e lo abbracciò, poi sussurrò il suo nome, allora il ragazzo si liberò dolcemente dalla presa della ragazza e si mise nel letto con lei.

Sin ad un tratto percependo di non essere sola nel letto si svegliò e trovò Hain che la fissava, subito fece per alzarsi ma il ragazzo la fermò prima che potesse farlo e le disse: “ dormi, non fare caso a me”, lei lo guardò e un po’ rossa gli disse: “ farai il bravo vero?”, lui annuì allora lei si accucciò sul suo petto e gli disse: “ lo sai che ti odio vero?”, lui sorrise in modo furbo, perché sapeva che quella frase equivaleva ad un ti amo.

Mentre Sin dormiva, Hain pensava: “ ah perché questa ragazza si mostra così vulnerabile, non capisce quanta fatica mi costi fare il bravo”.

Passarono due mesi, e gli esperimenti non procedevano, perché Sin riusciva a resistere a tutti i loro metodi per farla infuriare.

Un mattino Zago convocò Hain nella sala del trono, una volta lì fu bloccato da un drappello di soldati, purtroppo preso alla sprovvista non riuscì a reagire, mentre era bloccato chiese al padre il perché di quell’atto, Zago rispose: “ se vuoi prendertela con qualcuno per questo fallo con la dea, è per colpa sua che sono costretto ad agire così”.

Sin nel frattempo fu portata nel laboratorio, tuttavia era abbastanza tranquilla, visto che era sicura di riuscire a resistere.

Quando fu tutto pronto entrò Zago che teneva Hain legato, quando la ragazza lo vide cercò subito di liberarsi, mentre Zago ridacchiava, poi parlò: “ mia cara come vedi ho qui mio figlio, se non vuoi che soffra dovrai obbedirmi, ogni volta che non lo farai sarà Hain a pagarne le conseguenze”.

Sin lo guardò, poi parlò: “ d’accordo farò quello che vuoi”, mentre lo diceva vedeva Hain che le faceva segno di no con la testa, ma lo ignorò, tuttavia notò che Hain era come svuotato, ormai aveva capito perfettamente che lui per il padre non era altro che una pedina sacrificabile, ormai non aveva più la forza di liberarsi, e questo fece soffrire la ragazza, che sapeva che una parte del ragazzo voleva farla finita, e che l’unico motivo per cui ancora non lo aveva fatto era per via dei sentimenti che provava verso di lei.

Quindi cominciò a mandare energia al cannone.

Passarono alcuni mesi e puntualmente la ragazza era costretta a fornire energia a quell’arma se voleva che Hain stesse bene, e puntualmente quell’arma veniva usata su coloro che si opponevano a Zago.

Tuttavia ogni tanto aveva provato a ribellarsi quando vedeva che troppe vite sarebbero state distrutte, e in quei momenti Hain né pagava lo scotto, ormai il corpo del ragazzo era pieno di ferite.

Ormai anche Hain era rinchiuso insieme a Sin, questo perché Zago voleva che la ragazza vedesse con i propri occhi quello che accadeva alla persona che amava se si ribellava, entrambi erano con le spalle al muro.

Una sera le guardie sentirono Hain e Sin litigare, poi sentirono il silenzio, quando entrarono videro che Sin aveva ucciso il ragazzo, subito intervenirono per separarla dal corpo di Hain, poi si avvicinarono per controllare che fosse ancora vivo, questo perché se lui moriva Zago avrebbe perso l’unico ricatto che funzionava sulla dea.

Una volta avvicinatesi, Hain si rialzò e a sorpresa abbatté le guardie che furono legate e disarmate dal ragazzo, il quale prese una delle spade, poi il ragazzo si complimentò con la ragazza per il piano e i due uscirono dalla cella.

Mentre erano nel corridoio Hain si girò verso Sin e le disse: “ stanotte farò finire tutto! Così finalmente potremo vivere insieme, io mi occuperò di quel bastardo, tu fa quel che devi, qui ci sono le chiavi per uscire fuori da questo laboratorio”, lei lo guardò e vide che ancora molte delle ferite del ragazzo non erano guarite e lo fece notare al diretto interessato, il quale le rispose: “ ma sei scema? Vuoi sprecare quest’opportunità per qualche graffio?”, a quelle parole la ragazza si arrabbiò e gli disse: “ sei tu l’idiota! Non vedi che sei ridotto come uno straccio!, così non potrai mai vincere! E se tu muori io resterei sola!”, poi vide la ragazza piangere, allora cercò di abbracciarla me lei lo tenne lontano, allora si avvicinò ulteriormente e l’abbracciò dicendole: “ scusami, so che sei preoccupata, ma non abbiamo altra scelta, quindi abbi fiducia in me”, poi Sin lo guardò e gli disse: “ ok, proverò ad avere fiducia in te, ma sappi che se muori ti prenderò a calci, quindi vedi di non morire!”, detto questo lo baciò e si avviò verso l’uscita.

Hain attraversò il laboratorio, poi prese le scale che collegavano il laboratorio al castello, e dopo cinque minuti si ritrovò nel castello.

Dopo aver corso raggiunse la sala del trono dove sapeva di trovare il padre ed entrò.

Non appena entrò trovò Zago con in mano la spada e un sorriso beffardo, poi l’uomo disse al figlio: “ non hai mai imparato a nascondere il tuo intento omicida”, detto questo entrambi si misero in guardia.

Nel frattempo Sin era riuscita ad uscire dal laboratorio, finalmente poté sentire di nuovo la voce di Shivra che le disse: “ mi sei mancata Sin, mi dispiace di non esserti stata d’aiuto”, Sin le rispose che non era stata colpa sua, e che era giunto il momento di prepararsi al rituale per entrare nella nuova era, detto questo scambiò la sua personalità con quella della dea.

Nel frattempo lo scontro tra Hain e Zago era iniziato.

Hain partì all’attacco mirando al cuore del padre, ma Zago lo parò senza il minimo sforzo, poi visto che il colpo era stato parato saltò e si portò alle spalle dell’uomo mirando alla collo, ma anche quello fu parato con facilità, Zago si girò e diede un calcio allo stomaco del ragazzo, il quale cadde in ginocchio senza fiato, poi si riprese e guardò l’uomo che lo aveva privato di tutto, ma stavolta lo avrebbe sconfitto, non si sarebbe più fatto rubare le persone a cui teneva.

Intanto Shivra stava radunando tutto il suo potere.

Zago approfittò della momentanea debolezza di Hain per colpirgli il braccio, lasciandogli un taglio profondo, poi disse al figlio: “ ottimi riflessi se non avessi schivato ora non avesti più il braccio”, Hain gli rispose: “ so benissimo che stai solo giocando con me, come fa il gatto col topo”, a quelle parole Zago sorrise in modo freddo.

Hain ripartì all’attacco con una serie di stoccate velocissime e alla fine una di esse andò a buon fine, colpendo Zago alla guancia sinistra, a quel punto per Zago finì il gioco e cominciò ad attaccare seriamente Hain, il quale fu costretto a schivare tutti i colpi se non voleva rimetterci le penne, però si accorse troppo tardi di essere finito contro la parete della sala, si era messo in trappola da solo, ora non poteva fare altro che parare.

Intanto Shivra era ormai pronta, tuttavia Sin notò qualcosa di diverso nell’energia della dea.

Nel frattempo Hain con un calcio riuscì ad allontanare Zago quel tanto che bastava per allontanarsi dalla parete; ormai il ragazzo aveva il fiatone, tentò una mossa azzardata, si fece trafiggere la mano per bloccare la spada avversaria, e mentre si preparava a colpire il padre gli fece uno sgambetto facendolo cadere a terra, poi per tenerlo fermo mise un piede sopra la sua testa e con un sorriso malvagio estrasse la spada in modo da fargli più male possibile poi disse: “ sei uno stupido! Saresti dovuto rimanere la mia bambola!, tu non riuscirai mai a battermi!, non solo non ti ucciderò ma passerai il resto della tua vita nel dolore che ti infliggerò, sarai un monito per chiunque osi sfidarmi”, poi per dargli un assaggio di quello che aveva appena detto prese la spada e lo trafisse allo stomaco, il ragazzo urlò di dolore mentre si metteva una mano nella pancia per fermare l’emorragia.

Hain era ormai senza forze, tuttavia non voleva arrendersi, così si fece forza e raccolse le ultime energie, con uno strattone si liberò, poi prese la spada e trafisse la gamba di Zago, il quale fu costretto a mettersi in ginocchio, con un ultimo sforzo lo trafisse alla gola, l’uomo cadde a terra senza emettere un suono, ma i suoi occhi erano increduli, a quel punto Hain si accasciò contro una parete e svenne.

Intanto Sin capì che non era una sua impressione l’energia della dea stava cambiando, da violenta e distruttiva a dolce e gentile, perciò chiese a Shivra di spiegarle, lei le rispose: “ ogni divinità ha un doppio volto, quindi io sto per mostrarti la mia seconda identità”, Sin ci pensò un attimo e poi sussurrò: “ la dea della creazione!”.

A quel punto Shivra le mostrò la sua seconda identità, i capelli divennero color arcobaleno come anche gli occhi, poi le spuntarono quattro ali di colore: rosso, blu, marrone e trasparente a simboleggiare i quattro i elementi, ed evocò il cancello dimensionale e lo fece attraversare alla terra.

Mentre si trovavano nel portale Shivra portò il corpo di Sin da Hain e dopo aver visto che il ragazzo era ferito lo curò.

Dopo qualche minuto Hain aprì gli occhi e rimase di stucco nel vedere l’aspetto della dea, poi Shivra parlò: “ ascoltatemi ora state attraversando il portale della nuova epoca, ma nessuno a parte voi due si ricorderà di averlo attraversato, dopo che sarete arrivati nella nuova epoca il mio compito sarà finito e farò ritorno al mio vero corpo, quindi prima di separarci vi volevo dire che sono stata felice di avervi incontrato e spero che abbiate una vita felice”, a quelle parole Sin pianse e la ringraziò per averla sempre protetta. Quando il rituale finì Shivra lasciò il corpo di Sin per sempre.

Da quel giorno sono passati dieci anni, Sin e Hain si sono sposati, e sono diventati il miglior medico del paese e il consigliere del nuovo sovrano.

End



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: