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lavoro pubblicato sabato 9 luglio 2016
ultima lettura martedì 9 luglio 2019

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Incubi.

di marcox. Letto 434 volte. Dallo scaffale Pensieri

In un mondo simile al nostro che poteva anche essere il nostro, l’uomo degli incubi farciva i riposi dei dormienti con truculenze e brutalit&agr...

In un mondo simile al nostro che poteva anche essere il nostro, l’uomo degli incubi farciva i riposi dei dormienti con truculenze e brutalità alle quali loro potessero assistere. Egli smistava le sue spaventevolezze ogni qualvolta scoccasse la dodicesima ora, la quale sanciva la fine del giorno del mondo in questione. L’esordio della dodicesima ora condannava i destinatari degl’incubi ad addormentarsi per sortilegio e non per snervamento, un sortilegio che permetteva all’uomo degl’incubi di bearsi, poiché egli plasmava orrori per undici ore e cinquantanove minuti ogni giorno ed il suo appagamento risiedeva nel vedere i suoi manufatti acquisire tangibilità. Un dì la sua trepidazione era inarrestabile , il bocciolo di un incubo senza uguali era fiorito al solo fine di richiudersi ed asfissiare l’innocente prossimo venturo. I suoi panorami magici però gli mostrarono un fanciullino addormentatosi in anticipo rispetto agli altri componenti della sua comunità. Il fanciullino s’imbatté subito nell’incubo e si terrificò. I membri della comunità si avvicinarono a lui al fine di aiutarlo e nonostante la dodicesima ora fosse scoccata la preoccupazione smorzò la presa del sortilegio su di loro non riuscendo perciò ad anestetizzarli. L’uomo degl’incubi furente si domandò come facessero a resistere e poco dopo, suo malgrado, fu egli ad addormentarsi, poiché la controindicazione dell’incantesimo prevedeva che se allo scoccare della dodicesima ora la veglia dei tormentati non si fosse infranta egli sarebbe stato costretto al riposo . Risvolto dovuto alla mancata fagocitazione del “tempo di veglia” appartenente agli innocenti e che questi ultimi cedevano controvoglia all’uomo degl’incubi affinché egli disponesse di tempo sufficiente per forgiare gli incubi e per assistere ai tumulti di coloro che li visionassero. Chiusi gli occhi, l’uomo degl’incubi assistette ad un enciclopedia di truculenze costituita non dagl’incubi che tessette per i suoi torturati, bensì dalle sventure che essi affrontavano nella vita reale. L’uomo degl’incubi si svegliò spaventatissimo e vide i malcapitati esanimi attorno al talamo del fanciullino. Ancora una volta erano stati vinti dal sortilegio. L’uomo degl’incubi si disprezzò poiché prorogava l’infelicità dei disgraziati, i quali erano costretti non solo a subire umiliazioni e spaventevolezze da svegli ma anche, per colpa sua, da dormienti. L’uomo degl’incubi non spese il tempo a sua disposizione per confezionare nuove brutture, attese che l’orologio della piccola comunità flagellata segnasse le ore undici e cinquantanove minuti si appressò al suddetto e lo manomise in modo che le sue lancette non potessero mai più avanzare ,poiché egli sapeva che se non fosse scoccata la dodicesima ora essi non sarebbero più stati assoggettati al sortilegio che imponeva loro di addormentarsi e di inabissarsi disperatamente negl’incubi. Avrebbero semplicemente vissuto insieme e la loro affezione reciproca non sarebbe mai più stata intervallata da dolore sognato od effettivo. L’uomo degl’incubi, subito dopo, si recò presso i domicili di coloro che esercitavano oppressione reale nei riguardi degli innocenti precedentemente graziati, ma non per iniettare dentro di loro abomini impressionanti che dovessero sognare e risognare, bensì per inoculare loro nell’anima durante il riposo bellezze, dolcezze, gentilezze, altruismi e cortesie che potessero istruirli su come dovessero comportarsi da desti. Il dì successivo i balordi si tramutarono in probi che aiutarono i tapini esattamente come avevano veduto la notte prima all’interno di uno dei sogni di cristallo che l’uomo degli incubi aveva generato.



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