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lavoro pubblicato sabato 9 luglio 2016
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

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Shinigami no tatari

di shirokitsune. Letto 527 volte. Dallo scaffale Fantasia

A quel punto lei parlò: “ sta tranquillo uomo, non ti ucciderò, perché altrimenti aumenterebbe la mia mole di lavoro, ma questo non vuol dire che non ti punirò!, perciò ascolta attentamente ciò che ti dirò e maledici il giorno in cui mi hai evocata! Ora p

Shinigami no tatari

Mille anni fa, esisteva una potente famiglia aristocratica, i Kuroshi. I quali erano molto temuti, perché tutti coloro che si erano trovati sul suo cammino erano misteriosamente morti.

Tuttavia un giorno il capofamiglia per eliminare una famiglia rivale disegnò il solito cerchio magico, e come sempre apparve lei, la Morte!; ma non ve la dovete immaginare come uno scheletro con falce, ma come una bellissima donna dai lunghi capelli neri, la pelle diafana e profondi occhi rossi, vestita con un lungo mantello nero e con in mano un’enorme falce.

Una volta dentro il cerchio la Morte parlò: “ quali sono i tuoi ordini padrone?”, il capofamiglia rispose: “ voglio che tu uccida la famiglia Hakumei”, poi fece cenno alla Morte di andare per eseguire l’ordine, tuttavia si accorse che lei sorrideva in modo sinistro, preoccupato controllò cosa non andasse, ma quando capì cos’era, era troppo tardi; la Morte era uscita dal cerchio vincolante, grazie ad un asse del pavimento rotta.

Una volta fuori dal cerchio, indicò la porta, che si chiuse a chiave, in questo modo bloccò l’unica via di fuga al capofamiglia, che ora la guardava con occhi pieni di paura.

A quel punto lei parlò: “ sta tranquillo uomo, non ti ucciderò, perché altrimenti aumenterebbe la mia mole di lavoro, ma questo non vuol dire che non ti punirò!, perciò ascolta attentamente ciò che ti dirò e maledici il giorno in cui mi hai evocata! Ora per mio ordine tu e tutti i tuoi familiari avrete dimezzata la durata della vostra vita! Mentre i tuoi discendenti per sopravvivere dovranno sottrarre sangue ai vivi, altrimenti la loro vita terminerà! Questa maledizione terminerà quando io mi sentirò soddisfatta. Addio uomo! Ci vedremo presto!”. Detto questo sparì e con lei il libro dell’evocazione.

Dopo che la morte se ne fu andata il capofamiglia sprofondò nella più totale disperazione, perché per un capriccio aveva condannato tutta la sua famiglia.

Dopo questo triste pensiero si fece coraggio e radunò tutta la famiglia, la quale era composta da una ventina di persone, e disse loro cos’era accaduto. Tutti sprofondarono in una cupa desolazione.

Col passare del tempo i membri superstiti della famiglia Kuroshi avevano cercato un modo per spezzare la maledizione, consultando ogni saggio, esorcista e ciarlatano che riuscirono a trovare, ma fu inutile.

Nel frattempo il tempo passava inesorabile. Presente, anno 2017.

In una piccola cittadina chiamata Crosschange, viveva un bel ragazzo di diciassette anni di nome Haine, il quale viveva il quella cittadina da quando era nato, tuttavia non gli era rimasto nessun parente in vita; tre anni prima suo padre era morto in un incidente stradale, e subito dopo era morta sua madre, le cause della morte di lei erano ignote, la gente ancora oggi diceva che era morta per il dolore.

Il ragazzo aveva capelli neri, pelle cerulea e occhi di un colore molto particolare, erano infatti rossi, e questa sua caratteristica era fonte di continue occhiate da parte dei cittadini.

Haine era un tipo calmo e taciturno che faceva di tutto per non attirare troppo l’attenzione, e lo faceva tenendo tutti a distanza, ma in realtà era una persona gentile.

Haine frequentava il terzo anno nel suo liceo.

Una mattina il professore entrò in classe dicendo che avevano una nuova compagna di classe che si era appena trasferita, poi fece cenno alla ragazza di entrare.

La ragazza una volta entrata in classe si presentò come Rea Kronoha, e subito dopo si andò a sedere nell’unico posto libero, che casualmente si trovava accanto ad Haine.

La ragazza salutò il suo vicino di banco, ma lui fece appena un cenno del capo.

Durante la ricreazione si formò un gruppetto di curiosi che cominciò a fare molte domande a Rea, e lei rispondeva con semplicità e con un gran sorriso, e grazie al suo carattere allegro e solare fu subito accolta nella classe.

I giorni procedevano tranquilli e Rea ormai era a tutti gli effetti un membro della classe.

Lei cercava sempre di coinvolgere nelle attività di classe anche Haine, ma senza risultato, e tutte le volte le sue compagne di classe le dicevano: “ è inutile Rea!, ci abbiamo provato anche noi, ma abbiamo fallito!”.

Un giorno durante una lezione, una loro compagna svenne, tutti si radunarono intorno a lei, ma nessuno fece niente, finchè Haine non si alzò in piedi, sollevò la ragazza e la portò in infermeria.

Verso la fine delle lezioni, la ragazza che si era ripresa andò a ringraziarlo, ma lui disse che non c’è né era bisogno.

Un giorno Rea durante l’intervallo chiese ad Haine di seguirla perché gli doveva parlare, lui acconsentì e insieme andarono verso il tetto della scuola.

Una volta lì Haine le chiese: “ bè cosa vuoi?” e lei rispose: “ ho notato che cerchi di non stringere legami con nessuno… vederti così mi fa sentire triste, quindi se c’è un motivo vorrei che me lo dicessi, e insieme cercheremo una soluzione”, quando ebbe finito aspettò qualche minuto per vedere la reazione del ragazzo, lui la guardò e cominciò a ridere in modo spietato ma Rea notò che nonostante lui ridesse i suoi occhi erano molto tristi e allo stesso tempo freddi, poi parlò: “ il mio non è un problema che si possa risolvere con una chiacchierata! E comunque non sono affari tuoi!, ora scusami ma ritorno in classe, comunque ti ringrazio per esserti preoccupata per me”, detto questo le accarezzò la testa e poi la lasciò sola sul tetto. La ragazza si toccò automaticamente la testa nel punto in cui lui aveva posato la sua mano e arrossì.

Quando tornò in aula, non fece altro che guardarlo, ormai aveva deciso che in un modo o nell’altro lo avrebbe convinto a legare con gli altri, questo perché lei avvertiva una sorta di legame con lui, come se avessero qualcosa in comune.

Passarono molte settimane, e i piani di Rea per coinvolgere Haine nelle attività di classe fallivano una dopo l’altra.

Un giorno alla fine delle lezioni, quando ormai in aula non c’era più nessuno, Haine bloccò Rea contro il muro e le disse con rabbia di smetterla, ma lei lo guardò dritto negli occhi e gli disse: “ no! Non ti lascerò nella tua solitudine!” e lui: “ perché? Perché fai tutto questo per me? Non potresti lasciarmi in pace? Fallo è meglio per te!”. Detto questo la lasciò e andò via.

Dopo essere rimasta sola, lei stessa si chiese il perché, l’unica cosa chiara era che voleva aiutarlo.

Qualche settimana dopo accadde un fatto che cambiò la vita della ragazza per sempre.

Una domenica sera Rea era uscita a comprare delle lattine di aranciata; mentre era sulla via del ritorno decise di passare davanti alla casa di Haine, però lui abitava un po’ fuori mano e impiegò circa mezz’ora per arrivarci.

All’improvviso un ragazzo le bloccò la strada e le chiese se le andasse di fargli compagnia, lei rifiutò, allora il ragazzo la prese per un braccio, lei cercò di liberarsi dalla presa, ma lui la teneva stretta, allora per liberarsi gli diede un calcio e scappò, ma sbucarono altri due ragazzi che la circondarono; a quel punto il ragazzo che l’aveva bloccata in precedenza e che era il capo disse: “ beh non puoi più scappare! Adesso verrai con noi! Vedrai ti divertirai ahahaha!”.

Rea a quel punto cominciò ad urlare chiedendo aiuto, mentre veniva trascinata, ma uno degli altri due le tappò la bocca.

Ad un tratto uno dei complici cadde al suolo svenuto; alle sue spalle c’era Haine, che era furioso.

Rea non lo aveva mai visto così, c’era qualcosa di terribile in lui, qualcosa di non umano.

Il secondo ragazzo cercò di attaccarlo, ma lui lo prese e con una sola mano lo scagliò lontano da Rea, lasciandolo svenuto, il terzo che era il capo prese Rea come ostaggio ed estrasse un coltello, quando Rea vide il coltello cominciò a respirare affannosamente, questo perché nella sua mente stava rivivendo il trauma di veder sua sorella morire pugnalata davanti lei, questo le succedeva ogni volta vedeva qualcuno impugnare un coltello; i suoi genitori per aiutarla a superare il trauma la fecero trasferire a Crosschange dato che la cittadina aveva una buona reputazione.

Haine vide che Rea non era in sé e che non si muoveva, decise di avvicinarsi con calma, mentre il ragazzo che teneva in ostaggio la ragazza arretrava, a quel punto Haine cominciò a correre e il rapitore impaurito lasciò andare di colpo la ragazza la quale si accasciò a terra e caricò contro Haine in un atto disperato e lo colpì ad un fianco, ma lui con un ghigno demoniaco estrasse il coltello, ma dalla ferita non usciva nemmeno un po’ di sangue, a quel punto il ragazzo buttò il coltello e corse via urlando spaventato.

Haine si avvicinò a Rea, però vide che la ragazza era sottoshock, allora si sedette e l’abbracciò finchè lei non tornò in sé, poi lui si alzò e tese la sua mano verso la ragazza, lei l’afferrò e lui la tirò su.

Poi lasciò velocemente la mano di Rea e le disse con tono irritato: “ che cavolo combini cretina! Venire qui da sola! Se non fossi intervenuto io chissà cosa ti sarebbe potuto capitare!, poi mi vuoi dire perché quando il tizio a estratto il coltello te ne sei stata imbambolata? Non è da te!” Rea disse: “ sono venuta perché mi ci hanno trascinato i miei piedi. Poi mi sono imbambolata perché ogni volta che vedo un coltello in mano a qualcuno mi viene in mente la scena dell’omicidio di mia sorella…” detto questo lacrime silenziose iniziarono a scorrerle lungo il viso, Haine avrebbe voluto abbracciarla, invece si costrinse a comportarsi con freddezza, poi disse: “ bè non sei ancora scappata urlando come una pazza?”, lo disse con un tono freddo e cinico, ma Rea ancora una volta vide il suo sguardo triste, poi parlò: “ perché dovrei scappare davanti a chi mi ha salvato? Anche se ammetto di essere stupita, mi piacerebbe sapere chi sei veramente”, lui la guardò un attimo e poi scoppiò a ridere, dopo che si ricompose le disse: “ non stasera, per oggi ti accompagno a casa e mi raccomando acqua in bocca!”. Lei annuì. Poi lui la riaccompagnò a casa e notò che le luci erano spente, perciò le chiese se i suoi dormissero, lei scosse la testa e disse: “ in questa casa ci abito solo io, i miei sono sempre all’estero per lavoro”, detto questo lo ringraziò e lo salutò.

Il mattino seguente a scuola Rea era distrutta dalla stanchezza, perché per tutta la notte non aveva fatto altro che ripensare a ciò che era accaduto, e anche come avesse facilmente rivelato ad Haine il suo trauma, sapeva solo che con lui si sentiva tranquilla; mentre era persa nei suoi pensieri si addormentò, Haine la vide e sorrise tra sé.

Quando tutti cominciarono ad andare a casa, Haine si avvicinò a Rea e le chiese se le andasse di venire a casa sua, lei accettò immediatamente l’invito.

Una volta entrata a casa di Haine, Rea si sentì un po’ nervosa, perché sapeva che lui abitava da solo, e fra sé si domandò se non fosse stata troppo avventata ad andare da sola a casa di un ragazzo, tuttavia scacciò quei pensieri e si concentrò sulla casa.

Haine che aveva intuito cosa le passasse per la testa decise di farle uno scherzo. Le si avvicinò e con uno sguardo serio la prese in braccio, e mentre lei cercava di divincolarsi la buttò sul letto, Rea era assolutamente sconvolta e imbarazzata, non le era mai capitata una situazione come quella e non sapeva cosa fare, poi lui le si avvicinò, la guardò e scoppiò a ridere, dicendole tra una risata e l’altra che la sua faccia sconvolta era fantastica, rise talmente tanto che cadde dal letto; al quel punto fu Rea a ridere e gli disse: “ ben ti sta!”.

I due ragazzi risero per almeno mezz’ora. Poi una volta tornati seri, Haine la portò in cucina e le portò un tè caldo mentre iniziava a raccontare la storia della sua famiglia.

Così iniziò a parlare: “ io sono Haine Kuroshi, discendo da una nobile famiglia che era riuscita a rendere sua schiava la Morte; ma questa riuscì a liberasi e infuriata lanciò una maledizione alla mia famiglia. A chi era in vita dimezzò la durata della propria esistenza, mentre i futuri nascituri sarebbero nati privi di sangue e quindi per sopravvivere avrebbero dovuto sottrarlo ai vivi”.

Nel frattempo il ragazzo notò che Rea lo fissava con uno sguardo attento e notò una luce di comprensione nei suoi occhi.

Poi continuò il racconto: “ il problema e che quando succhio il sangue vedo anche i ricordi, per questo più una persona è buona più ha dei bei ricordi ed un odore molto invitante. Comunque io penso che ci siamo meritati questa punizione. In ogni caso la Morte disse al mio antenato che la maledizione sarebbe terminata quando lei non fosse più stata infuriata con noi, questo e tutto!”.

Una volta terminato il racconto la guardò per vedere la sua reazione.

Rea lo guardò poi disse urlando: “ sei un cretino! Non è giusta per niente questa cosa! Tu e gli altri prima di te non avete fatto niente di sbagliato! Doveva punire solo il capofamiglia!”. Haine la fissò e pensò che quella ragazza lo stupiva ogni giorno di più.

Rea parlò di nuovo stavolta con più calma e disse: “ quindi in pratica sei un vampiro, e puoi definirti vivo solo quando succhi il sangue delle persone, e ogni quanto lo devi prendere per non morire?”.

Haine la fissò di nuovo stupito e disse: “ sei davvero strana, al tuo posto qualunque persona sarebbe come minimo già fuggita. Comunque per rispondere alla tua domanda ho bisogno di prenderlo una volta alla settimana”.

Quando Rea tornò a casa aveva la testa piena d’informazioni, tuttavia il suo pensiero era rivolto ad Haine. Tuttavia anche Haine non riusciva a togliersi dalla mente Rea, questo perché lei era stata la prima persona vivente oltre suo padre ad accettare con tranquillità quello che era.

Tuttavia lui non le aveva raccontato proprio tutto, almeno era questa la sensazione che lei aveva.

A scuola lui si comportava come al solito, e Rea cercava ancora di coinvolgerlo, pur sapendo che era inutile.

Passarono in tranquillità due mesi.

Rea ormai era diventata un ospite fisso a casa di Haine, tanto che lui le diceva per scherzo: “ se vuoi ti puoi trasferire qui!, tanto passi più tempo qui che a casa tua”, e lei per tutta risposta gli rispondeva con una linguaccia.

Un lunedì Rea notò che Haine era assente da scuola e la cosa la preoccupò visto che lui non si assentava mai.

Così dopo la scuola andò a trovarlo, bussò ma non rispose nessuno, bussò ancora ma niente. Alla fine prese la chiave di riserva da sotto il tappetino ed entrò.

Una volta dentro lo chiamò, e sentì un debole lamento provenire dalla cucina, entrò e lo vide steso a terra, subito lo prese e lo trascinò nel letto. Rea fece molta fatica a portarlo a letto perché lui era molto più alto di lei.

Una volta al caldo sotto le coperte Haine si riprese, e subito Rea gli chiese cos’era successo, e lui molto debolmente rispose: “ Ho bevuto poco sangue, e quindi l’ho quasi esaurito, purtroppo il tipo a cui l’ho preso era un poco di buono. Ah mi sento un vero schifo!”. A quel punto Rea disse: “ prendine un po’ del mio, non voglio vederti morire!”; lui la guardò con stupore, però declinò la sua offerta, lei insistè e gli chiese perché non volesse prendere il sangue da lei, Haine restò zitto per alcuni minuti, valutando se dirle o no il perché, ma alla fine cedette sotto le insistenze della ragazza e disse: “ va bene hai vinto parlo!, vedi quando noi prendiamo anche solo una volta il sangue di chi ci piace poi non possiamo più bere il sangue di altre persone, di conseguenza se muore quella persona noi la seguiamo subito dopo; proprio come è successo ai miei genitori”.

Rea lo fissò e quando comprese le sue parole arrossì così tanto che si sentiva la faccia rovente, si alzò per andare a sciacquarsi la faccia, ma Haine la trattenne per un braccio, lei si voltò verso di lui e notò che anche lui era arrossito anche se non come lei.

Rea si sedette vicino a lui e gli disse: “ bevi il mio sangue Haine! Altrimenti te lo faccio ingoiare a forza!, da oggi ti cederò il mio sangue”, lui la guardò esasperato e le disse: “ sei sicura? Una volta che avrò bevuto il tuo sangue non si potrà tornare indietro”, lei annuì.

A quel punto i denti da vampiro di Haine fecero la loro comparsa, erano molto lunghi e molto sottili, lui si avvicinò, poi con delicatezza le morse il collo e la strinse mentre beveva il suo sangue e vedeva i suoi ricordi, compreso la scena dell’omicidio della sorella, e capì che entrambi avevano visto la morte molto da vicino, era nato da questo il loro legame.

Quando ebbe finito si accorse che Rea era svenuta, e pensò forse aveva esagerato un po’.

Quando Rea si riprese tentò di alzarsi ma non ci riuscì, Haine le si avvicinò e le disse : “ ti ho preso molto sangue è normale che non riesci ad alzarti, per stasera resta a dormire qui”, lei annuì e si stese di nuovo, quando lo fece il ragazzo le si avvicinò e le diede un bacio sulla fronte facendola arrossire, le disse: “ brava bambina, ora riposati”.

Mentre diceva questo Haine si preparava a dormire in salotto, ma lei lo fermò e con il volto rosso gli disse: “ dormiamo insieme, odio dormire sola, a casa infatti dormo con il mio peluches preferito”, lui la guardò con uno sguardo divertito e le disse: “ vorrà dire che per stasera sarò io il tuo peluches”, mentre lo diceva la metteva sotto le coperte, mentre lui si metteva sopra le coperte. Da sotto le coperte notò che Haine avevo ripreso calore e con un sorriso si addormentò, mentre Haine aveva finalmente appagato la sua sete.

L’indomani quando Rea si svegliò era già mezzogiorno, ma per fortuna era festa, si girò e vide che Haine era già in piedi, così per scherzare gli disse: “ pensavo che i vampiri si svegliassero solo di sera e dormissero nelle bare!”, Haine rise e le rispose per le rime: “ purtroppo una certa persona non mi ha fatto dormire, visto che continuava a rotolarsi nel letto, ormai i vampiri non dormono più nelle bare sono così fuori moda”, poi si guardarono e scoppiarono a ridere.

Una volta tornata a casa si sistemò, poi mandò un messaggio ad Haine, chiedendogli se gli andasse di uscire, visto che c’era una bella giornata, lui rispose di si, e dopo mezz’ora si incontrarono nella piazza principale.

Per tutta la giornata andarono in giro per negozi, finché non furono sorpresi da delle amiche di Rea che subito la interrogarono prendendola in disparte: “ allora quando vi siete messi insieme? E’ stato lui a dichiararsi? Forza racconta!”, Rea arrossì e disse: “ si è dichiarato ieri”, le sue amiche ridacchiarono e poi dissero rivolte ad Haine: “ mi raccomando trattala bene! Altrimenti te la vedrai con noi capito?”, Haine sorrise e annuì, loro restarono stupite, non avevano mai visto Haine sorridere, poi una di loro disse: “ il potere dell’amore”, e le altre risero mentre se ne andavano.

Una volta tornato a casa Haine fu assalito da una sete tremenda, si portò le mani alla gola che bruciava; questa sete durò per giorni, tutto il suo corpo gli sussurrava di volere il sangue di Rea.

Quando Rea era con lui, Haine faceva di tutto per nascondere il suo stato alla ragazza.

Finalmente arrivò il fine settimana per Haine, finalmente avrebbe potuto bere il sangue della ragazza, ormai era arrivato al limite.

Quando Rea andò a trovarlo, lui le diede appena il tempo di entrare in casa che subito cominciò a bere il suo sangue. Quando ebbe finito notò che Rea non era svenuta, tuttavia ebbe un mancamento, lui la prese al volo e la fece sedere su una sedia, poi con una goccia del suo sangue fece sparire i segni del morso.

Non appena Rea si riprese gli disse: “ wow! Eri proprio assetato! Non mi hai dato neanche il tempo di entrare in casa”, lui si scusò e le disse che era arrivato al limite, detto questo la abbracciò.

Dopo qualche istante Rea gli disse: “ sai pensavo anziché prendere il sangue tutto in una volta, potresti prenderlo un po’ per volta nel corso della settimana, così io non sverrei e tu non dovresti arrivare al limite, che dici?”, lui ci pensò e le disse: “ hai ragione! Non ci avevo mai pensato!”.

I giorni passavano sereni.

Tuttavia Rea si accorse che ogni volta che lui doveva prendere il suo sangue i suoi occhi diventavano tristi, perché non voleva farle del male.

Ogni fine settimana lei passava la notte a casa di Haine, ma lui si comportava come un cavaliere, però ogni tanto le faceva degli scherzi. Ad esempio una volta la buttò totalmente vestita nella vasca, ma mentre cadeva lei lo trascinò con sé.

Man mano che il tempo passava nella mente di Rea balenava un ‘idea, ovvero spezzare la maledizione, perché non voleva che Haine soffrisse ancora. Tuttavia non gli disse niente, perché sapeva che a lui non sarebbe piaciuta quell’idea.

Così ogni volta che non era con Haine cercava un modo per spezzare la maledizione. Purtroppo le sue ricerche non portarono da nessuna parte.

Haine notò che Rea nell’ultimo periodo era stanca.

Una sera mentre Haine stava bevendo un po’ di sangue, notò che Rea era stranamente tesa, così si fermò e la guardò con occhi freddi come il ghiaccio,dicendole: “ cosa mi stai nascondendo? Ultimamente sei sempre stanca, lo sai che mi basta bere il tuo sangue per scoprirlo”, Rea vedendo il suo sguardo si sentì trafitta come da una lama, tuttavia ostentando un finto atteggiamento disinvolto gli disse: “ non ti nascondo proprio niente!”, a quel punto lui la buttò sul letto e la bloccò sotto il suo peso, lei cercò di liberarsi ma fu inutile, lui era troppo forte, così si rassegnò a restare bloccata in quel modo.

Mentre la teneva ferma, Haine con ancora quello sguardo freddo come il ghiaccio le disse: “ lo sai che sei negata a mentire, visto che non me lo vuoi dire vorrà dire che lo scoprirò”, detto questo riprese a bere, mentre lei si sforzava con tutte le sue forze di tenerglielo nascosto. Alla fine quando lui la lasciò andare, la guardò e le disse: “ purtroppo non ho scoperto niente, ma stai sicura che lo scoprirò, visto che ti stai impegnando tanto per nascondermelo; spero solo che tu non stia pensando di fare qualcosa di stupido!”, lei lo guardò e sorrise imbarazzata.

Il tempo passava e arrivò Giugno, il che voleva dire studiare per gli esami, quindi sia Rea che Haine dovettero chiudersi in casa a studiare, e Rea dovette interrompere momentaneamente la sua ricerca.

Una volta terminati gli esami si tenne la consegna dei diplomi, e finalmente sia Rea che Haine ottennero il loro diploma.

Visto che erano finalmente liberi decisero di andare al mare. Lei si mise al sole, mentre lui sotto l’ombrellone, Rea per scherzare disse: “ cos’è se stai al sole rischi di diventare cenere?, Haine le rispose a tono: “ esattamente! E tu invece speri di friggerti mettendoti al sole delle dodici?”, lei per tutta risposta gli fece una smorfia, poi risero entrambi.

Dopo mezz’ora Haine si accorse che Rea si era addormentata sotto il sole, così senza che lei si accorgesse di niente la prese e la tirò in acqua, lei si svegliò di colpo e infuriata lo prese a male parole; lui per tutta risposta si mise a ridere, allora per vendetta Rea gli lanciò una palla di sabbia e lo colpì al petto, Haine smise di ridere e le lanciò uno sguardo di sfida dicendole: “ vuoi la guerra? E guerra sia!”. Quando ebbero terminato la loro sfida erano ricoperti di sabbia dalla testa ai piedi, perciò si tuffarono in acqua per darsi una ripulita. Tornati a casa crollarono dalla stanchezza.

La settimana successiva Haine vide che Rea era un po’ giù di morale, però quando le chiese cosa avesse, lei rispose che non aveva niente.

Il giovedì di quella settimana Haine invitò Rea a casa sua, lei all’inizio rifiutò dicendo di non sentirsi bene, ma alla fine cedette sotto le insistenze del ragazzo. Quando arrivò a casa sua, Haine le coprì gli occhi con le sue mani, lei chiese il perchè, e lui le rispose: “ ora lo vedrai!”, nel frattempo la portò in cucina, poi le disse: “ apri gli occhi!”.

Quando lei aprì gli occhi vide la cucina tutta illuminata dalla luce delle candele e sul tavolo un’enorme torta con scritto “ tanti auguri Rea!”. La ragazza rimase stupita e disse ad Haine: “ come hai fatto a sapere che oggi è il mio compleanno?”, poi ci pensò un attimo e disse: “ non dirmi che è stato quando mi hai succhiato il sangue?”, Haine fece un bel sorriso e annuì poi disse: “ sapevo che i tuoi non potevano venire per il tuo compleanno, e siccome non ti voglio vedere triste ho organizzato tutto questo per te”, Rea era commossa; per la contentezza gli saltò al collo e lo baciò, lui arrossì un po’, poi Rea disse: “ questa torta è enorme dove l’hai presa?”, il ragazzo arrossì di nuovo e disse che l’aveva fatta lui, lei disse: “ wow! Sai fare anche i dolci! Sei proprio da sposare! Grazie Haine, mi hai resa felicissima!”.

Dopo la torta Haine le porse il suo regalo, che Rea aprì con trepidazione e dentro la busta vi trovò un bel paio di orecchini a pendaglio rossi. Lei lo abbracciò con foga, ma siccome il ragazzo non si aspettava tutta quella foga caddero entrambi a terra.

Una volta a terra Rea scoppiò a ridere senza motivo, poi si alzò e prese un mestolo, mentre Haine la guardava con uno sguardo interrogativo, lei cominciò a cantare a squarciagola, a quel punto Haine che aveva capito le disse: “ ehi Rea ma ti sei ubriacata? Eppure hai bevuto solo due bicchieri di spumante!”; lei lo fissò con uno sguardo un po’ vacuo e disse: “ non sono ubriaca! Ahahahahaha!”,appena ebbe finito di parlare cominciò a duellare con un nemico immaginario, a quel punto Haine decise di afferrarla prima che si facesse male, ma lei era sfuggente come un gatto. Alla fine con molta molta fatica riuscì ad afferrarla, anche se lei cercava ancora di scappare, poi se la mise in spalla come un sacco di patate, mentre lei ancora rideva, e la mise a letto.

A quel punto lei cominciò a sbottonarsi la camicia, Haine con un sospiro esausto le disse: “ che stai facendo? Mi stai invitando?”, lei lo guardò e rispose: “ ho caldo!”, poi gli fece una linguaccia, a quel punto lui rassegnato prese la coperta e la mise addosso a Rea.

L’indomani Rea si alzò con una mal di testa assurdo, andò in cucina e Haine le disse con un tono a metà tra l’irritato e il divertito: “ ieri sei stata proprio interessante!”, mentre nella sua mente pensava: “ non hai idea della fatica che ho fatto per metterti a dormire, non ti farò bere mai più! Poco ma sicuro!”, Rea parlò con un tono preoccupato: “ cosa ho fatto? non ricordo nulla!” ma Haine le disse: “ ho la bocca cucita”, lei insistè ma non gli cavò nulla.

Così andò a farsi una doccia per schiarirsi le idee, quando uscì dalla doccia chiese ad Haine se le passava i suoi vestiti, il ragazzo rispose di si, ma sul suo volto era comparso un bel ghigno.

Quando si avvicinò alla porta e l’aprì vide Rea in accappatoio, lei disse: “ chi ti ha detto di entrare! esci!”, lui per tutta risposta la prese in braccio e all’orecchio le disse: “ ora ti farai perdonare per ieri”, lei arrossì all’istante non aveva mai sentito la sua voce così calda.

Una volta nel letto, Rea era totalmente nel panico, non sapeva che fare, alzò lo sguardo e vide che Haine sogghignava , lui la guardò e lei arrossì, poi lui la baciò con delicatezza, prima la fronte fino a che non arrivò alla bocca, poi scese sul collo, mentre piano piano la spogliava, lei cominciò a rilassarsi, e alla fine divennero un tutt’uno; lei non aveva mai provato una simile sensazione si sentiva un tutt’uno con lui e per lui valeva la stessa cosa.

Quando ebbero finito crollarono addormentati. Quando si svegliarono era pomeriggio inoltrato, Rea salutò Haine ancora rossa in viso, mentre lui sogghignava e tornò casa. Una volta a casa sua ripensò a quello che era successo e arrossì talmente tanto che dovette sciacquarsi la faccia.

L’indomani riprese le ricerche, e visto che non aveva trovato nulla decise di recarsi in biblioteca. Quando vi arrivò si diresse verso il reparto di occulto, cominciò a controllare tutti i titoli, ad un tratto notò che dove prima c’era uno spazio vuoto era comparso un libro, incuriosita lo prese e capì subito che era il libro che cercava, così lo aprì e ricopiò le parti che le interessavano, quando lo riposò notò che il libro era sparito, ma la cosa non la preoccupava più di tanto.

Tornò a casa che stava letteralmente saltando di gioia, ora doveva solo fare in modo che Haine non scoprisse cosa stava cercando di fare.

Il giorno dopo cominciò a fare i preparativi, ossia disegnò il cerchio magico sul pavimento, tuttavia evitò appositamente di scrivere la formula di contenimento per obbligare la Morte ad obbedire.

Nel frattempo Haine per non si sa quale motivo si sentiva inquieto, aveva un brutto presentimento, cercò di non dargli peso, tuttavia verso sera andò a casa di Rea.

Nel frattempo la ragazza aveva evocato lei, la Morte! La quale le disse: “ era da parecchio che qualche stolto non mi richiamava, comunque sono qui, e voglio sapere cosa vuoi da me umana?”, Rea era senza parole, era la prima volta che si trovava davanti una donna così bella e terribile insieme, tuttavia prese coraggio e parlò: “ mi dispiace averti evocata, ma avrei una richiesta da farvi, vorrei che annullaste la maledizione di Haine, lui ha già sofferto abbastanza!”, la Morte la guardò con uno sguardo triste e disse: “ piccola umana, sono d’accordo con te, purtroppo c’è un problema, quando lanciai quella maledizione ero furiosa e volevo lasciarla perenne, quando mi calmai mi accorsi di essere stata troppo crudele, c’è un solo modo per scioglierla, ossia che la persona che lui ama ceda la sua vita”.

Nel Frattempo Haine era arrivato a casa di Rea, e il suo brutto presentimento si confermò quando vide la porta socchiusa.

Rea ci pensò e acconsentì e mentre prendeva un tagliacarte disse: “ sei stata tu a farmi trovare il libro, affinché io ti evocassi per ottenere la risposta per spezzare la maledizione vero?”, la Morte la guardò con uno sguardo dolce e triste e disse: “ mi dispiace davvero! Ti ho fatto avere il libro perché Haine è stato l’unico della sua famiglia a dire di essersi meritato quella punizione, tuttavia tutto è nelle tue mani Rea”. Rea prese il tagliacarte e si trafisse il cuore. Nel frattempo Haine stava salendo le scale che portavano alla stanza di Rea, quando all’improvviso sentì un calore lancinante, si accasciò ma continuò ad avanzare.

Quando entrò e vide la scena, si diresse immediatamente verso il corpo della ragazza, poi si girò verso la Morte e urlando di rabbia le disse: “ che cosa le hai fatto!”, lei lo guardò con occhi tristi e gli disse: “ Haine Kuroshi, lei ha deciso di sua volontà di cedere la sua vita in cambio della rottura della maledizione che gravava su di te, in questo momento sei tornato umano”, detto questo scomparve, lasciando Haine col suo dolore.

Lui abbracciò il corpo della ragazza poi piangendo disse: “ perché? Perché? Perché sei arrivata a tanto! Ti avevo detto di non fare nulla di stupido!, ma stai tranquilla non ti lascerò sola!”.

Detto questo prese il tagliacarte e si trafisse, morendo accanto a Rea.

Quando sia Rea che Haine aprirono gli occhi, si ritrovarono in un enorme sala fatta di cristallo nero, illuminata da torce che emettevano una luce blu e su un trono messo al centro della sala videro la Morte, la quale disse: “ in questo momento vi trovate nell’aldilà, sono rimasta profondamente colpita dal vostro amore, quindi vi offro due scelte: la prima, consiste nel reincarnarvi, tuttavia c’è la possibilità che non vi incontriate mai più; la seconda è che diventiate miei subalterni, ossia raccoglitori di anime che sono pronte per venire qui, questo vuol dire che potrete tornare nella vostra città, tuttavia per metà sarete abitanti di questo posto, questo vuol dire che nessuno farà più caso a voi, nel senso che sparirete dai ricordi delle persone che incontrerete, inoltre i vostri familiari e conoscenti si scorderanno di voi, in pratica sarà come se non vi avessero mai conosciuto”, i due ragazzi si guardarono e accettarono, poi Haine abbracciò stretta Rea e le disse: “ sei una cretina! Ero convinto di non rivederti mai più!, non farmi mai più una cosa del genere”, lei annuì, ricambiando l’abbraccio del ragazzo e dicendogli: “ non ci separeremo mai più”. Il tutto sotto lo sguardo benevolo di Morte.

END



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