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lavoro pubblicato venerdì 8 luglio 2016
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le vite e i giorni (capitolo quarto)

di elisabettastorioni. Letto 345 volte. Dallo scaffale Fantascienza

"Posso lasciare il mio tesorino da te, Isa?" le chiese Maria mentre s'avvicinava alla porta del salottino, l'amica era in procinto di infila...

"Posso lasciare il mio tesorino da te, Isa?" le chiese Maria mentre s'avvicinava alla porta del salottino, l'amica era in procinto di infilare le braccia nelle maniche del giubbotto "Certo, lascia pure qui, poi torni a dormire, vero?" Maria nel frattempo aveva raccolto e messo in spalla una delle due borse che s'era portata dietro. Riccardo ed Alessandro erano già in cammino lungo il vialetto di sassi, Gioia e Michela li seguivano, ancora vicini al portone, importunando Gianmaria, Rebecca cercava con gli occhi la sua borsa. Trovatala infine sotto l'unico tavolo, addossato al muro, piccolo ed inutilizzato, la trascinò fino al corridoio dove stava Isabella e Maria. Quest'ultima le osservò i pantaloni e notò che ne indossava un paio in velluto leggero, di colore scuro "Ma non ti sei messa i pantaloni che avevi dalla nonna?" le chiese, Rebecca si guardò a sua volta le gambe e poi ritornò all'amica "Sai che mi son dimenticata di chiederglieli? Sono anche andata da lei oggi, e avevo portato anche altri vestiti" il tono della voce le si alzava via via che aggiungeva dettagli "Non mi sono nemmeno cambiata, vedi un po' te: questo è quello che avevo a scuola oggi" mostrò con un veloce gesto della mano il suo abbigliamento. Maria intanto le passò il suo giubbotto rimproverandola per la sua distrazione "Ultimamente sei un po' sulle nuvole" l'amica poggiò la borsa a terra, stringendola fra i piedi, ed afferrò il giubbotto "Se vuoi puoi lasciare qui la borsa" intervenì Isabella che le attendeva più avanti al portone. Rebecca scosse il capo "Mi rende nervosa andare in giro senza borsa" le confessò, Maria le fece segno con la testa di incamminarsi, lei lo comprese e Isabella fece loro strada. "Mi sono solo truccata" aggiunse mentre camminavano sul vialetto, la proprietaria della casa si fermò alla soglia del portone, attendendo che le due uscissero per assicurarsi di chiuderlo a chiave "Fa vedere" fece Maria, avvicinando il suo volto a quello dell'amica "Guarda che non è cambiato gran che" sorrise "È solo un po' di eyeliner, cosa vuoi che faccia" si lamentò Rebecca, osservando come le sue parole prendessero forma nel buio dell'atmosfera "La prossima volta mi devi fare un lavoretto da make-up artist, OK?" incalzò Maria. Quando furono tutti all'esterno del cancelletto, si radunarono nell'oscurità, tra risatine, voci troppo elevate e movimenti bruschi "Ragazzi, non fate casino per piacere" invitò Isabella, osservando che Samantha tentava di colpire il braccio di Riccardo, rincorrendolo qua e là, probabile conseguenza di qualche battuta canzonatoria. Come una scolaresca si avviarono, tutti avvolti nei loro giubbotti, Gianmaria nel proprio cappotto, alla volta della serata che li attendeva, ferventi d'entusiasmo. Alessandro guidava senza alcuna direzione, isolandosi dal gruppo più massiccio creatosi intorno a Riccardo e Gianmaria, si guardava intorno muovendo gli occhi tra le case del vicinato, come un turista. Isabella, affrettandosi e sorpassando il gruppo, lo raggiunse affiancandosigli ed indicandogli la via, Rebecca e Maria seguivano affidandosi ai compagni.

Le temperature, scese di poco rispetto al tempo in cui vi era ancora il lume del sole, avevano disperso i banchi di nebbia ed ora tutto sarebbe apparso limpido ai loro occhi, se non per opera del buio, sostituitosi alla precedente, nel compito di ostacolare la vista. Qualche luce si riversava sulla strada, proveniente da stanze indistinte delle case vicine, rari, i lampioni fornivano un giusto, o forse eccessivo, apporto di chiarezza solo nei luoghi sottostanti ad essi ed impedivano, grazie al contrasto che veniva così creato, la vista tutt'intorno.

Alla serata s'erano presentate più di trenta persone, a cui si dovevano aggiungere le otto che erano appena giunte. Si distribuivano queste fra le varie stanze della villa, la cui ampiezza non impediva a tal numero di convitati, di riempire gli spazi e renderli vivi. Fin dall'ingresso si udiva della musica in sottofondo, un brusio di medio tono e qualche gridolino. I primi due della fila, erano avanzati fin a dei divanetti, dove vedevano appoggiate varie altre giacche e sopra le quali vi aggiunsero le loro. Isabella era poi tornata a guidare gli altri rimasti fermi vicino all'ingresso, fatta eccezione per Samantha che, mollato il suo giubbotto in malo modo sopra altri divani, trovati a sinistra, s'era lanciata tra le braccia di un'amica e già le rivelava e si faceva rivelare, pettegolezzi d'ogni genere. Anche i restanti furono invitati a liberarsi dell'ingombro delle proprie giacche e poi guidati da Isabella verso il fulcro della serata. Maria, poggiata la borsa a fianco delle giacche, accompagnò Rebecca fino a raggiungere un gruppetto di ragazzi radunatisi attorno all'isola della cucina, poi l'abbandonò per salutarne un paio, Gianmaria venne sequestrato da Michela e Gioia e sparì dopo qualche minuto in qualche antro della casa, Riccardo ed Alessandro non si vedevano già più. Rebecca rimase sola ad aggirarsi per le varie stanze della villa, riconoscendo alcuni volti, fermandosi presso taluni gruppetti e sviando da un lato all'altro dei tavoli imbanditi.

Ad un certo punto si vide avvicinarsi un ragazzo seguito da un altro e da una ragazza: i tre le si pararono di fronte ed attesero che fosse il più alto tra loro a pronunciarsi. Ella in un primo momento si trovò in grande imbarazzo, poiché quel giovane la fissava in viso tacendo, portandosi il bicchiere che aveva in mano alla bocca e corrucciando lo sguardo, dunque si decise a parlare "Ma tu sei la figlia della Michelino, vero?" chiese con pacata sicurezza, Rebecca annuì stranita "Tu non sai cosa mi fa passare tua madre" aggiunse e subito la ragazza che gli stava a fianco gli conferì una pacca sulla spalla "Ma ti sembra il caso?" distorcendo la voce in segno di stupore "Fa' niente, so che mia madre è rigida" fece Rebecca stirando un sorriso. Ispezionò i dintorni in cerca di un bicchiere di plastica, avendo adocchiato una caraffa con una certa bibita contenutavi dentro, al che la ragazza, notando la sua intenzione, le indicò un tavolo dall'altro lato della stanza, adducendo che tutti s'erano avventati sulle bibite ancor prima che sul cibo e che dunque i bicchieri erano spariti in men che non si dica. "Mi fa preparare dieci,sei pezzi più quattro, cinque esercizi per la volta dopo : ti rendi conto? Io non ho tutto sto tempo" continuò il ragazzo "Ho la scuola io" la ragazza al suo fianco gli rivolse uno sguardo con del biasimo "Ce l'abbiamo tutti la scuola Ralf" al che Rebecca, esplorando la stanza, intravide fra alcuni sconosciuti Gianmaria, che a sua volta si guardava intorno spaesato e poco coinvolto nei discorsi della comitiva di cui si ritrovava in compagnia. Si congedò dai tre e lo raggiunse facendosi strada tra la gente sparsa nel mezzo, una volta al suo fianco gli diede una pacca sulla spalla e rivolgendosi alla comitiva, li pregò di lasciarlo alle sue cure per un po' di tempo per qualche motivo indefinito. Dunque, districandosi fra i convitati e le mura delle stanze, raggiunsero un luogo appartato dove si trovava una poltrona; Gianmaria si sedette su di essa e Rebecca s'appoggiò sul bracciolo, lasciando le gambe staccate dal terreno per poco. Egli si crogiolò nella comodità del suo posto sospirando, lei gli cominciò ad accarezzare i capelli poggiandogli la mano sul capo, vicino alla fronte "Non siamo fatti per queste feste" sentenziò la ragazza lasciando che la sua frase prendesse corpo nel luogo, poco illuminato, in cui si erano isolati "Preferivo dove eravamo prima, a casa della Isa, tra noi...poche persone ma buone" concordò Gianmaria. Rimasero in quella posizione, in silenzio, a guardare da poca distanza la gente illuminata dalle luci delle altre stanze, scambiarsi il posto dinanzi ai loro occhi, per poi ritornare e perdersi nuovamente nella confusione "Vuoi che ti porti qualcosa da bere?" gli chiese Rebecca staccando la mano dai suoi capelli e portandola alla spalla, egli scosse una mano in segno negativo, tenendo lo sguardo rivolto altrove "Dai, un po' di alcolici non ci fanno male per una volta" e senza attendere risposta, si levò dal bracciolo e con uno scatto fu subito nella stanza che avevano appena lasciato. Gianmaria la vide immergersi, confondersi con le sagome, scomparire e ricomparire poco dopo con due bottiglia di birra e due bicchieri di plastica poggiati sul tappo di quelle, li teneva saldi con gli indici per non farli cadere; si intravedevano delle goccioline scivolare dal collo fino alla base per poi disperdersi nel vuoto e cadere sul terreno, in un luogo indefinito. Rebecca percepì con la pelle l'umidità del vetro e cercò d'impedire che dell'acqua le finisse sugli abiti, avanzò con cautela fino alla poltrona, si adagiò nuovamente sul bracciolo e sfilò uno dei due bicchieri per offrirlo all'amico, il quale tese la mano ad afferrarlo. Quando la ragazza sfilò anche il suo bicchiere si rese conto, sbuffando, che non aveva provveduto ad un metodo per stappare le bottiglie ma, per loro fortuna, Alessandro si dirigeva verso la loro poltrona proprio in quel momento "Potresti prendermi un apri bottiglie?" gli chiese senza attendere che egli aprisse bocca, per ciò il ragazzo roteò gli occhi accettando tuttavia il compito "Sì ma potremmo uscire di qui per favore?" Rebecca si alzò, sorpresa "È successo qualcosa?"

"Usciamo fuori per favore?" insistette lui. Alessandro si dileguò nella stanza a fianco in cerca dell'apri bottiglie, nel frattempo Gianmaria si alzava con lentezza dalla poltrona ed invitava Rebecca a recuperare le loro giacche, cosa che fece solo quest'ultimo poiché la ragazza volle rimanere nei pressi della poltrona ad attendere l'amico. Quando fu di ritorno aveva con sé ciò che gli era stato richiesto, si appropinquò a Rebecca e la seguì nella stanza dove si trovava Gianmaria, intento a scavare fra la moltitudine di capi abbandonati sopra il divano; non appena trovò quello di Alessandro glielo consegnò ed egli fu il primo ad indossare il proprio giubbotto, affidò momentaneamente l'arnese a Rebecca, arresasi alla richiesta nonostante avesse le mani già impegnate, dunque fu il turno di Gianmaria che estrasse il proprio cappotto con aria trionfante ed infine, a seguito di una più accurata ricerca, fu in grado di scovare dove fosse finito il giubbotto di Rebecca. I tre, dopo aver gironzolato brevemente in cerca di un'uscita che dava sul giardino, al fine di evitare l'ingresso principale, uscirono sul retro della villa, dove vi era poca illuminazione e giungeva fioco ed opacizzato il rumore della festa. Alessandro appoggiò la schiena al muro freddo mentre Rebecca e Gianmaria gli si misero davanti "Allora? Che succede?" lo interpellò la ragazza, intenta ad aprire la bottiglia di birra a fatica, mentre Gianmaria teneva in mano i bicchieri e osservava il luogo; Alessandro inizialmente non rispose e notando che l'amica non stava avendo successo si offerse di aprire la bottiglia al suo posto "La Carla ci stava provando con me" fece in tono sommesso, Rebecca ne rimase attonita "La Carla? Intendi quella Carla? Quella che stava con Toni lo spacca maroni ?" Gianmaria scoppiò a ridere "E questa da dove l'hai tirata fuori Bibi?" anche lei, dopo aver pronunciato il soprannome con serietà si era abbandonata ad una risata "Non l'ho inventato io, lo chiamano tutti così" si giustificò ridendo con sempre più gusto. Alessandro nel frattempo aveva rimosso il tappo e l'aveva consegnato in mano a Rebecca senza che ella se ne accorgesse perché intenta a ridere "Che fai? Me lo rifili a me?" gli fece quando si accorse dell'accaduto "Guarda che non c'è nulla da ridere: è un po' di tempo che mi scrive e mi ronza intorno"aggiunse serio "Non sta più con Toni, l'ha lasciato e subito ha cominciato a scrivermi"

"Se l'ha lasciato lei... insomma chi starebbe seriamente con Toni?"
"La Carla ci stava"
"Ma ci sarà stata così, tanto per fare" Gianmaria intervenne con cautela "Ma a te piace?"
"No, è troppo oca per me" rispose Alessandro infilandosi le mani nelle tasche del giubbotto "Ma allora perché le hai retto il gioco? Tu sai essere diretto, fin troppo per i miei gusti"
"Non me la sentivo di tagliare bruscamente il rapporto, poi è diventato più grande di me" mentre parlava guardò la bottiglia di birra e dunque chiese a Rebecca "Mi andresti a prendere un bicchiere?" al che ella scocciata gli affidò la birra e il proprio bicchiere. Quando si allontanò abbastanza da non poter più udire le loro voci, Alessandro si fece intimo con Gianmaria, a cui cominciò a versare un po' di bevanda, ma egli rifiutò, dunque l'altro si portò, senza troppe remore, la bottiglia alla bocca e sorseggiò della birra "La Carla mi ha chiesto di diventare il suo scopa amico, mi scoccia dirlo alla Bibi" dopo averlo osservato ingurgitare altro liquido, Gianmaria lanciò lo sguardo in direzione della porta da cui se ne erano precedentemente usciti, poi tornò a fissare Alessandro in volto "Non credo ne rimarrebbe scandalizzata, pensi che sia così conservatrice?"
"No, ma certe volte mi fa dei discorsi da moralista"

"Cosa intendi?" Alessandro cominciò a prestare più interesse "Non saprei, come per la storia dei genitori della Meri..." Gianmaria gli fece cenno che Rebecca stava facendo ritorno e l'altro tacque. La ragazza si avvicinò a loro con in mano un altro bicchiere di plastica ma di un diverso colore rispetto a quelli che aveva in mano Gianmaria "Scusa il ritardo..." iniziò ma si accorse che Alessandro teneva in mano la bottiglia "Te la bevi così?" egli lanciò uno sguardo alla bottiglia "Due birre sono troppo poche per tre persone non credi?". Rebecca consegnò il proprio bicchiere a Gianmaria e sottrasse la bottiglia dalla mano dell'altro amico, la portò alla bocca e ingurgitò velocemente quasi tutto il contenuto in pochi sorsi "Forse hai ragione" fece quando staccò la bottiglia dalle labbra, poi terminò ciò che rimaneva consegnandolo al suo esofago "Bibi, tu che ne pensi degli scopa amici?" le chiese all'improvviso Gianmaria, ella poggiò sull'erba la bottiglia vuota e cercò di raddrizzarla in modo che rimanesse eretta "Perché?" fece lei, con tono indifferente "Sai..." continuò il ragazzo e l'amico lo fissò con sguardo minaccioso "Per curiosità" terminò. Rebecca li guardò entrambi con aria sospettosa, assottigliando un poco gli occhi ed alzando le sopracciglia "Non saprei, dipende: se uno lo fa solo perché non può avere un'altra persona credo che sia stupido, se uno lo fa per curiosità non credo ci sia nulla di male" Alessandro cominciò ad osservarla, come se guardandola potesse comprendere meglio le sue parole e forse leggerle nella mente "Prendi per esempio Castello: lui si è fatto la Gio' solo perché la Muretti stava con un altro, ma nemmeno per farla ingelosire, solo per rimpiazzarla. Ecco, questo secondo me non ha senso" sentenziò con convinzione "Poi si è innamorato della Muretti e quella non voleva una storia seria quindi...non ha fatto altro che cacciarsi in un mainagioia dopo l'altro" terminò scuotendo la testa "Quindi, se due diventano scopa amici così, senza secondi fini..." Gianmaria le servì la frase perché lei la completasse "Sì, non c'è niente di male, basta che poi non vengano fuori storie: del tipo che uno prende una cotta per l'altro eccetera". Alessandro rimase in silenzio corrucciando la fronte, concentrandosi su Rebecca e sulle sue espressioni, dopo una breve pausa tentò di chiarire il concetto "Tu credi sia possibile evitare che uno dei due si coinvolga?" ed attese con un po' d'interesse la risposta "Beh...questa è un'altra storia" cominciò lei, posando lo sguardo sui suoi piedi che non riusciva a distinguere dal resto del terreno "Secondo me prima o poi qualcuno ci rimane male, quindi bisogna tagliare i ponti prima che questo succeda" disse, scandagliando l'indecisione che aveva caratterizzato le sue risposte precedenti. Alessandro sospirò insoddisfatto "Quindi secondo te finisce sempre con uno dei due che si coinvolge?" lanciò la domanda con svogliatezza "Le persone s'innamorano anche senza frequentarsi, per strada, vedendosi sull'autobus e senza sapere il nome dell'altro: perché entrando in intimità con il sesso non dovrebbe accadere niente? Può succedere, come no, ma c'è sempre la possibilità" gli rispose volgendo lo sguardo nel vuoto, come traendo ispirazione e questo non piacque all'amico che spostò l'attenzione altrove. Tra i due nacque una strana atmosfera, per cui Gianmaria si sentì alquanto fuori posto: si congedò con l'intento di andare a recuperare altre bottiglie di birra e li lasciò soli. "Ma è per questo che ultimamente sei nervoso? Per la Carla?" sbottò lei non appena l'altro se ne fu dipartito "Non sono nervoso, poi sei tu che cominci questi discorsi filosofici solo perché c'è Gian " Rebecca sollevò le sopracciglia non comprendendo la frase appena udita "Io la penso così, non sono discorsi filosofici..."

"E chissà come mai ti vengono fuori solo quando c'è lui"
"Ma...Sul serio, adesso mi dici cos'hai per favore?"
"Hai fatto sogni strani per caso?"

"Cosa...? No, non ricordo i sogni da più di un mese, ma perché te ne esci con questo adesso?" rispose spaesata ed assottigliando gli occhi come per comprendere meglio le intenzioni dell'amico "Hai avuto giramenti di testa, dolore allo stomaco...?" chiese con estrema serietà, le narici poco allargate ed i muscoli facciali lievemente tesi "Non so di cosa tu stia parlando, sinceramente" asserì lei scuotendo la testa e puntando gli occhi sulla bottiglia; stava assumendo atteggiamenti a cui era solita quando mentiva ma non sapeva spiegarsene la ragione. Gianmaria fece capolino dalla porta del retro, appellando Rebecca e spiegandole che un certo ragazzo la cercava, un tizio che diceva di conoscere sua madre: ella comprese subito di chi si trattava e con rassegnazione seguì l'amico. "Se ti capita di sognare qualcosa di strano, dimmelo, va bene?" Alessandro sorrise, lasciandola senza parole per il repentino cambiamento d'espressione e di tono, mentre era ovvio nascondere una certa ipocrisia; i tre rientrarono all'interno valicando la porta, vittime di un'atmosfera inusuale. Prima passarono per la stanza che aveva funzione di grande guardaroba, vi lasciarono nuovamente le giacche e tornarono nella stanza principale della serata.

Ad attenderla vi era proprio il ragazzo che Rebecca aveva intuito aver richiesto la sua presenza: con la collaborazione dell'amico le fece strada vicino ad uno dei tavoli imbanditi e le indicò una caraffa contenente un liquido roseo "Sei tu quella che non si è mai ubriacata anche se beve un casino, no?" le fece il ragazzo alto, in tono di sfida, ella guardò la caraffa, poi si voltò indietro verso Alessandro che scuoteva la testa e mimava con le labbra un no fermo "Vuoi gareggiare?" Rebecca stuzzicò il ragazzo che le offriva, implicitamente, di bere "Sarebbe un onore" e fece un inchino vistoso in sua direzione. La ragazza non si fece troppo pregare ed iniziò a versarsi quel liquido rosato in un bicchiere che prese da una piccola colonna lì a fianco, lo riempì fino all'orlo ed iniziò subito a mandarne giù per la gola tutto il contenuto, impressionando i presenti e facendo alzare commenti di apprezzamento. Alessandro, visibilmente infastidito dalla scena le si appropinquò frettolosamente e le afferrò il braccio, tenendolo stretto le sussurrò di lasciar perdere e di seguirlo nuovamente all'esterno, ma ella si rifiutò e alzando il bicchiere in direzione dell'altro ragazzo, lo invitò a riempire il suo bicchiere. I due continuarono a versarsi la bevanda a turno e ad ingoiare liquido ad un ritmo sempre più frenetico. Intorno a loro s'era formato un anello di pubblico che assisteva con curiosità alla sfida: c'era chi parteggiava per il ragazzo, chi per Rebecca, soprattutto chi la conosceva o ne aveva sentito la grande resistenza agli alcolici, ma tutti erano impazienti di vedere fin dove entrambi si sarebbero spinti. Quando il recipiente fu svuotato, si spostarono verso quello a fianco che conteneva la medesima bevanda e riprodussero lo stesso procedimento, tuttavia il ragazzo, nello spostarsi poco più in là aveva già dato segni di cedimento, barcollando un poco. Il volto di quest'ultimo era stato colorato da un rosa velato e gli occhi apparivano leggermente lucidi; non si poteva dire che fosse al suo limite, era infatti poco più che brillo. Rebecca d'altra parte, non mostrava alcun segno di alterazione, beveva come se il liquido non fosse altro che acqua e il suo volto perpetrava nella sua pallidezza usuale, gli occhi le fremevano per l'eccitazione della sfida e non a causa dell'alcol. Qualcuno le chiese, dalla folla, quale fosse la sua attuale concentrazione di etanolo nel sangue ed ella rispose versandosi un altro bicchiere e svuotandolo in men che non si dica. Tra i presenti, qualcuno cominciava a mostrare segni di meraviglia sincera per come la ragazza, a seguito di tutto quel bere, non fosse affetta da nessun sintomo comune derivato dall'assunzione di alcolici e qualcun altro iniziava a sospettare, un altro ancora a non credere che una ragazzina fosse capace di tale resistenza; si sollevò un mormorio costante per cui Rebecca si guardava intorno, abituata a quegli sguardi che riceveva in tali occasioni e non se ne curava più di tanto, anzi, cercava di distogliere la sua attenzione concentrandosi sulla sfida. Alessandro tornò a far capolino fra la folla e questa volta con a fianco Maria, entrambi la raggiunsero e tentarono di dissuaderla dal proseguire, adducendo motivazioni come il raggiungimento del suo limite, che non era il caso di ostentare a tal punto la propria inconsueta abilità ma tutte queste fallirono contro la lucidità con la quale Rebecca ribatteva, sostenendo che la quantità di bevanda ingurgitata fino ad allora, non era certamente più di quella che aveva testato in passato. Con ciò, venne in mente alla ragazza di sperimentare su di sé, di solcare il limite data l'occasione che le era stata offerta: d'altro canto si rendeva perfettamente conto che un giorno queste dimostrazioni le sarebbero costate qualcosa, tuttavia la curiosità che la spingeva, nei confronti delle capacità del suo corpo, era forte e non demordeva contro la sua coscienza.

Terminato il contenuto della seconda caraffa, passarono ad un'altra simile ed infine a delle bottiglie di birra ancora chiuse. Rebecca reggeva, o almeno così pareva a chi la stesse osservando, tuttavia non era più molto cosciente dei suoi dintorni e si curava solo della ripetitiva azione di portare il bicchiere alle labbra, deglutire, riempirlo nuovamente e così via. A terminare in gran parte la terza caraffa fu la ragazza, poiché il giovane che l'aveva sfidata si era accasciato su di una sedia portatagli dalla sua amica, ma Rebecca non si arrese e, nonostante non avesse più chi sfidare, afferrò la prima bottiglia di birra e la calò giù per la gola. Alla seconda bottiglia, cominciò a percepire una forte nausea che le circondava la mente, dentro il ventre le si arrovellava qualsiasi cosa avesse ingerito, quasi vi fosse in corso una battaglia sanguinosa. Si portò una mano alla bocca in un movimento istintivo, la tolse e poi la rimise di nuovo. Poggiò la bottiglia vuota al tavolo e cercò di tenersi in piedi reggendosi con la mano alla superficie. In un attimo Maria la soccorse e avvolgendola con un braccio la accompagnò via dalla folla, seguita a ruota da Alessandro. A passi piccoli ma veloci, per impedire che Rebecca fosse troppo scossa qua e là, raggiunsero uno dei bagni della casa che si trovava al piano terra, Maria bussò con forza e controllò a voce che non ci fosse nessuno all'interno, dunque aprì la porta e la fece sedere vicino al water, sopra un tappetino blu dalla forma circolare. L'amica se ne stava in piedi ma chinata verso di lei, le accarezzava il capo, i capelli e le parlava ma Rebecca non comprendeva cosa le dicesse, sentiva le parole, ma non le distingueva, non avrebbe saputo dire da che lingua provenissero. Alessandro chiuse la porta e le fece da guardia poggiandovisi con tutta la schiena, incrociò le braccia e sospirò profondamente. La guardava con occhi pietosi e allo stesso tempo covando una certa rabbia nei confronti di ciò che aveva fatto, delle conseguenza che ora subiva per non aver ascoltato i suoi consigli e quelli dell'amica. "Ti viene da vomitare, Bibi?" le chiese con dolcezza Maria, tenendole una mano ma Rebecca non rispondeva, gli occhi persi nel vuoto, la mente concentrata sulla percezione di ciò che le accadeva all'interno del suo corpo, compiva piccoli movimenti, quasi inconsci, al fine di inibire i conati che sopraggiungevano e si assopivano immediatamente, si ripresentavano ad intermittenza e con intensità variabile, finché finalmente questa non cominciò ad aumentare e Rebecca riversò i feriti ed i deceduti della sua battaglia intestina dentro il water. Accadde una volta, due, una terza vi era giunta vicino ma non ci riuscì e continuò a questo modo per diversi minuti, tra momenti di pace, in cui ella sembrava aver recuperato le forze ed arrivava a formulare parole di senso compiuto, defesse poi da altri conati. Alessandro, quando ormai la ragazza aveva vomitato almeno un paio di volte, iniziò a lamentarsi quando all'inizio s'era zittito e la osservava impassibile e privo di pensieri. Continuò a ripetere che avrebbe dovuto dargli ascolto, la biasimò per la sua testardaggine, la rimproverò per aver rovinato la serata, ma Maria, ad un certo punto, stufa di sentire i suoi lamenti lo sgridò ordinandogli di tacere "Ale, finiscila, adesso sta male non ci possiamo fare nulla. Sei suo amico o no?" domandò stizzita "Certo che sono suo amico e se adesso si trova in queste condizioni è affare nostro" ribatté, avvicinandosi a Rebecca e poggiandole una mano su di un ginocchio "Rebecca, hai portato un cambio?" per impedirle di parlare l'amica rispose al suo posto "Ha i vestiti che doveva mettersi sta sera"

"Non ce li ha addosso?"

"No, si è dimenticata di cambiarsi prima". Alessandro tirò e strappò un po' di carta igienica lì vicino e le pulì i bordi della bocca, dunque gettò il pezzo nel water, Maria aiutò Rebecca ad alzarsi e dopo aver chiuso la tavoletta tirò lo scarico. Rebecca non barcollava, ma la sua carnagione aveva perso ogni tinta, lo sguardo era ancora perduto nel vuoto e non rispondeva ad alcun stimolo verbale. I due la portarono fuori dal bagno con cautela ed assicurandosi con frequenza che la ragazza non presentasse ancora conati. La accompagnarono nella stanza dove tenevano le giacche, la aiutarono ad indossare la propria, indossarono le loro a loro volta, Maria recuperò la borsa di entrambe e i tre si avviarono all'esterno. "Perché non hai provato a fermarla?" chiese Maria ad Alessandro "E tu? Non lo potevi fare?" si fissarono a vicenda per un istante e proseguirono a passo lento. Convenirono entrambi che non fosse utile in alcun modo attribuirsi la colpa a vicenda di ciò che era accaduto e che era più produttivo pensare a come rimediare. "Deve dormire dalla Isa?" gli chiese Maria, rompendo il silenzio "No, dovevamo tornare a casa insieme" fece Alessandro, con tono assorto "Forse è meglio farla dormire da lei" pensò infine "Credo anch'io: non può prendere autobus in queste condizioni, o forse anche camminare" il ragazzo annuì "Le verrebbe da vomitare a prendere l'autobus" scherzando "Taci che tu vai in bici, non sai cosa significa prenderlo ogni giorno" gli rinfacciò l'altra "Guarda che prendo il tram, in questo periodo può piovere, non mi va di inzupparmi" spiegò il ragazzo. I due si scambiavano battute mentre reggevano Rebecca nel mezzo che, poco più bassa di statura, sprofondava tra i due e veniva inclusa dalle loro braccia.

Improvvisamente alla ragazza venne un conato o qualcosa che gli assomigliava così i due furono costretti a fermarsi, scossi dal terrore che potesse rimettere sul vialetto della villa. Quando il pericolo fu scampato, risultò un falso allarme, ripresero a camminare con più cautela e decisero di non parlare. In silenzio, proseguivano lungo la strada che avevano percorso all'andata, ogni tanto fermandosi poiché non ricordavano precisamente se fossero passati in quel luogo in precedenza o meno, altre volte a causa di movimenti o gorgoglii insoliti dell'amica. Il percorso per la casa di Isabella non fu complesso ma quando giunsero al muretto che separava la bifamiliare dalla strada, si resero conto che non sarebbero potuti entrare senza la presenza della proprietaria. I due si insultarono a vicenda per aver scordato quell'importante particolare finché uno dei due non provvide a chiamare l'amica e a spiegarle l'accaduto. Aspettarono poggiati al muretto per un tempo che parve loro più lungo del necessario, tesi per la sorte della ragazza, volgevano lo sguardo in direzione della villa di Carlo e desideravano ardentemente di veder spuntare dalla curva a sinistra, la sagoma di una ragazza. Appena la videro i loro corpi fremerono e la chiamarono perché fossero sicuri che li avesse notati. Isabella corse per l'ultimo tratto di strada che la separava dal trio, si avvicinò a loro e chiese che cosa fosse accaduto. Quando ne venne informata, rimase esterrefatta dalla potenzialità che Rebecca potesse raggiungere un tale stato di ubriachezza, piegò la testa di lato, la osservò con sguardo pietoso, sospirò più volte e dunque si decise ad aprire il cancelletto. Estrasse le chiavi dalla giacca, le inserì e con uno scatto lo aprì, liberò loro il passaggio attendendo di lato che attraversassero e poi lo richiuse, li raggiunse saltellando al portone e li superò, aprì anche questo e lasciò che entrassero per poi chiuderlo dietro di sé. Accese la lampada presente nel corridoio, disse loro di salire le scale che tuttavia erano troppo strette per permettere a tutti e tre di salire in fila, così Alessandro prese in custodia la ragazza sotto il suo braccio, sostenendola con l'altro e Maria li seguì subito dietro, salendo gradino per gradino. Poco dopo anche Isabella li raggiunse al piano superiore con in mano una scatoletta bianca, li vide fermi dinanzi ad una porta e li fece spostare verso quella opposta che aprì velocemente. Quella era la sua stanza da letto dove erano stati preparati già alcuni materassi per ospitare quelli che avrebbero pernottato nella casa per quella notte. Si decise di sistemarla su uno di quei materassi, Isabella si offrì di prestare un sacco a pelo che andò a prelevare in un'altra stanza. Mentre ella era via, i due si scambiarono parole sottovoce "Resto io con lei, tanto avrei dormito qua comunque" fece Maria "Ma ho paura di lasciarla qui con altra gente, se le succede di dover vomitare durante la notte cosa fa? Vomita sulle altre?" ribatté Alessandro "Scusate, non mi ricordo dove l'ho messo, mi sa che mi ci vorrà un po' " provenì la voce di Isabella da lontano ad interromperli. "Non so cosa fare allora, non è che posso chiedere alla Isa di avere una stanza solo per noi due" continuò Maria e proprio in quell'istante irruppe nella stanza Isabella con in mano la corda del sacco a pelo. Ella si avvicinò al gruppetto e, inginocchiatasi vicino al materasso su cui era sdraiata Rebecca, cominciò ad estrarre il contenuto del sacco: lasciò la busta lì affianco in malo modo, srotolò il sacco a pelo e lo distese per terra, dunque chiese agli altri due di sollevare Rebecca per permetterle di posizionarlo. "Senti, Isa, noi avremmo paura a lasciare la Bibi qua con tutte le altre" disse Maria "Intendi che c'è il rischio che vomiti?" i due annuirono "Non lo so..." disse già assortita in riflessioni la ragazza, stette in silenzio per un po', si voltò in direzione della porta "Né Richi né Gian rimangono da me sta notte, quindi potreste stare in camera di mio fratello: stasera non c'è" propose con incertezza "Sto io con la Bibi in camera di tuo fratello, così la Meri sta qui con voi" intervenne Alessandro e dopo poco ragionare fu deciso così. Rebecca nel mentre s'era assopita e giaceva inerme tra le braccia di Alessandro che le sorreggeva il busto e la testa con una spalla.

In quella notte, la ragazza era rimasta immobile in una posizione e respirava piano, il suo sonno pareva profondo tanto che nessun rumore o spostamento a cui fu sottoposta la destarono in alcun modo. Alessandro le giaceva a fianco, con sopra una coperta offertagli da Isabella e vegliava sulla ragazza senza chiudere occhio. Ad una certa ora, poco dopo le due di notte, anche lui fu colto dalla stanchezza e crollò in un sonno leggero, perturbato da micro-risvegli nel terrore che Rebecca avesse bisogno di alzarsi ed andare al bagno. Nel complesso fu una notte per lui insonne, mentre Maria s'era assopita, anche se colta da tensione, con Gioia e Samantha.



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