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lavoro pubblicato giovedì 7 luglio 2016
ultima lettura venerdì 13 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La decadenza

di davedonn. Letto 690 volte. Dallo scaffale Viaggi

LA DECADENZA Un tempo la stazione era frequentata dai gay. Venivano per i militari . I fiori attirano gli insetti. Chi sono i fiori? Chi sono gli insetti? Poi i militari se ne sono andati, anche i gay, perché i tempi cambiano e questo ci s...

LA DECADENZA

Un tempo la stazione era frequentata dai gay. Venivano per i militari .

I fiori attirano gli insetti.

Chi sono i fiori?

Chi sono gli insetti?

Poi i militari se ne sono andati, anche i gay, perché i tempi cambiano e questo ci sembra impossibile come trovo strano che cresca la barba, per fortuna sempre meno, forse che Dio abbia deciso di ascoltarmi?

Ma non c'è nessun Dio, cadremo nel vuoto e per sempre; la cosa ha la sua intriganza.

Mi capita di salire nei mezzi pubblici, è anche la loro stazione e dei treni che sono più romantici dei bus e più minacciosi.

Adesso la stazione è frequentata da un barbone; appare come un re dagli abiti confusi, sintonizzati con il vento non con il suo corpo e ciò conferisce a questo esponente delle congreghe silenziose, una rumorosità gioviale.

Sì, in effetti parla, potrebbe apparire singolare, inatteso più propriamente e poi pesca sempre me che cerco sempre di essere lontano con tutti, ma la mia estraneità evidentemente produce opposto effetto.

Vede in me la società e si sfoga, mi sfida. Non è un senza tetto come molti suoi compari, tutti loro nomadi con questa caratteristica che è dinastica, lui no: ha una casa, quella dei genitori morti, i viveri arrivano per vie religiose ed ai costi maggiori provvedono le autorità laiche. Mica male questo mondo moderno e buono!

Allora sorge spontaneo chiedergli: “L'elemosina a che cosa ti serve?”

“Per i vizietti” risponde.

Non approfondisco e non mi arrabbio, niente mi tocca di grado, un vento mi sfiora, e prosegue il barbone nel suo giro di richieste, altre persone, altre storie.

Io intanto penso, in piedi ma somiglio molto ad uno che dorme e ricorda...

Altre stazioni corrono nella mia mente, sono lontani pensieri senza colori ed una storia insignificante il mistero dipinge per i miei occhi: è un ricordo e non significa niente e questo mi turba cioè non comprendere il significato della insignificante esistenza.

La mente mi ha trasferito in un piccola stazione lontana nel tempo e nella geografia.

La stazione si apre in uno scenario scuro, timido con il sole per via di una misteriosa polvere nera di ignota origine che avvolge il luogo che io mi accingerò a percorrere.

Sono stato scarrozzato da un vecchio bus stile vecchio cinema: forme tondeggianti, rassicuranti, interni in ombra e l'ombra creata dalle tendine tirate per addormentare i vetri, le poche persone presenti in quel mezzo in un'ora prossima al pranzo.

Ho percorso distanze notevoli, forse è la fantasia che costruisce paesaggi: ricordo rocce western e nature boschive e il bus ha macinato chilometri dentro questo intestino gigantesco di foglie e pietre, popolato da strane creature come un roditore rosso, velocissimo, che imbrogliò i miei occhi assonnati facendomi destare di meraviglia.

Ricordo che cacciai un urlo ma rimase dentro il mio cuore come buona parte della mia vita e ciò è tipico nelle esistenze frugali.

Sarà per un'altra volta mister, accontentati di guardare soltanto, che spettacolo il roditore rosso!

Organizzavano questi rientri pomeridiani; non erano frequenti per fortuna perché risultavano di una noia afosa, anche dentro i freddi inverni e poi erano anche inquietanti perché incombeva la possibilità di dover verbalizzare sulle astrazioni, tante, che si urlavano, ci sbattevamo in faccia tra noi partecipanti a questi vuoti, fritti, incontri.

Quando prendevo il bus, del vecchio cinema, andavo a questi appuntamenti come oggi di tanti anni fa.

Sedevo a metà dei posti, potevo scegliere perché poche anime avevano deciso di seguire l'itinerario.

Era sempre così.

Sedevo nella metà dei posti perché troppo dietro ha il significato di peccare; vogliono complottare coloro che hanno scelto questa soluzione e del resto avvicinarsi troppo al guidatore non sta per niente bene.

Sono stato sempre misurato nella mia vita così geometrica come una bella cravatta a quadri.

Il bus aveva concluso il suo lungo tragitto; mi aveva condotto nel paese malinconico avvolto da questa misteriosa polvere scura che le conferiva l'identità di un quadro antico.

Si mangiava male al bar della stazione, stazione che era anche capolinea degli autobus come il mio bus vecchio cinema.

Avevo fame, ora di pranzo, ma non era proprio il caso di addentare quella roba lasciata marcire in bella vista nel banco del bar, scelsi un ristorante modesto che si trovava vicino.

Sono passati gli anni, non sono tornato più in questo paese malinconico spento dalla misteriosa polvere nera.

Credo che il ristorante abbia chiuso perché i proprietari sono morti di incidente.

La morte violenta è sempre scabrosa e sono tutte uguali le morti così: omicidi, suicidi, incidenti su strada, e li senti prima che debbano accadere; a me è sembrato così quando sono entrato per la prima volta in quel posto, di vedere la morte, la fine di quei poveretti o forse di altri, poi mi sono tuffato sul cibo, generoso nelle porzioni e modesto nel sapore.

Una donna aveva attirato la mia attenzione.

Ogni tanto mi sfiorava con i suoi sguardi apparentemente distratti; la donna aveva questi occhi veloci però capaci di prelevarmi dalla mia assonnata solitudine e farmi rischiare persino un avvicinamento.

Era sola come me in un tavolo non lontano, non c'erano molti altri clienti.

Non ricordo come mi sia mosso ma il mio approccio risultò molto sicuro, questo sì, del tipo cortese ma non galante, come di chi non pensa che andrà a conoscere una donna ma ha trovato piuttosto una persona nella sua stessa solitudine, nello stesso momento, e in un paese straniero pieno di polvere nera nell'aria.

Mi avvicinai io ma finì lei al mio tavolo.

Mi faccio sempre tanti problemi ma nessuno dei pochi avventori si interessarono ai nostri spostamenti di sconosciuti che andavano a conoscersi.

Era magra, di una magrezza da consumazione, forse congenita, di certo non aiutata dalle diete.

Disse il suo nome, proprio non ricordo, mi presentai anch'io.

Rispose: “ Hai un bel nome”

Ed aggiunse: “Altisonante.”

Il mio nome è David e mi vergogno sentire suonare nello spazio il mio nome, è come se parlassero di me, preferirei dimenticarmi tra le capre, praticare l'innocente pastorizia.

Era anche lei in pausa pranzo; parlò vagamente del suo lavoro, io spiegai che mi attendeva una noiosa riunione, di certo non si notava romanticismo nei nostri dialoghi e i treni vicini con il loro correre creavano un'atmosfera commerciale, non saprei spiegare.

Mi piaceva del suo fare la caratteristica di non stare dentro le parole; era lontana da me, da tutta la situazione eppure avvertivo che un pochino interessata era.

Aveva un aspetto gradevole, piacevolmente trascurato, addormentato dentro un abbigliamento anonimo e poi presentava questo problema che scompaginava tutta la mia mente: le mancavano denti ed altri erano cariati, saltavano tutti gli equilibri, avvertivo di essere stato rapito da una vicenda criminale.

Disse che aveva la macchina parcheggiata vicino il ristorante.

Disse: “ Facciamo un giro? E' presto per tutti e due, se vuoi ti accompagno al luogo della riunione...”

Risposi che potevamo stare ancora un po' insieme, sì certo, e si sentivano correre i treni.

In tutto questo breve e intenso intermezzo riuscimmo nella magia di non dirci niente; io avevo sempre più la testa nell'ipotesi di dover verbalizzare la riunione, di essere il malcapitato e lei sarebbe tornata alla sua vita sconosciuta.

Ci salutammo come due perfette figure anonime.

Le stazioni... che luoghi curiosi e tutte uguali come i porti.

E' tornato il barbone... ha preso a camminare strano: a gambe larghe come se avesse l'incontinenza.

E' sempre più allegro ma si va spegnendo perché è triste la sua decadenza, molto veloce.








Commenti

pubblicato il venerdì 8 luglio 2016
Carbonio, ha scritto: Letta sul bus di ritorno dall'università,be,che dire, pazzesca, complimenti, la vita, il mondo, in uno scritto.

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